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Catania –   Furti e rapine ad anziani,  donna dei “caminanti” ai domiciliari. Agenti del Commissariato  di P.S. “Nesima“, ieri, hanno dato esecuzione all’Ordinanza del Tribunale di Catania Sezione GIP dispositiva della reiterazione della misura cautelare degli arresti domiciliari a carico di Fortunata SESTA 29enne. La donna, lo scorso 9 novembre, era stata arrestata dagli uomini del Commissariato insieme alla madre Giovanna RESIZZI SCALORA 50enne (quest’ultima, invece, era stata tradotta in carcere). Le  due congiunte, appartenenti all‘etnia dei c.d. “camminanti“, si erano rese responsabili in concorso di numerosi  furti aggravati e di una rapina.  I delitti erano stati programmati e consumati con spregiudicatezza, in modo seriale e in un brevissimo lasso di tempo, ai danni di  soggetti anziani od affetti da patologie e quindi in condizioni di minorata difesa. Le due simulando con scaltrezza la qualità di assistenti sociali, conoscenti o impiegate del Comune riuscivano, con vari raggiri, a carpire la fiducia delle vittime e farsi accogliere nelle loro abitazioni dove, con diversi stratagemmi, si appropriavano di denaro in contanti e di oggetti in oro, non esimendosi dall’agire con particolare efferatezza, per assicurarsi l’impunità, qualora venivano scoperte dai malcapitati  mentre frugavano nei cassetti. SESTA, lo scorso 2 dicembre, era stata rimessa in libertà dal Tribunale del Riesame a causa della nullità di un atto. Il GIP, stante la sussistenza del quadro accusatorio, formalizzato a seguito dell’attività investigativa condotta dal Commissariato, ha riconosciuto la pericolosità della donna accogliendo l’istanza del Pm che aveva chiesto  di adottare nuovamente un’ordinanza restrittiva a carico della SESTA. La donna è stata arrestata dai poliziotti del Commissariato Nesima e posta ai domiciliari, disposti a ragione della recente maternità.


Caltagirone CT7 ospiti C.P.A. aggrediscono e feriscono 2 operatrici,  danneggiati locali. 2  maggiorenni arrestati e 5 minori denunciati. I Carabinieri della Stazione di Caltagirone (CT)  hanno arrestato, nella flagranza

 ISISSIAKA MAIGA 19enne del Mali,  ABDULRAHIM FOFANA 18enne della Guinea e denunciato 5 minorenni, originari della Guinea, del Mali e del Gambia, dell’età  compresa tra  16 e  17 anni, tutti ritenuti responsabili  di sequestro di persona, esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza sulle cose ed alle persone, lesioni personali e danneggiamento.  I fatti sono accaduti nella tarda mattinata di ieri quando il gruppetto, capeggiato dagli arrestati, al fine di ottenere  immediatamente il “Pocket Money”, non hanno esitato a sradicare dai muri alcuni estintori iniziando a distruggere i suppellettili nel Centro di Prima Accoglienza calatino. Le operatrici presenti nella struttura, nel tentativo di calmare gli animi, sono state aggredite, minacciate con dei cocci di bottiglia ed obbligate a non lasciare i locali del centro. Solo l’intervento in  forze dei Carabinieri, avvisati da un’altra operatrice tramite 112, ha consentito la liberazione degli ostaggi e l’arresto, dopo una violenta colluttazione,  dei due vandali con il contestuale ripristino delle condizioni di sicurezza all’interno della struttura.  Le due operatrici aggredite sono state medicate all’Ospedale di Caltagirone dove i sanitari hanno riscontrato loro  “distorsione cervicale, trauma cranico minore e stato d’ansia reattivo” con prognosi di una decina di giorni. Gli arrestati, espletate le formalità di rito, sono stati ristretti nel carcere di Caltagirone. 


Catania Droga in cucina : polizia dai domiciliari al carcere. Si tratta di Manuel RUVOLO 26enne. Il personaggio,  nonostante si trovasse agli arresti domiciliari avrebbe continuato a spacciare.  Due  agenti dell’U.P.G.S.P.,ieri pomeriggio, liberi dal servizio, sono intervenuti in via Malta, arrestando il soggetto  26enne per detenzione di stupefacenti e spaccio ed hanno messo fine termine alla situazione. L’attenzione dei poliziotti era stata attirata dal via vai di persone notato nei pressi dell’abitazione del soggetto, già noto per essere sottoposto alla misura restrittiva. I tutori dell’ordine, conoscendo i precedenti del RUVOLO, hanno subito immaginato di cosa potesse trattarsi. Gli agenti  hanno   controllato e perquisito il domicilio che, com’era facile immaginare, ha permesso di trovare occultati in cucina: 11 grammi di marijuana, 1 bilancia da cucina utilizzata per pesare la droga ed una somma di denaro, probabile provento dell’attività di spaccio.  RUVOLO, immediatamente  arrestato, su disposizione del P.M. di turno è stato condotto presso la Casa Circondariale “Piazza Lanza” di Catania.






Ultimora   nov. dic.2014




 



ULTIMORA

CC ROS documentati 10 summit di mafia tra Catania e Lentini fermato Magrì


 

ultimo aggiornamento

 

 




CataniaSantapaolaErcolano”: CC, preso latitante Nizza in villa a Viagrande, con moglie e coppia amici. I carabinieri del Comando Provinciale di Catania, coordinati della Procura Distrettuale della Repubblica etnea, hanno arrestato Andrea Luca NIZZA 30enne, irreperibile dal 12 dicembre 2014 e, dal giugno 2015, inserito nell’elenco dei latitanti pericolosi del Ministero dell’Interno. NIZZA, nonostante la latitanza, secondo gli investigatori avrebbe ricoperto il ruolo di responsabile dell’omonimo gruppo criminale, quale articolazione della famiglia di cosa nostra catanese “SantapaolaErcolano”, attivo nel quartiere di Librino. Le indagini, condotte con attività tecniche e servizi dinamici sul territorio, hanno avuto come epilogo  l’intervento risolutivo di questa notte che ha visto l’impiego massiccio di militari del Nucleo Investigativo. Gli operanti, nel corso della notte, hanno fatto irruzione in una villetta, dotata di tutti i confort, situata nella periferia di Viagrande, al confine con il comune di Trecastagni. Il latitante, che non ha opposto resistenza durante l’arresto, è stato trovato in compagnia della giovane moglie in gravidanza e di due dei suoi figli. I militari all’interno dell’immobile hanno trovato anche due giovani coniugi incensurati, di 30 e 26 anni, a loro volta arrestati per favoreggiamento personale aggravato dall’aver commesso il fatto per agevolare l’organizzazione mafiosa “Santapaola – Ercolano”. I due, per quanto potuto accertare dagli investigatori nell’immediatezza dei fatti, si sarebbero presi cura della famiglia del latitante assicurando adeguata assistenza logistica. La latitanza di Andrea NIZZA ha avuto inizio dopo la sua condanna in abbreviato, nell’ambito del procedimento Fiori Bianchi, essendosi all’epoca sottratto al provvedimento restrittivo contestualmente emesso dal GUP. Il personaggio nel corso della sua latitanza ha avuto a suo carico ulteriori provvedimenti cautelari e sentenze di condanna, nessuna delle quali ancora divenuta definitiva. Nizza, il 12 gennaio 2015 ancora latitante, veniva raggiunto da un decreto di fermo di indiziato di delitto emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia etnea poiché ritenuto, insieme ad altri, responsabile di Associazione di tipo mafioso, estorsione ed usura aggravata in danno di un imprenditore di Mascalucia. Il personaggio nel 22 giugno 2015 veniva raggiunto da ulteriore provvedimento restrittivo con cui veniva ritenuto responsabile, in concorso con altri, di omicidio, occultamento di cadavere, detenzione e porto illegale di armi comuni da sparo. I carabinieri per ultimo, a seguito di un ulteriore provvedimento restrittivo nei confronti della famiglia di cosa nostra catanese e segnatamente del gruppo NIZZA, l’hanno eseguito il 6 luglio 2016 con la c.d. operazione “CARTHAGO”. L’inchiesta   ha portato alla sbarra 35 persone per i reati di associazione mafiosa, armi e traffico di stupefacenti, ritenute appartenenti al gruppo dei NIZZA della famiglia Santapaola, che sarebbe capeggiato proprio da Andrea NIZZA. L’esecuzione dell’ordinanza riguardò l’intero quartiere di Librino posto nella periferia sud della città, eletto dal clan Nizza quale centro di distribuzione di stupefacenti di vario tipo ed in particolare di hascisc, marijuana e cocaina. L’attività investigativa CARTHAGO prese le mosse dal rinvenimento di un maxi arsenale, composto da oltre 50 armi tra kalashnikov, pistole e fucili, effettuato dai Carabinieri sulla scorta delle prime dichiarazioni del collaboratore di giustizia Davide Seminara, già uomo di fiducia di Andrea Nizza. Le ulteriori dichiarazioni di recenti collaboratori di giustizia, riscontrate da attività di indagine tecnica e tradizionale, consentirono agli investigatori di ricostruire le attività e l’organigramma del sodalizio mafioso dei Nizza, e fare, quindi, piena luce su uno dei gruppi più agguerriti ed organizzati del panorama criminale catanese. Le investigazioni documentarono come il gruppo mafioso, operante nella zona di Librino e San Cristoforo e capeggiato rispettivamente da Fabrizio NIZZA (ora collaboratore di giustizia) e Daniele NIZZA (detenuto al 41 bis O.P.), e di seguito retto da Andrea NIZZA, avesse acquisito un peso determinante nell’ambito delle dinamiche mafiose all’interno di Cosa Nostra catanese, anche grazie all’investitura a rango di uomini d'onore di Fabrizio e Daniele Nizza avvenuta nel giugno 2008 ad opera di Santo La Causa, Carmelo Puglisi e Vincenzo Aiello.  I carabinieri hanno appurato che il gruppo facente capo ai fratelli Nizza, negli ultimi anni, sarebbe riuscito a creare un vero e proprio “cartello” della droga con il monopolio delle “piazze di spaccio” nei quartieri di Librino, San Giovanni Galermo e San Cristoforo. I militari hanno appurato che i soggetti indagati, grazie ai cospicui profitti derivanti da tale attività, avevano acquisito un peso notevole all’interno del clan Santapaola, essendo in grado di reclutare e retribuire centinaia di affiliati e di acquistare ingenti quantitativi di stupefacente da immettere sul mercato catanese garantendosi rilevanti flussi di denaro in contanti, prontamente riutilizzabili per investimenti economici, finanziari e per il  sostentamento degli affiliati già detenuti e al mantenimento degli associati al pari di una vera e propria retribuzione. I carabinieri hanno ricostruito come le attività di spaccio fossero svolte nelle singole piazze professionalmente con ripartizione di ruoli tra pusher, vedette, responsabili di zona e coloro che assicuravano il continuo rifornimento di stupefacente, e con organizzazione di turni di vendita durante tutto l’arco della giornata, così riuscendo a garantire al sodalizio proventi giornalieri pari a circa  80.000€. L’operazione di oggi costituisce un ulteriore importante risultato dell’ampia strategia di contrasto della Procura Distrettuale della Repubblica di Catania e dei Carabinieri del Comando Provinciale che ha consentito di trarre in arresto, in esecuzione di numerose ordinanze cautelari, dal gennaio 2015 fino ad oggi, complessivamente oltre 60 persone per i reati di associazione di tipo mafioso, estorsione, porto e detenzione illegale di armi, e di fare piena luce su alcuni omicidi avvenuti tra il 2006 ed 2011, disarticolando definitivamente il gruppo dei fratelli NIZZA.


Catania Polizia sequestra 1000 kg marijuana in zona balneare Vaccarizzo.  La  Polizia di Stato, intorno alla mezzanotte di ieri, ha rinvenuto in contrada Vaccarizzo 1000 kg circa di marijuana, stipata all’interno di un casolare pertinente ad uno stabilimento balneare non più in funzione. Gli uomini della Squadra Nautica dell’U.P.G.S.P. già alle ore 11:30 di ieri, erano intervenuti presso la spiaggia ubicata quasi dirimpetto al luogo in contrada Vaccarizzo, su segnalazione di un anonimo che aveva visto un gommone d’ingenti dimensioni, senza persone a bordo, rimasto incagliato nella battigia ed in balia delle onde. Gli operatori hanno rinvenuto il gommone in questione, lungo mt.12, totalmente pieno d’acqua, provvisto di tre motori fuori bordo da 350 cv. cadauno, con diversi fusti di benzina. I tutori dell’ordine, tramite il personale dei Vigili del Fuoco hanno cercato ma invano di rimuovere il natante, infatti le sue ingenti dimensioni ed il mare molto agitato non l’hanno consentito.   Il  gommone appariva chiaro fosse stato appena utilizzato o per il trasporto di stupefacente o di immigrati, ma qualcosa era andato improvvisamente storto e gli scafisti l’avevano abbandonato. La conseguente attività della  Polizia ha consentito di rinvenire ben occultata in una cabina di cemento in uno stabilimento balneare abbandonato 30 colli colmi di marijuana, poi quantificata in Kg. 1000 complessivi. Gli investigatori stanno svolgendo indagini tese a chiarire i contorni della vicenda, la provenienza ed i destinatari dello stupefacente. La polizia ha sequestrato l’ingente  quantitativo di stupefacente è un sequestro operato a poca distanza di tempo da quello effettuato dalla Squadra Mobile lo scorso 25 novembre. Le forze dell’ordine ritengono importante in questo momento di feste di fine anno, agire e prevenire con azione attenta.   La  Questura di Catania infligge un duro colpo e mette un grosso freno alla criminalità dedita allo spaccio di stupefacenti, consentendo di bloccare l’immissione sul mercato della droga   e l’attività di spaccio prevista per i festeggiamenti di fine anno.  La marijuana sequestrata ieri, avrebbe fruttato, sul mercato etneo circa 3 milioni di euro.


Catania Antimafia: DIA sequestra beni a Bronte 500mila€. Uomini della Direzione Investigativa Antimafia di Catania dalle prime ore della mattinata stanno eseguendo il decreto di sequestro beni emesso dal Tribunale di Catania - Sezione Misure di Prevenzione - su proposta avanzata dal Direttore della D.I.A., Nunzio Antonio FERLA, in sinergia con la Procura Distrettuale Antimafia di Catania diretta dal Procuratore Carmelo ZUCCARO, nei confronti di Antonio SALVA’ GAGLIOLO 36enne, ritenuto elemento di spicco della criminalità Brontese. Il Tribunale di Catania - Sezione Misure di Prevenzione ha disposto il sequestro dei beni, complessivamente stimati in oltre 500.000,00 euro, consistenti in una società operante nel settore dei lavori di movimento terra, sbancamenti e demolizioni, terreni, quindici tra autoveicoli e mezzi pesanti, quattro tra conti correnti e depositi bancari.  Il personaggio vanta svariati pregiudizi penali e di polizia, essendo stato tratto in arresto più volte in flagranza di reato (tra il 1998 e il 2015) per furto aggravato, danneggiamento, ricettazione, riciclaggio di automezzi con numero di telaio alterato, associazione per delinquere, truffa, ecc., tutti reati che hanno avuto per oggetto automezzi pesanti e macchine industriali (escavatori, camion, betoniere, rulli compressori, frantoi, ecc.).  gli accertamenti minuziosi effettuati dagli investigatori sul suo conto hanno messo in evidenza come Antonio SALVA’ GAGLIOLO abbia mantenuto nel tempo una costante ed assidua frequentazione con pluripregiudicati di notevole spessore criminale ed anche, in vari casi, con soggetti indiziati di appartenenza ad associazioni di tipo mafioso, come documentato dai numerosi controlli di Polizia ai quali lo stesso è stato sottoposto.  Il soggetto il  18 dicembre 2015, da ultimo, unitamente ad altri, veniva tratto in arresto dai Carabinieri presso una cava di Priolo (SR) nella flagranza del reato di furto di materiale ferroso ed in particolare dei frantoi utilizzati per la macina delle rocce, del peso di 50 tonnellate, per il quale veniva sottoposto alla pena detentiva degli arresti domiciliari. Antonio SALVA’ GAGLIOLO, è germano del noto Daniele, il quale, nell’anno 2001, fu denunciato per concorso nel tentato omicidio del noto boss Francesco MONTAGNO BOZZONE, cl.61, ritenuto a capo dell’omonimo clan mafioso operante nell’area di Bronte e collegato al più noto e pericoloso clan dei “Carcagusi” di Catania. Il Tribunale di Catania - Sezione Misure di Prevenzione, in considerazione dei reati recentemente commessi (in particolare truffa e riciclaggio), “ritenuta l’attuale pericolosità sociale del medesimo, soggetto che senza dubbio vive anche di proventi illeciti”, il  10 maggio 2016, ha applicato nei confronti di Antonio SALVA’ GAGLIOLO la misura di prevenzione della sorveglianza speciale di P.S. con obbligo di soggiorno nel Comune di residenza per la durata di 1 anno e 6 mesi, e di versare a titolo di cauzione 1000€. La ricostruzione del profilo  di Antonio SALVA’ GAGLIOLO operata dalla D.I.A. di Catania, che ha altresì dimostrato, con minuziosi e complessi accertamenti patrimoniali, estesi anche al suo nucleo familiare, la rilevante sproporzione tra i redditi dichiarati, l’attività svolta e gli arricchimenti patrimoniali dello stesso, è stata positivamente valutata dal Tribunale di Catania che ha disposto, con il provvedimento ablativo in corso di esecuzione, il sequestro dei beni complessivamente stimati in 500.000,00 euro. Il patrimonio oggetto del  sequestro è composto da una società operante nel settore dei lavori di movimento terra, sbancamenti e demolizioni, terreni, nr.15 (quindici) tra autoveicoli e mezzi pesanti, nr.4 (quattro) tra conti correnti e depositi bancari.


Catania –  Mafia-estorsioni, imprenditore denuncia: CC operazione Onda d’urto a Biancavilla,  12 misure. I fermati sono: Vincenzo Salvatore PANEBIANCO 26enne già noto; Vincenzo MONFORTE 30enne incensurato; Tino CARUSO 38enne  incensurato; Placido MERLO 34enne già noto; Antonino ARICO' 34enne già noto; Angelo SANTI 39enne già noto; Alfio Ambrogio MONFORTE 47enne già noto, fermato dai Carabinieri del Comando Provinciale di  Reggio Emilia, luogo di residenza.  L’ordinanza di custodia cautelare per lo stesso reato è stata invece notificata in carcere nei confronti di altri quattro soggetti già noti: Giuseppe AMOROSO 44enne; Gregorio GANGI 27enne; Massimo MERLO 44enne; Roberto MAGLIA 29enne.I militari del Nucleo Operativo della Compagnia Carabinieri di Paternò, la mattina  del  5 dicembre 2016 a Biancavilla (CT), nell’ambito di una attività investigativa diretta da questa Procura distrettuale, hanno tratto in arresto nella flagranza del reato di estorsione Fabio AMOROSO, 23enne, incensurato. L’arresto è stato effettuato all’esito di una articolata attività di indagine, nell’ambito della quale un imprenditore di Biancavilla, costretto da diversi anni a pagare ingenti somme di denaro a titolo di “protezione”, collaborava con le forze dell’ordine confermando il già grave quadro indiziario. La Procura Distrettuale successivamente ha emesso il provvedimento di fermo del Pubblico Ministero di indiziato di delitto, nei confronti di altri 7 soggetti di Biancavilla, tutti ritenuti appartenenti alla criminalità organizzata, e gravemente indiziati in ordine al reato di estorsione continuata ed aggravata dal metodo mafioso. L’attività estorsiva posta in essere dagli indagati nei confronti del denunciante partiva dall’anno 2012, ma si era progressivamente aggravata con ulteriori e sempre più intollerabili vessazioni e continue richieste di somme di denaro.  I provvedimenti cautelari tengono conto,   di una lunga e complessa attività  d’indagine nei confronti di soggetti ritenuti appartenenti al clan "Mazzaglia - Toscano - Tomasello", attivo nel comune di Biancavilla e considerato articolazione della famiglia catanese “Santapaola-Ercolano”. I riscontri investigativi svolti, caratterizzati anche da attività tecniche di intercettazioni ambientali e telefoniche , oltre a riprese video, hanno permesso di ricostruire minuziosamente l’azione estorsiva,  e di evidenziare i ruoli e le dinamiche del citato clan biancavillese. Gli  arrestati, su disposizione dell’autorità giudiziaria, sono stati tradotti presso la Casa Circondariale di Catania Bicocca, ad esclusione di Alfio Ambrogio MONFORTE, associato presso l’istituto penitenziario di Reggio Emilia.


Catania 100 Carabinieri in operazione Kallipolis: DDA ordinanza per 12. L'indagine denominata Kallipolis ha fatto luce su presunte dinamiche interne al gruppo che tra il giugno del 2013 ed il novembre del 2014, sarebbe stato a guida di Pietro Carmelo Oliveri, dopo la morte del capo storico, Paolo Brunetto, e  la contemporanea detenzione domiciliare del fratello  Salvatore. Si  tratta di Alfio Di Grazia  43enne, Vito Fazio  69enne, Leonardo Fresta  34enne, Alessandro Siligato 37enne,  Francesco Pace  44enne,  Paolo Patanè 30enne; ai domiciliari è Marco Miraglia 21enne di Giarre;  l'ordinanza di custodia cautelare è stata notificata in carcere: Terni a Salvatore Brunetto  48enne,  ad Agrigento a Giuseppe Calandrino  42enne, a Lanciano (Chieti) a Pietro Carmelo Olivieri  49enne,  a Frosinone ad Alfio Patanè  38enne,  ed a Catania a Luca Daniele Zappalà 41enne. Oltre  100 sono stati i carabinieri del comando provinciale di Catania ed unità specializzate, che, dalle prime ore del mattino, hanno eseguito nella provincia ed in altre località del territorio nazionale un provvedimento restrittivo.I carabinieri del comando provinciale di Catania hanno eseguito l'ordinanza del Gip nei confronti dei 12 ritenuti, dirigenti ed affiliati dei Brunetto, che opera nella fascia jonica e pedemontana dell'Etna, legato alla famiglia   catanese Santapaola - Ercolano. I reati ipotizzati a vario titolo sono associazione mafiosa, porto illegale di armi, spaccio di stupefacenti e rapina. Le indagini, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Catania, hanno consentito di ricostruire l'organigramma del clan, di individuarne i capi ed i gregari. Gli inquirenti hanno   ricostruito un ingente volume di affari illegali del gruppo, riscontrando un diffuso condizionamento illecito dell'economia locale, anche con l'imposizione affiliati come 'buttafuori' a discoteche e ristoranti.   Luce  fatta sul sistema di spaccio di cocaina e marijuana e scoperti elementi su rapine ad autotrasportatori al fine di agevolare l'organizzazione di appartenenza.  le  indagini avrebbero evidenziato  anche l'attenzione usata dagli associati nell'evitare controlli delle forze dell'ordine e la ricerca di armi da fuoco per affrontare eventuali aggressioni di gruppi criminali antagonisti.


Catania Omicidio Maccarrone ad Adrano:  video e dichiarazioni, Polizia  2 presi.   La  Polizia di Stato ha tratto in arresto: Antonio MAGRO 41enne, inteso “’u rannazzisi”, già noto, già detenuto per altra causa;  Massimo MERLO 44enne già noto,in esecuzione ad ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa il  1 dicembre 2016 dal G.I.P. presso il Tribunale di Catania, in quanto ritenuti responsabili, in concorso tra loro, dei reati di omicidio aggravato nonchè di detenzione e porto illegali di arma da fuoco.Le indagini condotte dalla Squadra Mobile e dal Commissariato di P.S. di Adrano hanno consentito di individuare gli autori e svelare il movente dell’omicidio di Maurizio Maccarrone, ucciso a colpi d’arma da fuoco ad Adrano la mattina del 14 novembre 2014. I particolari dell’operazione  illustrati nel corso di una conferenza stampa   presso gli uffici della Procura della Repubblica di Catania. La misura cautelare accoglie gli esiti di indagini, coordinate dalla Procura Distrettuale della Repubblica e condotte dalla Squadra Mobile e dal Commissariato di P.S. di Adrano, che hanno fatto luce sull’omicidio di Maurizio MACCARRONE (cl.1971) - avvenuto ad Adrano la mattina del 14 novembre 2014, consentendo di acquisire gravi e univoci elementi di reità nei confronti di  Antonio MAGRO e Massimo MERLO, ritenuti responsabili, il primo quale mandante e l’altro come esecutore materiale dell’omicidio.  Il delitto sarebbe stato perpetrato, alle ore 7.00 circa del 14 novembre 2014, ed a seguito di segnalazione su linea 113, personale del Commissariato P.S. di Adrano e della Squadra Mobile era intervenuto in via Cassarà dove c’era il cadavere di Maurizio MACCARRONE, di professione impiegato.I poliziotti del locale Gabinetto Regionale di Polizia Scientifica in sede di sopralluogo, avevano rinveuto e sequestrato  5 bossoli cal.7,65. Gli investigatori, da una prima ricostruzione del fatto, effettuata grazie alle immagini estrapolate da un impianto di video-sorveglianza installato nei presi del luogo teatro del fatto di sangue, avevano appurato che MACCARRONE, dopo essere uscito dall’abitazione, si dirigeva verso la sua autovettura, parcheggiata poco distante, e veniva affiancato da due individui, entrambi travisati da caschi, che viaggiavano a bordo di uno scooter. Con il mezzo in movimento il passeggero esplodeva alcuni colpi all’indirizzo della vittima che si accasciava al suolo, a questo punto il killer, sceso dal mezzo, si avvicinava velocemente alla vittima ed esplodeva, a distanza ravvicinata, ulteriori due colpi alla testa. Le investigazioni, orientate sin dalle prime battute sulla sfera personale del MACCARRONE, facevano emergere il movente passionale del delitto.  Il modus operandi dei killer ed il particolare dell’esplosione dei due colpi alla testa - c.d. “colpo di grazia” - lasciavano, tuttavia, ritenere che i killer potessero operare nei contesti della locale criminalità organizzata.  Le indagini traevano un decisivo impulso dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Gaetano DI Marco, esponente storico del sodalizio degli Scalisi, costituente locale articolazione della famiglia mafiosa Laudani, il quale riscontrava che l’episodio, sebbene riconducibile a movente passionale, era maturato nell’ambito dei gruppi mafiosi operanti nell’area di Paternò, Adrano e Biancavilla, riconducibili ai Laudani cd. “Mussi ‘i ficurinia”.  Il c.d.g. individuava il ruolo di mandante di MAGRO e quello di esecutore materiale di Massimo MERLO, entrambi operanti nell’area criminale dei Laudani, MAGRO nell’ambito del gruppo mafioso Morabito - Rapisarda di Paternò e MERLO nrl gruppo degli Scalisi di Adrano. Il movente era da individuarsi nella gelosia che MAGRO provava nei confronti di  MACCARRONE, per una presunta relazione con una donna - già individuata dagli investigatori subito dopo l’evento delittuoso – con la quale in passato il MAGRO aveva avuto, a sua volta, una relazione, motivo per il quale dava l’ordine di eliminare il MACCARRONE. Il complesso delle intercettazioni disposte dalla Procura Distrettuale di Catania ed eseguite dagli investigatori della Mobile - Sezione Criminalità Organizzata - e del Commissariato di Adrano, non disgiunte dall’analisi dei tabulati telefonici delle utenze in uso agli odierni arrestati, dagli interrogatori resi al P.M., dall’escussione delle persone informate, e non ultimo, la comparazione antropometrica effettuata nei confronti di MERLO, tra il filmato dell’omicidio ed altro appositamente acquisito, consentivano di acquisire formidabili elementi di riscontro alle dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia. I tutori dell’ordine da indagini hanno estrapolato   una conversazione ambientale di Massimo MERLO, il quale discorrendo con il suo interlocutore in merito all’omicidio in esame,  esclamava a voce bassa (intercettazione )Ci i’ d’arreri …n’aricchi accussì… PUM - imitando un colpo d’arma da fuoco - ….e gridava…gridava … ittava vuci”, confermando ampiamente il suo ruolo di killer. La  Procura Distrettuale della Repubblica di Catania il 26 novembre, sulla scorta degli esiti delle investigazioni, ha emesso decreto di fermo di indiziato di delitto nei confronti di  MERLO (essendo MAGRO era già detenuto per altra causa), che veniva eseguito dagli investigatori della Polizia la mattina del successivo 28 novembre Il G.I.P., il 1 dicembre 2016, a seguito di udienza di convalida del fermo, ha applicato la misura cautelare della custodia in carcere nei confronti del   MERLO ed ha altresì accolto la richiesta avanzata nei confronti di Antonio MAGRO.


 

















 




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Mascalucia  CTDonna costretta a subire attenzioni sessuali: CC 1 compaesano bloccato. Il soggetto costringeva da mesi  la vittima. I Carabinieri della Tenenza di Mascalucia (CT) hanno arrestato un 57enne, del luogo per violenza sessuale. I militari, di sera, a seguito di una telefonata della vittima al 112 la quale era riuscita chiedere aiuto nascondendosi nel bagno, sono intervenuti in un’abitazione del centro cittadino. I Carabinieri giunti immediatamente sul posto hanno bloccato il soggetto dopo averlo sorpreso mentre con violenza stava costringendo la donna a subire atti sessuali, dopo essersi introdotto nel domicilio di quest’ultima con il pretesto di doverle parlare. I militari, nella circostanza, hanno accertato che la vittima, una 42enne del luogo, subiva reiteratamente delle attenzioni di natura sessuale da parte del  57enne dal settembre scorso. L’arrestato è stato trattenuto in una camera di sicurezza dell’Arma in attesa di essere giudicato con rito direttissimo.


Palagonia  CTCC preso 1 con 110g. marijuana, ai domiciliari. I Carabinieri del Nucleo Radiomobile di Palagonia (CT) hanno arrestato nella flagranza un 34enne, di Ramacca (CT), per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Una  gazzella, di sera durante un servizio di controllo del territorio nel centro cittadino di Ramacca, in viale Regina Margherita ha imposto l’Alt al soggetto alla guida di una Opel Astra.  I  militari hanno proceduto ad una perquisizione personale e veicolare rinvenendo, abilmente occultata sotto il sedile anteriore, 1 busta di plastica contenente 110 grammi di, 2 bilancini elettronici di precisione e la somma contante di 20 euro, ritenuti provento dell’attività di spaccio, che sono stati sequestrati. L’arrestato, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, è strato posto ai domiciliari.


Ramacca CT -Carabinieri denunciano  titolare centro scommesse.  I Carabinieri della Stazione di Ramacca (CT) coadiuvati da personale dell’AAMS hanno effettuato dei controlli in diverse sale giochi della giurisdizione denunciando alla Procura della Repubblica di Catania un 32enne, del luogo, per esercizio abusivo di attività di gioco o di scommessa.I militari, durante un’ispezione in un centro scommesse cittadino che  gestisce il personaggio in questione, hanno rinvenuto e sequestrato 2 computer collegati ad un server esterno, non riconosciuti dai monopoli di stato, in violazione delle norme in materia di giochi e scommesse.


Catania –  CC intercettano corriere con 30 Kg marijuana: 1 in manette.  I Carabinieri della Compagnia di  Giarre (CT) hanno arrestato nella flagranza  Marino DEL VECCHIO 40enne del luogo,  per detenzione finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti, resistenza e violenza a pubblico ufficiale.  L’equipaggio di una “gazzella” del Nucleo Radiomobile, di mattina, verso le ore 12, durante un servizio di controllo alla circolazione stradale in via San Matteo nella frazione di Macchia, ha imposto l’Alt  al soggetto a bordo di una Fiat 500. il guidatore   non si è  fermato ed è fuggito. I militari hanno inseguito il fuggitivo per le vie cittadine. Il conducente durante la corsa ha effettuato diverse manovre pericolose perdendo infine il controllo del mezzo andando a collidere con un’auto  regolarmente parcheggiata in Via Marsala. L’individuo, ha abbandonato l’auto, ed è fuggito a piedi ma, è stato inseguito dai due carabinieri. I militari dopo una cinquantina di metri hanno  bloccato ed ammanettato Del Vecchio. I tutori dell’ordine nell’abitacolo dell’auto hanno rinvenuto e sequestrato 25 panetti contenenti 30 Kg di marijuana. La droga, del valore al dettaglio di circa 300.000 euro, è stata sequestrata mentre l’arrestato, assolte le formalità di rito, è stato rinchiuso nel carcere di Catania a Piazza Lanza a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.


Catania –  Adrano intitola strada a Carabiniere “Angelo ROGNONI”.  La cerimonia in onore dell’eroe dell’Arma Medaglia d'Argento al Valor Militare alla Memoria, si è svolta di mattina ad Adrano.  Il  Real Carabiniere Angelo ROGNONI originario di Dorno, in provincia di Pavia,   nel lontano 1905 sacrificò la sua vita per il bene della collettività adranita poiché “insieme a due soldati, coraggiosamente inseguiva alcuni malfattori e, colpito da una fucilata, mentre cadeva vittima del dovere, rincuorava i suoi dipendenti con animose parole”. L’eroico gesto ha spinto l’amministrazione comunale adranita ad intitolare la via che costeggia la locale Stazione Carabinieri nonché ad inaugurare la nuova sede della locale Sezione dell’Associazione Nazionale Carabinieri dedicandola sempre al giovane militare che riposa nel cimitero cittadino. Il  programma si è svolto alla presenza del Comandante della Legione Carabinieri Sicilia, Generale di Brigata Riccardo GALLETTA, accompagnato  dal Comandante Provinciale di Catania, Colonnello Francesco GARGARO, con la deposizione di una corona d’alloro sul sacello dell’eroe nel cimitero cittadino. La manifestazione è proseguita  con l’intitolazione della via al Carabiniere “Angelo ROGNONI” ed infine con l’inaugurazione della locale Sezione dell’Associazione Nazionale Carabinieri di Piazza Umberto. Il Generale GALLETTA prendendo la parola durante la cerimonia, oltre a ringraziare il Sindaco e tutta l’amministrazione comunale, si è rivolto ai numerosi giovani presenti all’evento. L’alto ufficiale ha sottolineato che “la figura del Carabiniere Rognoni può essere per loro un grande esempio di coraggio e profondo senso del dovere”. Nell’ambito della celebrazione dell’eroe, nel pomeriggio alle 17.30, nel teatro Bellini di Adrano avrà luogo un concerto della Fanfara del 12° Battaglione Carabinieri Sicilia.


 Catania –  Romeno preso per furto: era evaso dai domiciliari.  Agente del Commissariato “Centrale” libero dal servizio, ieri mattina, ha arrestato il già noto Sandel Marcel NICOTRA 24enne nato in Romania, nella flagranza di furto aggravato ed evasione. Il soggetto, alle ore 7,00 circa, è stato fermato dopo aver asportato in un pubblico locale  in piazza Sapienza, 1 bicicletta, 1 contenitore con del denaro e una serie di bottiglie di liquore. I tutori dell’ordine nel corso del sopralluogo effettuato hanno accertato che NICOTRA, aveva forzato la saracinesca del locale utilizzando un tubo “Innocenti” che è stato sequestrato. I poliziotti, durante l’espletamento delle formalità di rito, hanno acclarato che l’arrestato sin dal 23 agosto precedente, si era reso irreperibile, evadendo dagli arresti domiciliari cui si trovava sottoposto presso la sua abitazione di Adrano per il reato di violenza o minaccia a P.U..  NICOTRA è stato pertanto trattenuto presso le camere di sicurezza della Questura in attesa della celebrazione, nella mattinata, del processo per direttissima.


Catania Spaccio: 1 condannato a 4 anni, CC ai domiciliari. I Carabinieri della Stazione di Catania Librino hanno arrestato Ignazio Vincenzo ALBERTI 46enne  catanese, già sottoposto agli arresti domiciliari, su esecuzione ad un ordine di espiazione di pena detentiva emesso dalla Procura della Repubblica di Catania. Il 46enne, ritenuto colpevole di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, reato commesso a Catania nel 2015, dovrà espiare la pena di 4 anni di reclusione. L’arrestato è stato posto nuovamente ai domiciliari, come disposto dall’Autorità  Giudiziaria.












 


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