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CATANIA “BUONGIORNO CONTESSA” a MUST: amore e musica  con Teresa Rossini e Mariano Rigillo.  Il viaggio è attraverso i sentimenti, la natura, la fantasia, la quotidianità. È questo il tema della produzione firmata dall’attore napoletano Mariano Rigillo insieme ad Anna Teresa Rossini, intitolata "Buongiorno Contessa", programmata al Must Musco Teatro il 13 marzo 2019 alle ore 21,00, che sostituisce il titolo provvisorio precedentemente  anticipato “A tavola da Eduardo”. Il  viaggio non necessita di valigie o mettersi in cammino, ma solo lasciarsi trasportare dalle parole e dalla musica. Le parole, accuratamente scelte dal regista-attore, sono quelle di grandi poeti e letterati diversi fra loro per epoca, genere e stile ma raggruppati da Rigillo in tre grandi temi: l’amore, il mare, i giorni.  La  scena alterna : Aldo Palazzeschi ed il “maestro” De Filippo, Dante Alighieri e Federico Garcia Lorca, Luigi Malerba e Stefano Benni, tutto diventa  una danza che riesce a far rivivere tutte quelle passioni e quegli impulsi che il mondo cerca di sottrarci. L’incontro avviene, in un aristocratico salotto anni trenta, tra la contessa Pizzardini Ba ed il suo amico (amante?) Aldo (Palazzeschi, La visita alla contessa Pizzardini Ba). I  due discutono più o meno animatamente per tentare di sconfiggere la mortale noia da cui la nobildonna è afflitta in maniera ossessiva. L’incontro lascia malinconicamente aperto il tema della vita e dell’amore, che viene scherzosamente proseguito dalle figure di Pulcinella e Colombina e le parole di Eduardo De Filippo (L’ammore che d’è?). Sulla scena viene introdotta la donna sesso/gioiello di Dènis Diderot (da I gioielli indiscreti) che passerà il testimone a Jacques Prèvert in dialogo con Roberto Lerici (Questo amore). Il tema della natura (il mare e il viaggio) è presentato dai versi di Montale (Riviere) e dalla prosa arcaica e affascinante di Stefano D’Arrigo e della sua Ciccina Circè (da Horcynus Orca) e, attraverso la grandiosità dei versi di Dante (Ulisse, Inferno, Canto XXVI), si chiude con le immagini dei mari di Garcia Lorca (Il mare) e Eduardo (’O mare). L’eros racchiuso in una Seicento Multipla con l’ironica descrizione di un amplesso (da Il serpente di Luigi Malerba) e la semiseria, straordinaria avventura di De Pretore Vincenzo, ladruncolo eduardiano, portato da una barella d’ospedale ad un immaginario e personale Paradiso grazie all’ignaro San Giuseppe da lui devotamente scelto come autorevole protettore, introducono il tema dei giorni e della quotidianità. Stefano Benni ci racconta quindi in pochi e scherzosi versi la trasformazione dell’amore di coppia (Le piccole cose). In uno scompartimento di treno, con garbo e distaccato dolore  si congeda il Viaggiatore cerimonioso e consapevole di Giorgio Caproni e, a conclusione dello spettacolo, due brani tratti da Le luci di Algeri di Gianni Guardigli (Premio Flaiano 2000) ci riportano alle nostre riflessioni sull’oggi. Le musiche originali di Paolo Coletta, accompagnano la declamazione creando l’atmosfera adatta ad ogni momento prima con un allegro, poi con un adagio ed infine con un andante. I brani sono interpretati da Rigillo e Anna Teresa Rossini. Proprio quest’ultima è la contessa del titolo che, a partire dal prologo fino all’ultima interpretazione tratta da ‘Le Luci di Algeri’ di Gianni Guardagli, sarà una donna ora annoiata, ora disperata, ora maliziosa ma sempre credibile ed appassionata. Mariano Rigillo, regista e protagonista sul palco insieme alla Rossini, è capace di incantare il pubblico qualsiasi cosa reciti, dal canto ventiseiesimo della Divina Commedia dedicato ad Ulisse alla semiseria avventura di De Pretore Vincenzo composta da Eduardo. Un tale viaggio in soli 75 minuti. Per informazioni sulla campagna abbonamenti: MusT - MUSCO TEATRO Via Umberto 312, Catania - Tel. 0952289426.

 


CATANIA - Trischitta, “Bellini a Puteaux” : in scena mesi finali del musicista. Lo scrittore Domenico Trischitta

 

col dramma debutta in scena al Piccolo Teatro della Città di Catania  gli ultimi mesi francesi di Vincenzo Bellini.  I mesi finali di vita del  musicista Vincenzo Bellini, sono recitati sabato 13 maggio alle ore 21.00 al Piccolo Teatro della Città di Catania con dovizia da Piermarco Venditti, Carlo Caprioli, Ornella Cerro e la regia di Massimiliano Perrotta. Lo spettacolo racconta gli ultimi mesi francesi di Vincenzo Bellini, coinvolto in un enigmatico triangolo psicologico col suo amico Samuel Levys e con la sua attraente consorte... fino alla prematura scomparsa a meno di trentaquattro anni. Lo  spettacolo è prodotto da La Vetrina dell'Arte, “Bellini a Puteaux” si avvale delle scenografie di Giorgia Casali, dei costumi di Cettina Bucca e della sartoria Il Teatrino di Carmen & Carmen, della collaborazione di Sara Nussberger, Marzia Ingitti, Livia Ribichini. Uno spettacolo è pieno di Musica e  passioni, in teatro che in autunno approderanno anche Roma. Una  replica il 14 domenica alle 17,30 è programmata al Piccolo Teatro della Città etnea.


CATANIA – Concerto musica barocca : La Natività nel secolo dei Lumi, in chiesa Badia Sant’Agata. Ultimo appuntamento con Catania Musica Antiqua Festival: sabato 15 dicembre, alle  ore 20.30, nella Chiesa Badia di Sant'Agata , via Vittorio Emauele II, 182, a  Catania. Il  concerto è della SìBarO' Orchestra, diretta da Angelo Litrico: “La Natività nel secolo dei Lumi”, con le musiche : Heinichen, Bach, Haendel, Porpora, Corelli e Vivaldi, con Annamaria Pennisi soprano e Dario Russo basso. La natività fa da sfondo al concerto proposto e diretto dal maestro Angelo Litrico che si avvale delle straordinarie voci di Annamaria Pennisi) e Dario Russo,  presentando un programma in larga parte ispirato al Natale con arie tratte dal “Laudate pueri Domine” di Vivaldi, dal “Messiah” di Händel e dalla cantata “Süβer Trost, mein Jesus Kömmt” di Johann Sebastian Bach alle quali si aggiungono i lavori strumentali di Heinichen e Corelli appositamente scritti per la notte di Natale.Il concerto offre pagine dai colori tenui con due compositori italiani: Porpora e Scarlatti i quali completeranno l’offerta musicale della serata.  L’Orchestra SìBarÓ raccoglie eccellenti musicisti da diverse parti della Sicilia orientale che, attenti all’estetica e alla prassi in uso tra Seicento e Settecento, utilizzano strumenti originali, o copie fedeli dell’epoca. L’approccio filologico in musica si prefigge, fin dove è possibile, la restituzione al pubblico di una percezione stilistica e timbrica coeve al pensiero dell’autore, un delicato restauro che avviene attraverso un’attenta lettura delle partiture e dei trattati a noi oggi pervenuti appartenenti alla tradizione colta.  L’Orchestra Barocca SìBarÓ è formata da: Carla Marotta, Dario Militano, Clelia Lavenia e Iryna Viktarouskaja, violini - Salvatore Randazzo, viola - Sun ah Choi, violoncello - Lamberto Nigro, contrabbasso - Rosaria Politi, cembalo - Anna Spoto e Enrico Luca, travesieri - Anna Barbagallo, flauto dolce.


 

 CATANIA -    Musiche vocali e strumentali tra 1600-1750, Vivaldi e Telemann a concerto esordio per stagione SiBarO’. L’esibizione della Sicilian Baroque Orchestra si è tenuta nella chiesa di via Crociferi ed è inserita nell’ambito del Catania Musica Antiqua Festival 2018.  La’Orchestra  acronimo SìBarÓ, è stata creata ad iniziativa del clarinettista Angelo Litrico, il quale la dirige. La struttura musicale si compone di musicisti desiderosi di far conoscere le musiche vocali e strumentali risalenti ai decenni compressi tra il 1600 e il 1750.  Le composizioni del tempo esprimono una “energica gioia di vivere, convertita in pagine musicali opulente e sontuose anche quando ad eseguirle sono piccoli gruppi”. Il primo concerto della stagione  2018 è stato tenuto in via Crociferi, nella chiesa di San Camillo dei Mercedari, edificio barocco che per acustica e per architettura si è rivelato congeniale. Il repertorio proposto era centrato sulle sonorità brillanti di sommi compositori: Antonio Vivaldi (1678-1741) e Georg Philipp Telemann (1681-1767). I due solisti Giorgio Mandolesi al fagotto e Piero Cartosio al flauto dolce,  sono celebrità nel loro settore   ed hanno catturato scena e applausi. Enrico Luca e Anna Spoto, al flauto traversiere, sono stati gli altri due solisti che hanno imbastito con la SìBarÓ (acronimo di Sicilian Baroque Orchestra) il “Concerto per fiati nel primo Settecento”. Gli artisti hanno eseguito di Vivaldi il concerto per archi e cembalo Rv 121; il concerto per fagotto “La Notte” Rv 501 (qui il Prete rosso descrive in musica inquietudini e misteri che accompagnano quel fenomeno naturale); il concerto per fagotto, archi e cembalo Rv 484. L’orchestra dopo la tradizione musicale della Laguna veneta, ha affrontato un altro esempio di estetica settecentesca, proponendo musiche di Telemann, il compositore fortemente influenzato dalle sonorità del veneziano Corelli. Gli artisti hanno eseguito il concerto per due flauti traversi, fagotto, archi e basso TWV 52: e2; il concerto per flauto dolce, flauto traverso archi e basso TWV 52: e11; il concerto per flauto dolce, fagotto, archi e basso TWV 52: f1. L’ultimo movimento di quest’ultimo, il trascinante Allegro, è stato concesso come bis. I  componenti dell’Orchestra sono stati deliziatori sotto l’egida dell’Associazione Collegium Musicum Catania, promuovono la diffusione del repertorio barocco tutti sono meritevoli di menzione : Carla Marotta, Teresa Lombardo, Fiore Weidmann e Francesco Toro, al violino; Salvatore Randazzo, alla viola; Sun ah Choi e Jascha Parisi al violoncello; Christin Vaccaro, contrabbasso; e Rosaria Politi al cembalo. Gli  orchestrali sono pressoché tutti residenti nella Sicilia orientale ed è ammirevole il loro impegno, di cui tangibile prova hanno dato in concerto.  Il  musicista, oltre alle capacità interpretative, deve anche saper comunicare con il suo pubblico creando un feeling che è fatto pure di gestualità.  Il  fagottista Giorgio Mandolesi (che imbracciava il suo strumento come un chitarrista rock)ed il flautista Piero Cartosio si sono rivelati imbattibili nell’arte musicale espressiva e gestuale. I due esecutori in  faccia a faccia hanno rivelato due personalità contrapposte, gagliardamente estroverso e in camicia rosa il primo, efficacemente taciturno e spirituale il secondo: anche questo è spettacolo. Il prossimo appuntamento è programmato per sabato 24 novembre, nella Chiesa Valdese di via Naumachia 18, alle ore 20.30 con il “Barocco d’Oltremanica”.


CATANIA - Teatro Stabile, Assemblea soci unanime su bilancio 2014, rinnova Collegio Revisori. L'organo, presieduto da Nino Milazzo  si è riunito, il 4 agosto alle ore 17, negli uffici dell'Ente presso il complesso fieristico “Le Ciminiere”. L'Assemblea dei Soci del Teatro Stabile di Catania, presieduta dal giornalista Nino Milazzo, ha approvato all'unanimità il bilancio consuntivo 2014.  Alla  riunione  col presidente dello Stabile Nino Milazzo hanno presenziato: per la Regione il dott. Valerio Garraffa, per il Comune il dott. Massimo Rosso, per la Provincia Regionale di Catania la dott.ssa Clara Leonardi, per l'Ente Teatro di Sicilia l'avv. Renato Sgroi Santagati. Erano altresì presenti: il vicepresidente del Consiglio d'amministrazione avv. Jacopo Torrisi, i consiglieri dott.ssa Celestina Costanzo (per la Provincia) ed il dott. Raffaele Marcoccio (per l'Ente Teatro di Sicilia), il revisore dei conti uscente Francesco Piccirillo ed il direttore del TSC Giuseppe Dipasquale. L’Assemblea ha anche approvato, con l'attesa designazione del nuovo membro da parte della Regione, il rinnovo e composizione del Collegio dei Revisori dei Conti, che risulta così formato: dott. Massimo Baraldi, presidente (per il MiBACT, Ministero dei Beni e delle Attività Culturali del Turismo), dott. Francesco Torre (per il Comune), dott. Gioacchino Orlando (per la Regione).


CATANIA - Teatro Stabile: cordoglio per scomparsa del presidente onorario Ignazio Marcoccio. Il Teatro Stabile è in lutto ed esprime vivissimo cordoglio per la scomparsa di Ignazio Marcoccio, per lunghi decenni legato in modo continuativo ed indissolubile al percorso istituzionale dell’ente, da lui seguito con vigile passione e tenacia d’azione. Affermano Pietrangelo Buttafuoco Presidente Teatro Stabile Catania e Giuseppe Di pasquale Direttore Teatro Stabile Catania:”Tante le battaglie, combattute e vinte, che lo hanno visto profondere per lo Stabile un impegno a 360 gradi, sul piano artistico, culturale, gestionale. Una dedizione costante e incondizionata: dapprima da sindaco, poi da vicepresidente e presidente, infine - e fino a ieri - da presidente onorario, il primo nella gerenza dello Stabile etneo, che gli aveva così conferito una carica affatto onorifica, continuandone a tenere nella massima considerazione pensiero e consiglio.  A quanti hanno a cuore la sorte di tutto il teatro, non solo dello Stabile etneo, la sua figura rimane e rimarrà quale lare protettore di una concezione etica dell’arte, per molti versi affine agli ideali di correttezza, lealtà, autonomia da condizionamenti, cui dovrebbe conformarsi l’attività sportiva che gli era altrettanto cara. Ignazio Marcoccio è stato davvero in questo un nume tutelare e combattivo, e non solo in senso metaforico, se si pensa alla virtuosa caparbietà con cui si è battuto per la battaglia delle battaglie: tenere lontana la politica dal teatro”.  Il commento a caldo del presidente della Regione siciliana Raffaele Lombardo alla notizia del decesso di Ignazio Marcoccio, già sindaco di Catania, dirigente del Coni, vice presidente del Teatro Stabile e presidente del Calcio Catania: "Con la morte di Ignazio Marcoccio se ne va un pezzo di storia della città di Catania. Ho conosciuto Marcoccio negli anni settanta e di lui custodirò per sempre il ricordo di un uomo d'altri tempi. Una persona amabile, cordiale, che ha speso la sua vita al servizio della città di Catania, da semplice cittadino, da amministratore lungimirante e da straordinario dirigente sportivo che insieme a Carmelo Di Bella ha scritto alcune delle pagine più belle della storia del Calcio Catania, promuovendo allo stesso tempo la realizzazione di importanti impianti sportivi. Un gran signore che lascia un vuoto difficilmente colmabile".


CataniaBellini, lavoratori protestano su tetto. Antonio Santonocito, il segretario regionale Snalv ConfSal – Sindacato Nazionale Autonomo Lavoratori e Vertenze è duro, afferma in un comunicato di Desirée Miranda:” Mesi e mesi di attesa per il rinnovo del contratto lavorativo che ancora non arriva per motivi burocratici e politici. Siamo stanchi di aspettare e ancora aspettare una soluzione che non arriva. Dov'è il sindaco Enzo Bianco quando si tratta di difendere non solo i lavoratori e le loro famiglie, ma anche un patrimonio culturale e artistico di immenso valore qual è il teatro Massimo Bellini?". L'intervento è di Santonocito a proposito della vicenda dei lavoratori che insieme ai musicisti permettono lo svolgimento degli spettacoli del teatro. Antonio Santonocito aggiunge nello scrito:”Una storia vecchia che coinvolge 28 tra autisti, addetti al controllo di sicurezza dei macchinari, falegnami, pittori, caldaisti, archivisti, sarti, uscieri e tante altre figure professionali indispensabili al funzionamento della struttura, che non solo vivono una condizione di precariato da circa 20 anni, al momento non hanno rinnovato il contratto e non sembra esserci una soluzione per il loro futuro. Nonostante avrebbero da tempo maturato i requisiti per una assunzione a tempo indeterminato e la loro opera sia indispensabile, dunque, per loro nessun contratto e nessuna remunerazione. Da mesi ormai protestano perché, data la situazione precaria ventennale, si chieda alla Regione Siciliana una deroga alla legge che impedisce nuove assunzioni a causa delle ristrettezze economiche, ma dopo tante promesse e tanti rinvii ancora un nulla di fatto. Non se ne può davvero più, sembra il gioco delle tre carte per cui una risposta a queste famiglie non arriverà mai”. Le lamentele del segretario generale Snalv-ConfSal sono dirette sia alla sovrintendente Rita Cinquegrani  che al sindaco Bianco. Antonio Santonocito nello scritto aggiunge:” la sovrintendente ha sempre rinviato il tutto senza trovare ad oggi una soluzione tanto che la richiesta di deroga non è ancora stata inviata, ma anche e soprattutto il presidente del teatro Massimo cittadino: il sindaco Bianco, è lui che deve pensare al teatro come una risorsa per il rilancio della città che deve essere soprattutto in senso culturale. Il teatro è chiuso da mesi ed i lavoratori non lavorano, è assurdo. Non si può parlare solo di calcio in questa città, c'è anche molto altro che può e deve essere valorizzato sia in termini di strutture che di professionalità". Si attende la risposta di sindaco e sovrintendente.


Beppe Fiorello regista ed interprete spot antiviolenza per denunciare stalking Il video realizzato da Beppe Fiorello

CATANIA - L’attore Beppe Fiorello  ha diretto e girato nel centro storico della città barocca di Scicli uno spot pubblicitario sulla lotta contro la violenza sulle donne presentato, venerdì sera, nell’aula magna del Rettorato dell’Università di Catania.

    L’incontro è stato aperto con i saluti del direttore del Csve

(ascolta l'intervista). Hanno preso parte alla presentazione dello spot le associazioni di volontariato della Rete Tematica: "Lotta contro la violenza alle donne". Sono state presenti le rappresentanti: del Centro di servizi per il volontariato Etneo , promotore dell'iniziativa, delle  Associazioni: "Penelope", ANDIT e Angeli Lentini, ed Angeli Carlentini,  Olimpia De Gouges, del Centro Antiviolenza "La Nereide  "ascolta l'intervista con la presidente Adriana Prazio   e Nuova Vita onlus - Centro antiviolenza. Lo spot è stato realizzato con professionisti ed a titolo gratuito da   Beppe Fiorello  (ascolta l'intervista)   in 2  versioni : la prima di 30 secondi per le tv e  la seconda di 4 minuti per la proiezione nelle scuole. Nel corso della presentazione dello spot si è sviluppato un colorito dibattito sulle violenze che le donne subiscono, sulla difficoltà delle vittime a denunciarle e sui problemi logistici della associazioni di volontariato che si muovono  in regime di massima discrezione ed economicamente poco sostenute. Ricerche sul fenomeno dello stalking hanno rilevato che il 98% delle vittime della violenza domestica sono donne e che una donna su cinque è stata vittima almeno una volta ad opera del suo coniuge o partner.   

Con l’applicazione della legge  sullo stalking molto sta cambiando, ed i responsabili maschi vengono perseguiti, ma soltanto un caso di violenza su 20 viene denunciato. Beppe Fiorello quale regista ed attore dello spot ha voluto che si percepisse un messaggio pacato e molto soft, non aggressivo su un argomento che socialmente è molto forte e di grande risonanza. Al termine della serata sono stati distribuiti anche calendari del Centro Servizi Volontariato Etneo realizzati con le diapositive estrapolate dallo spot realizzato da Beppe Fiorello. Sulla prima pagina oltre alle foto ed i loghi delle associazioni la frase di Madre Teresa di Calcutta:”Amiamo… non nelle grandi ma nelle piccole cose fatte con grande amore. C’è tanto amore in tutti noi. Non dobbiamo temere di manifestarlo”.


Premio Internazionale “Giovanni Verga” assegnato a Tahar Ben Jelloun

Catania - La I edizione del Premio Internazionale

“Giovanni Verga”     

è stata assegnata a

Tahar Ben Jelloun  

con lo scritto “Partire”. La manifestazione culturale è promossa dalla Provincia Regionale di Catania. La giuria era composta dal presidente Giuseppe Castiglione, Vicente Gonzalez Martin, Pasquale Guaragnella, Enrico Iachello, Sarah Zappulla Muscarà e dal segretario Enzo Zappulla . Temi del romanzo “Partire”  edito da  Bompiani sono l’immigrazione clandestina, l’integrazione, l’umana condizione di miseria e l’anelito al riscatto sociale. Oggetto del romanzo, come di Tutta la produzione dello scrittore marocchino Tahar Ben Jelloun, è caratterizzata dal forte impegno civile. Gabriele Pedullà con “Lo spagnolo senza sforzo” edito da Einaudi è stato premiato per la Sezione Opera. La cerimonia di consegna si è svolta   giovedì 17 dicembre, nell’Aula Magna della Facoltà di Lettere e Filosofia di Catania a conclusione di un convegno internazionale itinerante, intitolato “Verga Europeo”.


TEATRO_2018


NOTIZIE ULTIMORA 24 ORE SU 24



CATANIA Teatro, musiche, cultura & cinema


Prampolini libreria storica etnea rilevata da Angelica e Maria Carmela Sciacca: salvata




 

Carmelo R. Cannavò (ascolta intervista)

(Salvatore Giuliano)(ascolta intervista)

 (Gaspare Pisciotta)(ascolta intervista)

CATANIA -  Applausi per i 33 attori a Metropolitan:  “La vera storia del bandito Giuliano”, “re” a Montelepre. Lo spettacolo evento “La vera storia del bandito Giuliano” è andato in scena sul palco del teatro Metropolitan, domenica 7 aprile, alle ore 17.30, ritornando a grande richiesta per raccontare la vita di ’u re di li briganti dopo il successo del debutto dello scorso anno. La  vicenda Giuliano è strettamente legata alla storia del nostro Paese. Lo spettacolo è stato prodotto ed ideato da “Il Centro studi artistici di Acireale”, diretto da Carmelo R. Cannavò (ascolta intervista). I due interpreti e protagonisti:  Diego CANNAVO' (Salvatore Giuliano)(ascolta intervista) e Rosario RIZZO (Gaspare Pisciotta)(ascolta intervista) hanno ricevuto consensi di pubblico per le interpretazioni personali. L’autore con le musiche originali di Michele Romeo, le coreografie di Rossella Madaudo ed il videomapping di Andrea Ardizzone, hanno rappresentato in modo unico la vicenda Giuliano svoltasi a distanza di quasi settant’anni. Il misterioso rinvenimento del corpo del 27enne Salvatore Giuliano. Il bandito fu trovato morto nell’operazione dei carabinieri comandati dal Colonnello Ugo Luca e dal Capitano Antonio Perenze, quest’ultimo dichiaratosi autore materiale dell’eliminazione fisica dell’imprendibile “re di Montelepre”, nel cortile della casa dell’avvocato Gregorio De Maria di Castelvetrano. L’autore cercherà,   anche attraverso le importanti rivelazioni del nipote Giuseppe Sciortino Giuliano, di analizzare la morte del “colonello dell’Evis del Movimento Indipendentista siciliano” avvolta ancora oggi nel mistero. Carmelo R. Cannavò volto noto di film di successo come “Baaria” di Giuseppe Tornatore e numerose fiction come “L’Onore e il Rispetto” e “Il capo dei capi” spiega: “Per molti Salvatore Giuliano è un patriota, per altri un criminale, questo spettacolo si pone l’obiettivo di delineare la figura di Giuliano da sempre oggetto di interesse di film, inchieste e letteratura in modo completo e dettagliato approfondendo il denso periodo storico dal 1936 al 1950, la psicologia giovanile, il contesto antropologico, sociale e culturale analizzando i documenti storici e le notizie di cronaca dell’epoca per stimolare la curiosità e creare dibattiti su un pezzo di storia fondamentale per L’Italia”. La  messa in scena corale  ha impegnato ben 33 attori che ripercorreranno la vita di Salvatore Giuliano, il “re” di Montelepre, dall’adolescenza alla latitanza fino alla morte cercando di approfondire lo stretto rapporto Stato-mafia senza tralasciare il momento fondamentale in cui abbraccia la lotta separatista per l’indipendenza della Sicilia. Un modo avvincente per raccontare attraverso l’arte del palcoscenico l’invasione e la conquista dell’Etiopia con relative sanzioni da parte della Società delle Nazioni, la seconda guerra mondiale, la complicata situazione ed evoluzione politica alla fine della guerra, il Congresso di Yalta, la firma dello Statuto Siciliano da parte di Re Umberto che riconosce alla Sicilia l’Autonomia, il referendum Monarchia o Repubblica, le elezioni politiche italiane del 2 giugno 1946, le prime elezioni regionali in Sicilia del 20 aprile 1947 e le elezioni politiche italiane del 1948 per conoscere la vita dell’ultimo  bandito dell’Italia post unitaria ed il primo dell’Italia contemporanea la cui fine ha sempre un grande alone di mistero.


  

CATANIA - Applausi e successo al Metropolitan per Renzo e Lucia con solidarietà:“I Promessi Sposi Amore e Provvidenza” ritorno a grande richiesta. I botteghini già erano stati presi “d’assalto”, in tre anni di repliche, con fiumi di applausi e standing ovation finale ad ogni messa in scena per la commedia musicale “I Promessi Sposi - Amore e Provvidenza”, premiata nel 2017 dall’Accademia di Belle Arti di Catania come spettacolo dell’anno, che a grande richiesta è ritornato in scena il 9 marzo, ore 21.00, ed il 10 marzo, ore 17.30, sul palco del Teatro Metropolitan, per una produzione Poetica Eventi. Oltre 16000 gli spettatori  si sono emozionati ed hanno applaudito la pièce più amata da critica e pubblico degli ultimi anni.   Regista ed attore insuperabile  Alessandro Incognito(ascolta intervista), affiancato dalla regia associata di Gisella Calì (ascolta intervista), con la direzione musicale di Lilla Costarelli e le coreografie di Erika Spagnolo, i quali hanno saputo raccontare il dramma contemporaneo dei personaggi delineati dal Manzoni con un linguaggio moderno e dal forte impatto emotivo, fino al punto di essere paragonata ad una piccola Broadway sotto il vulcano, per la dirompente vitalità e bravura dei 34 artisti presenti sul palco.  Alessandro Incognito il quale nella scena interpreta Renzo Tramaglino ha dichiarato(ascolta intervista): “Eravamo consapevoli di avere tra le mani un diamante prezioso,  ma il risultato ottenuto fino ad oggi va al di là di ogni nostra aspettativa, siamo stati letteralmente travolti dal caloroso affetto del pubblico che ha premiato il nostro impegno assistendo allo spettacolo anche più volte”. Veterani  del nostro teatro si sono uniti Per raccontare l’eterna storia d’amore tra Renzo e Lucia, croce e delizia degli studenti italiani di ogni generazione: Emanuele Puglia, (Innominato), Nicola Costa, (Griso), Giuseppe Bisicchia, (Cardinale Borromeo), Franco Colaiemma, (Don Abbondio, Alice Ferlito, (Agnese), e Ketty Governali, (Perpetua) e giovani talentuose promesse come Maria Cristina Litrico, (Lucia) (ascolta intervista), Carmelo Gerbaro, (Don Rodrigo), Grace Previti, (Monaca di Monza), Antonella Leotta, (la madre di Cecilia), Bruno Gatto, (Egidio) e lo stesso Alessandro Incognito nel doppio ruolo di regista a protagonista. Tutti loro insieme ad un ensemble di 20 elementi, tra ballerini e cantanti. La scena, con le spettacolari coreografie, i raffinati costumi realizzati da Rosy Bellomia, le imponenti scenografie mobili di Gaetano Tropea e il video mapping di Riccardo Guttà, fa rivivere in chiave ancora più immaginifica ed a volte, volutamente surreale, grottesca e fortemente passionale il romanzo di Alessandro Manzoni. Alessandro Incognito il quale da anni si occupa della gestione artistica e manageriale del Teatro Ambasciatori e Gisella Calì all’unisono commentano : “Ogni singolo dettaglio e movimento dei personaggi sulla scena è volutamente ragionato per suscitare nel pubblico quell’impatto emotivo che difficilmente si può dimenticare. Dietro ogni singola rappresentazione, ogni volta che si alza il sipario cerchiamo sempre di trasmettere con tanto amore e umiltà quell’entusiasmo e quella voglia di fare che ha reso unico il nostro spettacolo”.  Le repliche al teatro Metropolitan sono strettamente collegate all’iniziativa sociale di devolvere parte dell’incasso dello spettacolo a favore di alcune associazioni Onlus che si occupano di assistenza, volontariato e ricerca nel territorio della città. Alessandro Incognito aggiunge : “Sono convinto che il teatro sia uno strumento di aggregazione sociale, per questo l’intera produzione ha deciso di contribuire all’attività di Fondazione Telethon, OIPA Italia Onlus, COPE Cooperazione Paesi Emergenti, Con tutto il cuore Onlus, AIMA Catania, ASA Onlus, APC Azione Parkinson Catania, Respirare Onlus, Anemos Life Onlus, Stella Danzante Onlus, GVI Gruppo Volontari Italia”. L’ambizioso spettacolo “I Promessi Sposi Amore e Provvidenza” è l’esempio che, nonostante la crisi e le difficoltà economiche, in Sicilia il teatro ha ancora molto da offrire, dimostrando che il pubblico ha solamente bisogno di essere stimolato e incuriosito dalla bellezza di quel gioco magico che è il palcoscenico. Scheda Tecnica Attori e Ruoli Giuseppe Bisicchia CRISTOFORO/BORROMEO, Franco Colaiemma DON ABBONDIO, Nicola Costa GRISO, Carmelo Gerbaro DON RODRIGO, Governali Ketty PERPETUA, Alessandro Incognito RENZO, Antonella Leotta MADRE DI CECILIA, Maria Cristina  Litrico LUCIA, Alice  Ferlito AGNESE, Grace Previti GERTRUDE, Emanuele Puglia INNOMINATO, Cosimo Coltraro AZZECCA-GARBUGLI, Bruno  Gatto EGIDIO, Ensemble Licia Bisicchia BALLERINA, Giorgio Cantone CANTANTE, Alessandro Caramma CANTANTE, Noemi Carpinato CANTANTE, Gabriella Caruso BALLERINA, Lorenzo Cristofaro CANTANTE, Alba  Donsì CANTANTE, Ambra Ferrara CANTANTE, Maria  Fiamingo CANTANTE, Andrea Grasso CANTANTE, Francesco La Macchia BALLERINO, Veronica Monforte CANTANTE, Fausto Monteforte BALLERINO, Arianna  Occhipinti BALLERINA, Antonio Pisasale BALLERINO, Vincenzo Privitera BALLERINO, Aurelio Rapisarda CANTANTE, Agata Rosignoli BALLERINA, Marta  Stimoli CANTANTE, Regia­ Alessandro Incognito, Regia  associata Gisella Calì, Direzione Musicale Lilla Costarelli, Coreografie Erika Spagnolo, Assistente alla Regia/Direttore di scena Daniele Virzì, Ufficio Stampa Elisa Guccione, Costumi Rosy Bellomia, Sarta di scena Shirley Campisi, Scenografie Gaetano Tropea, Light Design Gisella Calì – Lorenzo Tropea, Direzione allestimento Massimo Savoia, Video Mapping Riccardo Guttà, Make up Vanità Arte della Bellezza, Parrucco Alfredo Danese, Responsabile di sala Barbara Pavone, Service Audio/Luci Coco Service. Alessandro Incognito ha voluto ricordare, a fine spettacolo, l'attore siciliano Pino Caruso scomparso due giorni addietro a Roma, il pubblico ha applaudito a lungo in segno di rispetto per l'artista morto ad 84anni.


CATANIA “La creatura del desiderio” è al MUST. Il testo di Andrea Camilleri e Giuseppe Dipasquale interpretati da David Coco (ascolta intervista) e Valeria Contadino (ascolta intervista)  è in scena il 28 febbraio alle ore 21.00, al Teatro MUST Musco. Il  successo di pubblico e di critica ottenuto già lo scorso novembre, ritorna sul palcoscenico del Must Musco Teatro, in una replica straordinaria con  “La creatura del desiderio”, e regia di Giuseppe Dipasquale. La storia di Oskar Kokoschka e Alma Mahler è travolgente. La  penna di Andrea Camilleri e Giuseppe Dipasquale, ormai consolidati nel loro sodalizio drammaturgico per la prima volta in Italia hanno portato in scena lo spettacolo teatrale. David Coco e Valeria Contadino volti noti al pubblico nazionale vestono i panni dei  protagonisti. La regia è firmata dallo stesso Dipasquale, le scene ed  i costumi sono di Erminia Palmieri, le  Musiche sono curate da Matteo Musumeci, i Movimenti scenici sono stati affidati a Donatella Capraro. Leonardo Marino ed Antonella Scornavacca completano il cast. La giovane vedova di Mahler, considerata la più bella ragazza di Vienna ed allora poco più che trentenne, 1912, un anno dopo la morte del marito, incontra il pittore Oskar Kokoschka. I due iniziano una storia d’amore fatta di eros e sensualità, che sfocerà ben presto in una passione tanto sfrenata quanto tumultuosa. Viaggi, fughe, lettere, gelosie e possessività scandiscono i successivi due anni, durante i quali l'artista crea alcune fra le sue opere più importanti, su tutte La sposa del vento. La  giovane ed irrequieta Alma  interrompe brutalmente la relazione. Oskar Kokoschka successivamente parte per la guerra con la morte nel cuore.  L’innamorato al suo rientro in patria, traumatizzato dal conflitto ed ancora ossessionato dall'amore perduto, decide di farsi confezionare una bambola al naturale con le fattezze dell'amata. Questa è la vicenda.   “La creatura del desiderio” è di questa storia una versione in cui Andrea Camilleri nell’omonimo testo pubblicato da Skira, in modo del tutto originale, come sempre, ed umanamente sensibile, racconta di Kokoschka ed Alma Mahler. Lo scrittore evidenzia  sensibilità diverse, eppur concorrenti, che hanno temprato il Novecento europeo. Questo racconto rappresenta un'indagine sull'ossessione d'amore costruita sulla finzione umana, e l'occasione teatrale darà certo lo spunto a conversazioni non casuali sulla civiltà che si sta sviluppando in Europa e la cui prima radice non è stata finora tratteggiata con serenità distaccata. Il regista Giuseppe Dipasquale dice : “Il tema  è molto attuale per la vicenda che io ed Andrea Camilleri abbiamo voluto raccontare in questa pièce: l'ossessione d'amore per una donna oggetto che si reifica in una bambola fino a portare alla pazzia il personaggio di Oskar Kokoschka, realmente vissuto come quello di Alma Mahler. Questa vicenda emblematica costituisce oggi nella misura del paradosso una delle più raffinate e crudeli violenze sulle donne”.  Lo spettacolo replicherà sabato 2 marzo a Siracusa nel riaperto Teatro Comunale. La programmazione lunga sette mesi dedicata alla prosa del Must  proseguirà il 12 marzo con “A tavola da Eduardo”, in scena due grandi nomi del teatro italiano come Mariano Rigillo e Anna Teresa Rossini; il 13 e 14 aprile “Carta Straccia”,  con Pino Strabioli e Sabrina Knaflitz; il 18 e 19 maggio “Aggregazioni” scritto e diretto da Claudio “GregGregori. Mimmo Mignemi e Valeria Contadino concluderanno sul palco con “Amleto in trattoria”.  Per informazioni sulla campagna abbonamenti: MusT - MUSCO TEATRO Via Umberto 312, Catania - Tel. 0952289426.


CATANIA - Must Teatro Musco regala viaggio tra letteratura, cibo, musica e burlesque. Valeria CONTADINO (ascolta intervista) attrice e direttore del Musco ha voluto coniugare magistralmente l’esperimento, ben riuscito, con la  rassegna “Mangiare non solo come appagare la sensazione di fame ma anche convivio - nel senso latino del termine - piacere, consolazione, rifugio”. Edoardo Siravo  e Rose Selavy BURLESQUE (ascolta intervista) ed  Alberto Asero VIBRAFONO, sabato 19 e domenica 20 gennaio animano la serata Food, la sezione della rassegna Must che ha  sposato due elementi del piacere: la vista ed il gusto. Lo  spettacolo è strutturato con una programmazione improntata sulla combinazione di teatro, nelle sue varie forme dalla prosa alla musica con la degustazione di prodotti enogastronomici. Significar Mangiando   in scena sabato 19 gennaio, alle ore 21 e domenica 20, alle ore 17,30 al Must Musco Teatro   svela: “Che gusto hanno le parole? Come le preferiamo? Dolci o amare? Condite o schiette?” Il “viaggio” associa al gioco teatrale quello della cucina della danza sensuale alla musica. Il pubblico durante allo spettacolo associa la degustazione food-concept. L’aggregazione culturalgastronomico sotto il segno della creatività  si colloca come  appuntamento nuovo nel panorama degli eventi culturali nella città di Catania.  Il problema del cibo è sempre stato tra i principali dell'uomo fin dall'antichità, tanto che molti autori hanno cercato una sintesi fra parole e sapori. I grandi classici della letteratura da Omero a Shakespeare hanno scritto opere intrise di momenti conviviali, di ricette, di cibo per vedere il cibo anche con la vita. Edoardo Siravo (ascolta intervista ) racconta attraverso la voce di vari autori della letteratura mondiale il senso del cibo nella vita e nell’arte. La star del burlesque Rose Selavy ed il vibrafonista jazz Alberto Asero accompagnano il mattatore Trimalchione. Gli artisti cavalcano con arguzia e ironia, divertimento ed evocazione le cucine letterarie dei più intriganti autori che si sono occupati di cibo nelle loro opere.Da Achille Campanile che in "Le seppie con i piselli" tra il divertente e lirico ci ragguaglia dell’alchimia del mare e della terra e descrive quest’accoppiamento come, “i loro destini siano legati ”. In “La cura dell’uva” Campanile discute la scoperta e benefici dei fichi col prosciutto o il melone col prosciutto in modo comico. Ad esempio, quando parla di benefici per la salute di mangiare quest’accoppiamento, dice: “Volete paragonare un’iniezione di antidolorifico a un piatto di melone e prosciutto?” La cavalcata letterario culinaria continua con le pagine ben note di Tomasi di Lampedusa ne "Il Gattopardo" e la ricetta timballo di maccheroni  la sera in cui nella grande sala del ballo entrò Angelica con la sua bellezza italiana, con la sua fisicità prorompente poco raffinata ma assai conturbante. Il nipote del principe, Tancredi, si innamora di lei; il principe la osserva rapito dalla sua spontaneità e dalla sua bellezza. La  serata, inizia con le candele che illuminano la tavola sontuosa, entra il timballo di maccheroni che l'autore così magistralmente descrive:  "L'oro brunito dell'involucro, la fraganza di zucchero e di cannella che ne emanava, non era che il preludio della sensazione di delizia che si sprigionava dall'interno quando il coltello squarciava la crosta: ne erompeva dapprima un fumo carico di aromi e si scorgevano poi i fegatini di pollo, le ovette dure, le sfilettature di prosciutto, di pollo e di tartufi nella massa untuosa, caldissima dei maccheroni corti, cui l'estratto di carne conferiva un prezioso color camoscio."  Non manca la lirica di Gozzano che nella poesia “Le golose”, ha le idee chiare quando descrive le donne. È il nostro vero poeta-amante, quello da cui imparare con che sguardo guardare le donne e avvicinarsi. Con le sue amanti è sempre di enorme complicità, non le usa, le ammira, le rimpiange, è un modello di seduzione e di contemplazione legato anche al cibo e alla “gola”. Questa, che è forse la sua poesia più paradossale sulle donne, dà al giovane in cerca di modelli un buon modo di intendere la bellezza.    le incursioni in Poesia con il  Trilussa de " La statistica" , e quelle nella musica con le  ricette di Gioacchino Rossini dilettano sempre l’uditorio attento. Per informazioni: MusT - MUSCO TEATRO Via Umberto 312, Catania - Tel. 0952289426.


CATANIA Teatro Musco: Cari E… stinti, spettacolo di fine anno. Il cavallo di battaglia di Mimmo Mignemi,  Angelo Tosto e Riccardo M. Tarci in scena dal 29 dicembre  per la stagione del Must Musco Teatro “Cari e stinti”, è un evergreen di successo e festeggia il 21° anno dalla prima rappresentazione, al Gatto Blu nel 1997. L’anniversario approda con lo spettacolo al MusT Musco Teatro, dove è in scena dal  29 dicembre in abbonamento, e fuori abbonamento per la serata speciale di Capodanno del 31, con annesso cenone in piena regola. Lo spettacolo è diretto, interpretato, “stenografato” e “vestito” dalla collaudata coppia Angelo Tosto & Mimmo Mignemi, che insieme a Riccardo Trovato hanno altresì scritto il testo. Cari e stinti era stato  pensato in origine come semplice divertimento e come festeggiamento dei primi vent'anni di attività professionale nel campo del teatro dei due protagonisti amici e compagni di scuola di recitazione. Lo spettacolo   si è rivelato fin dal debutto un sonoro successo anche nei palcoscenici nazionali (Duse Genova e Bologna; Ciak di Milano, Lugano). Il  successo ininterrottamente, da quattro lustri, premia quello che è stato definito lo spettacolo più divertente dei due attori comici catanesi   in scena MusT Musco Teatro insieme a Riccardo Maria Tarci (nome d’arte dello stesso Trovato). La  trama dello spettacolo non si può svelare del tutto o farne cenno senza rischiare di evidenziare i colpi di scena. Tutta la vicenda si svolge nell'aldilà dove i due malcapitati protagonisti si trovano proiettati per errore e dove dovranno rimanere, fino a quando non verrà posto rimedio. I protagonisti, durante la loro permanenza nel “mondo dei più”, avranno a che fare con apparizioni, sparizioni, voci, lettere, pacchi, fughe e tante altre cose ancora, tutte ad uso e consumo dell'ilarità del pubblico. La commedia è leggera, quasi eterea, come un gioco di teatro antico, sia pur nella sua modernità ed originalità, che ha messo d'accordo tra loro sia il pubblico più genuino con gli spettatori più esigenti che  la critica più preparata. Lo spettacolo raccoglie quasi due ore di divertimento, interrotte solamente da rari pezzi di bravura teatrale, con tre eccellenti professionisti, reduci da esperienze di teatro a livello nazionale, ma sempre pronti a scatenare la fanciullezza del loro animo, per giocare al gioco più antico del mondo.  Magda Poli sul “Corriere della sera” scritto: “In Cari e stinti trama e ordito sono da ‘vieni avanti cretino’, da spassoso qui pro quo, da gioco di parole e da tormentoni iterati come da tradizione fino all'esasperazione, che, con il dialetto siciliano utilizzato con perizia come un grimaldello comico, fanno di questa commedia un intrattenimento gustoso, un esempio di teatro schiettamente popolare”. La programmazione del MusT dunque continua a guardare al valore della proposta culturale, cercando anche di intercettare tendenze, esigenze e novità, proponendo talenti di un territorio sempre più propositivo e attivo culturalmente.


CATANIA - Prampolini libreria storica etnea rilevata da Angelica e Maria Carmela Sciacca:salvata.  Un sobrio incontro tra amanti di libri, cultura nei locali di via Vittorio Emanuele 333 ha suggellato il passaggio delle consegne dal precedente gestore alle sorelle Angelica e Maria Carmela Sciacca nella gestione della prestigiosa libreria fondata a Catania nel 1894 e che ha compiuto 124 anni.  La nota e storica catanese Prampolini possiede oggi libri introvabili, fuori catalogo, da collezione, antichi, con stampe, prime edizioni.   

Angelica e Maria Carmela Sciacca

(ascolta intervista ad Angelica e Maria Carmela Sciacca)

PRAMPOLINI la storia : la Libreria Prampolini fu fondata  dall’ufficiale di cavalleria Giuseppe Prampolini il 13 dicembre 1894 a Catania, nei locali di via Vittorio Emanuele 333 che tuttora  l’ospitano.   L’azienda fu denominata agli inizi “Tirelli”, poiché al tempo non poteva portare il nome di un ufficiale.  Giuseppe Prampolini   proveniva da un’illustre famiglia emiliana:  Camillo Prampolini(1859-1930), era amico di Filippo Turati e  Giacomo Matteotti, è stato una delle figure più luminose del socialismo italiano; Enrico Prampolini(1894-1956), pittore e scenografo, è considerato come il più autorevole rappresentante del futurismo. Il giovane Romeo Prampolini,  seguì in successione il padre Giuseppe nella gestione della libreria di famiglia, divenendo testimone della vivace vita intellettuale di Catania, alimentata dalla straordinaria fioritura letteraria di fine Ottocento e inizi del Novecento: Verga, Capuana e De Roberto, tra i nomi più celebri.  I personaggi elevatissima statura culturale e morale furono ospitati nei locali della Prampolini, dando vita a una sorta di cenacolo letterario. Romeo Prampolini valutando il momento favorevole volle ampliare l’attività della libreria, trasformandola anche in  società editrice. L’intuito dell’editore Romeo Prampolini permise la pubblicazione in 5 volumi(1933-1939) della monumentale “Storia dei Musulmani di Sicilia” di Michele Amari, opera fondamentale nella storiografia moderna, per la quale si avvalse della revisione del celebre arabista Alfonso Nalino. Molte le opere letterarie edite da Prampolini tra cui le “Cinquanta lettere d’amore alla signorina Dolly Ferretti(1928)” dell’eccentrico poeta futurista Antonio Bruno(Biancavilla 1891-Catania 1932), fondatore della rivista “Pickwick”, il quale aveva tappezzato i muri della città con i versi di un poema dedicato alla stessa Ferretti(Fedora Novelli). Le difficoltà economiche successive alla seconda guerra mondiale costrinsero molti editori a chiudere o modificare la loro attività.  La  Prampolini nonostante fosse colpita dalla crisi e costretta a rallentare la pubblicazione di libri,  non cessò tuttavia di restare al centro della vita culturale catanese, con la presenza di notissimi osservatori della società contemporanea tra cui Vitaliano Brancati e Giuseppe Villaroel. La morte di Romeo Prampolini (1974), senza figli ed eredi naturali, segnò una lunga cesura nell’attività della libreria. L’attività per vent’anni rimase chiusa con delle sporadiche aperture mattutine. L’editore Boemi riaprì nel 1994  la storica libreria di Catania che nel 2005  fu rilevata da una società costituita da amici (professionisti, docenti e imprenditori) ed avente come finalità quella di salvare e rinnovare il prestigio culturale della Prampolini. La  PRAMPOLINI LIBRI s.r.l., è subentrata nel maggio 2014,  a seguito di difficoltà economiche, ed è sostenuta da professionisti di varia estrazione, accomunati tutti dal desiderio di salvaguardare l’illustre tradizione della LIBRERIA PRAMPOLINI, innestandovi nel contempo moderne dinamiche culturali. La Libreria Prampolini nel 2007 libri Iscritta nel Registro delle Eredità Immateriali dalla Soprintendenza ai Beni Culturali offre, attualmente testi antichi e rari, prime edizioni del Novecento italiano, edizioni musicali, piccola e media editoria selezionata.  Esperti  bibliografi capaci di offrire un servizio di stima, valutazione e restauro di singoli volumi o di fondi librari, nonché della ricerca di testi di difficile reperibilità prestano consulenza presso la prestigiosa libreria catanese.  La Libreria Prampolini svolge anche attività di antiquariato  che si estende al settore musicologico, con riferimento a  commercializzazione di apparecchi radio, giradischi e dischi d’epoca. L’organizzazione tra i suoi compiti ospita e predispone  mostre che favoriscano la circolazione di opere (quadri, sculture) di artisti nuovi o già noti tra il pubblico cittadino. Una  suggestiva saletta nella sede della Libreria, è stata destinata ad incontri culturali, presentazioni di libri, eventi musicali o cineforum. Un  circolo di lettura è attivo da anni per discutere nel suo ambito la letteratura più significativa intorno a tematiche di volta in volta prescelte.  Gli  organizzatori sono aperti sempre a nuove proposte, si augurano che la varietà delle iniziative già promosse possa aiutare gli studiosi, i bibliofili e, più in generale, gli “intellettualmente curiosi” attuali a mantenere un saldo filo con la tradizione, guardando anche alle frontiere della cultura moderna.


CATANIA - Applausi per James Gray e Shu-May Weng a Musica Antiqua Festival: SìBarÓ Orchestra barocca siciliana. L’appuntamento di novembre del Catania Musica Antiqua Festival è stato sabato 24 alle ore 20.30 nella Chiesa Valdese di via Naumacia 18, nei pressi del Castello Ursino.  Alla riuscita della serata ha certamente contribuito anche il contesto architettonico: ottima l’acustica ed eccellente l’Aula, un ambiente raccolto con 200 posti a sedere, in buona parte occupati da chi ama l’universo pressoché sconfinato della musica barocca inglese, meglio se eseguito con strumenti musicali d’epoca o con copie che riproducono perfettamente la prassi esecutiva. Il  programma  prevedeva  autori prevalentemente inglesi con la Suite Abdelazer di Henry Purcell, la Sinfonia n. 1 di William Boyce (nella foto), Dry those Eyes di John Weldon, l’ouverture dall’opera Rodrigo di Georg Friedrich Händel e l’Aria tratta dalla Suite n. 3 in Re maggiore di Johann Sebastian Bach. L’Orchestra da camera SìBarÓ ospita come maestro concertatore il clavicembalista James Gray musicista formato alla Royal Academy of Music di Londra e all'Accademia delle Belle Arti a Praga. Gray ha inoltre studiato ed effettuato ricerche al Centro Studi Rinascimento Musicale di Firenze, città dove ha ricoperto il ruolo di organista e maestro di cappella presso la Basilica di Santo Spirito, la Chiesa di Santa Felicita e alla Congregazione dell’Oratorio dei Filippini nella Chiesa di San Firenze. La  mezzosoprano Shu-May Weng è protagonista in parte del programma. L’ascolto ha permesso un viaggio sonoro alla ricerca dell’English Musical Heritage, cioè di quella cultura musicale che è patrimonio impareggiabile e caratteristico di Londra e dell’Inghilterra. Bravi la cantante e il maestro concertatore. SìBarÓ Orchestra è  ricerca timbrica ed interrogativi sull’estetica e la prassi in uso tra Seicento e Settecento, che ha  spinto gli interpreti di questo ensemble ad una più attenta lettura del repertorio musicale appartenente alla tradizione colta. SìBarÓ è nato dall’incontro di musicisti formati nei più accreditati centri di musica antica d’Europa, propone su strumenti originali, o copie fedeli dell’epoca, un repertorio cha va dal tardo barocco allo stile galante. Lo spirito del barocco era un insieme di dinamismo ed avventura, opulenza e monumentalità, ed abbraccia un periodo che attraversa più di un secolo e mezzo di storia. SìBarÓ è più attento al periodo tardo e si sviluppa intorno a partiture che vedono spesso i fiati protagonisti ed in alcuni casi l’uso di strumenti, quali lo chalumeau, che in tempi recenti ha riconquistato l’attenzione degli esecutori dopo quasi due secoli di oblio.


 


Lampedusa – Orrore migrazione da coste Africa a Sicilia: docufilm  di Lo Piero, “La libertà non può morire in mare”. Catanese, fondatore della Scuola di cinema a Catania, Alfredo Lo Piero, dopo diverse esperienze cinematografiche si è cimentato nel lungometraggio che è un vero e proprio film di denuncia. Il  docufilm non è finzione, ma solo realtà esaltata dal direttore della fotografia Giuseppe Bennica, e dal promettente assistente operatore, Giovanni Romolo Flaccomio. Le  immagini  sono poi affidate al montatore Claudio Cutrì, premio David di Donatello, il quale ha già lavorato al pluripremiato “La mia Africa”. I costumi sono stati curati dallo stilista Alfonso Zappulla, mentre per le location e gli allestimenti, l’equipe si è avvalsa dello scenografo Mirko Miceli. Alfredo Lo Piero è tornato da due settimane di ripresa a Lampedusa ed è molto provato. L’autore, regista e produttore di “La libertà non può morire in mare”, il docufilm a tinte forti sull’orrore della migrazione dalle coste africane a quelle siciliane Lo Piero afferma : “Ho capito che ogni centimetro che riescono a occupare sul barcone è un centimetro di libertà, pagato non solo con denaro, tanto denaro, ma soprattutto con sacrifici, umiliazioni, sofferenza, violenze, paura. Sanno che rischiano la vita, molti non hanno mai visto il mare, pochissimi sanno nuotare, ma preferiscono avere una speranza piuttosto che convivere col terrore di saltare in area su una mina o straziati da un machete. Quello che vediamo in televisione non è nulla rispetto alla realtà atroce con la quale ci si confronta a Lampedusa in ogni istante: è un’isola circondata da un mare di morte. Conosco chi non riesce più a fare il bagno perché emotivamente ferito, altri che finito il loro turno tolgono la divisa e tornano al largo da volontari per cercare di salvare altre vite umane e vivono anche la scelta spesso inevitabile di dover decidere tra tante braccia protese chi salvare subito col rischio di condannare a morte qualcun’altro.Ho sentito storie che mi hanno profondamente segnato: le sofferenze dei migranti sono indescrivibili, spesso il loro viaggio dura mesi perché prima di attraversare il deserto d’acqua devono superare quello di sabbia in condizioni di invivibilità. E poi arrivati nei centri da dove partono barche e gommoni alcuni, quelli delle etnie più povere, vengono torturati e uccisi per dare un segnale a coloro che, invece, possono spendere di più per avere un posto all’aperto, non nella stiva dove possono morire schiacciati o soffocati, come spesso è avvenuto”.  Lo Piero spiega ancora : “Siamo stati adottati anche noi della troupe sia in mare, dal comandante della Guardia costiera, Paolo Monaco, e dal tenente Fabio Bia della Guardia di Finanza e a terra dal volontariato che ha in Sabina Di Malta una risorsa inarrestabile. E grazie ai Carabinieri, al medico Pietro Bartolo, a tutti coloro che quotidianamente dimostrano che Lampedusa è terra di accoglienza e di generosità infinita. Un grazie di cuore alla giornalista Gabriella Virgillito, segretaria di produzione, e all’avvocata Antonietta Petrosino, responsabile Amnesty International di Catania. Dopo la fase di riprese a Lampedusa, la troupe riaccenderà le cineprese tra Palermo e Catania e in centro di accoglienza dove saranno realizzate delle interviste inedite, nel massimo rispetto della privacy e della dignità personale dei migranti, molti dei quali sopravissuti alle stragi in mare. Oltre 650.000 migranti sono approdati a Lampedusa, circa 20.000 sono morti in vent’anni, tra questi 600 bambini da gennaio a ottobre di quest’anno. Gli interessi milionari di lobby internazionali alimentano questo moderno mercato degli schiavi che lascia una scia di sangue sempre più visibile. Gli scafisti, spesso individuati e arrestati, pagano per tutti, ma sono solo i terminali e la bassa manovalanza di organizzazioni efficientissime e con proventi ultra milionari. Presto inizieremo la post produzione; la colonna sonora sarà affidata agli affermatissimi autori e compositori Paolo Vivaldi e Matteo Musumeci La voce narrante sarà quella splendida di Leo Gullotta. Il docufilm sarà pronto nei primi mesi del 2017, in tempo per poter partecipare ad alcuni concorsi internazionali e nazionali con un obiettivo: non vincere, ma scuotere le coscienze e far vedere, senza romanzare e filtrare nulla, cos’è realmente il dramma della migrazione”.


CATANIA - Chiara Taigi prima Norma a Teatro Greco Siracusa. L’artista: “La Sicilia è una grande isola non permettiamo che diventi una zattera”. Chiara Taigi è una star, anzi un’antistar. Bella, bionda, celebrata in tutto mondo, il soprano romano potrebbe darsi le “arie”, invece è una pasionaria dell’arte, vissuta come missione, come patrimonio da condividere con tutti, affinché diventi veicolo di crescita spirituale e culturale. È lei la protagonista di “Norma” che il 4 luglio inaugura al Teatro Greco di Siracusa la seconda edizione del Festival Euro Mediterraneo. Per la prima volta il capolavoro belliniano approda nella millenaria cavea aretusea, in un nuovo allestimento firmato da Enrico Castiglione, regista e scenografo di fama internazionale, che ha scelto Chiara Taigi, stella della lirica dal carnet fitto di date, che non per questo diserta la Sicilia, come tanti artisti famosi hanno fatto in questi tempi di crisi, ma si sente anzi isolana d’adozione, e torna ogni volta più attratta dal richiamo di una terra magica. La incontriamo in aeroporto dove sta per imbarcarsi per atterrare a Catania e poi approdare nella città di Archimede.   Cosa la lega tanto a quella che Goethe chiamava “la terra dei limoni in fiore”? “La zagara, il cielo, il mare, l’Etna, le vestigia classiche e barocche, tutto. E sul piano personale mi sento molto ricambiata. Dalla Medea di Cherubini alla Nedda dei Pagliacci, da Mimì in “Bohème” ad Abigaille in “Nabucco”, ruoli da me interpretati al Teatro Antico di Taormina sotto la direzione artistica e registica di un grande artista come Enrico Castiglione, ho stretto con il pubblico siciliano un legame fortissimo. Lo amo e sento che mi ama, visceralmente. Per questo se questa meravigliosa terra chiama, io corro: non solo per grandi eventi musicali, ma ogni volta che sento di doverci essere per solidarietà o per una buona causa. Come per il recente “Stabat Mater” di Pergolesi a Messina. Certo è tutto più semplice quando canto a Bregenz o Savonlinna. Ma vincere la battaglia dell’arte e della cultura ha in Sicilia tutto un altro significato. Se mancassi mi sentirei di venire meno ad un imperativo interiore, morale: la Sicilia ha una grande storia di cultura e d’arte, non si merita di stare sotto i riflettori solo per la mafia e i profughi che sbarcano a Lampedusa. Davanti a tali calamità bisogna sotterrare il nostro ego e darsi da fare affinché la Sicilia rifulga in tutto il suo splendore artistico e culturale. Altrimenti l’isola rischia di trasformarsi in una zattera alla deriva”. Dunque lei non è scettica e crede che le vie dell’arte siano infinte e provvidenziali “Certamente. Ed è proprio con questo spirito di rilancio dell’immagine della Sicilia che mi appresto ad affrontare “Norma” nella soggiogante cornice del Temenite, un ruolo musicalmente abbagliante e al contempo latore di un messaggio universale, più che mai attuale: una donna, una madre, sia pure per amore, ha tradito patria e religione, e sta per macchiarsi di figlicidio. Ma si ferma appena in tempo e si autopunisce, facendo giustizia immolando se stessa. E’ ciò di cui abbiamo bisogno oggi: la capacità di guardarci dentro, fermarci in tempo e, se necessario, espiare in prima persona”. - Norma salva la dignità personale e quella del suo popolo. Crede che la cultura salverà la dignità della Sicilia? “Potrebbe e dovrebbe farlo. Bisogna assolutamente puntare sulla cultura, l’arte, lo spettacolo. Ma le condizioni in cui versa l’isola, la gestione sconsiderata delle risorse, dicono che così non è stato fatto. La regione dovrebbe essere meglio collegata, attendiamo il ponte da mezzo secolo. In tutti i campi s’impone un lavoro immenso di impegno e dedizione. Per crescere collettivamente, c’è bisogno di attirare agli eventi importanti, ed in primis a quelli culturali, tutti i ceti sociali. Ed io sono ben felice di mettere al servizio della causa la mia popolarità, acquisita anche grazie alle mie apparizioni televisive, in particolare nella trasmissione di Paolo Limiti. Mi piace essere vicino alla gente e mi piace che mi chiamino la “Raffaella Carrà della lirica”. So di essere garanzia di richiamo per il pubblico e ciò mi consente di diffondere il mio credo artistico e spirituale nella musica e nei valori che incarna. Al fianco di Enrico Castiglione, in Sicilia, ho potuto mettere in atto questo progetto: il nostro è un patto d’onore per la cultura di cui sono fiera”. Un patto che prosegue con “Norma”. Il pubblico di Siracusa avrà anche un Pollione possente come la vocalità del tenore Piero Giuliacci, un’affascinante Agalgisa in Alessandra Damato e un nobile basso come José Antonio Garcianel ruolo di Oroveso; sul podio un direttore d’orchestra ventenne ma già pluripremiato, Jacopo Sipari di Pascasseroli; i costumi sono di Sonia Cammarata, straordinario talento che da anni forma con Enrico Castiglione una coppia teatrale acclamata in tutto il mondo. Ma torniamo alla nostra bellissima antidiva - Non solo lei debutta nel ruolo, ma sarà la prima Norma ad affrontare il palco del Teatro Greco. Come sarà la sua sacerdotessa? “Sul piano musicale e vocale, Bellini alterna fiorettature melismatiche che fanno svettare la voce a melodie lente, giocate sull’esasperazione dei fiati. Di ciò era ben consapevole la Callas, il cui approccio al personaggio rimane, lo sappiamo, di una profondità assoluta. E su questo primato rifletto ora che affronto per la prima volta Norma: io allieva della Tebaldi, sempre carissima e presente nei miei pensieri. E alla mia maestra dedico il mio debutto nel ruolo che fu della sua rivale: lei sa da lassù che nessuna è seconda nel cuore di chi la ama”. Chiara Taigi è visibilmente commossa, e perfino più bella. È facile immaginare la classe con cui saprà indossare gli stupendi costumi di Norma creati da Sonia Cammarata. - Lei è molto sexy ma anche profondamente religiosa e, appunto, spirituale “Le pare che le due cose siano in contraddizione? Non mi vedo particolarmente glamour, ma in ogni caso le nostre qualità, se ne abbiamo, sono un dono del Creatore ed abbiamo il dovere di farle fruttare come i talenti della parabola. Lo penso sempre, non soltanto quando canto davanti al Papa in Vaticano o mi invitano ad esibirmi per sostenere nobili cause. Sulla scena mi piace trasformarmi di ruolo in ruolo, ora appassionata e fragile come Mimì, ora altera e ieratica come Norma, così solenne, inflessibile, ma umana, commovente, grandissima. La canterò per il meraviglioso pubblico siciliano e per i tantissimi turisti che stanno prenotando da tutto il mondo. Ho un solo messaggio per tutti loro: Vi aspetto!” Chiara Taigi deve raggiungere il gate. Ancora un minuto. - Ci parli ancora del suo legame con la Trinacria “Ne sono sedotta e abbagliata. Ho fatto qui le mie prime audizioni a diciannove anni con un grandissimo direttore d’orchestra come Spiros Argiris. E da allora ci son tornata sempre, catturata dal profumo della zagara e da profonde amicizie: tra i miei ricordi più forti, l’aver cantato ai funerali del mio caro amico e maestro Lamberto Puggelli. Mi sento parte della Sicilia, ne condivido i problemi e ho stima per l’altissima qualità della sua gente che merita onestà e dedizione. Lo ribadisco non permettiamo che l’isola diventi una zattera.”


CATANIA - Teatro Bellini, lavoratore tenta di darsi fuoco. Si  cosparge di benzina, salvato da colleghi. La situazione attuale al teatro Massimo Bellini della città di Catania è al limite,  incandescente e non proprio in senso figurato.  Le  maestranze hanno oggi deciso di spostare dal tetto al palco del teatro la loro occupazione, per protestare contro il mancato rinnovo dei contratti.L'amministrazione comunale questo pomeriggio, ha fatto sapere  che alcuni lavoratori già da domani avrebbero potuto tornare in servizio,  seppure per un breve periodo, sommandosi a quelli che sono tornati pochi giorni fa  in attività. La situazione sembrerebbe risolta dunque, ma non per tutti. quattro lavoratore continuerebbero a restare fermi. Una realtà difficile da accettare. Gli sfortunati, non selezionati per riprendere l’attività, sono andati su tutte le furie ed uno è uscito dal teatro, si è procurato della benzina e se l'è gettata addosso. Il peggio non è accaduto per fortuna perché tutti i colleghi vicini al dipendete esasperato sono subito intervenuti per fermarlo. Il  lavoratore è stato soccorso con l’intervento dell'ambulanza intervenuta subito, anche i carabinieri si sono portati sul posto. Antonio Santonocito, responsabile regionale Snalv, Sindacato Autonomo Lavoratori e Vertenze aderente alla Confsal  ha affermato : “Incredibile, solo così si può definire questa vicenda. Non si può arrivare a tanto per un diritto acquisito, perché lo dobbiamo sempre ricordare, si tratta di un diritto acquisito”. Le  maestranze del teatro Massimo Bellini di Catania stanche e deluse avevano da oggi, deciso di lasciare il tetto dell'immobile per occupare il palco del teatro, cercando di mettere in forse anche lo svolgimento della prima di questa sera. I lavoratori, dopo 38 giorni di assedio sul tetto dell'immobile infatti, e nonostante le ripetute promesse di impegno da diversi esponenti della politica locale e regionale,  hanno rilevato che nulla ancora è stato fatto per risolvere la loro problematica.



di Oriana Oliveri

Taormina Tosca: amore e patria in Roma papalina.  Il termine repubblica deriva dal latino res = cosa e publica = pubblica, per cui chi governa  in nome della cosa pubblica, della repubblica  dovrebbe comprende bene d’avere la responsabilità di governare l’interesse dell’intera comunità, di una nazione. Alla prima della Tosca di Puccini, sabato 9 agosto al Teatro Antico di Taormina  in sordina è passato questo messaggio che è di monito alla politica dei nostri giorni. Il coraggio di coloro che si sono battuti per la patria, oggi diremo che operano per la nostra nazione de jure, non va dimenticato, ebbene ricordarlo… La storia descritta da Sardou e ripresa da Giacosa narra della bella Tosca, gelosa del suo Mario che credendosi tradita  cade nel tranello di Scarpia, personaggio realmente esistito in quanto non  capo della polizia papalina, come nell’opera, ma di quella borbonica, il quale vuole prima catturare e condannare a morte Angelotti, fuggito dalle prigioni di Castel Sant’Angelo,  e  dopo lo stesso Mario Cavaradossi. Entrambi i personaggi sono animati dalla stessa fede politica, quella della repubblica romana filofrancese e giacobina. Il cognome  Angelotti utilizzato nella Tosca  ha un’assonanza con il console della Repubblica Romana realmente esistito Liborio Angelucci, chirurgo ed ostetrico, non morto come nella Tosca ma fuggito in Francia in seguito all’arrivo delle truppe borboniche a Roma. La Repubblica Romana nata nel febbraio del 1798 comprendeva parte dei territori dello Stato Pontificio, carpiti a Pio VI  ed occupati ad opera del generale francese Louis-Alexandre Berthier. Questa ebbe fine nel 1798 quando  il 28 novembre fu invasa dall'esercito napoletano di Ferdinando IV  al comando del generale austriaco Karl von Mack appoggiato dalla flotta britannica dell'ammiraglio Nelson. Però  i francesi ribatterono con una controffensiva che vide la ritirata delle truppe di Ferdinando IV e l’ingresso a Napoli nel gennaio del 1799 delle truppe francesi che istituirono ,nella città borbonica,  la Repubblica Napoletana. Roma fu abbandonata dai francesi nel dicembre del 1799 in quanto venne nuovamente occupata dalle truppe napoletane e solo nel 1805 le truppe francesi riconquistarono Roma per riannetterla al  Regno d'Italia di Napoleone,  che la storica Jessie White considera in nuce lo Stato unitario italiano costituitosi poi nel 1861. Ed è proprio alla conquista della seconda campagna napoleonica d’Italia che il dramma pone la sua attenzione, in particolare alla vittoria francese della battaglia di Marengo del 14 giugno del 1800 a conclusione  della seconda campagna d’Italia.  Per  repubblica si intende la naturale evoluzione della monarchia. Se con la monarchia chi governa detiene il potere e lo fa per tutta la vita, nella repubblica la sovranità appartiene al popolo che la esercita nei modi e nei limiti fissati dalle leggi vigenti. Le prime repubbliche erano considerate le polis greche, nelle quali i cittadini potevano eleggere o ostracizzare i propri magistrati. La Repubblica, per gli antichi, non era altro che l'interesse per il bene della collettività, per la polis, lo Stato. La Tosca è stata un’altra medaglia da aggiungere al già prezioso medagliere di Enrico Castiglione che ha dichiarato   in un’intervista  “ la Tosca è l’opera della mia vita. È l’opera che mi ha fatto scoprire ed amare la lirica. E’ l'opera che prediligo in assoluto”. Nelle vesti di Tosca una straordinaria  Elena Rossi , applauditissima, come altrettanto  magnifico Francesco Landolfi,  Scarpia. Il sagrestano, Giovanni di Mare, ha saputo dare una sua personalissima interpretazione al personaggio che ha molto divertito il pubblico. Giancarlo Monsalve ha interpretato il pittore Cavaradossi. L’opera diretta da Cem Mansur, fondatore e direttore della Turkish National Youth  Orchestra, verrà replicata al teatro romano di Aspendos in Turchia, mentre a Taormina sarà replicata  l’11 e il 13 Agosto. La Turkish National Youth  Orchestra, fondata dallo stesso Cem Mansur  è il primo progetto nel suo genere in Turchia , ed è formata da 100 tra i migliori giovani musicisti tra i 16 e i 22 anni. L’orchestra attraverso il progetto La Musica Che Unisce ha anche collaborato con i giovani musicisti armeni formando la Turkish/Armenian Youth Orchestra , che ha tenuto concerti a Istambul e Berlino. La Tosca è una tra le più complesse opere di Puccini. I colpi di scena, la tensione emotiva , il costrutto musicale, le romanze come Recondita armonia, Vissi d’arte  o Lucevan le stelle, sono note  anche a coloro che non prediligono questo genere di musica. L’espressionismo musicale tedesco trae origine dall’enfasi e dalla drammaticità orchestrale del secondo atto, in cui lo spregevole Scarpia mette a segno il suo ignominioso piano. La tensione emotiva e la drammaticità vengono  messe in risalto dall’orchestra che  intona un andante sostenuto  inteso a caratterizzare ancor più il crudele disegno di Scarpia. Puccini come in una grande tela ad  ogni passaggio musicale  usa il cromatismo appropriato  all’azione e allo stato d’animo dei personaggi. La tessitura, il colore, la tonalità, tutto è legato al momento di gioia intensa, al momento lirico vissuto, al  vulnus del momento drammatico. Dopo aver assistito nel 1890 a Milano alla rappresentazione teatrale del dramma di Sardou, Puccini intuì subito le potenzialità, anche sul piano musicale, del personaggio di Floria Tosca . Tosca è una donna combattiva e sicura, ma  davanti alle sofferenze del suo  Mario come Giuditta per il suo popolo ,cede al suo aguzzino Oloferne, qui Scarpia, Giuditta decapitandolo, Tosca  accoltellandolo. Giustizia contro illegalità .Tosca è anche una donna di grande temperamento e pronta a tutto, arrivando anche ad uccidere e suicidarsi come un’eroina romantica. Il dramma teatrale fu portato in teatro  per la prima volta il 24 novembre 1887  al Théatre  de la Porte-Saint-Martin a Parigi ed ad interpretare Tosca fu  la grande Sarah Bernhardt suggellando  così il successo dell’opera teatrale. L’opera lirica invece  fu rappresentata per la prima volta  al Teatro Costanzi di Roma il 14 gennaio del 1900, in un’Italia umbertina che stava ancora  valutando:  gli esiti  dello scandalo della Banca Romana, il quale  aveva evidenziato una forte collusione tra potere economico e potere politico;  l’acquisto della Baia di Assab da cui sarebbe partito in seguito l'avventura coloniale nell'Africa orientale; la  grande esplosione di protesta popolare  in Sicilia dopo il 1890 e che  vedeva migliaia di contadini, spinti dalla crisi che impoveriva l'economia dell'isola,a  battersi per la riforma agraria;e negli ultimi anni del secolo l’ondata di scioperi a cui il governo rispose con una dura repressione, il cui culmine si ebbe nel maggio del 1898 a Milano quando  il generale Bava Beccaris fece aprire il fuoco sulla folla che reclamava pane e lavoro. Di lì a pochi mesi del debutto di Tosca ci sarebbe stato  a Monza l'attentato in cui sarebbe morto  re Umberto I  ad opera dall'anarchico Gaetano Bresci, lasciando così l’Italia nelle mani del figlio, Vittorio Emanuele III, che avrebbe portato gli italiani alla Prima Guerra Mondiale  a fianco di Gran Bretagna, Francia e Russia. Absit iniuria verbis. Oriana Oliveri 




CATANIA -Attori e detenuti al Musco. E’ tempo ….. è tempo di vento, di ricordi. Del vento di tramontana, del vento che spezza,  del vento che ti taglia veloce il viso, del vento del rinnovamento. E’ difficile per i reclusi del “ U Casteddu di Santa Caterina” fermare il tempo . La scenografia come un labirinto emotivo traccia i sentieri attraverso cui si muovono i detenuti e ciò che succede dentro le celle o fuori da esse  viene celato  con discrezione da grandi pannelli  attraverso cui lo spettatore immagina… sembrano quadri di  Pollock, sospesi. Ne è un esempio la scena del detenuto ucciso e fatto trovare impiccato nella cella . Dal pubblico ne vediamo penzolare solo i piedi, l’altro, il resto è taciuto dal grande pannello, solo una parte la meno cruenta , la meno efferata c’e’ dato da vedere.  E dietro esso inizia la processione dei compagni che come in una trenodia dopo avergli tolto il domestico capestro, lo portano a spalla come un pescespada dopo la  mattanza, tanto da riportare alla mente l’inizio della bellissima canzone di D. Modugno “Lu pisci spada”. Tra i lamenti dei compagni, la voce e l’interpretazione eccezionale di  Mario Incudine inizia una ballata,“ Pigghialu,  piggghialu, comu u piscispada, mossi n’autru amicu …di iochi e spassi. Chianciti tutti, li liuna e li ursi”. La storia tratta dal libro di Carmerlo Sardo “Vento di tramontana”  e portata sulla scena da Federico Magnano San Lio , grazie all’adattamento di Gaetano Savatteri, racconta di un  il giovane agente di polizia carceraria, il quale ha scelto come luogo per il servizio di leva il penitenziario dell’isola di Favonio ,strana e logica assonanza con Favignana, una volta Castel San Giacomo, che con Decreto Interministeriale del 4 maggio 1977, entrava a far parte, insieme a Cuneo, Fossombrone, Asinara e Trani, di “Carceri Speciali” . Lo stato di carcere speciale gli venne conferito grazie all’incarico assegnato  al Generale  Carlo Alberto Della Chiesa per il coordinamento e la sicurezza interna ed esterna degli istituti penitenziari. I nove mesi da trascorrere a Favonio, quasi il tempo di un parto, presso il carcere di massima sicurezza , non saranno facili per il giovane poliziotto e le fughe repentine per raggiungere la sua ragazza con l’aliscafo saranno sostituite man mano che si avvicina la fine del servizio di leva, a soste più lunghe in quella scuola speciale di vita la quale lo porterà  a riflettere quei  valori morali e civili  a cui ogni uomo è chiamato. Ed ha proprio ragione il boss-filosofo ,come lo chiamano lì dentro ,a dire che al Castello lui ha imparato tante cose , perchè “il Castello è come un’università…”. Il pubblico ascolta , ma  non è un monologo ,è  un dialogo…Qui nel carcere le regole non sono fragili e  inconsistenti  interpretazioni , e no! Le regole il rispetto hanno un loro inequivocabile , preciso , chiaro valore. Mille erano le domande che in modo naturale , istintivo volevamo fare agli attori , soprattutto ai reclusi dell'Istituto Penitenziario di Giarre che, grazie al dr. Calogero Piscitello, Direttore Generale Detenuti,al dott. Aldo Tiralongo, direttore della Casa Circondariale di Giarre, al dott.  Gianluca Creazzo, Magistrato di Sorveglianza di Catania, alla dott.ssa  Maria Rita Leotta e allo staff dell'Area educativa della Polizia Penitenziaria di Giarre e dell’UEPE di Catania, hanno avuto l’occasione di partecipare a questa esperienza teatrale, la quale  investe con un atto perentorio quella parte della società che  vuole dare  fiducia e la possibilità di un riscatto morale anche a coloro che coscientemente sanno di aver sbagliato. Ma cosa sogna un detenuto? Semplice , la sua terra, la casa, la famiglia, il passato , indumenti femminili… C’è una bellissima canzone di Lucio Dalla , “ La casa in riva al mare “, la quale parla di un carcerato che dalla sua cella sogna  la propria vita libero con la  donna che vede attraverso le sbarre della piccola finestra, e che un giorno  immagina anche di sposare. “Dalla sua cella lui vedeva solo il mare, ed una casa bianca in mezzo al blu ,una donna si affacciava.... Maria. E' il nome che le dava lui .Alla mattina lei apriva la finestra E lui pensava quella e' casa mia. Tu sarai la mia compagna Maria .Una speranza e una follia “ E  le  donne degli  ergastolani , dei condannati a  “fine pena mai”,  perché riescono ad  amare e ad essere fedeli  ai propri uomini? E’ semplice la risposta e allo stesso tempo ci stordisce , ci disorienta . Ce la da Angela , la  moglie  del vecchio boss Carmelo Sferlazza,” Significa amore ,amore soltanto“.  Disarmante perché fuori quanti sarebbero disposti ad amare così,quanti sarebbero disposti a resistere  a quegli  ” abbracci vuoti, senza calore… “  sognati nel letto vuoto. Allora “meglio la morte , un sarcofago , un fosso”  chiude forte Angela. E l’amore nei bagni? Nelle celle? Il boss Sferlazza risponde “ queste sono cose da dimenticare , sono cose per uomini da niente “. Però un’altra riflessione il boss Sferlazza ci suggerisce “ ma in quale legge c’è scritto che non posso avere un figlio, cosa devo fare dell’amore?” Si deve scordare , resta solo il carcere che come una medicina , cattiva o buona ti cura e ti ammazza allo steso tempo…Si il tempo, il valore del tempo. Lo conoscono bene i reclusi e lo segnano con la  cadenza delle lunghe catene di sentenze , di promesse, dal rumore che queste producono trascinate per i lunghi e bui corridoi dei ricordi , dei desideri e delle nostalgie. Si è difficile decidere per chi è seduto in poltrona. Nessuno si sente come Salomone . E poi ti accorgi come è difficile definire il limite tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Il superiore del giovane militare, ormai da tanti anni in servizio a Favonio, diverrà il suo mentore e  lo inizierà ai misteri , alle  regole,alle leggi che disciplinano quel piccolo stato. Suggerisce nei momenti di incertezza  l’eroina del libro che sta leggendo sull’isola del Castello : Antigone. Trasgredire ma non tradire  le leggi dello stato, per seguire “altra” legge quella  morale,quella  individuale. L’occasione per  questo strano modo di trasgredire diciamo secondo “altra”  legge gli verrà dato quando Il vecchio  boss Sferlazza , condannato all’ergastolo, come tutti del resto i detenuti del Castello,gli chiederà di essere suo complice di un piano,ma non delittuoso. Infatti  Sferlazza , durante la detenzione ha studiato il giovane poliziotto e ha capito che di lui può fidarsi. Gli chiede di essere suo complice,  ovvero di poter avere durante l’ora di colloquio , la possibilità di unirsi alla moglie , Angela.  Angela dopo nove mesi partorirà il suo bambino ,grazie alla complicità del giovane poliziotto, mentre il vecchio boss tra faide e nuove  alleanze verrà ucciso all’interno del penitenziario. La cinematografia più volte si è occupata della dura situazione carceraria . Ricordiamo Brubaker di Stuart Rosenberg del 1980 con Robert  Redford , In nome del padre del 1974, Non voglio morire (I Want to Live!) di Robert Wise del 1958 con Susan Hayward premio Oscar come migliore attrice protagonista nel 1959 , Il Castello (The Castle) di Rod Lurie del 2001 o per finire , ma ce ne stanno tantissimi , Tutta Colpa di Giuda,commedia con musica di Davide Ferrario  del 2009. Mimmo Mignemi, David Coco, Mario Incudine Luca Iacono, Marina La Placa Gianluca Belfiore, Erminio Caruso Davide Intravaia, Giuseppe Manuli Guglielmo Quattrocchi, Salvatore Rapisarda sono stati i protagonisti che hanno visto ancora una volta il Teatro Stabile di Catania sottolineare la sua funzione sociale, quale tòpos di rappresentazione della comunità la quale agisce attraverso il dialogo. Il teatro come contemporanea  Agorà , luogo di  raduno e di raccolta di opinioni,il teatro luogo  dove  decidere e prendere una e una sola posizione . Oriana Oliveri


CATANIA - Cordoglio per Mariella Lo Giudice.  Il mondo artistico ed Il Teatro Stabile di Catania esprimono il più vivo cordoglio per la dolorosa e incolmabile perdita di Mariella Lo Giudice. E’ stata una primadonna di fama internazionale e colonna portante del teatro che l'ha vista nascere e crescere artisticamente. Mariella Lo Giudice  nasce a Catania nel 1952. Nipote di artisti circensi, viene educata all’arte della danza, della musica e del canto sin da bambina. All’età di 10 anni, grazie all’amicizia della madre Carolina con Fioretta Mari, viene scritturata dal Teatro Stabile di Catania per Mariana Pineda di Garcia Lorca con la regia di Giuseppe Di Martino: nasce da allora in lei quella passione del teatro che continuerà a conservare pur frequentando spesso anche programmi televisivi, radiofonici e set cinematografici. Tra gli innumerevoli spettacoli teatrali che l’hanno vista protagonista sui palcoscenici di tutta Italia e all’estero ricordiamo: I Vicerè (regia di Franco Enriquez), La scuola delle mogli (Turi Ferro), Medea (Maurizio Scaparro), L’uomo la bestia la virtù (Andrea Camilleri), Zaira (Giancarlo Sbragia), Il segno verde (Armando Pugliese), Il maestro e Marta (Walter Pagliaro), La lunga vita di Marianna Ucrìa (Lamberto Puggelli), Così è se vi pare (Guglielmo Ferro). Recenti le tournée con Tutto è bene quel che finisce bene (regia di Daniela Ardini) e Il birraio di Preston di Camilleri (regia di Giuseppe Dipasquale).Nel 2011 ha recitato un testo originale scritto da Nino Romeo con Graziana Maniscalco, La casa della nonna, poi in L’avventura di Ernesto al Teatro Stabile di Catania per la regia di Giovanni Anfuso e in Il matrimonio per la regia di Nino Mangano. In ambito televisivo, tra le altre partecipazioni, ricordiamo quelle a Le stelle dell’Orsa Maggiore (regia di Anton Giulio Majano), La professione della signora Warren (Giorgio Albertazzi), Tre anni (Salvatore Nocita), La scalata (Vittorio Sindoni), L’avvocato delle donne (Andrea e Antonio Frazzi), infine La vita di Sophia Loren che uscirà nei prossimi mesi per la regia di Vittorio Sindoni. L’unica esperienza di doppiaggio è stata quella in cui ha dato la voce a Judy Dench in Diario di uno scandalo; unica rimane anche la partecipazione ad un video musicale, quello di Carmen Consoli, Non lontano da qui.



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SANT'AGATA

VITA E TRADIZIONE


(ascolta intervista)

CATANIA Napoli è 'na parola al MUST con Marco SIMEOLI. Lo spettacolo è in scena al Must Musco Teatro, in appuntamento doppio il 13 aprile alle ore 21,00 e domenica 14 alle ore 17.30, con Marco Simeoli (ascolta intervista)  e testi realizzati in collaborazione assieme a Claudio Pallottini e produzione Agricantus di Palermo. Marco Simeoli compie in scena un percorso fatto di parole per divertire, commuovere e fare riflettere: il lungo cammino è fatto di parole e stati d’animo e dall’800 ad oggi hanno raccontato in versi, prosa e canzoni, le mille facce di una delle città più contraddittorie:  Napoli. La città partenopea è considerata più assurda ed allo stesso tempo, la più umana e più “italiana” al mondo. Miguel De Cervantes disse che Napoli fosse “la città più diabolica d’Europa, la più viziosa”. Lo spettacolo trascina lo spettatore in diverse atmosfere facendolo passare da aree di nostalgia e di romanticismo ad altre più divertenti, buffe ed addirittura tremende. Il  tutto è condito con un gioco di verità-finzione di cui solo il teatro è capace. Napoli…è ‘na parola è il tentativo di affrontare un viaggio che, senza soste, possa restituire alla Napoli migliore la sua creatività, quel suo sano e puro divertimento, dettato dalla genialità dei suoi scrittori e poeti. L’area partenopea è sempre stata culla di alcuni tra i più grandi drammaturghi del Novecento: Eduardo De Filippo, Raffaele Viviani ed  insigni poeti:  Salvatore Di Giacomo e Ferdinando Russo, di Pisano-Cioffi e le loro esilaranti macchiette, di Totò per arrivare ad Annibale Ruccello, Manlio Santanelli, Erri De Luca e Ruggero Cappuccio. Giuseppe Patroni Griffi, in un suo mirabile lavoro, parlando della forza e della pericolosità propria delle parole, chiede perdono per tutte quelle che sono state usate in maniera non appropriata. La pericolosità dell’uso della parola, fuori dal divertimento o dal romanticismo, soprattutto, oggi che molti di quei poeti, autori e scrittori non ci sono più, può essere motivo di reale preoccupazione. Il prossimo appuntamento al Must Musco Teatro è col doppio spettacolo il 18 e 19 maggio con “Aggregazioni” scritto e diretto da Claudio “Greg” Gregori. Mimmo Mignemi e Valeria Contadino sul palco con “Amleto in trattoria”  concluderanno gli spettacoli. Per informazioni sulla campagna abbonamenti: MusT - MUSCO TEATRO Via Umberto 312, Catania - Tel. 0952289426.

MARCO SIMEOLI Attore, regista e autore si è diplomato al Laboratorio di Esercitazioni Sceniche di Roma diretto da Gigi Proietti dopo aver seguito vari seminari di recitazione tra cui quello su L’uomo e l’attore tenuto da Orazio Costa, lo Stage internazionale di Commedia dell’Arte” tenuto da Antonio Fava, su L’attore che canta il musical tenuto da Penny Fuller ed ancora con Ennio Coltorti, Alvaro Piccardi, Elisabetta Pozzi, Yves Lebreton e i fratelli Colombaioni.  L’artista ha seguito corsi di doppiaggio presso la Fonoroma, di musica con Germano Mazzocchetti e canto con Donatella Pandimiglio. Simeoli è cofondatore del gruppo “I Picari” col quale ha realizzato una ventina di spettacoli, un sit-com e ha ricevuto nel 2006 il Premio Petrolini, ha lavorato in teatro, in cinema ed in televisione con Gigi Proietti, Ennio Coltorti, Bruno Corbucci, Vittorio Marsiglia, Luigi Squarzina, Marina Malfatti, Regina Bianchi, Carlo Lizzani, Valter Lupo, Sergio Japino, Gianfranco D’Angelo, Francesco Tavassi, Rosario Galli, Compagnia  “Attori e Tecnici”, Johnny Dorelli, Giancarlo Sammartano, Riccardo Cavallo, Renato Greco, Tommaso Paolucci, Gino Landi, Armando Trovajoli, Giorgio Albertazzi, Daniele Salvo, Pier Francesco Pingitore, Alessandro Capone, Vittorio Sindoni, Luca e Paolo, Luca Manfredi, Giorgio Capitani, Stefano Reali, Pino Quartullo, Ammendola&Pistoia, Ettore Scola, Raffaele Verzillo, Fausto Brizzi, Carlo Vanzina. Tra le sue ultime regie Sweeney Todd il musical, Uomini sull’orlo di una crisi di nervi 2, Il caso Majorana show, Roma I gemelli leggendari, Canterville il musical e Gli uomini preferiscono le tonte. Le sue ultime apparizioni televisive sono state nelle fiction Don Matteo 8 (Rai Uno), Camera cafè (Italia 1), Butta la luna (Rai Uno) e Distretto di polizia 8 (Can.5). Al cinema nel film EX regia di Fausto Brizzi e Un’estate al mare di Carlo Vanzina, Notte prima degli Esami di Fausto Brizzi, Loop di Valentina Tomada. Simeoli nel 2006 è uscito per la Dino Audino editore un suo libro dal titolo Mettere in scena uno spettacolo, dal 2008 è autore regista e interprete dello spettacolo Napoli è ‘na parola che propone in vari teatri e città e nel 2009 è stato “Toto” nell’ultima edizione di Aggiungi un posto a tavola targata G&G.


 

CATANIA - Teatro Zo, “Concetto al buio”: dramma di turpi pedofili che sfruttano spettacolo e chiesa. Il Teatro Mobile di Catania firma un nuovo imperdibile appuntamento, in scena sul palco nel Centro Zo venerdì 15 marzo, ore 21.00, sabato 16 marzo, ore 21.00 e domenica 17 marzo, ore 18.00. “Concetto al buio” è tratto dal romanzo di Rosario Palazzolo e ridotto per il teatro da Micaela Miano per la regia di Guglielmo Ferro. Gli attori Agostino Zumbo, Giovanni Arezzo e Francesco Maria Attardi raccontano la vita di un adolescente chiuso in una stanza buia, da sempre e forse per sempre. Guglielmo Ferro firma la sua seconda regia in stagione per il Teatro Mobile di Catania dopo “La Sicilia spiegata agli Eschimesi” e prima de “L’Arte della gioia”  il racconto già  è stato portato in scena nel 2012, il regista spiega  : “La storia si svolge in Sicilia e con “Concetto al buio” l’unico ponte tra la stanza dove è rinchiuso il ragazzo e il mondo esterno è un piccolo quaderno rosso,  un diario segreto che lui trova e che col tempo impara a memoria in ogni sua parte. Ad averlo scritto è Concetto Acquaviva, un ragazzino di tredici anni, che in questo diario come in una grande lettera a Gesù, racconta “le due grandi tragedie” della sua vita. Come mostri, i protagonisti del racconto si animano e riempiono di voci e pensieri le giornate altrimenti sempre identiche, dell’adolescente recluso. Quella che ne viene fuori è una storia di ipocrisie, di abusi e di verità nascoste, filtrate dallo sguardo curioso ingenuo e puro del suo protagonista: un nitido scarabocchio di un mondo in cui c’è sempre “un’altra verità più ragionevole di quella vera”. Le musiche dello spettacolo  sono firmate dal maestro Massimiliano Pace, la scenografia è stata realizzata da Alessia Zarcone. L’ambientazione, la location creano  la giusta atmosfera che permette, senza buonismi e carezze consolatorie, di rappresentare una storia scomoda, che nessuno risparmia, affrontando a viso aperto il dramma degli abusi su minori perpetrati da alcuni soggetti turpi che sfruttano la frequentazione di chiesa e spettacolo, la narrazione non ha paura di tirare, alla fine, anche qualche forte “pugno sullo stomaco”.



  

CATANIA - Nino Strano : ”Non rimpiango nulla”.  Il libro “Je ne regrette rien – La libertà è un hula hoop” è presentato lunedì 18 Dicembre 2017 alle ore 19.00 nel Teatro Sangiorgi in Via Antonino di Sangiuliano  233 a Catania alla presenza di Nello Musumeci Presidente della Regione Siciliana Ignazio La Russa,  Vittorio Sgarbi,  Pietrangelo Buttafuoco,  Fabio Granata,  Gaetano Galvagno e  Gaspare Edgardo Liggeri Presidente della Cartago Edizioni.  Una  lunga trama fatta di politica, impegno sociale, quartieri e palazzi è  raccontata nel pezzo di vita nel viaggio Je ne regrette rien – La libertà è un hula hoop”.  Nino Strano  autore ha già detto: “Tra cultura, arte, cinema, oli e non stampe, lirica, ironia, umorismo, inseguimento del bello e del sorriso in un mondo colmo di invidia, di foruncolose brutture e fottutissimi onanismi materiali e intellettuali!”. Nino Strano noto esponente politico, nato in Sicilia ha studiato  al classico ed alla facoltà giurisprudenza,  nel contempo ha operato  nell’ azienda di famiglia,  ed in  teatri lirici  e nel cinema come aiuto regista. Nino Strano in politica come ha svolto prima il mandato di consigliere comunale, dopo è stato eletto deputato ed anche designato assessore regionale al  Turismo e senatore.   L'incontro è anche l’occasione per gli Auguri del Santo Natale e di un Felice Nuovo Anno”.


CATANIA - Salvatore La Rosa economista di Acireale è il nuovo presidente del Teatro Stabile. Il  giornalista Nino Milazzo qualche mese addietro aveva rassegnato le dimissioni da presidente del Teatro. Salvo La Rosa, dirigente di banca è stato nominato dal Cda, 60 anni è impegnato politicamente nel Partito democratico.



Catania Ambasciatori: Teatro assurdo Becket tenta comunicazione. Dio, dov’è Dio? Lo stiamo  aspettando da circa duemila anni… Lo cercava l’uomo della pietra e della fionda quando tracciava segni apotropaici sulla roccia sperando  che qualcuno , qualcosa lo aiutasse nel rito della caccia. Lo hanno cercato durante le guerre, nelle carestie, sul fuoco dei roghi, nel dolore forse anche nella (poca)gioia. Ma qualcuno si presentava e puntualmente ci annunciava che Godot si scusava ,però  domani sarebbe senz’altro venuto. Eppure ancora aspettiamo Godot. Ricordo una bellissima canzone di  Claudio Lolli intitolata “Aspettando  Godot” diceva “Vivo tutti i miei giorni aspettando Godot, dormo tutte le notti aspettando Godot. Ho passato la vita ad aspettare Godot… Sono invecchiato aspettando Godot, ho sepolto mio padre aspettando Godot…Questa sera sono un vecchio di settant'anni, solo e malato in mezzo a una strada, dopo tanta vita più pazienza non ho, non posso più aspettare Godot… La morte mi ha preso le mani e la vita, l'oblio mi ha coperto di luce infinita, e ho capito che non si può, coprirsi le spalle aspettando Godot. Non ho mai agito aspettando Godot, per tutti i miei giorni aspettando Godot, e ho incominciato a vivere forte, proprio andando incontro alla morte, ho incominciato a vivere forte, proprio andando incontro alla morte.” Come prevedibile , Godot  non si è presentato nemmeno ieri sul palcoscenico del Teatro Ambasciatori. Godot (ammesso che egli esista…) non appare mai sulla scena, e nulla si sa sul suo conto. Egli si limita a mandare un ragazzo, un messaggero , concesso che questi realmente, come asserisce,  lo conosca , il quale porterà il suo messaggio ai due protagonisti, "oggi non verrà, ma  verrà domani". Eppure anche se  Estragone (Ugo Pagliai ) e Vladimiro (Eros Pagni) continuano ad aspettarlo , ogni spettatore , alla fine dello spettacolo ha dato il proprio  significato  al suo  Godot, un valore diverso da spettatore a spettatore. Aspettando Godot è una tragicommedia dominata dalla sensazione di incomunicabilità e sulla  crisi di identità degli esseri umani. Ancora nel 1955, data della prima rappresentazione dell’opera, a cinquant’anni  da “l’Urlo “  infinito terrificante di Munch ( il quale si propaga  sull’umanità indifferente al dolore )e al grido acuto della madre che  rivolge  al cielo  il figlio morto  tra le braccia in “ Guernica” di Picasso ,  l’uomo cerca ancora Godot. Ma chi è Godot? Numerose sono le interpretazioni: il destino, la morte, la fortuna e persino Dio. Lo stesso Beckett non ha mai chiarito questo enigma , anzi si è così espresso: “Se avessi saputo chi è Godot lo avrei scritto nel copione.”. La prima trovata scandalosa e geniale del capolavoro beckettiano è che il protagonista è assente. La recensione più celebre di quest'opera resta quella scritta da Vivian Mercier all'indomani della prima londinese del 1955: "Aspettando Godot è una commedia in cui non accade nulla, per due volte". E tuttavia la vera domanda ritorna: cosa c'è di così assurdo in Aspettando Godot? Tutto è estremamente e stucchevolmente plausibile: due uomini attendono un terzo uomo(?) che non verrà mai il quale sadico continua a farsi gioco dell’ingenuità dei due protagonisti  .E diviene assurdo aspettare , è assurda l’attesa… E’ il teatro dell’ assurdo,  il teatro di Beckett , di Ionesco, di Adamov, di Genet, di Pinter,   degli altri esponenti di questo genere. La rivoluzione teatrale attuata alla metà del  secolo scorso (anche con Pirandello) ha prodotto vicende rappresentate che per quanto assurde , strane ed insolite erano concatenate da una loro logica, logica discutibile , da sviluppi imprevedibili, ma pur sempre fedeli alle proprie regole, ovvero l’incomunicabilità più assoluta. Ciò era avvenuto in altri campi , in letteratura , nelle arti visive. Dopo la seconda Guerra Mondiale la risposta del pubblico  , si dimostra ampia e calorosa , perché in quel teatro riviveva gli aspetti assurdi e caotici della vita contemporanea. L’ ordine che si nasconde sotto questo disordine è quello di porre interrogativi e non dare risposte. “La Cantatrice Calva “ di Ionesco rafforza la consapevolezza che la maggior parte delle conversazioni tra l’uomo e i sui simili, verte sui temi banali e ovvi ,e che la banalità è una forma della non-comunicazione, per parlare per  non dir nulla, pur parler. L’uomo parla ma non dice nulla , conversa ma non comunica. Si è voluto vedere in questo lavoro il dramma dell’uomo che ha perduto la speranza in Dio : Godot  infatti ha come radice “God”, in inglese “Dio” ,o in  irlandese più familiare  "God". Vladimir ed Estragon  sarebbero appunto l’umanità che aspetta passivamente Dio senza provare a cercarlo. Ancora più interessante è l'ipotesi Godot = God + Charlot, tenendo anche conto dell'amore di Beckett per le comiche di Charlie Chaplin e per i fratelli Marx, dai quali ha tratto ispirazione per tratteggiare i suoi Didi e Gogo. Infatti Vladimiro si presenta sul  palcoscenico con una lunga giacca nera ed una bombetta che parafrasano il divo del cinema muto. Sembra un omino non sempre dalle raffinate maniere, ma ha la dignità di un gentiluomo, vestito con  una stretta giacchetta, pantaloni e scarpe più grandi della sua misura ma senza il   bastoncino di bambù .  Diversamente  Rue Godot è una via di Parigi, una traversa del famoso  Boulevard des Capucines , dove vi era lo studio  fotografico  di Nadar che accolse nel 1874 la prima mostra dei pittori impressionisti, pare che fosse frequentata da prostitute. Ma l’espressionismo, il tragico dell’opera , ha le sue radici nel romanticismo tedesco , ovvero nel quadro di Caspar David Friedrich, "Uomo e donna che osservano la luna" del 1824. Un giorno Beckett confessò alla sua amica Ruby Cohn che: "sai, è stata questa la fonte di ispirazione di “Aspettando Godot” , proprio mentre osservava il   quadro, anche se secondo il biografo J. Knowlson ,il vero quadro che aveva ispirato Beckett sarebbe stato “Due uomini che osservano la luna" del 1819, sempre dello stesso autore. Riccardo Perricone  ripropone il dipinto nel costrutto scenografico, con un solitario albero piantato al centro della scena . L’albero diviene  l’unico elemento che cadenza il tempo e segna il suo  divenire cronologico,  a differenza dell’immobilismo psicologico dei personaggi,  cambiando  tra primo e secondo atto il suo costume di scena,  con l’aggiunta di tre foglie. Un albero che  per certi versi nel suo  minimalismo  ricorda un albero del primo periodo del pittore Piet Mondrian. Vladimiro ed Estragone all’aprirsi del sipario  ricordano con la confusione del loro non  intendersi parlato, con  il Caos Pirandelliano,  “ Io son figlio del Caos; e non allegoricamente, ma in giusta realtà, perché son nato in una nostra  campagna, che trovasi presso ad un intricato bosco denominato, in forma dialettale, Càvusu dagli abitanti di Girgenti, corruzione dialettale del genuino e antico vocabolo greco Kaos". Nella cosmogonia degli antichi greci, il caos è la personificazione dello stato primordiale di vuoto del buio anteriore alla creazione del cosmo da cui emersero gli dei e gli uomini . Dal Caos attraverso l’unione di  Notte (l'oscurità della notte) ed Erebo (le tenebre degli Inferi)  nasceranno Emera (il giorno) ed Etere (la luce), una sorta di allegoria tra sonno della ragione e rinascimento della coscienza umana. Solo una volta Beckett lasciò intravedere una spiegazione al regista Roger Blin (probabilmente più per depistarlo che per chiarirgli le idee...) dicendogli “che Godot derivava dal francese gergale "godillot" ("stivale") perché i piedi hanno una grande importanza in quest'opera”. I ricordi di quella prima mitica messa in scena sono raccontati sia da Bair sia dallo stesso Blin. Il Theatre de Babylone di Parigi, dove avvenne la rappresentazione, era in realtà un vecchio bazar ristrutturato come sala pubblica in cui erano stati montati, per l’occasione ,  un palco e una platea di circa duecento sedie. Tutto fu realizzato con materiale di risulta: "L'albero era un lungo appendiabiti coperto con carta crespata [...] La base dell'albero era nascosta da un pezzo di gommapiuma trovato per strada. Travolgente la scena in cui i  due sono  incuriositi dall’ingresso in scena di  due  strani personaggi. Uno, un istrionico padrone, Pozzo, l’altro un misero servo, Lucky. Sembrano l’immagine dell’intelligenza e della ratio umana (Lucky, Roberto Serpi) tenute al guinzaglio dell’ignoranza e dalla tracotanza(Pozzo, Gianluca Gobbi). E’ la sorpresa si rivela quando , il servo bastonato umiliato e relegato al ruolo di bestia da soma ,inizia un delirante monologo erudito ricco di forbite citazioni che rivelano e scagionano il suo ruolo di servo  frustrato  dimentico della sua dignità di uomo.  Solo con una zuffa ,Lucky sarà messo a tacere. Ed ancora una volta  l’ignoranza, la sopraffazione  toglieranno al matto servo, quando la sua corda pazza non suonerà più , la sua dignità di uomo. Il monologo inizia come un quadro surrealista, ha la velocità di un quadro futurista , il non senso di un’opera dadaista“…Data l'esistenza come gittò nelle opere pubbliche e di Puncher Wattmann quaquaquaqua di un Dio personale, con la barba bianca quaquaquaqua di fuori del tempo senza estensione che dalle alture di afasia divino divino divino apathia athambia ci ama teneramente con alcune eccezioni per ragioni sconosciute, ma il tempo dirà e soffre…” E’ come se per  far passare il tempo  si riempia  il vuoto con le parole ; è la negazione del silenzio che si sarebbe verificato se la parola non fosse presente. Per un attimo sorridiamo e pensiamo che forse uno dei sei personaggi di Pirandello si è perso tra le pagine di Beckett… Ma il pensiero del drammaturgo irlandese  è  quello dei suoi personaggi, quelli del Teatro dell'assurdo, nato  come reazione alla seconda guerra mondiale. Ha  le sue  basi  nella filosofia esistenziale  combinata ad elementi drammatici  di un  mondo che non può essere spiegato logicamente, esso in una parola  è ASSURDO! Le trame sembrano muoversi in un cerchio, che termina allo stesso modo in cui è iniziato. Pare che Beckett alla domanda di quale fosse il destino degli uomini abbia risposto “"Che ne so io sul destino dell'uomo? Potrei dirvi di più ravanelli". Oriana Oliveri


CATANIA -Francesca Reggiani : “Tutto quello che le donne (non) dicono” "Comics". E’ l’appuntamento finale giovedì 31 marzo 2011, al Teatro Ambasciatori, alle ore 21.00 con la diciassettesima edizione della rassegna organizzata dall'associazione "Ecco Godot" con la collaborazione del Teatro Stabile di Catania . Grande successo di pubblico e di critica si è registrato per la rassegna Comics, organizzata dall'Associazione Ecco Godot, con la collaborazione del Teatro Stabile di Catania. Entusiasmante e positivo il bilancio del cartellone 2010-2011 che propone in chiusura l'attesa esibizione di  Francesca Reggiani    nel satirico, esilarante, umanissimo monologo “Tutto quello che le donne (non) dicono”. Data unica: giovedì 31 marzo, alle 21, al Teatro Ambasciatori, sala prescelta per le sue maggiori dimensioni rispetto al quella del Musco che ha ospitato i precedenti appuntamenti di Comics, distruibuiti invece in due serate.  A conclusione della carrellata che ha visto a Catania Gene Gnocchi, Nando Varriale, Max Pisu, Maurizio Lastrico, l’ultima a dominare la scena e intrattenere il pubblico sarà dunque "una donna che racconta le donne", con l’ironia e il sarcasmo tagliente e implacabile che la contraddistingue. Inconfondibile è infatti lo stile di  Francesca Reggiani, unica attrice presente in kermesse con uno show che non lascia scampo, con le sue battute fulminee e brucianti, i suoi ritratti feroci e veritieri, le riflessioni acute e scomode, con quello sguardo ironico e divertente sulla nostra disastrata attualità che solo la sensibilità di una donna sa cogliere. Il testo, scritto dalla stessa Reggiani insieme a Valter Lupo e Gianluca Giugliarelli, per la regia di Valter Lupo, chiama in raccolta una serie di riflessioni che spaziano dall’attualità più immediata - portando sul palco personaggi come il Ministro Gelmini, lo psichiatra Vittorino Andreoli o Sofia Loren - fino alle manie sentimentali delle donne costantemente ossessionate dall’amore e dalla vita di coppia, con quella capacità tutta femminile di saltare con incredibile rapidità dalle problematiche più pratiche ai classici voli pindarici amorosi. Ed è proprio la visione femminile, che rende questo spettacolo diverso, nel suo genere comico. “Di solito la formula del one man show è un genere prettamente maschile – spiega l’attrice – ho voluto confrontarmi con il pubblico direttamente, senza intermediazioni per dimostrare che una donna può sostenere brillantemente il palco”.Del resto l’artista, formatasi alla scuola comica del famoso “Laboratorio” di Gigi Proietti, e poi venuta alla ribalta del grande pubblico con programmi divenuti cult, come “La tv delle ragazze”, “Avanzi”, “Tunnel”, è un vero animale da palcoscenico che domina la scena con la disinvoltura e il garbo sottile che può appartenere solo a un’attrice comica



 



 


Catania “La Tempesta” di Umberto Orsini al Teatro Stabile di Catania.     Un infernale rumore  di moti marini,   luci che squarciano le quinte, lo  scroscio  assordante della  pioggia, un suono acuto ed ecco che il sipario si apre sulla scenografia. Sembra un gigantesco quadro di Mark Rothko. Il blu baltico polveroso delle  scene è tagliato in tutta la sua altezza, nello spazio centrale, da una caduta di velluto rosso, che lacera come una ferita la scena. Lì lo spazio temporale del prima e del dopo, vengono calibrati nella parafrasi del ricordo e della realtà. Al centro vi è un letto dove ricordare il passato e fuori , ai lati del drappo rosso, c’è la spiaggia appena accennata da scultoree zolle,  dove narrare l’immediato. E’ così che è apparsa “la Tempesta” al Teatro Stabile di Catania. Al  centro, Prospero, mago e duca di Milano,  interpretato magistralmente  da Umberto Orsini,  in  abiti  moderni. Un cappello ed un cappotto nero, un camiciotto  bianco, un bastone da passeggio(la bacchetta del mago) e la sua voce pastosa, tonante. Altrettanto  moderne  sono le vesti della figlia Miranda , di Ariel  lo spirito dell’aria(Rino Cassano)   e di Calibano  schiavo selvaggio e deforme( Rolando Rovello), che evidenziano  così la scelta del costumista Alessandro Ciammarughi di adottare le vesti moderne  per coloro che  aiuteranno Prospero ad attuare la sua vendetta. Ai lati distesi a terra, annichiliti dalla tempesta,  con  i costumi dell’epoca invece le vittime del duca-mago : Antonio fratello di Prospero e usurpatore del titolo, Alonso  re di Napoli, Ferdinando suo figlio, Sebastiano  fratello del re, Gonzalo onesto consigliere, Trinculo e Stefano uno il buffone, l’altro cantiniere ubriaco. Gli attori si muovono nello spazio scenico, intrecciando le grida del loro cercarsi con il racconto che  Prospero fa alla figlia sul letto (informando così il pubblico delle loro traversie), mentre Ariel scende giù dall’alto come un enorme crocifisso senza aureola, a braccia spalancate, in giacca e pantaloni neri, come il suo padrone. Ma il vero protagonista del “ La Tempesta” è Prospero. Per alcuni è  un colonizzatore un po’ despota, il quale  con la sua arte tiene sotto giogo  Ariel e Calibano ( I  critici letterari post-colonialisti del XX  furono molto interessati a questo aspetto della commedia, vedendo in Calibano un rappresentante dei nativi  sottomessi ed oppressi dall'imperialismo). La tempesta è una delle poche opere di Shakespeare  che non fa riferimento alle fonti, se non quelle storiche dell’Italia. Alcune immagini della commedia sembrano rifarsi ad  un rapporto di William Strachey  su un naufragio  di marinai diretti in Virginia  avvenuto nel 1609 presso le isole Bermuda. Shakespeare doveva essere a conoscenza  dell’episodio ,in quanto anche se pubblicato nel 1625 ,circolava già da prima in forma manoscritta . Questa commedia è l’unica opera di  Shakespeare in cui sono rispettate, pressappoco,  le unità di tempo. Questa si svolge come ci dice lo stesso autore, di pomeriggio dalle 2 alle 6 di sera. Questo non è che un modo per Shakespeare di costruirsi il teatro nel teatro, il metateatro, per coinvolgere lo spettatore nei giochi multilinguistici e polisemici degli attori. Il regista Andrea De Rosa, che adattando  l’opera,  ha scelto di far parlare Stefano, Trinculo e  il giovane Ferdinando in dialetto napoletano, coinvolge  lo spettatore  nell’azione scenica  e attualizzandola lo proietta nella realtà. Shakespeare enfatizza  il tema del metateatro  facendo  iniziare la trama  della commedia alle due del pomeriggio, ora in cui si tenevano a quel tempo   le rappresentazioni teatrali. È come se si volesse far assistere il pubblico alla vicenda in tempo reale. Ciò vale anche per la scelta  scenografica  e per i costumi.   Alessandro Ciammarughi  attua una sorta di  rottura della quarta parete. La teoria prende origine da  Bertolt Brecht, dove il teatro epico aveva il preciso compito di sottolineare la finzione teatrale. Furono le Avanguardie  Storiche come l’Espressionismo ad aprire la strada alla critica del teatro convenzionale con una più globale partecipazione dello spettatore, che diviene destinatario attivo, e non passivo, della rappresentazione. Questo produce l'effetto di ricordare agli spettatori che quello che stanno vedendo è finzione , e ciò ha  un effetto stridente, il cosiddetto effetto di alienazione (Verfremdungseffekt). Il  metateatro  si può riscontrare nel monologo finale quando per molti critici vi è   nell’allusione di Prospero  l’addio alle scene di Shakespeare, la rinuncia dell’attore di recitare nel teatro. L’opera contiene il compendio dei personaggi più rappresentati da Shakespeare nelle sue opere : gli innamorati,i nobili,  gli spiritelli , le ninfe, le dee, lo stesso  Prospero  diviene  la reincarnazione del principe Amleto che mette in scena la sua vendetta. Il  tema dell’usurpazione del  regno viene affrontato frequentemente nell’opera. Antonio ha usurpato il fratello, Calibano accusa Prospero di avergli usurpato l’isola, Sebastiano progetta di uccidere il fratello , il re di Napoli Alonso e di  prendere il suo posto, Stefano medita di rovesciare il regno di Prospero e divenire re dell’isola. Il poeta  e il regista, ben riuscendoci nell’adattamento, vogliono sottolineare  cosa contraddistingue Il Buon Governo o una monarchia virtuosa, presentando al pubblico le  varie possibilità. Interessante e coinvolgente è la  figura di Calibano . Essa  simboleggia il sentimento non ancora educato, la poesia prima del linguaggio… Prospero che inizia Calibano alla parola è lo stesso Shakespeare che trasforma in opera letteraria, ancor prima del linguaggio, l’ispirazione di questo mostro, il mostro che come  l’artista  con parole poetiche e suadenti incanta, persuade. Intervistato  Umberto Orsini, risponde che  Calibano, “ è  il diverso”.  Ma è anche il diverso alienato, il matto, l’indifeso che il regista fa muovere in scena toccandosi ripetutamente  le parti del  corpo . Dal punto di vista morale, il pensiero di Prospero è volto al perdono. La tempesta è una commedia a lieto fine. Egli stesso dice ad Ariel  “E perdonare fu sempre più nobile, se pur più raro, che trarre vendetta. Essi sono pentiti,  ed io non voglio spingere il castigo più in là d’un semplice aggrottar di ciglia.” (V, 1, 27-30). Ma  il perdono può arrivare  dopo il pentimento del colpevole,un pentimento al quale egli  giunge attraverso la sofferenza. Prospero impone al  fratello Antonio una pena fisica e morale, facendogli credere che il figlio di Alonso, Ferdinando, è morto e che la figlia Clarabella, per suo volere ha sposato un selvaggio; ed è  solamente quando è certo che il dolore ha innestato in lui il pentimento che  lo ha redento, donandogli  il suo perdono. E’ una saggezza non cristiana, ma umanista. La saggezza di Prospero non è più cristiana di quella di Socrate dove il bene non trionfa per volontà dell’Alto, ma per la volontà di un uomo giusto e saggio. Lo stesso codice morale al quale si rifà Prospero è umanista, il perfetto equilibrio tra razionale ed irrazionale, tra umanità e bestialità. Ed è proprio pensando al senso del perdono  attraverso la complicità del metateatro che  Andrea De Rosa si rivolge al pubblico, facendo appello,  alla nostra  coscienza. Egli ci domanda se oggi noi siamo disposti,  a  rispondere con le stesse parole di Prospero. Se come Prospero siamo disposti a ricompensare i buoni e a perdonare i cattivi. Per il regista De Rosa “La Tempesta  somiglia a un labirinto. Come in una casa di specchi , ogni volta che intravedi una via d’uscita , questa si rivela essere opposta a quella che avevi immaginato. Finché capisci che ciò che conta  è ascoltare le domande che il testo ti pone e restarci dentro(dentro il labirinto) . E’ l’unica via”. Ma gli incantesimi sono finiti annuncia al pubblico Prospero nell’Epilogo,  proponendoci  così una fondamentale fiducia nell’uomo, nelle forze elementari (naturali)  e ragionevoli che governano la sapienza umana.  Oriana Oliveri





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