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Messaggio
sulla secolare tradizione di ricordare il
ritrovamento delle reliquie dei Santi Martiri:
Carissimi
fedeli, ancora una volta si rinnova la secolare tradizione di ricordare
il ritrovamento delle reliquie dei santi martiri, celebrando l’esempio
di vita di fede dei tre santi fratelli. La tradizione, tramandataci dei
nostri padri ci ricorda l’evento del 1517, con un momento penitenziale
che tutta la città di Lentini visse come segno di richiesta di perdono
e, ringraziamento a Dio Padre, per la “grazia ricevuta”, aver
ricondotto i resti mortali dei santi fratelli, tanto venerati, nella
città in cui subirono il martirio. Le celebrazioni di sabato 2 settembre
2006 avranno il seguente svolgimento: ore 7,00: apertura Chiesa Madre e
suono delle campane, ore 12,00: circa chiusura chiesa ore 16,00:
riapertura chiesa Madre ore 17,00: inizio liturgia penitenziale (saranno
presenti dei sacerdoti disponibili per ascoltare le confessioni) ore
19,30: recita del santo rosario ore20,00: celebrazione Eucaristica ore
21,00 circa, tradizionale spettacolo pirotecnico. Nella Chiesa della
Fontana, che la tradizione ricorda come il luogo in cui sia avvenuto il
martirio dei tre santi fratelli ed in particolare quello di s. Alfio,
alle 18,30 verrà celebrata la santa Messa.
La
nascita.
L’epoca della nascita dei Santi Martiri risale, alla
prima metà del lll secolo, nella cittadina di Vaste in Puglia.
Nella città dei Prefetti Benedetta e Vitale nacquero i Tre
Fratelli : Alfio, Filadelfo e Cirino. Tre bambini
ebbero come educatore tale Osimo, notoriamente conosciuto
come uomo santo. Questi pose ogni cura nel fare crescere
nella scienza e nel timore di Dio i Tre Fratelli : Alfio, Filadelfo
e Cirino. Era quella l’epoca in cui i cristiani pativano per le
frequenti persecuzioni. Gli storici trascrissero come con grande
dovizia la “settima persecuzione” nel 251 per la atrocità compiute.
La
persecuzione
La casa della famiglia
Vitale fu denunziata per prima. I soldati arrestarono il maestro Osimo, ed i discepoli che furono condotti
davanti al regnante del tempo chiamato Preside. Tale Nigellione
chiese ai Tre Fratelli quale fede professassero. La risposta fu
una e decisa da parte dei Martiri : “Noi siamo Cristiani, noi
aborriamo di sacrificare alla pagane divinità che sono demoni
sozzi”. A questa risposta il tiranno ordinò che al maestro Osimo
venissero rotte le mascelle con dei sassi. I Tre Fratelli
furono appesi per i capelli a delle forche, rimanendovi per
alcuni giorni. Poi i Martiri furono lasciati in oscure prigioni con i
piedi legati a dei ceppi di legno. Nigellione, dopo avere
ordinato i primi martìri, credeva di potere fare cambiare idea ai Tre
Fratelli. Ma dopo averli sentiti ricevette sempre la stessa ferma
risposta. A quel punto il tiranno mandò Alfio, Filadelfo e
Cirino a Roma. Furono rinchiusi nel carcere Mamertino per ordine
dell’imperatore Gallo. I Tre Fratelli rimasero in catene
immobilizzati per una settimana, costretti a restare con la faccia in
su senza potersi minimamente muovere. Si narra che ai Tre Fratelli
apparvero, la prima notte, i Santi Apostoli Pietro e Palo che li
incoraggiarono a superare le sofferenze. I Martiri, sfiniti,
furono condotti davanti al prefetto di Roma Licinio per un nuovo
interrogatorio. Ancora una volta i Tre Fratelli confermarono la propria
fede cristiana. Il tiranno ordinò che fossero flagellati.
Quell’ordine fu subito eseguito ed i giovanetti subirono l’ennesima
sofferenza, caddero per terra sfiniti dalle percosse. I Tre Fratelli
furono inviati alla corte del feroce Tertullo nel tentativo di essere
convinti a cambiare fede. Il preside della Sicilia Tertullo era noto
per il modo durissimo in cui trattava i cristiani. Il 25 agosto
del 252, i Tre Fratelli sbarcarono in Sicilia a Messina.
Dalla città del porto Alfio, Filadelfo e Cirino furono condotti
in catene fino a Taormina dove si trovava, in quel momento Tertullo. Il
tiranno finse di difendere i Tre Fratelli, che erano stati maltrattati
dai militari che li avevano condotti in catene e rimproverò il capo
Silvano. Tertullo usò modi gentili per conquistare la fiducia dei
giovani. A quel punto il tiranno tentò di indurre i tre fratelli a
rinnegare la religione cristiana. Alfio, Filadelfo e Cirino
risposero: “Noi adoriamo il Dio dei cristiani, Dio Vero, Dio Uno e
Trino”. Tertullo superbo e furibondo ordinò che ai
fratelli venissero rasi e capelli, fossero legati per le spalle ad
un’enorme trave e dopo fosse versata pece bollente sui loro corpi.
Poi i tre giovanetti furono affidati a quaranta soldati comandati da
Mercurio, e mandati a Lentini. I Martiri attraversarono molte zone
etnee lasciando messaggi di fede indelebili, mercoledì 2 settembre del
252, entrarono a Lentini. A dicembre dello stesso anno
Tertullo torno a Lentini credendo di trovare i Tre Fratelli esausti ed
“ammorbiditi”. Il tiranno fu informato dei miracoli compiuti
dai Tre nelle zone etnee e di Lentini e della conversione del
comandante delle guardie Mercurio. Tertullo fece venire al suo cospetto
i Tre Fratelli ordinando loro di venerare una statua pagana, pena
la morte. La risposta dei Martiri fu decisa :”pronti a soffrire mille
morti, ma giammai incensare una divinità falsa”. Alfio, Filadelfo e
Cirino furono legati ad una colonna e flagellati. Dal mese di dicembre
a maggio i Martiri furono flagellati innumerevoli volte per ordine di
Tertullo. Soltanto le attenzioni di Tecla lenivano le piaghe dei
martiri. Il 10 maggio del 253 i Martiri furono condotti davanti a
Tertullo per l’ennesima richiesta di rinuncia alla fede cristiana. La
risposta dei giovani, malgrado le sofferenze patite fu sempre la
stessa. Il tiranno a quel punto pronunciò la condanna : “ad Alfio
sia strappata la lingua, Filadelfo si faccia roventare sulla graticola
e Cirino sia buttato in una caldaia di pece bollente”. Il martirio fu
eseguito dalle guardie. Alfio aveva appena 22 anni e 7 mesi,
Filadelfo 21 anni e Cirino 19 anni ed 8 mesi. I corpi dei Martiri
per ordine di Tertullo furono gettati in un pozzo secco. Le Sante
Matrone Tecla e Giustina accompagnate dai servi estrassero dal pozzo,
nella notte, i corpi e li seppellirono in una villa di campagna.
Il voto dei “nudi”, la notte tra il 9 ed il 10 maggio, è ormai una
tradizione che, da molti lustri, si tramanda. Secondo il
racconto che si tramanda nei tempi il giro Santo della Città viene
effettuato dai fedeli che hanno chiesto o devono chiedere una grazia ai
Santi Martiri. Simbolicamente i nudi ricordano il giro che i Santi Martìri
furono costretti a fare nudi per tutta Lentini, poco prima di essere
uccisi per ordine del tiranno Tertullo.
I lentinesi
in abiti succinti
emulano, per certi aspetti, il sacrificio dei Martiri che furono
costretti a subire l’ennesima violenza fisica e morale prima del
martirio. Nel tempo, si è modificato il modo di “offrire” da
parte dei devoti che sono aumentati in numero sempre maggiore.
Originariamente il “giro Santo” della Città veniva
effettuato dai devoti, in massima parte uomini scalzi che
indossavano soltanto pantaloncini di colore bianco ed una fascia di
colore rosso attorno al corpo. I devoti girando il percorso a piedi e
di corsa inneggiano ai Santi Martiri professando la fede cristiana. Nel
tempo ai nudi si sono aggiunte le donne vestite e silenziose che hanno
percorso il “giro Santo”, in numero sempre maggiore. Nel giro di
pochi anni, alla fine del 1980, i “nudi” veri sono
diminuiti sempre di più. Anche gli uomini hanno iniziato a percorrere
il “giro Santo” vestiti portando fiori in dono ai Martiri.
Da qualche anno migliaia di fedeli vestiti percorrono il “giro
Santo” vestiti, un vero fiume umano. E’ cambiato il modo di
esprimere la fede verso i Santi Martiri, ma senza dubbio lo stimolo è
sempre lo stesso. I “nudi” che indossano pantaloncini e la fascia
rossa, sono rimasti una sparuta minoranza che a stento riescono ad
essere notati nella gran folla di fedeli che percorrono il “giro”
regolarmente vestiti.
La festa del 10 maggio è certamente identica, ogni anno, per quanto
riguarda il programma, ma sempre interessante e fortemente sentita
nella zona nord della provincia di Siracusa. I festeggiamenti veri e
propri in onore dei Santi Martiri Alfio, Filadelfo e Cirino iniziano la
sera del 9 maggio con l’uscita della Reliquia dalla Chiesa
della Fontana ed il classico fuoco d’artificio. C’è poi grande
attesa per l’uscita dei nudi che di fatto inizia alle ore 00.1 del
giorno 10 maggio. Alla ore 10.00 del 10 maggio in piazza Duomo tutti i
lentinesi attendono l’uscita della “Vara” del Patrono S. Alfio
dalla cattedrale tra lo sparo dei mortaretti. E’ un classico dei
festeggiamenti l’uscita della Vara spinta dai “Devoti Spingitori”
che si alternano nel prestigioso compito. La “Vara” spinta dai
fedeli attraversa tutta la Città di Lentini facendo rientro nella
cattedrale soltanto a tarda notte giorno 11 maggio.
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