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 LE NEREIDIL'INCHIESTA


Inchiesta

LA VIOLENZA SULLE DONNE E LA CULTURA DEI TRIBUNALI  

   di Raffaella Mauceri

Come rispondono i nostri tribunali alla domanda di giustizia delle donne che subiscono violenza? Lo abbiamo chiesto ad alcuni magistrati del tribunale di Siracusa: il Vice Procuratore Generale Aggiunto dott. Giuseppe Toscano e i sostituti procuratori dott. Antonio Nicastro, dott. Anna TrinchilloGIUSEPPE TOSCANO: “La forza della normalità” Lui non capisce perché è così amato e stimato, ma il caso vuole che appena ci sediamo per mettere insieme quest’intervista, entra una collaboratrice e, con aria corrucciata, gli fa: “Procuratore, sono almeno due settimane che non mi chiama. Perché? Come mai? Mi raccomando, se ha bisogno di me, sono a sua disposizione, lo sa!”. E al Sig. Procuratore aggiunto, dott. Giuseppe Toscano, tocca rassicurarla e dirle che non si è dimenticato di lei, che non ha nulla di cui preoccuparsi, che semplicemente non si è dato il caso di chiamarla. - Ecco qua! che cos’è questa se non una delle infinite prove di affetto per lei? “Ma sa, qui mi considerano un po’ come un papà. E, mi creda, a volte me lo chiedo anch’io perché mi vogliono bene... Mah, che posso dire? sarà la forza della normalità!” - Normalità? Che si sappia, un procuratore capo può essere certamente stimato, per carità, ma è soprattutto una persona temuta. A volte soltanto ed esclusivamente temuta...“In quanto a questo, spero di essere temuto soltanto dai malfattori”.- Si dice di lei che è uno che non molla l’osso. “Ed è assolutamente vero, lo ammetto. Un caso, per quanto complicato sia, io devo portarlo a soluzione perché chi fa del male deve essere punito. Così come chi subisce del male deve essere difeso e tutelato. Su questo si fonda il nostro mestiere e io sono uno che ci crede”.- Dott. Toscano, quando un magistrato fonda un pool antipedofilia, come ha fatto lei, è la prova provata che nel suo lavoro ci crede eccome! “ E lo stesso posso dire dei miei diretti collaboratori, i sostituti procuratori Andrea Palmieri, Antonio Nicastro e la dott. Anna Trinchillo, una giovane capace, entusiasta, intelligente. La giustizia è difficile da imporre e la violenza è tanta”. - La violenza, appunto, quella contro i bambini che lei difende dalla sua sponda di alto magistrato, e quella sulle donne, sole o con figli, di cui ci occupiamo noi Nereidi dalla sponda dell’assistenza come volontarie. Dicono che questa specifica violenza sia in aumento. Qual è la sua percezione? “Io non noto grandi differenze quantitative rispetto a venti, trent’anni fa. E’ vero, in questi ultimi anni, la sensazione è che sia aumentata ma c’è da chiedersi quanto di più, rispetto al passato, emerge e quanto viene amplificata dai media. Di sicuro, ne sono particolarmente colpite le categorie più vulnerabili come le donne e i bambini. Io nutro un grande rispetto per le donne. E in quanto ai bambini, poi, li considero sacri. Noto semmai, che la violenza si è diversificata, ramificata, e direi specializzata. Mi colpisce per esempio, la violenza psicologica che subiscono le vittime dei cosiddetti maghi e assimilati (che sono prevalentemente donne n.d.r.). Una violenza terribile che non soltanto le riduce sul lastrico ma le annienta come persone. Questo tipo di violenza è molto difficile da dimostrare ed è lì che spesso scatta quella mia caratteristica di non mollare l’osso nemmeno quando il procedimento va avanti più di quanto si sperava”. Non abbiamo dubbi in proposito, e passiamo il microfono a chi sta in prima linea in questa guerra contro la violenza di genere che sembra essere senza fine... ANTONIO NICASTRO: “Perseverare nella ricerca della giustizia” L’espressione fra il serio e l’imbronciato, il sostituto procuratore Antonio Nicastro sembra una persona di ben poca elasticità e disponibilità. Invece è la prova vivente del vecchio adagio: l’apparenza inganna. Anche lui, infatti, non meno di Toscano, in quanto a squisitezza, gode di ottima fama: “Nicastro? Un signore!” dicono tutti. Magistrale il suo intervento proprio sulla cultura dei tribunali, tenuto nel contesto del seminario condotto dalle Nereidi l’8 marzo di quest’anno sulla violenza di genere nel linguaggio dei media, intervento che i cento e più partecipanti non dimenticheranno facilmente. - Dott. Nicastro, la legislazione del nostro paese diretta a scoraggiare la violenza sulle donne, dicono sia la più avanzata d’Europa. Eppure le donne che ne sono vittime ricevono pochissima giustizia. Come mai questo accade? che cos’è che non funziona? “In questo tribunale c’è una grande sensibilità verso le persone vittime di violenza intrafamiliare, persone che per quanto mi risulta, sono sempre donne mentre i maltrattanti sono sempre uomini. In dieci anni infatti non mi è mai capitato un caso all’incontrario. In particolare, dicevo, sono sensibili i G.I.P. anche perché al 75% si tratta di magistrati donne. In quest’ambito ci sono ottime leggi, specialmente la n.154 del 2001 che da qualche anno a questa parte viene pienamente applicata in tutte le misure previste, prima fra tutte, quella dell’allontanamento del maltrattante dalla casa coniugale e il divieto di avvicinarsi ai luoghi frequentati dalle vittime. In parallelo gli viene anche imposto di provvedere agli obblighi si sussistenza per i familiari che altrimenti rischierebbero di non poter sopravvivere”. - Lei si riferisce ad una legge concepita e caldeggiata proprio dai centri antiviolenza, legge che difatti prevede un’altra misura inedita, quella secondo la quale il giudice può affidare le vittime ad un centro antiviolenza. Cosa già accaduta al nostro centro antiviolenza Le Nereidi quando, circa due anni fa, fummo incaricate di gestire gli incontri fra due minori e il padre, cioè il soggetto violento al quale abbiamo anche ottenuto che fosse tolta la patria potestà. “Conosco svariate componenti dell’ufficio legale del vostro centro antiviolenza, e ne seguo l’intensa attività. So, per esempio, che più di una volta vi è stata riconosciuta la costituzione di parte civile, che vi trovate a difendere non soltanto le donne vittime di violenza ma anche i loro figli minori quando la donna prende il coraggio a due mani e sporge denuncia contro il marito per sottrarli alla violenza che anch’essi subiscono come testimoni o anche come vittime dirette del medesimo soggetto maltrattante, cioè il loro padre...”. - ...e la donna fa un salto nel buio. “E’ vero perché la stessa famiglia la rimprovera per aver denunciato il marito, in più deve affrontare il futuro partendo da una situazione quanto mai precaria perché il più delle volte non ha mezzi di sussistenza”. - Sempre a proposito dei minori, che da noi vengono seguiti dalle specialiste del Gruppo socio-psico-pedagogico, lei ritiene giusto che al padre maltrattante che fa violenza sui figli e contestualmente offre loro un modello educativo quanto mai nefasto e pericoloso, venga sottratta la patria potestà? “Assolutamente sì ma accade raramente perché purtroppo i processi per maltrattamenti in famiglia dove la sanzione penale è contenuta entro un massimo di 5 anni, per effetto di tutta una serie di misure (patteggiamento, rito abbreviato ecc...) si riesce a portarla sotto la soglia dei 2 anni proprio allo scopo di far sì che scatti la sospensione condizionale della pena principale e anche di quella accessoria. Eclatante il caso della sua collega giornalista che dopo essere stata maltrattata per anni dal marito, lo ha visto uscire libero dal tribunale e si è suicidata”. - Un suicidio che equivale ad un delitto: il marito la maltrattava, il sistema giudiziario l’ha uccisa... “L’anno scorso una ragazza che aveva subito violenza sessuale da un extracomunitario, era difesa per l’appunto da un’avvocata del vostro Centro, e ricordo che piangeva sulla sua spalla... - Anche in quel caso le donne, se denunziano, vengono criticate e rimproverate perché “mettono in piazza” esperienze molto scabrose di cui secondo la solita vecchia mentalità omertosa, dovrebbero vergognarsi loro....Un altro ambito dove è difficilissimo ottenere una condanna per violenza sessuale è quello coniugale. Noi ne abbiamo ottenuto una ma è soltanto una goccia nell’oceano dei rapporti sessuali coatti che si consumano in contesto matrimoniale. “Purtroppo sì, si parte dal principio che ci sia da parte della moglie un consenso a priori sull’atto sessuale, per cui quando invece il consenso è revocato, è processualmente difficile dimostrarlo, a meno che non ci siano lesioni evidenti. Inoltre la donna ha poca credibilità per il fatto stesso che continua a vivere con il medesimo partner, magari perché non ha alternative”. - Risulta anche a lei questo continuum fra pestaggio e violenza sessuale? Perché nel racconto delle nostre utenti è una costante. “Proprio così: spesso la violenza è agita simultaneamente sui tre piani, psicologico, fisico e sessuale”. - Un titolo di giornale dice: Onu: “Violenza sulle donne un flagello mondiale. Nessuno punisce gli uomini”. “In questo tribunale tutte le denunce serie vengono portate a condanna. Il problema è che la condanna viene puntualmente mitigata dal dispositivo che ho citato poc’anzi: la condizionale”. - Mitigata, dott. Nicastro? Vorrà dire vanificata! E non è tutto. C’è un’altra forma di violenza sottostimata ma gravissima: la violenza economica. Mi riferisco per esempio a quella degli ex-mariti che non versano gli alimenti nemmeno per i figli, e sono il 70% del totale. Ma com’è possibile? In America questi uomini vengono perseguiti per tentato omicidio, e da noi? “ Da noi, per effetto del 560 del c.p., di padri che evadono gli alimenti per i figli ne vengono condannati tantissimi. La condanna consiste in un periodo di reclusione fino ad un anno oppure in una multa da 103 a 1032 euro. ovviamente si sceglie la multa... - E quindi ancora una volta niente carcere “E poi c’è l’indulto”. - Già, c’eravamo dimenticati la ciliegina sulla torta: l’indulto. Che tristezza, dott. Nicastro! Ma dunque quali speranze, prospettive, aspettative abbiamo per il futuro? “Quelle di continuare con l’allontanamento del soggetto violento e gli ordini di protezione. Quelle di insistere e perseverare nella ricerca della giustizia, tutti insieme, con tanta buona volontà, noi e anche voi Nereidi, perché siete importanti. E mi accorgo di quanto siete importanti nelle emergenze, nel sostegno alla persona offesa, perché gestite l’impatto con gli inquirenti. Quindi continuate e non mollate!”.ANNA TRINCHILLO: “ La misoginia? arretra” A guardala, semplice, disponibile, minuta come un fuscello e così incredibilmente giovane, si fa fatica a crederci, eppure la dott. Anna Trinchillo è un sostituto procuratore o... possiamo dirlo? una procuratrice. Ma dentro di sé ha la forza dei nervi distesi che irradia tutt’intorno dalla sua voce morbida e dal suo sguardo dolce e fermo. - Dottoressa Trinchillo, insieme ai suoi colleghi Nicastro e Palmieri, lei fa parte del pool antipedofilia al seguito del Dott. Toscano, che ne è il fondatore, quindi è già pienamente coinvolta in un forte impegno per i bambini. Ma la realtà ci mostra che dove ci sono bambini maltrattati, c’è sempre una mamma quanto e più maltrattata di loro. “Sì, lo constatiamo continuamente anche noi dal momento che denunce di violenza in famiglia qui ne arrivano tante. E c'è da dire che tutte le madri tendono a difendere i figli, ciononostante i rapporti di forza all’interno della coppia sono tali che a volte le madri vengono indotte a tacere e tollerare ed essere omertose nella misura sono immerse in un tale clima di terrore che hanno paura di denunciare sia i maltrattamenti su di sé che quelli sui figli. Dunque bisogna sapere leggere la denuncia e cogliere il non-detto che può far sembrare la situazione familiare meno grave di quella che è. Accade così, infatti, che dietro una denuncia per mancato versamento degli alimenti, si può celare una situazione di violenza fisica o sessuale". - Di fatto, l’opinione pubblica non perdona mai alle madri di non avere il coraggio di affrontare il violento rischiando una carneficina, ed è subito pronta a gridare alla madre svergognata, snaturata e complice. “E’ vero, è verissimo, anche se esistono i casi di madri realmente collaborative con il soggetto violento, e questo capita per esempio quando lei ha un nuovo compagno, ma soprattutto capita nelle tribù dei nomadi..” - Ovvio: in quelle culture l’incesto non è un tabù e quindi non è nemmeno un reato. “ Ma le madri complici dei partner violenti o abusanti, così come le madri che uccidono i propri figli, costituiscono un fenomeno sociale di dimensioni assai ridotte. Diciamo che sono le classiche eccezioni che confermano la regola". - Di regola, infatti, le donne i figli li amano e li difendono anche oltre misura secondo il più classico dei modelli femminili. Ma una caratteristica (e uno degli obbiettivi principali) della violenza è proprio quella di spezzare la capacità decisionale della vittima. “In effetti, la madre ha bisogno di essere esortata a vuotare il sacco, ma per farlo, va anche rassicurata su quale sorte aspetta lei e i suoi figli. E una delle rassicurazioni più importanti, che la donna spesso non ha, è quella di poter disporre dei mezzi minimi di sussistenza per sé e per loro, per esempio dell’assegno di mantenimento dell’ex coniuge". -... che spesso invece lo evade allegramente. “Qui la legislazione ha fatto un passo avanti perché una volta per recuperare questo assegno bisognava dimostrare che i figli erano in uno stato di indigenza. Oggi non occorre più: l’assegno va versato e basta, a meno che il genitore non sia disoccupato”. - E purtroppo, pur di non consegnare un soldo all’odiata ex-moglie, è capace anche di farsi licenziare e lavorare in nero. Dottoressa Trinchillo, come lei certamente saprà, fino a ieri le donne in tribunale potevano entrarci soltanto per essere giudicate e condannate. Non potevano fare le avvocate (tanto è vero che le chiamano ancora avvocati) nèo le cancelliere e men che meno i giudici. Non potevano nemmeno prestare giuramento e testimoniare perché la loro parola non valeva nulla. Oggi le donne hanno letteralmente invaso i palazzi di giustizia. Ciò malgrado fino all’8 marzo di quest’anno, ci è toccato sentire da alcuni uomini con tanto di laurea che le donne non potranno mai raggiungere nessuna parità perché il loro cervello è inferiore a quello dell’uomo! E dunque le chiediamo: qui come stanno le cose? la cultura dei tribunali è ancora misogina o sta cambiando? Qual è la sua percezione? “Le donne portano dappertutto un contributo di sensibilità, questo diventa pressoché inevitabile laddove la nostra presenza è sempre più massiccia così come sta accadendo nei tribunali. E dunque la mia percezione è che abbiamo portato una maggiore sensibilità sia rispetto alle problematiche familiari, che prima si ritenevano ‘faccende private’ neanche molto importanti, sia nei confronti del genere femminile. La misoginia esiste anche qui non meno che altrove, ma giorno dopo giorno, arretra.... - .... come satana. “Associazioni come Le Nereidi, per esempio, nascono proprio per dare più forza alle donne nel pretendere l’attenzione dei tribunali e nel chiedere giustizia. Anzi, approfitto per dirvi che noi ci aspettiamo una maggiore collaborazione da parte vostra, con quella capacità squisitamente femminile di leggere fra le righe e intuire che cosa le donne non dicono, e aiutarle a pronunciare l’impronunciabile”. SALVATORE BARBARA: “La violenza è agita degli uomini” Quarant’anni di magistratura non sono certo bruscolini, e se vero è che il dott. Barbara adesso è presidente di sezione del tribunale civile, è altrettanto vero che ha avuto una quantità di incarichi fra i più diversi che gli hanno consentito di accumulare una enorme esperienza non soltanto quantitativa ma anche qualitativa. Lui, per fortuna, ne parla volentieri. - Dott. Barbara, la legge 154 trova applicazione anche nel civile? in quali casi e con quale frequenza? “Direi che viene applicata non spessissimo ma abbastanza di frequente soprattutto nella misura dell’allontanamento del soggetto violento e cioè tutte le volte che viene dimostrata la sua colpevolezza che, in sede di separazione, è un grave addebito e ricade puntualmente sull’uomo. Posso affermare, infatti, che nella mia lunghissima carriera di magistrato non mi è mai capitato un solo caso all’incontrario, dove cioè il soggetto maltrattante fosse la donna e l’uomo la sua vittima. Naturalmente, ripeto, la sua colpevolezza deve essere dimostrata, e questo a volte non accade, o perchè vengono abbandonate le accuse o perché non vengono prodotte prove oggettive come referti medici, testimonianze e quant’altro”. - Dott. Barbara, com’è noto, la violenza di genere si consuma prevalentemente nell’intimità domestica dove il maltrattante è al sicuro da sguardi indiscreti... “Certo, il maltrattante sta bene attento che non ci siano testimoni, ma qualche prova è assolutamente necessaria, altrimenti crolla lo stato di diritto. Anche un solo referto medico fa testo. Il punto è che la stessa donna è restia a denunziare i maltrattamenti perché è sempre il soggetto più debole, a tutti i livelli: fisico, psicologico e soprattutto economico. La donna che ha un reddito, ma sono poche, è più sicura di sé procede alla separazione con più disinvoltura e, se del caso, il maltrattante lo caccia lei. Purtroppo la donna risente ancora di una condizione secolare che l’ha relegata alla domesticità negandole l’autonomia economica. A volte penso infatti che non dovremmo stupirci più di tanto della misoginia dei paesi islamici perché fino a ieri (e in qualche misura ancora oggi) la condizione delle nostre donne non erano affatto dissimili dalle loro e così pure i costumi mentali del nostro paese”. - Basti dire che ci sono uomini con tanto di laurea che si permettono di affermare che il cervello della donna è inferiore a quello dell’uomo e che non possono fare professioni come l’avvocata e la magistrata perchè son troppo emotive (= uterine) e non hanno serenità di giudizio... “A contraddire questi stupidi, le donne nei palazzi di giustizia non soltanto ci sono e anche numerosi ma danno a questa professione quel contributo di intuito, di sensibilità e di umanità che a noi uomini manca perché mentre per noi uomini diamo prevalenza e precedenza all’attività lavorativa, una donna magistrato invece, chiude una sentenza e passa ai fornelli o al bambino da cullare e riesce a contemperare i due ruoli, le due dimensioni...” - Già: riesce a trovare la quadratura del cerchio.... “Invece di dire sciocchezze, gli uomini dovrebbero provare a liberare le donne da questi gravami, ma evidentemente non vogliono farlo”. - Oggi esiste una mastodontica letteratura sulla violenza di genere. Che tipo di formazione-informazione hanno sul devastante fenomeno, i giudici che se ne occupano sia a livello civile che penale? “Purtroppo noi giudici, avendo una formazione assai qualificata, veniamo considerati, dalla gente come dall’ordinamento, dei tuttologi che in quanto tali possono approcciare qualunque tipo di problema senza battere ciglio. In concreto poi abbiamo un organico carente, insufficiente, un ruolo mostruoso, circa mille cause a testa...che tempo ha il giudice di aggiornarsi e informarsi su tutto e su ogni cosa? Allora io ho sempre adottato il criterio della prudenza, cioè dell’accostarmi alle cose senza supponenza, non è certamente un criterio scientifico né esaustivo, ma questa è la realtà”. - Nei contesti di separazione coniugale, a volte i figli adolescenti si alleano con il padre e si schierano contro la madre vittima di maltrattamenti. Come e perché, a suo avviso, si verificano queste mostruosità? - Avviene che i figli, soprattutto i maschi, si fanno plagiare e “comprare” dai padri. In sede di separazione, infatti, i ragazzi fanno un calcolo economico e siccome il padre è il genitore economicamente più forte, passano dalla sua parte e danno addosso alla madre anche loro. Una volta mi è capitato un figlio così spietato nei confronti della madre che non ho potuto fare a meno di redarguirlo. Ma purtroppo, sa, quando sono prossimi ai diciotto anni, le imposizioni lasciano il tempo che trovano perché di lì a poco non hanno alcun valore legale”. - Grazie dott. Barbara. Una sua foto? “No, no, la prego, sono un foto-fobo!”

 

La violenza sulle donne e la cultura dei tribunali / 2

di Raffaella Maceri

Come rispondono le istituzioni alla domanda di giustizia delle donne che subiscono violenza? Prosegue la nostra inchiesta iniziata nel numero scorso, e questa volta sentiamo il Sostituto Procuratore dott. Andrea Palmieri, il Questore dott. Antonino Cufalo, il Colonnello della GdF, dott. Canonico e S. E. il nuovo prefetto dott. Maria Fiorella Scandura.ANDREA PALMIERI: “Deve crescere la sensibilità della magistratura e delle Forze dell’Ordine” Si possono coniugare giustizia e sport? Certamente! Basta guardare l’ufficio del sostituto procuratore dott. Andrea Palmieri, pieno di trofei di calcio e di vela tutti conseguiti dal giudice medesimo ancorché giovane oltre che affabilissima persona. Ma ahimè, l’argomento della nostra intervista è triste e spigoloso. Cominciamo infatti con una domanda tutt’altro che piacevole: - Dott. Palmieri, i genitori di Mariantonietta, la ragazza di Sanremo sgozzata da un uomo che aveva ucciso un’altra ex-fidanzata perché anche lei aveva osato lasciarlo, danno dell’assassino al giudice che a suo tempo non lo arrestò. E’ un caso emblematico della difficoltà diffusa di questo Paese di prevenire simili tragedie. Ecco: perché non si riesce a prevenirle? Scarcerazioni facili? mancati arresti? inadeguatezza della cultura dei tribunali e delle Forze dell’Ordine? Condivido pienamente le dichiarazioni del collega Zucca (giudice di Sanremo n.d.r.) il quale ha detto: ‘Un pubblico ministero si fa sempre carico del dolore della persona offesa ma deve tuttavia essere lucido nell’analisi degli elementi di un reato. E noi non avevamo elementi sufficienti per ordinare un arresto ’. Dunque l’inghippo non sta nel comportamento, impeccabile, del giudice Zucca, ma nella mancanza di una legge che avrebbe consentito a lui e consentirebbe a tutti noi di prevenire questo genere di delitti, e cioè un provvedimento di tipo cautelare da applicare a colui che si rende responsabile di atti persecutori...” - Una legge sullo stalking, insomma. “Esatto. In Inghilterra esiste il reato di stalking ovvero di ‘atti persecutori’, che consente ai magistrati di far arrestare il persecutore. Da noi un magistrato che voglia ottenere lo stesso risultato, deve ricorrere a tutta una serie di escamotage che però richiedono una quantità di elementi indiziari molto più elevata. Prendiamo il tizio che sta sempre sotto casa della vittima e ne controlla ogni movimento. Beh, io per poter applicare una misura cautelare a questo soggetto, devo dimostrare che costui disturba la libertà di movimento della perseguitata ...” - ...quando invece è in pericolo non solo la libertà di movimento della perseguitata ma la sua stessa vita! “Ciò detto, sono d’accordo con lei nell’affermare che da parte sia della magistratura che delle Forze dell’Ordine, occorre una maggiore sensibilità rispetto a queste forme subdole di violenza, e una maggiore attenzione nel mettere insieme come in un puzzle tutti gli episodi di persecuzione, ma bisogna anche fare un distinguo fra i classici e non pericolosi litigi fra coniugi e le aggressioni, le violenze e le persecuzioni”. - Ad oggi, noi Nereidi abbiamo tenuto ben nove seminari formativi alle Forze dell’Ordine. Avete notato, in Procura, un qualche cambiamento nella preparazione della polizia e dei carabinieri in materia di violenza di genere? “Nell’arco degli ultimi 5 anni, abbiamo notato non un qualche cambiamento ma una notevole evoluzione nella conoscenza e nell’atteggiamento mentale e professionale delle FFOO rispetto a questo fenomeno sociale. E questo fa onore a voi e a loro”. - L’84% dei cosiddetti delitti “passionali” sono preceduti dalla persecuzione, e tutti gli assassini di donne vanno ad incontrare la vittima dicendo di voler recuperare il rapporto ma in realtà già attrezzati di coltello o di pistola e pronti ad ucciderla. Perché dunque questa diffusa ostinazione a dire che erano in preda ad un raptus? “Raptus è, in magistratura, un termine tecnico che sta ad indicare un’azione d’impeto che non ci impedisce di individuare la premeditazione”. – Purtroppo l’effetto deterrente sulle vittime di violenza prodotto da casi come quello di Sanremo, è immediato. In quei giorni, per esempio, noi Nereidi avevamo appena accolto due giovani donne vittime di ogni sorta di violenza da parte una del marito, l’altra del convivente: botte, fame, isolamento, segregazione. Erano venute da noi decise a denunciarli e separarsi. Il giorno dopo il delitto di Sanremo, ci hanno telefonato e ci hanno detto di lasciar perdere tutto perché avevano paura di essere assassinate. Ecco perché l’applicazione della 154 deve essere il più possibile immediata, perché ogni singolo giorno di ritardo ne vanifica lo scopo e il senso, le donne non si sentono protette e di conseguenza non denunciano! “Noi procuratori infatti raccomandiamo sempre alle Forze dell’Ordine di valutare bene il rischio che corre la donna che denuncia violenze, per non aversi poi a pentire di non essere intervenuti tempestivamente nel caso in cui si verifichi l’irreparabile”. - Cosa che anche noi Nereidi facciamo da sempre. In più, dopo ogni seminario, lasciamo il materiale didattico dove agenti di polizia e carabinieri trovano strumenti di lavoro da no espressamente elaborati per loro. “Ottimo! Vedo che c’è una bella corrispondenza fra noi procuratori e voi volontarie”. - E passiamo ai bambini. Ai padri violenti dovrebbe essere tolta la patria potestà perché infliggono ai figli la violenza psicologica di essere costretti ad assistere a scene che i bambini non dovrebbero mai vedere... “Non solo, ma danno un imprinting pericoloso tale per cui i figli maschi imparano che devono imporsi maltrattando la compagna e le figlie femmine imparano che essere maltrattate può far parte del matrimonio. Ma questo è un aspetto di competenza dei giudici del tribunale dei minori”. - Bene, sentiremo anche loro. Un’ultima domanda, dott. Palmieri. Dice il giudice Fabio Roia (Roma): “Il fatto che la magistratura sia a priori e per definizione preparata su tutto è un’idea arcaica che va assolutamente superata. Anche la magistratura ha bisogno di acquisire specializzazioni e soprattutto ha bisogno di adeguarsi alla cultura innovativa circa la violenza di genere”. Lei che ne pensa? “Penso che noi abbiamo bisogno di una magistratura aperta su tutto. Non possiamo essere preparati su tutto, ma possiamo, senza pregiudizi e senza presunzione, riuscire a recepire gli input della società, riconoscere gli errori che a volte facciamo, ed essere delle spugne capaci di assorbire e imparare dalle esperienze di altri, con semplicità e con umiltà”.