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LE
NEREIDI L'INCHIESTA
Inchiesta
LA
VIOLENZA SULLE DONNE E LA CULTURA DEI TRIBUNALI
di Raffaella Mauceri
Come
rispondono i nostri tribunali alla domanda di giustizia
delle donne che subiscono violenza? Lo abbiamo chiesto
ad alcuni magistrati del tribunale di Siracusa: il Vice
Procuratore Generale Aggiunto dott. Giuseppe Toscano e i
sostituti procuratori dott. Antonio Nicastro, dott. Anna
Trinchillo GIUSEPPE
TOSCANO: “La forza della
normalità”
Lui non capisce perché è così amato e stimato, ma il
caso vuole che appena ci sediamo per mettere insieme
quest’intervista, entra una collaboratrice e, con aria
corrucciata, gli fa: “Procuratore, sono almeno due
settimane che non mi chiama. Perché? Come mai? Mi
raccomando, se ha bisogno di me, sono a sua
disposizione, lo sa!”. E al Sig. Procuratore aggiunto,
dott. Giuseppe Toscano, tocca rassicurarla e dirle che
non si è dimenticato di lei, che non ha nulla di cui
preoccuparsi, che semplicemente non si è dato il caso di
chiamarla. - Ecco qua! che cos’è questa se non una delle
infinite prove di affetto per lei? “Ma sa, qui mi
considerano un po’ come un papà. E, mi creda, a volte me
lo chiedo anch’io perché mi vogliono bene... Mah, che
posso dire? sarà la forza della normalità!” - Normalità?
Che si sappia, un procuratore capo può essere certamente
stimato, per carità, ma è soprattutto una persona
temuta. A volte soltanto ed esclusivamente temuta...“In
quanto a questo, spero di essere temuto soltanto dai
malfattori”.- Si dice di lei che è uno che non molla
l’osso. “Ed è assolutamente vero, lo ammetto. Un caso,
per quanto complicato sia, io devo portarlo a soluzione
perché chi fa del male deve essere punito. Così come chi
subisce del male deve essere difeso e tutelato. Su
questo si fonda il nostro mestiere e io sono uno che ci
crede”.- Dott. Toscano, quando un magistrato fonda un
pool antipedofilia, come ha fatto lei, è la prova
provata che nel suo lavoro ci crede eccome! “ E lo
stesso posso dire dei miei diretti collaboratori, i
sostituti procuratori Andrea Palmieri, Antonio Nicastro
e la dott. Anna Trinchillo, una giovane capace,
entusiasta, intelligente. La giustizia è difficile da
imporre e la violenza è tanta”. - La violenza, appunto,
quella contro i bambini che lei difende dalla sua sponda
di alto magistrato, e quella sulle donne, sole o con
figli, di cui ci occupiamo noi Nereidi dalla sponda
dell’assistenza come volontarie. Dicono che questa
specifica violenza sia in aumento. Qual è la sua
percezione? “Io non noto grandi differenze quantitative
rispetto a venti, trent’anni fa. E’ vero, in questi
ultimi anni, la sensazione è che sia aumentata ma c’è da
chiedersi quanto di più, rispetto al passato, emerge e
quanto viene amplificata dai media. Di sicuro, ne sono
particolarmente colpite le categorie più vulnerabili
come le donne e i bambini. Io nutro un grande rispetto
per le donne. E in quanto ai bambini, poi, li considero
sacri. Noto semmai, che la violenza si è diversificata,
ramificata, e direi specializzata. Mi colpisce per
esempio, la violenza psicologica che subiscono le
vittime dei cosiddetti maghi e assimilati (che sono
prevalentemente donne n.d.r.). Una violenza terribile
che non soltanto le riduce sul lastrico ma le annienta
come persone. Questo tipo di violenza è molto difficile
da dimostrare ed è lì che spesso scatta quella mia
caratteristica di non mollare l’osso nemmeno quando il
procedimento va avanti più di quanto si sperava”. Non
abbiamo dubbi in proposito, e passiamo il microfono a
chi sta in prima linea in questa guerra contro la
violenza di genere che sembra essere senza fine...
ANTONIO NICASTRO:
“Perseverare nella ricerca della giustizia”
L’espressione fra il serio e l’imbronciato, il sostituto
procuratore Antonio Nicastro sembra una persona di ben
poca elasticità e disponibilità. Invece è la prova
vivente del vecchio adagio: l’apparenza inganna. Anche
lui, infatti, non meno di Toscano, in quanto a
squisitezza, gode di ottima fama: “Nicastro? Un
signore!” dicono tutti. Magistrale il suo intervento
proprio sulla cultura dei tribunali, tenuto nel contesto
del seminario condotto dalle Nereidi l’8 marzo di quest’anno
sulla violenza di genere nel linguaggio dei media,
intervento che i cento e più partecipanti non
dimenticheranno facilmente. - Dott. Nicastro, la
legislazione del nostro paese diretta a scoraggiare la
violenza sulle donne, dicono sia la più avanzata
d’Europa. Eppure le donne che ne sono vittime ricevono
pochissima giustizia. Come mai questo accade? che cos’è
che non funziona? “In questo tribunale c’è una grande
sensibilità verso le persone vittime di violenza
intrafamiliare, persone che per quanto mi risulta, sono
sempre donne mentre i maltrattanti sono sempre uomini.
In dieci anni infatti non mi è mai capitato un caso
all’incontrario. In particolare, dicevo, sono sensibili
i G.I.P. anche perché al 75% si tratta di magistrati
donne. In quest’ambito ci sono ottime leggi,
specialmente la n.154 del 2001 che da qualche anno a
questa parte viene pienamente applicata in tutte le
misure previste, prima fra tutte, quella
dell’allontanamento del maltrattante dalla casa
coniugale e il divieto di avvicinarsi ai luoghi
frequentati dalle vittime. In parallelo gli viene anche
imposto di provvedere agli obblighi si sussistenza per i
familiari che altrimenti rischierebbero di non poter
sopravvivere”. - Lei si riferisce ad una legge concepita
e caldeggiata proprio dai centri antiviolenza, legge che
difatti prevede un’altra misura inedita, quella secondo
la quale il giudice può affidare le vittime ad un centro
antiviolenza. Cosa già accaduta al nostro centro
antiviolenza Le Nereidi quando, circa due anni fa, fummo
incaricate di gestire gli incontri fra due minori e il
padre, cioè il soggetto violento al quale abbiamo anche
ottenuto che fosse tolta la patria potestà. “Conosco
svariate componenti dell’ufficio legale del vostro
centro antiviolenza, e ne seguo l’intensa attività. So,
per esempio, che più di una volta vi è stata
riconosciuta la costituzione di parte civile, che vi
trovate a difendere non soltanto le donne vittime di
violenza ma anche i loro figli minori quando la donna
prende il coraggio a due mani e sporge denuncia contro
il marito per sottrarli alla violenza che anch’essi
subiscono come testimoni o anche come vittime dirette
del medesimo soggetto maltrattante, cioè il loro
padre...”. - ...e la donna fa un salto nel buio. “E’
vero perché la stessa famiglia la rimprovera per aver
denunciato il marito, in più deve affrontare il futuro
partendo da una situazione quanto mai precaria perché il
più delle volte non ha mezzi di sussistenza”. - Sempre a
proposito dei minori, che da noi vengono seguiti dalle
specialiste del Gruppo socio-psico-pedagogico, lei
ritiene giusto che al padre maltrattante che fa violenza
sui figli e contestualmente offre loro un modello
educativo quanto mai nefasto e pericoloso, venga
sottratta la patria potestà? “Assolutamente sì ma accade
raramente perché purtroppo i processi per maltrattamenti
in famiglia dove la sanzione penale è contenuta entro un
massimo di 5 anni, per effetto di tutta una serie di
misure (patteggiamento, rito abbreviato ecc...) si
riesce a portarla sotto la soglia dei 2 anni proprio
allo scopo di far sì che scatti la sospensione
condizionale della pena principale e anche di quella
accessoria. Eclatante il caso della sua collega
giornalista che dopo essere stata maltrattata per anni
dal marito, lo ha visto uscire libero dal tribunale e si
è suicidata”. - Un suicidio che equivale ad un delitto:
il marito la maltrattava, il sistema giudiziario l’ha
uccisa... “L’anno scorso una ragazza che aveva subito
violenza sessuale da un extracomunitario, era difesa per
l’appunto da un’avvocata del vostro Centro, e ricordo
che piangeva sulla sua spalla... - Anche in quel caso le
donne, se denunziano, vengono criticate e rimproverate
perché “mettono in piazza” esperienze molto scabrose di
cui secondo la solita vecchia mentalità omertosa,
dovrebbero vergognarsi loro....Un altro ambito dove è
difficilissimo ottenere una condanna per violenza
sessuale è quello coniugale. Noi ne abbiamo ottenuto una
ma è soltanto una goccia nell’oceano dei rapporti
sessuali coatti che si consumano in contesto
matrimoniale. “Purtroppo sì, si parte dal principio che
ci sia da parte della moglie un consenso a priori
sull’atto sessuale, per cui quando invece il consenso è
revocato, è processualmente difficile dimostrarlo, a
meno che non ci siano lesioni evidenti. Inoltre la donna
ha poca credibilità per il fatto stesso che continua a
vivere con il medesimo partner, magari perché non ha
alternative”. - Risulta anche a lei questo continuum fra
pestaggio e violenza sessuale? Perché nel racconto delle
nostre utenti è una costante. “Proprio così: spesso la
violenza è agita simultaneamente sui tre piani,
psicologico, fisico e sessuale”. - Un titolo di giornale
dice: Onu: “Violenza sulle donne un flagello mondiale.
Nessuno punisce gli uomini”. “In questo tribunale tutte
le denunce serie vengono portate a condanna. Il problema
è che la condanna viene puntualmente mitigata dal
dispositivo che ho citato poc’anzi: la condizionale”. -
Mitigata, dott. Nicastro? Vorrà dire vanificata! E non è
tutto. C’è un’altra forma di violenza sottostimata ma
gravissima: la violenza economica. Mi riferisco per
esempio a quella degli ex-mariti che non versano gli
alimenti nemmeno per i figli, e sono il 70% del totale.
Ma com’è possibile? In America questi uomini vengono
perseguiti per tentato omicidio, e da noi? “ Da noi, per
effetto del 560 del c.p., di padri che evadono gli
alimenti per i figli ne vengono condannati tantissimi.
La condanna consiste in un periodo di reclusione fino ad
un anno oppure in una multa da 103 a 1032 euro.
ovviamente si sceglie la multa... - E quindi ancora una
volta niente carcere “E poi c’è l’indulto”. - Già,
c’eravamo dimenticati la ciliegina sulla torta:
l’indulto. Che tristezza, dott. Nicastro! Ma dunque
quali speranze, prospettive, aspettative abbiamo per il
futuro? “Quelle di continuare con l’allontanamento del
soggetto violento e gli ordini di protezione. Quelle di
insistere e perseverare nella ricerca della giustizia,
tutti insieme, con tanta buona volontà, noi e anche voi
Nereidi, perché siete importanti. E mi accorgo di quanto
siete importanti nelle emergenze, nel sostegno alla
persona offesa, perché gestite l’impatto con gli
inquirenti. Quindi continuate e non mollate!”. ANNA
TRINCHILLO: “ La misoginia?
arretra”
A guardala, semplice, disponibile, minuta come un
fuscello e così incredibilmente giovane, si fa fatica a
crederci, eppure la dott. Anna Trinchillo è un sostituto
procuratore o... possiamo dirlo? una procuratrice. Ma
dentro di sé ha la forza dei nervi distesi che irradia
tutt’intorno dalla sua voce morbida e dal suo sguardo
dolce e fermo. - Dottoressa Trinchillo, insieme ai suoi
colleghi Nicastro e Palmieri, lei fa parte del pool
antipedofilia al seguito del Dott. Toscano, che ne è il
fondatore, quindi è già pienamente coinvolta in un forte
impegno per i bambini. Ma la realtà ci mostra che dove
ci sono bambini maltrattati, c’è sempre una mamma quanto
e più maltrattata di loro. “Sì, lo constatiamo
continuamente anche noi dal momento che denunce di
violenza in famiglia qui ne arrivano tante. E c'è da
dire che tutte le madri tendono a difendere i figli,
ciononostante i rapporti di forza all’interno della
coppia sono tali che a volte le madri vengono indotte a
tacere e tollerare ed essere omertose nella misura sono
immerse in un tale clima di terrore che hanno paura di
denunciare sia i maltrattamenti su di sé che quelli sui
figli. Dunque bisogna sapere leggere la denuncia e
cogliere il non-detto che può far sembrare la situazione
familiare meno grave di quella che è. Accade così,
infatti, che dietro una denuncia per mancato versamento
degli alimenti, si può celare una situazione di violenza
fisica o sessuale". - Di fatto, l’opinione pubblica non
perdona mai alle madri di non avere il coraggio di
affrontare il violento rischiando una carneficina, ed è
subito pronta a gridare alla madre svergognata,
snaturata e complice. “E’ vero, è verissimo, anche se
esistono i casi di madri realmente collaborative con il
soggetto violento, e questo capita per esempio quando
lei ha un nuovo compagno, ma soprattutto capita nelle
tribù dei nomadi..” - Ovvio: in quelle culture l’incesto
non è un tabù e quindi non è nemmeno un reato. “ Ma le
madri complici dei partner violenti o abusanti, così
come le madri che uccidono i propri figli, costituiscono
un fenomeno sociale di dimensioni assai ridotte. Diciamo
che sono le classiche eccezioni che confermano la
regola". - Di regola, infatti, le donne i figli li amano
e li difendono anche oltre misura secondo il più
classico dei modelli femminili. Ma una caratteristica (e
uno degli obbiettivi principali) della violenza è
proprio quella di spezzare la capacità decisionale della
vittima. “In effetti, la madre ha bisogno di essere
esortata a vuotare il sacco, ma per farlo, va anche
rassicurata su quale sorte aspetta lei e i suoi figli. E
una delle rassicurazioni più importanti, che la donna
spesso non ha, è quella di poter disporre dei mezzi
minimi di sussistenza per sé e per loro, per esempio
dell’assegno di mantenimento dell’ex coniuge". -... che
spesso invece lo evade allegramente. “Qui la
legislazione ha fatto un passo avanti perché una volta
per recuperare questo assegno bisognava dimostrare che i
figli erano in uno stato di indigenza. Oggi non occorre
più: l’assegno va versato e basta, a meno che il
genitore non sia disoccupato”. - E purtroppo, pur di non
consegnare un soldo all’odiata ex-moglie, è capace anche
di farsi licenziare e lavorare in nero. Dottoressa
Trinchillo, come lei certamente saprà, fino a ieri le
donne in tribunale potevano entrarci soltanto per essere
giudicate e condannate. Non potevano fare le avvocate
(tanto è vero che le chiamano ancora avvocati) nèo le
cancelliere e men che meno i giudici. Non potevano
nemmeno prestare giuramento e testimoniare perché la
loro parola non valeva nulla. Oggi le donne hanno
letteralmente invaso i palazzi di giustizia. Ciò
malgrado fino all’8 marzo di quest’anno, ci è toccato
sentire da alcuni uomini con tanto di laurea che le
donne non potranno mai raggiungere nessuna parità perché
il loro cervello è inferiore a quello dell’uomo! E
dunque le chiediamo: qui come stanno le cose? la cultura
dei tribunali è ancora misogina o sta cambiando? Qual è
la sua percezione? “Le donne portano dappertutto un
contributo di sensibilità, questo diventa pressoché
inevitabile laddove la nostra presenza è sempre più
massiccia così come sta accadendo nei tribunali. E
dunque la mia percezione è che abbiamo portato una
maggiore sensibilità sia rispetto alle problematiche
familiari, che prima si ritenevano ‘faccende private’
neanche molto importanti, sia nei confronti del genere
femminile. La misoginia esiste anche qui non meno che
altrove, ma giorno dopo giorno, arretra.... - .... come
satana. “Associazioni come Le Nereidi, per esempio,
nascono proprio per dare più forza alle donne nel
pretendere l’attenzione dei tribunali e nel chiedere
giustizia. Anzi, approfitto per dirvi che noi ci
aspettiamo una maggiore collaborazione da parte vostra,
con quella capacità squisitamente femminile di leggere
fra le righe e intuire che cosa le donne non dicono, e
aiutarle a pronunciare l’impronunciabile”.
SALVATORE
BARBARA: “La violenza è
agita degli uomini”
Quarant’anni di magistratura non sono certo bruscolini,
e se vero è che il dott. Barbara adesso è presidente di
sezione del tribunale civile, è altrettanto vero che ha
avuto una quantità di incarichi fra i più diversi che
gli hanno consentito di accumulare una enorme esperienza
non soltanto quantitativa ma anche qualitativa. Lui, per
fortuna, ne parla volentieri. - Dott. Barbara, la legge
154 trova applicazione anche nel civile? in quali casi e
con quale frequenza? “Direi che viene applicata non
spessissimo ma abbastanza di frequente soprattutto nella
misura dell’allontanamento del soggetto violento e cioè
tutte le volte che viene dimostrata la sua colpevolezza
che, in sede di separazione, è un grave addebito e
ricade puntualmente sull’uomo. Posso affermare, infatti,
che nella mia lunghissima carriera di magistrato non mi
è mai capitato un solo caso all’incontrario, dove cioè
il soggetto maltrattante fosse la donna e l’uomo la sua
vittima. Naturalmente, ripeto, la sua colpevolezza deve
essere dimostrata, e questo a volte non accade, o perchè
vengono abbandonate le accuse o perché non vengono
prodotte prove oggettive come referti medici,
testimonianze e quant’altro”. - Dott. Barbara, com’è
noto, la violenza di genere si consuma prevalentemente
nell’intimità domestica dove il maltrattante è al sicuro
da sguardi indiscreti... “Certo, il maltrattante sta
bene attento che non ci siano testimoni, ma qualche
prova è assolutamente necessaria, altrimenti crolla lo
stato di diritto. Anche un solo referto medico fa testo.
Il punto è che la stessa donna è restia a denunziare i
maltrattamenti perché è sempre il soggetto più debole, a
tutti i livelli: fisico, psicologico e soprattutto
economico. La donna che ha un reddito, ma sono poche, è
più sicura di sé procede alla separazione con più
disinvoltura e, se del caso, il maltrattante lo caccia
lei. Purtroppo la donna risente ancora di una condizione
secolare che l’ha relegata alla domesticità negandole
l’autonomia economica. A volte penso infatti che non
dovremmo stupirci più di tanto della misoginia dei paesi
islamici perché fino a ieri (e in qualche misura ancora
oggi) la condizione delle nostre donne non erano affatto
dissimili dalle loro e così pure i costumi mentali del
nostro paese”. - Basti dire che ci sono uomini con tanto
di laurea che si permettono di affermare che il cervello
della donna è inferiore a quello dell’uomo e che non
possono fare professioni come l’avvocata e la magistrata
perchè son troppo emotive (= uterine) e non hanno
serenità di giudizio... “A contraddire questi stupidi,
le donne nei palazzi di giustizia non soltanto ci sono e
anche numerosi ma danno a questa professione quel
contributo di intuito, di sensibilità e di umanità che a
noi uomini manca perché mentre per noi uomini diamo
prevalenza e precedenza all’attività lavorativa, una
donna magistrato invece, chiude una sentenza e passa ai
fornelli o al bambino da cullare e riesce a contemperare
i due ruoli, le due dimensioni...” - Già: riesce a
trovare la quadratura del cerchio.... “Invece di dire
sciocchezze, gli uomini dovrebbero provare a liberare le
donne da questi gravami, ma evidentemente non vogliono
farlo”. - Oggi esiste una mastodontica letteratura sulla
violenza di genere. Che tipo di formazione-informazione
hanno sul devastante fenomeno, i giudici che se ne
occupano sia a livello civile che penale? “Purtroppo noi
giudici, avendo una formazione assai qualificata,
veniamo considerati, dalla gente come dall’ordinamento,
dei tuttologi che in quanto tali possono approcciare
qualunque tipo di problema senza battere ciglio. In
concreto poi abbiamo un organico carente, insufficiente,
un ruolo mostruoso, circa mille cause a testa...che
tempo ha il giudice di aggiornarsi e informarsi su tutto
e su ogni cosa? Allora io ho sempre adottato il criterio
della prudenza, cioè dell’accostarmi alle cose senza
supponenza, non è certamente un criterio scientifico né
esaustivo, ma questa è la realtà”. - Nei contesti di
separazione coniugale, a volte i figli adolescenti si
alleano con il padre e si schierano contro la madre
vittima di maltrattamenti. Come e perché, a suo avviso,
si verificano queste mostruosità? - Avviene che i figli,
soprattutto i maschi, si fanno plagiare e “comprare” dai
padri. In sede di separazione, infatti, i ragazzi fanno
un calcolo economico e siccome il padre è il genitore
economicamente più forte, passano dalla sua parte e
danno addosso alla madre anche loro. Una volta mi è
capitato un figlio così spietato nei confronti della
madre che non ho potuto fare a meno di redarguirlo. Ma
purtroppo, sa, quando sono prossimi ai diciotto anni, le
imposizioni lasciano il tempo che trovano perché di lì a
poco non hanno alcun valore legale”. - Grazie dott.
Barbara. Una sua foto? “No, no, la prego, sono un
foto-fobo!”
La violenza
sulle donne e la cultura dei tribunali / 2
di Raffaella
Maceri
Come
rispondono le istituzioni alla domanda di giustizia
delle donne che subiscono violenza? Prosegue la nostra
inchiesta iniziata nel numero scorso, e questa volta
sentiamo il Sostituto Procuratore dott. Andrea Palmieri,
il Questore dott. Antonino Cufalo, il Colonnello della
GdF, dott. Canonico e S. E. il nuovo prefetto dott.
Maria Fiorella Scandura. ANDREA
PALMIERI:
“Deve
crescere la sensibilità della
magistratura e delle Forze
dell’Ordine”
Si possono coniugare giustizia e sport? Certamente!
Basta guardare l’ufficio del sostituto procuratore dott.
Andrea Palmieri, pieno di trofei di calcio e di vela
tutti conseguiti dal giudice medesimo ancorché giovane
oltre che affabilissima persona. Ma ahimè, l’argomento
della nostra intervista è triste e spigoloso. Cominciamo
infatti con una domanda tutt’altro che piacevole: -
Dott. Palmieri, i genitori di Mariantonietta, la ragazza
di Sanremo sgozzata da un uomo che aveva ucciso un’altra
ex-fidanzata perché anche lei aveva osato lasciarlo,
danno dell’assassino al giudice che a suo tempo non lo
arrestò. E’ un caso emblematico della difficoltà diffusa
di questo Paese di prevenire simili tragedie. Ecco:
perché non si riesce a prevenirle? Scarcerazioni facili?
mancati arresti? inadeguatezza della cultura dei
tribunali e delle Forze dell’Ordine?
“Condivido
pienamente le
dichiarazioni del collega Zucca
(giudice di Sanremo n.d.r.)
il quale
ha
detto: ‘Un pubblico ministero si
fa
sempre carico del dolore della
persona offesa ma deve tuttavia
essere lucido nell’analisi degli
elementi di un reato. E noi non
avevamo elementi sufficienti per
ordinare un arresto ’. Dunque
l’inghippo non sta nel
comportamento, impeccabile, del giudice Zucca, ma nella
mancanza
di
una legge che avrebbe
consentito a lui e consentirebbe a
tutti noi di prevenire questo
genere di delitti, e cioè un provvedimento di tipo
cautelare da applicare a colui che si rende responsabile
di atti persecutori...”
- Una legge
sullo stalking, insomma.
“Esatto. In Inghilterra esiste il reato di stalking
ovvero di ‘atti persecutori’, che consente ai magistrati
di far arrestare il persecutore. Da noi un magistrato
che voglia ottenere lo stesso risultato, deve ricorrere
a tutta una serie di escamotage che però richiedono una
quantità di elementi indiziari molto più elevata.
Prendiamo il tizio che sta sempre sotto casa della
vittima e ne controlla ogni movimento. Beh, io per poter
applicare una misura cautelare a questo soggetto, devo
dimostrare che costui disturba la libertà di movimento
della perseguitata ...”
- ...quando
invece è in pericolo non
solo la libertà di movimento della
perseguitata ma la sua stessa vita!
“Ciò detto, sono d’accordo con lei nell’affermare che da
parte sia della magistratura che delle Forze
dell’Ordine, occorre una maggiore sensibilità rispetto a
queste forme subdole di violenza, e una maggiore
attenzione nel mettere insieme come in un puzzle tutti
gli episodi di persecuzione, ma bisogna anche fare un
distinguo fra i classici e non pericolosi litigi fra
coniugi e le aggressioni, le
violenze e le persecuzioni”.
- Ad oggi,
noi Nereidi abbiamo tenuto
ben nove seminari formativi alle Forze
dell’Ordine. Avete notato, in Procura,
un
qualche cambiamento nella
preparazione della polizia e dei
carabinieri in materia di violenza di
genere?
“Nell’arco degli ultimi 5 anni, abbiamo notato non un
qualche
cambiamento ma una notevole evoluzione nella conoscenza
e nell’atteggiamento mentale e professionale delle FFOO
rispetto a questo fenomeno sociale. E questo fa onore a
voi e a loro”.
- L’84% dei
cosiddetti delitti
“passionali” sono preceduti dalla
persecuzione, e tutti gli assassini di
donne vanno ad incontrare la vittima
dicendo di voler recuperare il rapporto
ma
in realtà già attrezzati di coltello o
di
pistola e pronti ad ucciderla. Perché dunque questa
diffusa ostinazione a dire che erano in preda ad un
raptus?
“Raptus è, in
magistratura, un termine tecnico che sta ad indicare
un’azione d’impeto che non ci impedisce di individuare
la premeditazione”.
– Purtroppo
l’effetto deterrente sulle
vittime di violenza prodotto da casi
come quello di Sanremo, è immediato.
In
quei giorni, per esempio, noi Nereidi
avevamo appena accolto due giovani
donne vittime di ogni sorta di violenza
da
parte una del marito, l’altra del
convivente: botte, fame, isolamento,
segregazione. Erano venute da noi
decise a denunciarli e separarsi. Il
giorno dopo il delitto di Sanremo, ci
hanno telefonato e ci hanno detto di
lasciar perdere tutto perché avevano
paura di essere assassinate. Ecco
perché l’applicazione della 154 deve
essere il più possibile immediata,
perché ogni singolo giorno di ritardo
ne
vanifica lo scopo e il senso, le
donne non si sentono protette e di conseguenza non
denunciano!
“Noi
procuratori infatti
raccomandiamo sempre alle Forze
dell’Ordine di valutare bene il
rischio che corre la donna che
denuncia violenze, per non aversi
poi
a pentire di non essere
intervenuti tempestivamente nel
caso in cui si verifichi
l’irreparabile”.
- Cosa che anche noi Nereidi facciamo da sempre. In più,
dopo ogni seminario, lasciamo il materiale didattico
dove agenti di polizia e carabinieri trovano strumenti
di lavoro da no espressamente elaborati per loro.
“Ottimo!
Vedo che c’è una bella
corrispondenza fra noi procuratori
e
voi volontarie”.
- E passiamo ai bambini. Ai padri violenti dovrebbe
essere tolta la patria potestà perché infliggono ai
figli la violenza psicologica di essere costretti ad
assistere a scene che i bambini non dovrebbero mai
vedere...
“Non solo, ma
danno un imprinting
pericoloso tale per cui i figli
maschi imparano che devono
imporsi maltrattando la compagna
e
le figlie femmine imparano che essere maltrattate può
far parte del matrimonio. Ma questo è un aspetto di
competenza dei giudici del tribunale dei minori”.
- Bene,
sentiremo anche loro.
Un’ultima domanda, dott. Palmieri.
Dice il giudice Fabio Roia (Roma): “Il
fatto che la magistratura sia a priori e per definizione
preparata su tutto è un’idea arcaica che va
assolutamente superata. Anche la magistratura ha bisogno
di acquisire specializzazioni e soprattutto ha bisogno
di adeguarsi alla cultura innovativa circa la violenza
di genere”. Lei che ne pensa?
“Penso che
noi abbiamo bisogno di
una
magistratura aperta su tutto.
Non
possiamo essere preparati su
tutto, ma possiamo, senza
pregiudizi e senza presunzione,
riuscire a recepire gli input della
società, riconoscere gli errori che
a
volte facciamo, ed essere delle
spugne capaci di assorbire e imparare dalle esperienze
di altri, con semplicità e con umiltà”.
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