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CATANIA - S.COMMISSARIO GABRIELE FERRARO  C.TE POLSTRADA RANDAZZO. Il sostituto  commissario di Polizia Gabriele FERRARO ha ricevuto le consegne di comando dal Comandate di Compartimento della Stradale Sicilia Orientale Dirigente Superiore Dr. Nicola SPAMPINATO e dal Comandate Sezione Catania Primo Dirigente Dott.ssa Maria Carmela SANFILIPPO (INTERVISTA VIDEO). Il Sostituto Commissario Santino MANGIO’ il quale ha retto negli ultimi 15 anni il Distaccamento di Randazzo, il 1° dicembre scorso, ha concluso il suo iter professionale nella Polizia Stradale. Il nuovo comandante, Sostituto Commissario Gabriele Ferraro è di origine catanese, vanta una più che trentennale esperienza nella Polizia di Stato.Il funzionario, nel corso della sua carriera ha ricoperto diversi incarichi maturando una consolidata e diversificata competenza professionale. Ferraro, oltre ad avere ricoperto per diversi anni l’incarico di Comandante del Posto Fisso Monte Etna di Nicolosi, era stato assegnato nel 2012 alla Squadra di Polizia Giudiziaria del Compartimento della Polizia Stradale di Catania, ha portato a termine brillanti operazioni investigative. Gabriele Ferraro, in virtù della sua consolidata esperienza nello sviluppo di competenze relazionali e comunicative, è stato da sempre impegnato come tutor nel Progetto ICARO, campagna di sicurezza stradale, nata nel 2001 e promossa dalla Polizia Stradale e dai Ministeri delle Infrastrutture e Trasporti e dell’Istruzione, rivolta a tutti gli studenti delle scuole di ogni ordine e grado. Il Sostituto Commissario Ferraro ha già preannunciato che la sua azione sarà improntata sulla continuità dell’attività già svolta portando allo stesso tempo un processo di innovazione volto alla intensificazione dei servizi peculiari della Polizia Stradale sull’importante viabilità sul vulcano Etna.


CATANIA - Carabinieri salvano “Ciccino”piccolo Chihuahua lasciato da solo di notte a guardia dell’auto. Una pattuglia dei militari del Nucleo Radiomobile di Catania, in servizio di perlustrazione nella zona alta della città, ha scorto una vecchia coupè ferma ai margini della carreggiata della “circonvallazione” in sosta senza un reale apparente motivo. I carabinieri si sono avvicinati  al mezzo per verificare fosse stato rubato. Un militare ha controllato la targa sul computer di bordo e l’altro ha ispezionato il veicolo. Il carabiniere ha scoperto, con grande sorpresa, che all’interno, sul sedile passeggero, vi era un cane di taglia piccola. Un Chihuahua di un anno d’età, a pelo corto, color crema era tutto tremante per il freddo della nottata e per la paura. I Carabinieri, senza perdere un attimo di tempo, hanno recuperato le chiavi della vettura, sono subito riusciti a liberare il cagnolino, che è stato visitato sul posto da un soccorritore veterinario e giudicato fortunatamente in buono stato di salute, anche se molto impaurito. I militari, durante le operazioni di recupero del cucciolo, hanno accertato che il veicolo non era oggetto di furto. I carabinieri hanno avviato subito le ricerche e identificato il proprietario 60enne del posto il quale abita in zona poco distante dall’auto parcheggiata. Il soggetto, in brevissimo tempo, è stato trovato era a casa sua in stato confusionale. L’uomo ha riferito ai carabinieri che 2 o 3 ore prima, era rimasto senza benzina, si era allontanato a piedi dalla vettura, con l’intenzione di tornare a riprenderla successivamente, lasciando il piccolo Chihuahua “Ciccino” a guardia del mezzo. Il cane è stato temporaneamente “ricoverato” in un canile. Il padrone è stato accompagnato in ospedale per gli opportuni accertamenti, verificando se sia o meno in grado di accudire l’animale e dare il giusto affetto. La storia per “Ciccino”, piccolo Chihuahua di 1 anno, lasciato di notte a guardia dell’auto è stata a lieto fine con l’intervento dei carabinieri sempre attenti.

(VIDEO)

CATANIA - NORAS bloccate 3.300 tonnellate grano sospetto sbarcato in porto Pozzallo destinato a mulini siciliani inviati campioni per analisi in laboratorio a Catania. I controlli nel settore dell’agricoltura, effettuati dagli uomini del Nucleo Operativo Regionale Agroalimentare Sicilia su oltre tremila tonnellate di grano estero scaricato a Pozzallo. Le verifiche sono state effettuate su un carico di grano tenero di provenienza estera arrivato di mattina al porto di Pozzallo, in provincia di Ragusa, da parte degli agenti del Nucleo operativo regionale agroalimentare Sicilia (Noras) del Corpo forestale della Regione. Le verifiche sono state effettuate in collaborazione con gli ispettori fitosanitari dell’Osservatorio regionale malattie delle piante dell'assessorato regionale dell'Agricoltura. L’attenzione degli uomini del Corpo forestale si è concentrata sull’arrivo di una nave battente bandiera panamense, partita da Spalato, in Croazia, con un carico di 3.300 tonnellate di grano tenero, proveniente dalla Serbia e destinato a mulini siciliani. È stato prelevato, in base alle norme vigenti, un campione da destinare alle analisi presso il laboratorio dell’Ispettorato centrale qualità repressione frodi di Catania, dotato di attrezzature di ultima generazione per questo genere di verifiche. Saranno valutati i costituenti fisici, chimici e l’eventuale presenza di agenti patogeni e antiparassitari. L’operazione fa parte delle azioni di controllo che quotidianamente svolge il Noras a tutela della qualità del comparto agroalimentare come previsto dalla normativa europea sulla tracciabilità della merce. I risultati dei controlli saranno monitorati dall’assessorato regionale dell’Agricoltura.


CATANIA -    CONSOLI DIRIGENTE X REPARTO MOBILE CATANIA. Il  Primo Dirigente dr. Giancarlo Consoli, lo scorso 15 giugno, si è insediato quale comandante del X Reparto Mobile della Polizia di Stato di Catania. il funzionario dr. Giancarlo Consoli  proviene dalla Questura di Catanzaro dove ha ricoperto l’incarico di dirigente della Divisione Polizia Amministrativa, Sociale e dell’Immigrazione. Il  dr.  Consoli è nato a Catania nel 1969, si è laureato in Giurisprudenza e Scienze delle Pubbliche Amministrazioni presso l'Università degli Studi di Catania ed è in servizio nella Polizia di Stato dal 1998 come Vice Commissario.  Il  dr. Consoli, nel corso della sua carriera, ha ricoperto l’incarico di dirigente dell’Ufficio Immigrazione e della Divisione Polizia Anticrimine presso la Questura di Caltanissetta, è stato dirigente del Commissariato di P.S. di Caltagirone e Funzionario di Gabinetto presso la Questura di Catania. Il  dr. ìConsoli ha diretto anche i Commissariati di P.S. Piazza Armerina, Pachino, Licata, Avola, Priolo Gargallo, Adrano, Librino e Nesima. I nostri auguri di buon lavoro al funzionario di Polizia.


  video SEQUESTRO

CATANIA - Coronavirus, NAS Carabinieri, sequestrati 1600 flaconi gel igienizzante non a norma. Il NAS di Catania, nell’ambito dell’emergenza Covid-19, sono assiduamente impegnati anche in attività di controllo degli esercizi commerciali e delle attività produttive che orbitano nel campo dei prodotti e degli articoli sanitari adibiti alla prevenzione e contenimento del fenomeno epidemico. I militari hanno attenzionato quanto suscita particolare interesse tra i cittadini: i prodotti antisettici  e  le sostanze destinate a venire a contatto con la pelle e le mucose determinando un’azione battericida. Queste sostanze, per la loro delicata funzione, devono rispettare rigidi criteri produttivi e superare severi controlli, rappresentando quelli che tecnicamente vengono denominati biocidi o presidi medico chirurgici. Il Nas di Catania, nel corso di quotidiani controlli, ha individuato nella zona etnea uno stabilimento chimico che, oltre la produzione di classici detergenti per la casa e prodotti per la cosmesi, viste le attuali esigenze di mercato, si stava cimentando anche nella produzione di “gel antisettico”, ultimamente molto richiesto per l’igienizzazione delle mani. I tutori dell’ordine, ad un attento esame visivo sulle etichette apposte nelle confezioni di vendita hanno notato un particolare molto importante: la mancanza del numero di registrazione rilasciato dal Ministero della Salute quale codice univoco che attesta la sottoposizione del prodotto al regime autorizzativo previsto dalla legge a comprova di quel necessario controllo preventivo all’immissione in commercio,  attraverso il quale viene valutata la sicurezza per il consumatore il rispetto per l’ambiente e, non per ultimo, la reale efficacia del biocida. Gli uomini del NAS di Catania, per tale ragione, hanno immediatamente sequestrato in via cautelativa il gel igienizzante posto in commercio dal produttore etneo, in un quantitativo di oltre 1.600 confezioni, la questione è al vaglio della magistratura alla quale è stato deferito il fabbricante. L’attività di controllo dei Nas verrà proseguita anche nelle restanti aree produttive della provincia   estendendola anche alla produzione e commercializzazione di altri articoli sanitari compresi i dispositivi di protezione individuali come le cosiddette mascherine chirurgiche.


PATERNO’ - Blitz antidroga Carabinieri e cinofili, bloccano pusher, cane trova stupefacente in casa nascondiglio. Il pusher aveva lanciato la droga dal balcone  per nasconderla ai militari ma invano.  I Carabinieri del Nucleo Radiomobile della Compagnia di Paternò, con il supporto del Nucleo Cinofili di Nicolosi hanno preso  Antonio MUSARRA 19enne, del posto, per detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. I militari avevano compreso che in paese girava voce sul giovane come dedito allo spaccio di droga. I carabinieri hanno voluto vedere chiaro ed hanno avviato una breve attività infoinvestigativa. Una  perquisizione effettuata nell’abitazione del ragazzo  in via Asmara ha tolto ogni dubbio. Il giovane, che   non ha gradito la visita dei carabinieri, ha soprasseduto all’apertura della porta d’ingresso temporeggiando per cercare di disfarsi, nel frattempo, della droga detenuta in casa. Il maldestro è stato visto dai militari affacciarsi dal balcone retrostante la’abitazione e lanciare una busta di cellophane in direzione di una casa disabitata. Il furbo ha provveduto poi a consentire l’accesso ai militari i quali, grazie al fiuto del cane “Zero” hanno subito trovato 1 involucro contenente qualche grammo di marijuana, nonché il materiale per il confezionamento della droga. I carabinieri, a seguito delle operazioni per il recupero di quanto lanciato dal MUSARRA, sul balcone dell’abitazione abbandonata e prospiciente a quella del ragazzo hanno rinvenuto 1 busta di plastica contenente 155 dosi di marijuana ed 1 bilancino di precisione, nonché ancora, distaccatosi durante il lancio e caduto sulla via Fiume, 1 involucro contenente ulteriori 15 dosi di “erba”.  MUSARRA è stato posto ai domiciliari in attesa delle determinazioni dell’Autorità Giudiziaria.


 

dott. Renato Panvino

 

video  intervista

dott. Renato Panvino

 

video  conferenza

CATANIA  - DIA Capo Centro Renato Panvino conclude incarico a Catania, a Nuoro è il vicario Questore.  Il  primo dirigente in 5 anni di permanenza nell’antimafia a Catania come Capo Centro  Operativo della Dia ha svolto e concluso moltissime inchieste in modo brillante. Il “Modello Catania” sostenuto dal procuratore Carmelo Zuccaro è stato il percorso operativo del dott. Renato Panvino   video  intervista nella gestione della Direzione Investigativa Antimafia etnea ed ha conseguito importanti risultati nelle operazioni  di lotta alla mafia in Sicilia orientale con arresti anche di “colletti bianchi”, dell'imprenditoria e della pubblica amministrazione, ha attuato l'aggressione ai patrimoni dei clan mafiosi con il sequestro di beni per oltre 279 milioni di euro e la confisca per 456 milioni di euro. Il dott. Renato Panvino dalla DIA fa rientro in Polizia per svolgere il ruolo di vicario nella Questura di Nuoro da sempre definita una terra difficile. Il dirigente DIA, nel corso della conferenza stampa di fine mandato ha detto

  video  conferenza

 “Sono orgoglioso di essere stato il Capo Centro della Dia di Catania. Non ci ha intimorito alcuna azione, abbiamo fatto sempre il nostro dovere senza enfasi.  Il nostro pensiero è alla gente semplice di Catania, ai cittadini senza nome che ci fermano e ci dicono  bravi continuate così, siete il nostro orgoglio. Sono triste nel lasciare questa città, ma felice di rientrare in Polizia e quale vicario di Questura in una terra difficile, dove la mia amministrazione ha ritenuto io possa dare una mano, ad un questore che ha grande esperienza. Un sincero e sentito saluto a Catania ed ai giornalisti: siete indispensabili per la democrazia e per la lotta alla mafia, siete stati preziosi compagni di viaggio, continuate a tenere la schiena dritta e scrivere quello che avete sentito e visto". 


CATANIA  Donna siracusana adesca uomo catanese su social, ad appuntamento in casa lei lo narcotizza e deruba, Polizia  la pone ai domiciliari. Agenti del Commissariato Librino di mattina  hanno dato esecuzione a un’Ordinanza di Custodia Cautelare agli arresti domiciliari, arrestando la nota Antonella LO GIUDICE 50enne, residente a Siracusa, perchè ritenuta responsabile di rapina aggravata e lesioni aggravate. La misura è stata emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Catania, su richiesta della Procura della Repubblica, che ha coordinato l’indagine. Il provvedimento è scaturito dalle indagini svolte proficuamente dagli uomini del Commissariato Librino, avviate dopo che un 65enne si era presentato presso gli Uffici, denunciando di essere stato narcotizzato e rapinato nella sua abitazione, da una donna conosciuta sul social network “Badoo”. L’uomo ha riferito di avere conosciuto sul social una donna con la quale ha interloquito per qualche giorno, poi lei gli ha proposto di incontrarsi. L’incontro tra la vittima e la donna, che aveva asserito di provenire da Siracusa, ha avuto luogo la mattina dello scorso 5 settembre, presso la stazione dei pullman in via D’Amico.  I  due,  dopo i primi convenevoli, si sono recati nell’abitazione dell’uomo. I  due, dopo avere chiacchierato per un paio di ore,  hanno deciso di pranzare. La  circostanza ha permesso alla donna di versare, di nascosto, del tranquillante a base di benzodiazepina nel bicchiere di birra che lui stava bevendo. Il malcapitato ha riferito ai poliziotti che, qualche minuto dopo aver bevuto la sua birra, si è accorto di un inconsueto sapore dolciastro e, subito dopo, ha perso i sensi. La vittima al risveglio in ospedale, dove era stato ricoverato grazie al soccorso prestatogli dai vicini che lo avevano sentito chiedere aiuto da dietro la porta d’ingresso della sua abitazione, non ricordando più nulla, ha appreso di essere rimasto in stato d’incoscienza per più di due giorni. La sconosciuta, dopo aver neutralizzato il padrone di casa, ha razziato quanto più possibile dall’appartamento, trafugando 1 telefono cellulare, 100 € in contanti e la carta Bancomat che ha cercato di utilizzare inutilmente presso uno sportello ATM. Le indagini immediate e meticolose svolte dagli uomini della Squadra Investigativa del Commissariato Librino hanno permesso d’individuare, senza ombra di dubbio, LO GIUDICE quale autrice del grave reato. Gli agenti del Commissariato Librino di mattina, si sono recati a Siracusa, dove, con la collaborazione della Squadra Mobile aretusea, ha eseguito l’Ordinanza di Custodia Cautelare. LO GIUDICE è stata, quindi, accompagnata presso la sua abitazione, per rimanervi ristretta in regime di arresti domiciliari, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria procedente.


CATANIA - Trans depredato da cliente senegalese a fine incontro,  bloccato dai Carabinieri. C.B. 18enne di origini senegalesi, regolarmente munito di permesso di soggiorno e residente nella provincia di Ragusa, è stato arrestato in flagranza la scorsa notte dai Carabinieri del Nucleo Radiomobile del Comando Provinciale di Catania, poiché ritenuto responsabile di furto con strappo aggravato. Il soggetto era in cerca di compagnia, si è recato  in Corso Martiri della Libertà, zona di notte frequentata da diverse “lucciole”, quando si sarebbe avvicinato ad un transgender  di 20 anni di origini bulgare -  con il quale, dopo aver concordato la cifra, si era appartato per consumare un rapporto sessuale.  Il senegalese, al momento dei saluti, dopo aver consegnato i 20 euro pattuiti, ha aspettato che la vittima li riponesse nella borsetta, per poi strappargliela di dosso e fuggire via. L’equipaggio di una “gazzella”, transitando in quella zona,  è stato richiamato dalle urla del giovane trans che, raggiunto dai militari, ha spiegato loro l’accaduto, fornendo con dovizia di particolari il colore degli indumenti indossati dal ladro, grazie ai quali,  dopo alcuni minuti è stato rintracciato e bloccato all’angolo tra Via D’amico e Via Cilea. Il maldestro, vedendo i carabinieri, ha tentato invano di disfarsi della refurtiva lanciandola sotto una auto  in sosta. Gli operanti, dopo averlo ammanettato, hanno recuperato la borsetta contenente, oltre agli effetti personali, 100 euro in contanti. La refurtiva è stata restituita al giovane  bulgaro, mentre l’arrestato, ammesso alla direttissima,  ha patteggiato dinanzi al giudice una pena di anni 1 e mesi 4 di reclusione, con pena sospesa e remissione in libertà.


 CATANIA – Picchia e rapina anziana in condominio, filmato ed arrestato da Carabinieri. Su disposizione di questa Procura Distrettuale della Repubblica, che ha coordinato le indagini, i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Catania hanno arrestato il catanese Paolo GANGI 39enne, eseguendo una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale di Catania, dr.ssa Simona Ragazzi su richiesta del sostituto procuratore dr Francesco Brando  - del dipartimento reati contro la persona ed il patrimonio diretto dal Procuratore Aggiunto dr Ignazio Fonzo  - in ordine ai reati di rapina aggravata e lesioni personali.  L’episodio era avvenuto il 9 giugno scorso in via Napoli a Catania. Un’anziana donna 74 anni, si era recata di mattina a fare la spesa. La vittima al ritorno, mentre era in procinto di varcare il portone d’ingresso della sua abitazione, ha notato uno il quale, facendo finta di citofonare a qualcuno, l’aveva invitata a lasciare aperto il portone rassicurandola che lui avrebbe provveduto a richiuderlo. Il soggetto, mentre la donna stava salendo la seconda rampa di scale del palazzo, l’ha raggiunta e spingendola violentemente contro il muro le ha afferrato la mano sinistra per strapparle letteralmente la fede nuziale in oro rosso dal dito e fuggire via. La  vittima, il giorno successivo, per il forte dolore, si era recata al pronto soccorso dell’Ospedale Garibaldi dove i sanitari le avevano diagnosticato una “frattura alla falange IV del dito della mano sinistra” con prognosi di 30 giorni. La malcapitata ha denunciato l’accaduto ai carabinieri della Stazione di Catania Piazza Verga. Gli investigatori, dopo aver acquisito ed analizzato le immagini del sistema di video sorveglianza, attivo sia in strada che all’interno del palazzo, attraverso le quali si notava anche la presenza di un complice in moto con funzioni di “palo”, in corso di identificazione,  si sono rivolti ai colleghi della Squadra “Lupi” del Nucleo Investigativo. I militari esperti, conoscendo l’humus criminale operante nel capoluogo etneo, hanno individuato il malvivente poiché già gravato da numerosi pregiudizi penali. I carabinieri, riconosciuto il sospettato, perquisirono la sua abitazione rinvenendo  e sequestrando alcuni indumenti, in particolare un giubbotto di colore nero, dei jeans nonché un paio di scarpe del tutto coincidenti con quelli rilevati dall’analisi delle immagini del sistema di video sorveglianza. I tutori dell’ordine, nei pressi dell’abitazione del soggetto altresì ritrovarono e sequestrarono  la moto  utilizzato dagli autori del delitto (un Honda SH 300) nonché il casco - modello jet - identico a quello indossato dal rapinatore, riposto sotto la sella dello scooter.  Tutti gli elementi probatori acquisiti dagli investigatori e prodotti al magistrato titolare delle indagini, sono stati recepiti appieno dal Giudice per le Indagini Preliminari che  ha disposto per l’accusato la reclusione nel carcere di Catania Piazza Lanza.


 PEDARA CTFiglio violento picchia e vessa madre per denaro, denunciato ed arrestato.  I Carabinieri della Stazione di Pedara hanno arrestato un 30enne del posto, già gravato da precedenti di polizia, in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare emessa  dal G.I.P. del Tribunale di Catania in ordine al reati di maltrattamenti in famiglia. L’anziana vedova, titolare di sola pensione sociale, avvilita da anni ed anni di maltrattamenti fisici e verbali, patiti per mano del figlio disoccupato ma sempre in cerca di denaro, ha chiesto aiuto ai carabinieri della locale Stazione. I militari, acquista la denuncia, hanno ricostruito il calvario percorso dalla vittima fornendo al magistrato titolare delle indagini un quadro probatorio esaustivo che, proposto al giudice, ne ha consentito l’arresto e la reclusione nel carcere di Catania Piazza Lanza.


CATANIAMoglie accoltellata in centro commerciale da marito, filmato ed arrestato. Si tratta di  S.O.M. 50enne. La  vittima, solo dinanzi alle lesioni aggravate procuratele all’esterno di un esercizio commerciale, si è convinta a sporgere denuncia presso il Commissariato di Nesima contro il marito. Gli uomini del Commissariato di Nesima, in particolare, la Squadra Investigativa di Polizia Giudiziaria, con l’ausilio delle telecamere di video sorveglianza, sono riusciti a cristallizzare il brutale tentativo di accoltellamento che lui aveva messo in atto per ragioni di futile gelosia. La donna, in quel caso, si era difesa usando la borsa da passeggio come scudo per scansare i colpi. La Polizia di Stato, su delega della Procura Distrettuale della Repubblica di Catania, ha dato esecuzione ad un’ordinanza applicativa della misura cautelare personale in carcere emessa dal GIP competente, nei confronti di S.O.M. 50enne, ritenuto responsabile, a vario titolo, dei reati di lesioni personali aggravate, violenza sessuale e porto abusivo di arma bianca. Lui, incensurato, aveva costretto la moglie a subire per anni violenze di ogni genere, sino a trattarla alla stregua di un vero e proprio oggetto.  L’azione violenta è emersa dalle indagini svolte dal personale del Commissariato di Nesima, sotto la direzione della Procura della Repubblica di Catania, circa l’ennesimo episodio di violenza di genere, per fortuna conclusosi prima di un tragico epilogo. La vittima, a cui è stato fornito il necessario sostegno psicologico grazie al contributo di una delle associazioni attive nel capoluogo etneo per la protezione delle donne vittime di violenza di genere, è stata trasferita presso una struttura protetta dove permarrà sino a cessate esigenze.


SCORDIA CT -  Carabinieri scoprono “cocaina” preparata in casa per smercio.  I militari della Compagnia di Palagonia hanno sequestrato, oltre alla droga, i soldi ricavati illecitamente e posto ai domiciliari nella flagranza  Antonino GAMBERA 48enne di Scordia. Il personaggio  é ritenuto responsabile di detenzione finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti. Gli uomini del Nucleo Operativo ieri sera, hanno concluso efficacemente una trance della lotta al traffico ed allo spaccio di sostanze stupefacenti. I militari hanno avuto accesso nell’abitazione del reo, luogo in cui, previa perquisizione, ed hanno rinvenuto e sequestrato 24 dosi di cocaina, circa 1.200 € in contanti, 1 bilancino elettronico di precisione e diverso materiale utilizzato comunemente dagli spacciatori per confezionare la droga.  L’arrestato, assolte le formalità di rito, è stato relegato agli arresti domiciliari.  


PATERNO’ CT - 4 Kg di “marijuana” sotterrata vicino binari ferrovia. I Carabinieri della Compagnia di Paternò sono impegnati nella lotta al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti. Gli  uomini del Nucleo Operativo pomeriggio di ieri hanno battuto palmo a palmo una vasta aria rurale del comprensorio paternese per sottrare una delle fonti di sostentamento economico della criminalità organizzata. L’operazione ha consentito di rinvenire, tra le località Tre Fontane e San Marco, lungo la vecchia linea ferrata che una volta collegava Motta Sant’Anastasia a Regalbuto (EN), 2 bidoni di plastica occultati sotto terra contenenti oltre 4 Kg di “marijuana” che, opportunamente lavorata e dosata, avrebbe potuto fruttare al dettaglio circa 40.000 euro. La droga è stata posta sotto sequestro in attesa della successiva distruzione.


CATANIA Polizia esegue 1 esecuzione, Santapaola-Ercolano: usura ed estorsione. Gli agenti nell’ambito dell’attività volta al rintraccio di soggetti destinatari di provvedimenti restrittivi, hanno eseguito ordini di esecuzione per la carcerazione disposti dall’Autorità Giudiziaria. La  Squadra “Catturandi” ha  tratto in arresto: Salvatore Maurizio BUZZA 53ennegià noto, destinatario di ordine di esecuzione per la carcerazione, emesso il  14 giugno 2018 dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Catania – Ufficio Esecuzioni penali, dovendo espiare la pena detentiva di 3 anni e 8 mesi, per i reati di usura ed estorsione, aggravata dall’art.7 D.L.152/1991, per avere agito con modalità mafiose (clan Santapaola-Ercolano). Il soggetto era sto tratto in arresto il  9 settembre 2015 nell’ambito dell’operazione “Dirty Money” condotta dalla Squadra Mobile di Catania, in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare emessa il  4 settembre 2015 dal G.I.P. del Tribunale di Catania nei confronti di 8 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di usura ed estorsione con l’aggravante di aver commesso il fatto avvalendosi delle condizioni p. e p. dall’art. 416 c.p.


ADRANO CT25enne ucciso in parcheggio autolavaggio, indaga Polizia. La vittima Giuseppe Dainotti di 25 anni era residente nel quartiere catanese di Librino. Il giovane, con  la testa incappucciata, sarebbe stato ucciso con un colpo d’arma da fuoco nel parcheggio adranita con annesso autolavaggio e poi  l’auto sarebbe stata abbandonata sul ciglio della strada  per Bronte. Gli agenti della Squadra Mobile di Catania e del Commissariato di Adrano che indagano, dopo il ritrovamento del corpo privo di documenti di riconoscimento, hanno ricostruito la dinamica del delitto. Gli inquirenti hanno immediatamente prelevato le impronte digitali per risalire all’identità di Giuseppe Dainotti. Un testimone, ascoltato dalla polizia, pare fosse convinto che il colpo mortale  sia  stato esploso accidentalmente da chi stava  per entrare in azione per rapina forse nel parcheggio stesso. Gli inquirenti non escludono ipotesi e tesi di conflitto a fuoco.  Le  indagini sono della squadra mobile della Questura di Catania, coordinate dal sostituto procuratore Martina Bonfiglio del dipartimento reati contro la persona con il coordinamento del procuratore aggiunto Ignazio Fonzo.


(video assenteisti)

CATANIA Polizia filma 5 dipendenti Pubbliservizi in servizio ma distanti dal luogo lavoro in auto azienda:5 sospesi. La Polizia di Stato, nella mattina, su delega della Procura Distrettuale della Repubblica di Catania, ha dato esecuzione all’ordinanza di applicazione di misura cautelare della sospensione dal pubblico servizio, emessa il  6 aprile 2018 dal G.I.P. del Tribunale di Catania, a carico di 5 dipendenti della società “Pubbliservizi S.p.a.” ritenuti responsabili del reato di peculato. La misura cautelare ha accolto gli esiti di attività investigativa, coordinata dalla Procura Distrettuale della Repubblica di Catania e condotta dalla Squadra Mobile - Sezione Reati contro il Patrimonio e la P.A. - Unità Anticorruzione nell’arco temporale luglio - settembre 2017. L’inchiesta  ha consentito di verificare che 5 dipendenti della società “Pubbliservizi S.p.a.” (Società house dell’Ente pubblico Città Metropolitana di Catania - ex Provincia Regionale - “esercente attività di servizi integrati di gestione agli edifici”) - con funzioni di coordinamento e con autonomia decisionale sulle attività di altri dipendenti che espletano mansioni meramente esecutive (operai), avendo per ragioni di servizio la disponibilità degli autoveicoli della società, se ne siano appropriati, utilizzandoli sistematicamente per fini meramente privati sia durante che al di fuori dell’orario di servizio. Le indagini, coordinate dalla Procura Distrettuale della Repubblica di Catania, avviate a seguito di contributo investigativo offerto da personale del Commissariato di P.S. Borgo - Ognina, si sono avvalse di attività di tipo tecnico e correlata attività di p.g. di tipo tradizionale (pedinamenti e osservazioni). I sistemi di localizzazione satellitare G.P.S. installati sulle autovetture di servizio, non disgiunti da mirati servizi di P.G. di tipo tradizionale, hanno fatto emergere l’indebito utilizzo fatto dai dipendenti - tutti preposti all’organizzazione di servizi con funzione di incaricati di pubblico servizio - i quali oltre ad utilizzare detti veicoli per fini meramente privati, erano soliti parcheggiarli presso il loro domicilio o presso la loro residenza estiva, alla stregua di mezzi di proprietà. I  servizi di osservazione dei poliziotti hanno consentito di accertare che due dipendenti della società si recavano con le auto di servizio presso le loro case di villeggiatura, ubicate in provincia di Siracusa, mentre altri, sia durante che oltre l’orario di servizio od anche nei periodi di ferie, le utilizzavano per raggiungere esercizi commerciali (supermercati e negozi) dove, dopo avere effettuato l’acquisto, caricavano la merce nel portabagagli del mezzo. La Polizia, nel corso delle indagini ha  rilevato l’utilizzo delle  vetture per recarsi presso agenzie di scommesse od ulteriori luoghi ricreativi. I soggetti indagati avrebbero attestato sistematicamente false prestazioni lavorative, in realtà mai effettuate, indicandone i relativi orari nonché la tipologia di lavoro svolto nel “foglio presenze” e nel modulo denominato “riepilogo trasferta viabilità”. I dipendenti - coordinatori, sebbene non avessero svolto le prestazioni lavorative falsamente attestate, venivano regolarmente retribuiti dalla società “Pubbliservizi S.p.a.”, procurandosi un ingiusto profitto con contestualmente danno economico per l’Ente pubblico Città Metropolitana di Catania che, controllando la predetta società, ha erroneamente elargito somme di denaro come retribuzione di prestazioni lavorative mai effettuate.  Il G.I.P. del Tribunale di Catania, tenuto conto del grado di gravità e di reiterazione dei fatti delittuosi compiuti, ha comminato una differente durata della misura cautelare della sospensione dal pubblico servizio, che risulta per 2 destinatari di 6 e 8 mesi, mentre per gli altri 3 di 10 mesi.


CATANIA Ai domiciliari a Zia Lisa spaccia da finestra: CC bloccano detenuto. I Carabinieri della Stazione di Catania Librino hanno preso nella flagranza Simone Alessandro RUSSO 22enne catanese, poiché ritenuto responsabile di detenzione finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti. L’afflusso anomalo di giovani verso l’abitazione del detenuto non è passato inosservato ai militari di pattuglia i quali, dopo un breve periodo di osservazione,  hanno visto il detenuto passare ai clienti la droga dalla finestra di casa, posta al pianoterra. I tutori dell’ordine  hanno scelto il momento favorevole per fare irruzione nell’immobile e bloccare il pusher mentre tentava di disfarsi di circa 10 grammi di cocaina, in parte suddivisa in dosi. La droga,  ed il materiale utile al confezionamento delle dosi, sono sequestrati  e l’arrestato, in attesa della direttissima, è stato ricollocato ai domiciliari.


CATANIA 3 morti in esplosione edificio via Garibaldi: 2 sono vigili fuoco. La  terza vittima sarebbe stata trovata carbonizzata. I vigili del fuoco sono : Giorgio Grammatico Dario Ambiamonte,  nella palazzina è stato trovato carbonizzato Giuseppe Longo. Altri due pompieri sarebbero ricoverati in condizioni preoccupanti all’ospedale Garibaldi. Secondo una prima ricostruzione : alcuni cittadini lamentavano un fortissimo odore di gas per una fuga proveniente probabilmente da un negozio che ripara le biciclette e sarebbero scattati i soccorsi della squadra dei vigili del fuoco di Catania. Mentre i pompieri erano nella zona si sarebbe verificata la potente deflagrazione che avrebbe causato la tragedia. Tutta l’area da piazza Palestro a via Garibaldi, è stata transennata ed inibita al traffico. La  Procura di Catania ha aperto una inchiesta per accertare eventuali responsabilità Sembra da accertare se i vigili del fuoco, allertati dai vicini che avevano sentito l’odore di gas, abbiano utilizzato una motosega per  rimuovere il catenaccio dalla saracinesca, poi l’esplosione.


CATANIA  POLIZIA INTERVIENE PER LITE DI COPPIA, SCOPRE ED ARRESTA  LATITANTE.  Si tratta del catanese Dario CUTULI 30enne bloccato in esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Il personaggio deve espiare la pena residua di 3 anni, 1 mese e 19gg. per resistenza a P.U., violenza e danneggiamento, nonché indagato in libertà per lesioni e resistenza a P.U. e per false attestazioni a P.U. sulla propria identità personale. Agenti delle Volanti, nel corso della nottata appena trascorsa, a seguito di segnalazione, erano stati inviati in via Fava, dove era stata segnalata la presenza di una coppia intenta a litigare animatamente.  l’intervento immediato della volante è stato fondamentale poichè ha subito posto fine a quella che sarebbe stata una lite probabilmente degenerata in qualcosa più grave.   Gli  agenti si sono imbattuti nell’inseguimento del sospetto, che dall’interno dell’abitacolo, dopo aver inizialmente declinato le proprie generalità, ha tentato la fuga per sottrarsi al controllo. Il fuggitivo, dopo le fasi concitate dell’inseguimento, durante le quali gli operatori di Polizia hanno riportato lesioni lievi, è stato bloccato ed identificato per  il latitante Dario CUTULI.  I poliziotti hanno appurato che sul soggetto risultava pendente ancora da espiare una pena detentiva di oltre 3 anni. CUTULI  è stato denunciato per il reato di resistenza a Pubblico Ufficiale e tradotto presso la Casa Circondariale di Piazza Lanza per scontare la pena maturata a seguito di condanna per i precedenti reati di resistenza, violenza privata e danneggiamento.


CATANIA Madre denuncia figlio violento, scaraventa sorella  e minaccia di lanciarla nel vuoto. Agenti della Polizia di Stato dell’U.P.G.S.P.- Squadra Volante ieri mattina  hanno arrestato per i reati di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali D.F.F., 45enne. La  chiamata di una donna con richiesta d’aiuto, è giunta sulla linea 112 NUE, segnalando che il figlio stava aggredendo fisicamente l’altra figlia nella loro abitazione. Le  due donne, terrorizzate da quanto accaduto, ai  poliziotti hanno riferito che lui,  soffre di turbe psichiche e non segue la terapia medica prescrittagli, ed assume costantemente atteggiamenti violenti nei confronti dei familiari, minacciando di buttarli giù dal balcone e di tagliare loro la gola. Il personaggio di mattina per futili motivi si  sarebbe scagliato contro la sorella e dopo averla strattonata l’avrebbe scaraventava contro un muretto interno all’abitazione, procurandole contusioni e distorsioni giudicate guaribili dai medici del P.S. dell’Ospedale Vittorio Emanuele in trenta giorni. La  donna  ha riferito ai tutori dell’ordine che a seguito di ulteriori episodi di aggressione avvenuti in ambito familiare nel 2016 e nel 2017, già aveva denunciato il figlio per i reati di violenza privata e minacce. L’aggredita, dopo le cure mediche, ha  formalizzato la denuncia contro il fratello. Il soggetto per tali motivi, è stato arrestato e su disposizione del P.M. di turno condotto presso la Casa Circondariale di Piazza Lanza in attesa dell’udienza di convalida innanzi al G.I.P.


CATANIA - Persevera a molestare ex compagna diversamente abile: stalker ai domiciliari. I Carabinieri della Stazione di Catania Piazza Dante hanno arrestato un catanese  24enne già noto, in esecuzione di una misura cautelare disposta dal G.I.P. del Tribunale di Catania in ordine ai reati di atti persecutori e mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice. La vittima aveva conosciuto il suo aguzzino all’inizio del 2016 su Facebook, se n’era innamorata ed era andata a convivere con lui. La ragazza, mai avrebbe potuto immaginare che lui, oltre a farle perdere ogni contatto con la famiglia d’origine, dopo una gravidanza, l’avrebbe sottoposta ad ogni sorta di maltrattamento fisico – le spegneva sulle braccia le sigarette -  nonché psichico “se mi lasci ti toglieranno il bambino e non  lo rivedrai mai più”, sfociato addirittura nel sequestro di persona concretizzatosi quando lui nel recarsi al lavoro la  costringeva a rimanere in casa,  chiusa a chiave e senza alcuna possibilità di lasciare l'abitazione. Il persecutore, era stato arrestato lo scorso  novembre, e dopo una breve parentesi in carcere, aveva ottenuto i domiciliari e da qualche mese era stato rimesso in libertà con il divieto assoluto di avvicinarsi alla donna ed ai suoi familiari. Un provvedimento che non l’ha per niente intimorito tanto che lui attraverso un profilo Facebook ha iniziato a minacciare la ragazza ed i suoi familiari, specialmente la sorella e la nonna materna (della ragazza), con frasi inequivocabili del tipo: “Ora che sono libero via ammazzo tutti quanti”, fino ad avvicinarle spavaldamente in occasione dei festeggiamenti per la Santa Patrona del capoluogo etneo e farle il segno del taglio della gola. I gesti  hanno convinto le vittime, anche per salvaguardare la ragazza ed il figlioletto di appena 10 mesi, preteso a gran voce dal padre, a denunciarlo ai Carabinieri di Piazza Dante.  L’Autorità Giudiziaria  alla quale,  gli investigatori hanno fornito prove circa l’azione persecutoria posta in essere dal soggetto,  ha  ordinato l’arresto e la sottoposizione agli arresti domiciliari.


Catania – Bimbo 5 anni sequestrato per riscatto prestito, CC arrestano 2 rumeni, trovato il piccolo. I militari del Comando Provinciale di Catania hanno arrestato nella flagranza di reato i romeni Adrian MUTI 32enne e Valentin Gabriel NICÀ 23enne, poiché ritenuti responsabili del concorso in sequestro di persona a scopo estorsivo,  lesioni personali e danneggiamento. Un   romeno, ieri sera, intorno alle 21:00,  ha denunciato al numero unico delle emergenze il rapimento del figlio minore avvenuto ad opera di 2 connazionali in Via Amerigo Vespucci a Catania ed ha   chiesto  aiuto. Alcune  pattuglie del Nucleo Radiomobile immediatamente, tramite la Centrale Operativa del Comando Provinciale di Piazza Verga, giungevano sul posto.  Gli  equipaggi, sentendo l’uomo, hanno ricostruito rapidamente la dinamica dei fatti accaduti al fine di orientare immediatamente le ricerche del minore. L’uomo, a bordo della sua auto  ed accompagnato dal figlioletto di cinque anni, stava percorrendo la zona del mercato ortofrutticolo di San Giuseppe La Rena quando una Moto Ape di colore verde, con a bordo 3 individui, l’ha  costretto  ad arrestare la marcia. 1 dei 3 sceso dal mezzo, ha  aperto la portiera lato passeggero della vettura e con violenza ha prelevato il bambino trascinandolo sulla Moto Ape gridando all’indirizzo del padre testualmente: “Se vuoi rivedere tuo figlio restituiscimi i tremila euro!”.  Il padre nel disperato tentativo di recuperare il figlio era costretto ad affrontare gli altri 2 complici i quali non esitavano a colpirlo ripetutamente con calci e pugni lasciandolo sanguinante per terra. Il terzetto, prima di allontanarsi, avrebbe cosparso di benzina l’auto del malcapitato dandole fuoco. I  Carabinieri, acquisita la descrizione fisico-somatica dei tre e l’ubicazione di dove abitualmente dimoravano, ed accompagnati dal padre, si sono recati in un palazzo abbandonato di Via Crocefisso a Catania dove hanno trovato il 23enne. Il soggetto inizialmente, seppur riconosciuto dal padre del minore, avrebbe negato un suo coinvolgimento nella vicenda ma successivamente, messo alle strette dai militari, ha confessato. Il maldestro, intimorito, ha chiamato al telefono uno dei complici  avvertendolo che i Carabinieri avevano scoperto tutto e li stavano  cercando. La capillare attività di ricerca del bambino, non consentiva ai rapitori di trovare un sicuro nascondiglio per rifugiarsi e pertanto i criminali preferivano abbandonare il minore in Via San Giuseppe La Rena nei pressi del campo nomadi, dove veniva ritrovato dallo zio paterno, che l’ha soccorso in strada sentendone il pianto a dirotto.  Una  pattuglia ha provveduto a recuperare il  minorenne ed altri militari su due  gazzelle si sono posti alla ricerca dei complici rintracciando il solo 32enne in Via della Concordia. Le motivazioni che avrebbero spinto i tre rapitori a compiere il gesto scellerato, sarebbero da ricondurre ad un debito di 2.000 €, che il  padre del bambino aveva contratto,  in un momento di estremo bisogno, con il 32enne lo scorso dicembre. Quest’ultimo, avrebbe preteso, dalla vittima, la somma complessiva di euro 3.000 comprensiva degli interessi maturati. Gli arrestati, assolte le formalità di rito, sono stati associati al carcere di Catania Piazza Lanza.


Catania  Già ai domiciliari nasconde in casa a Zia Lisa droga e documenti rubati. I Carabinieri della Stazione di Catania Librino hanno sorpreso nella flagranza il catanese Simone Alessandro RUSSO 22enne, già ristretto ai domiciliari, poiché ritenuto responsabile di detenzione finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti  e ricettazione. I  militari,  l’altra notte a conclusione di una breve ma proficua attività info investigativa, hanno fatto irruzione nell’abitazione del detenuto luogo in cui, previa perquisizione, hanno rinvenuto e sequestrato: 100 grammi di marijuana, già suddivisa in dosi pronte allo smercio, nonché dei documenti di identità e carnet di assegni, risultati rubati nel lontano febbraio del 2009. L’arrestato, in attesa dell’udienza di convalida, è stato ricollocato agli arresti domiciliari.


Belpasso CT – Carabinieri ammanettano 1 condannato per truffa.  I Carabinieri della Stazione di Belpasso hanno arrestato  Pasquale BELLIA 57enne del posto, in esecuzione di un ordine per la  carcerazione emesso dal Tribunale di Catania. Il personaggio è stato condannato per truffa aggravata continuata, reato commesso in più periodi in tutto il territorio nazionale, dovrà scontare in carcere la pena comminatagli equivalente ad 2 anni, 8 mesi e 8giorni  di reclusione. L’arrestato, assolte le formalità di rito, è stato rinchiuso nel carcere di Catania Piazza Lanza.


Caltagirone CT – Carabinieri ammanettano stalker acese: minacce ad ex compagna e famiglia. I Carabinieri della Stazione di Caltagirone hanno arrestato un acese 32enne, in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. del Tribunale calatino. La fine della relazione, dalla quale era nato un bambino, ed il conseguente affidamento alla madre non sarebbe stato accettato da lui che in una vera e propria escalation di rabbia e violenza avrebbe preso di mira l’ex compagna 27enne di Caltagirone e la sua famiglia. Le azioni, tradotte in termini reali, hanno sequenza in più episodi : il danneggiamento delle auto delle vittime, una minaccia, armato di coltello, prima alla sorella, poi alla madre della vittima ed infine all’ex, anche con le innumerevoli minacce telefoniche ed a mezzo sms. Lui si sarebbe rivolto alla donna la quale, a suo giudizio sarebbe stata responsabile di avergli sottratto il figlio, e l’avrebbe per tali motivi apostrofata con epiteti irripetibili. Le denunce delle vittime, hanno permesso ai militari di raffigurare a carico del persecutore un quadro probatorio pienamente condiviso dall’Autorità Giudiziaria che, anche per salvaguardare l’incolumità del minore oltre che della madre e dei suoi familiari, ha inteso ordinare l’arresto e la reclusione nel carcere di Catania Piazza Lanza.


Catania – Accusato di uxoricidio con coltellate nel CARA di Mineo:30enne del Mali in manette.  La  Polizia di Stato ieri sera , ha posto in stato di fermo di indiziato di delitto: Bill FRANCIS 30enne, cittadino del Mali, in quanto gravemente indiziato del reato di omicidio volontario della moglie Miracle FRANCIS, con le aggravanti di avere agito per motivi abbietti o futili e con crudeltà.  Gli agenti della Squadra Mobile e del Commissariato di P.S. di Caltagirone nella tarda serata del  1 gennaio, erano intervenuti presso il C.A.R.A. di Mineo (CT)  dove, in un alloggio, al primo piano, veniva rinvenuto il cadavere di una cittadina nigeriana, identificata per Miracle FRANCIS 26enne, ospite del centro, riverso per terra in posizione supina. Gli investigatori dei 2 uffici, con il coordinamento della Procura della Repubblica di Caltagirone, hanno avviato immediatamente le indagini volte a fare luce sull’efferato fatto di sangue. I poliziotti hanno  effettuato con l’ausilio di personale della Polizia Scientifica un meticoloso sopralluogo nell’alloggio, all’interno del quale veniva rinvenuto e sequestrato, accanto al corpo della donna, un coltello da cucina, con una lama di 13 cm circa, che presentava tracce di sangue. Il medico legale intervenuto sul posto, a seguito di ispezione esterna, ha  accertato che la vittima presentava una ferita di arma da taglio al collo, facendo emergere che l’autore del delitto aveva colpito la donna procurandole una profonda lacerazione da punta che ne aveva cagionato la morte. L’alloggio, ultimati i rilievi della Polizia Scientifica, protrattisi per tutta la notte, è stato posto sotto sequestro. Le indagini hanno consentito, passo dopo passo, di acquisire univoci e concordanti indizi di responsabilità a carico di Bill FRANCIS il quale, recatosi a trovare la moglie ed i figli minori, di 8 e 6 anni, al culmine di una lite avrebbe colpito la donna, dandosi alla fuga. Gli investigatori hanno avviato  le ricerche del soggetto  estendendole alla città di Catania. I poliziotti  nel corso della mattina e del pomeriggio di ieri 2 gennaio hanno acquisito le dichiarazioni di alcuni cittadini stranieri  dalle quali sarebbe emerso univocamente, così come avevano già indicato i due figli minori, sentiti con l’ausilio di psicologi, che la donna era in casa con il marito il quale, al momento del ritrovamento del cadavere, si era già allontanato facendo perdere le sue tracce. I servizi di localizzazione dell’utenza di Bill FRANCIS, disposti dalla Procura della Repubblica di Caltagirone, hanno  confermato che lui, del quale veniva acquisita anche una fotografia, aveva raggiunto la città di Catania. i poliziotti hanno approntato un dispositivo di pattuglie volto al rintraccio  del ricercato, specie nella zona della stazione ferroviaria e dei pullman. Un equipaggio della Squadra Mobile, ieri pomeriggio, mentre proseguivano le investigazioni, ha individuato il soggetto nella zona del centro cittadino, nei pressi di un Internet point. FRANCIS privo di documenti, è stato accompagnato presso gli Uffici della Mobile  dove è stata rilevata presentare nel suo corpo di graffi ed abrasioni, compatibili con una colluttazione avuta con la vittima. Gli  investigatori della Polizia Scientifica hanno espletato attività mirate finalizzata alla ricerca di eventuali tracce di sostanza ematica e/o tracce biologiche sia sul soggetto che sull’abbigliamento indossato, che veniva posto sotto sequestro. Le  investigazioni hanno appurato, inoltre, che la presenza di Bill FRANCIS nei pressi dell’Internet point non era casuale.  Lui, sembrava volesse incassare una somma di danaro in contanti che gli avrebbe consentito di raggiungere il Nord Italia e poi l’estero. FRANCIS in occasione del controllo, alla richiesta al di mostrare quanto in suo possesso, avrebbe estratto dalla tasca dei pantaloni un foglio manoscritto in cui erano segnati i nominativi della moglie e dei figli. Il soggetto, durante la permanenza negli uffici di polizia, in presenza di un interprete, non ha reso dichiarazioni,  si sarebbe lmitato ad affermare di non essersi mai recato presso il C.A.R.A. di Mineo (CT). Bill FRANCIS, nella tarda serata di ieri, alla luce dei gravi e concordanti indizi di responsabilità raccolti a suo carico, veniva posto in stato di fermo di indiziato di delitto per omicidio volontario, con le aggravanti di avere agito per motivi abbietti o futili e con crudeltà, ed è stato  associato nel carcere di Catania a piazza Lanza a disposizione del Sostituto Procuratore di turno presso la Procura della Repubblica di Catania.  


CATANIA -  “Cacciatori” Carabinieri inviati in aiuto e protezione persone colpite da sisma. Il Comando Legione Carabinieri “Sicilia” a seguito dell’evento sismico che si è verificato il 26 dicembre scorso in diversi comuni della provincia etnea, ha disposto l’invio dei militari dello Squadrone Eliportato “Cacciatori di Sicilia” nelle zone più colpite dal sisma dove numerose persone hanno dovuto abbandonare le loro case rese inagibili dalla violenta scossa tellurica. Gli operatori dello Squadrone, qualificati per la ricerca dei latitanti e la prevenzione e repressione dei reati in aree rurali, faranno da supporto al dispositivo di sicurezza già avviato nell’immediato post terremoto dal Comando Provinciale Carabinieri di Catania che in campo, oltre alle Compagnie di Acireale e Giarre, ha dislocato delle pattuglie formate da personale del Nucleo Investigativo (Squadra “Lupi”) nella fattispecie dedicato all’opera di anti-sciacallaggio.


Adrano CT  - Assalto a furgone tabacchi e Monopoli, CC 2 in carcere.

I Carabinieri della Stazione di Adrano hanno arrestato  Maurizio SCARPATO 27enne ed  Alessandro IMBROSCIANO 29enne entrambi del posto, in esecuzione di un ordine per la carcerazione emesso dalla Corte di Appello di Catania. I 2 il 23 marzo del 2016 erano parte del commando che rapinò un furgone trasporto tabacchi per conto dei Monopoli di Stato (valore 100.000 euro).  Arrestati, sono stati giudicati e ritenuti colpevoli di rapina aggravata in concorso e ricettazione, reati per i quali è stata comminata per ambedue una pena equivalente ad 3 anni e 4 mesi di reclusione. Gli arrestati, assolte le formalità di rito, sono stati associati al carcere di Catania Piazza Lanza.


Mascali  CTBlitz CC in casa pusher, trovata marijuana e semi. I Carabinieri della Stazione di Mascali, collaborati dai colleghi della locale Stazione,  hanno arrestato ai domiciliari nella flagranza   Ignazio URSÌ 25enne di Piedimonte Etneo, poiché ritenuto responsabile di detenzione finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti. I  militari, la scorsa notte, a conclusione di una breve ma proficua attività info investigativa hanno fatto irruzione nell’abitazione del giovane pusher a Piedimonte Etneo. Gli investigatori nel luogo, previa perquisizione, hanno rinvenuto occultati all’interno di alcuni mobili e sequestrato:  30 grammi di “marijuana”, suddivisa in 100 dosi, nonché  250 semi di canapa indiana,  1 bilancino elettronico di precisione e del materiale comunemente utilizzato per il confezionamento delle dosi di stupefacente.  L’arrestato, in attesa della direttissima, è stato relegato agli arresti domiciliari.  


Catania -   Spaccio, a Borgo, CC Lupi bloccano 3 in azione e sequestrano ½kg  droga. I militari del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Catania hanno arrestato ai domiciliari nella flagranza i catanesi Adriano GRASSO 28enne, Federico GRASSO 25enne e  Gabriele BERETTI 30enne, poiché ritenuti responsabili del concorso in spaccio e detenzione illecita di sostanze stupefacenti. I personaggi, avevano organizzato un’area di spaccio tra le Vie Consolazione e Guglielmo dividendosi scrupolosamente le mansioni: BERETTI, posto all’angolo tra le 2 strade e con in testa un casco da moto di colore nero, fungeva da vedetta ed indirizzava i clienti in Via Guglielmo dove ad attenderli vi era   Adriano GRASSO che prendeva le “ordinazioni” ed allontanandosi di una ventina di metri raggiungeva  Federico GRASSO “custode della droga” posta sul muro di cinta di una casa diroccata da dove passava al complice le dosi richieste da piazzare in cambio di denaro alla clientela. L’urlo della vedetta alla vista dei Carabinieri, lanciato in tipico gergo catanese:  “Auu, Occhiu!!!”,  a nulla è valso, in quanto i militari della Squadra Lupi sono riusciti in pochi secondi a bloccare ed ammanettare la vedetta ed il pusher scovando dentro la casa diroccata il terzo complice mentre cercava di nascondere 2 buste di plastica contenenti in totale 540 grammi di marijuana di cui una parte,  38 dosi, già pronta ad essere smerciata. La droga è stata posta sotto sequestro mentre gli arrestati, in attesa della direttissima, sono stati relegati agli arresti domiciliari.


Catania –  Cinofili col cane “Vite” hanno trovato in via Capopassero 480 gr marijuana. Agenti delle Volanti e della Squadra Cinofili di sera , hanno effettuato un servizio di controllo del territorio in via Capopassero, finalizzato al contrasto del fenomeno dello spaccio di stupefacenti. Il  contributo del cane “Vite”, nella zona limitrofa al civico 121, ha permesso il rinvenimento, occultato tra calcinacci e pannelli in legno, di  un ingente quantitativo di marijuana, per un peso complessivo di circa 480 gr., suddiviso in involucri. Lo stupefacente è stato sequestrato a carico di ignoti e posto a disposizione dell’A.G., in attesa di accertamenti di polizia scientifica volti ad individuare il possessore.


Belpasso CT  -  Statua Madonna in piazza S. Antonio "Mater Divinae Gratiae".   La  statua "Mater Divinae Gratiae" realizzata ​dallo scultore Pier Manuel Cartalemi, dedicata alla Madonna delle Grazie, venerata nella Parrocchia di Sant'Antonio Abate è stata inaugurata ieri sera, in piazza S. Antonio, è stata ufficialmente consegnata e scoperta nel quartiere ed in città, gode di una particolare ed intensa devozione. La realizzazione dell'opera è stata fortemente voluta dal Comitato Festeggiamenti Maria SS. delle Grazie e sostenuta dall'Amministrazione comunale.  La  cerimonia si è svolta al termine di una celebrazione eucaristica in piazza S. Antonio ed, hanno preso parte il parroco padre Orazio Scuderi, il presidente del Comitato, Angelo Pellegrino, il rettore del Santuario Madonna della Sciara di Mompileri, padre Alfio Privitera ed i  sindaci : Carlo Caputo e di Mascalucia  Giovanni Leonardi. La serata ha infatti segnato un momento di incontro spirituale tra le comunità di Belpasso e di Mompileri, nelle cui vicinanze si trovano i ruderi dell'antica chiesetta della Misericordia (oggi territorio di Mascalucia) che secoli addietro si trovava nel paese di Malpasso, distrutto dall'eruzione del 1669 e ricostruito prima a Fenicia Moncada e poi nell'attuale Belpasso. La fede verso la Madonna delle Grazie era già ardente ai tempi di Malpasso e la posa della statua ha voluto rimarcare la storia e il legame tra le comunità, oltre che testimoniare le radici di una devozione lunga ben 480 anni (dal 1537, anno in cui il popolo di Malpasso attribuì alla Madonna delle Grazie la protezione durante una rovinosa eruzione). Il  sindaco Carlo Caputo   ha evidenziato  l'importanza della statua legato al progetto delle 100 Sculture:   il fascino della pietra capace di resistere  nei secoli.



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Maxi blitz 400 Carabinieri,DDA 68 indagati  in  operazione Carback : mafia, droga ed estorsioni con furto auto


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CATANIA-Blitz antidroga dei Carabinieri: 9 presi, 1 panettiere tra pusher. La misura della custodia cautelare in carcere è stata emessa per Gaetano BELLIA 35enne; Angelo CANNAVO’ 55enne; Santo D’AMICO 33enne; Gabriele DE FAZIO  22enne; Marco MARINO 33enne; Giuseppe PUGLISI 64enne; Anthony RINALDI 32enne; Ignazio Christian SPERANZA 33enne; gli arresti domiciliari sono stati emessi per Giuseppa DI MAURO 53enne. Il nome dell’operazione “Non solo pane” trae origine, particolarmente significativa dalla condotta di uno degli spacciatori il quale essendo un panettiere, avrebbe utilizzato il suo forno. Le attività investigative sono state coordinate dalla Procura Distrettuale etnea ed il 19 febbraio 2024 hanno dato esito.  I Carabinieri del Comando Provinciale di Catania, supportati da uomini specializzati del Nucleo Carabinieri Cinofili di Nicolosi e dalla C.I.O. del XII Reggimento Carabinieri Sicilia, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale etneo, nei confronti delle 9 persone (8 in carcere ed una agli arresti domiciliari), in relazione ai reati di spaccio e detenzione di sostanze stupefacenti del tipo cocaina, in maniera reiterata ed in concorso tra loro. Le indagini sono in realtà la prosecuzione dell’operazione “koala” del 2021, che aveva consentito di individuare l’esistenza di un sodalizio criminoso finalizzato allo spaccio di stupefacente del tipo cocaina in modalità itinerante nella provincia di Catania. L’inchiesta è stata eseguita nel periodo compreso tra febbraio e giugno 2023 dalla Stazione Carabinieri di San Giovanni La Punta, sia mediante attività tecniche, che attraverso i tradizionali approcci investigativi come i pedinamenti degli indagati. Gli investigatori hanno  acquisito, allo stato degli atti ed in relazione ad una  fase processuale che non ha ancora consentito l’intervento delle difese, gravi e concordanti elementi indiziari su una fiorente attività di smercio al dettaglio di cocaina. Gli investigatori hanno evidenziato l’azione svolta dagli indagati, sia autonomamente che in concorso tra loro, nei territori di  Catania, Gravina di Catania, Mascalucia, San Giovanni la Punta, San Gregorio di Catania, Valverde e Tremestieri Etneo. I tutori dell’ordine hanno rilevato a seguito dell’attività investigativa, e ricostruito le diverse modalità di cessione della cocaina, comunemente indicata come “cosa”. Lo spaccio sarebbe avvenuto prevalentemente in maniera “itinerante”. I pusher infatti, per evitare di destare sospetti, permanendo in modo stanziale e continuo in uno specifico luogo dove attendere gli acquirenti, ben consapevoli che prima o dopo la “piazza di spaccio” sarebbe stata intercettata dalle Forze dell’Ordine, avrebbero preferito prendere “gli ordini” telefonicamente. I  pusher, per garantirsi l’impunità, avrebbero quindi definito un caratteristico modus operandi, che si sarebbe sviluppato secondo diverse fasi. I consumatori  con una veloce battuta al cellulare, avrebbero inviato la richiesta ed ottenuto la disponibilità del pusher ed indicato il quantitativo od il valore della dose sempre adoperando parole in codice.Il passaggio successivo della compravendita sarebbe stato l’indicazione di un punto noto ad entrambi, nonché dell’orario, da far coincidere con gli impegni di famiglia dei malviventi, o con la necessità dello spacciatore di andarsi a rifornire periodicamente di “roba”, atteso che veniva portato al seguito solo quanto strettamente ordinato dal cliente, per evitare, in caso di controlli, di essere denunciati o arrestati. L’incontro vero e proprio e la velocissima cessione di sostanza in cambio del corrispettivo in denaro, in alcuni casi sarebbe avvenuto addirittura con ricariche di carte prepagate intestate a persone terze, rendendo così ancor più difficoltosa l’attività di indagine dei Carabinieri. La compravendita di droga in talune situazioni per ancora maggior prudenza sarebbe avvenuta addirittura in modalità “take away”, quando gli spacciatori sarebbero ricorsi a luoghi già concordati con gli acquirenti, ove facevano loro trovare “l’ordine”. La modalità messa in atto da uno degli indagati, è stata molto singolare nell’informare il cliente che la droga era pronta per il ritiro nel luogo convenzionalmente stabilito, utilizzava dire “già fatto amazon”, proprio come avrebbe potuto fare un onesto corriere del noto e-commerce. Gli investigatori hanno appurato che tra i presunti spacciatori , vi era poi chi, per evitare che la cessione di cocaina avvenisse in luogo pubblico, sempre per ridurre ulteriormente il rischio di essere notati o che i loro acquirenti potessero essere fermati in strada con la sostanza stupefacente, avrebbe anche ospitato gli assuntori all’interno delle proprie abitazioni, per il tempo strettamente necessario alla consumazione del “pippotto”, mettendo a disposizione perfino le camere dei propri familiari. L’attività di panificazione è posta in una strada senza uscite del Comune puntese  e per questo motivo molto riservata.  Il luogo era ritenuto la “copertura” per la sua seconda e probabilmente più redditizia illecita attività professionale. I consumatori della droga si mescolavano tra gli ignari clienti dell’esercizio, alcuni “affezionati”. Gli acquirenti avrebbero così fatto precedere la normale spesa da una veloce chiamata al fornaio, alias il loro pusher di fiducia, il quale, li assicurava che fosse “aperto”, e pronto a soddisfare la loro dipendenza. Le frasi erano concordate poiché avrebbero chiesto di ritirare “mezzo chilo di pane” o “mezza pagnotta”, tutte forme criptiche che avrebbero celato il reale riferimento alla quantità di cocaina richiesta. Gli investigatori a sostegno del quadro indiziario hanno eseguito, nel corso delle indagini, decine di riscontri che hanno portato ad 1 arresto in flagranza di reato ed a  5 deferimenti in stato di libertà per “detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente” con sequestro di oltre 50 gr di cocaina, di bilancini e strumenti finalizzati al confezionamento. L’esecuzione dell’ordinanza ha comportato un gran lavoro dei Carabinieri sull’area di Catania e dei paesi etnei. Il Giudice per le indagini preliminari, su richiesta del Pubblico Ministero titolare del relativo fascicolo d’indagine, ha quindi disposto le misure poi eseguite dai carabinieri del Comando Provinciale.


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CATANIA-Spara a cugino che litigava col cognato per una partita di calcetto e 7€ di biglietto:Polizia ammanetta 32enne accusato di tentato omicidio. Andrea CALABRETTA  è gravemente indiziato del reato di tentato omicidio. I colpi di pistola ed il ferimento si sono verificati la notte del 28 novembre dello scorso anno. La Polizia ha svolto le indagini e dato  esecuzione alla misura cautelare custodiale, emessa, il 7 febbraio 2024, dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale  a carico del 32enne. Gli investigatori a conclusione dell’inchiesta, comprendente anche la visione di filmati e comparazione delle dichiarazioni dei testimoni, hanno avuto modo di delineare le probabili ragioni del ferimento. La vittima è stata attinta da più colpi di arma da fuoco. La lite sarebbe iniziata per motivi connessi a contrasti su una fase di gioco a calcetto. Le pistolettate  sarebbero state quindi dopo  il contrasto scoppiato nel corso di una partita. Il litigio sarebbe scaturito, tra la persona ferita dal cugino, ed il cognato del presunto autore del fatto del delittuoso. La disputa tra i due sul campo sarebbe culminata nel gesto della vittima di voler pagare solo una quota, pari a 7€ anziché la somma di 14, per biglietto  d’affitto del terreno di gioco, senza riconoscere agli avversari il ruolo di squadra vincitrice dell’incontro. La vicenda sarebbe degenerata e sfociata in un ulteriore diverbio tra i due in via Capo Passero, durante il quale, poco dopo, le ore 01:14,  quando sarebbe intervenuto, ponendo in essere l’azione delittuosa A.C., cognato dell’avversario e cugino della stessa vittima. Gli approfondimenti investigativi, confermati dalle risultanze della visione di telecamere di sorveglianza installate nei pressi del luogo teatro della fase finale dell’azione, hanno permesso di stabilire l’orario di esplosione degli spari, intorno alle ore 01:14 e la dinamica del ferimento. Le investigazioni sono state avviate a seguito della segnalazione dei sanitari del nosocomio presso cui si era presentato il ferito. Il malcapitato è stato sottoposto ad intervento chirurgico. La prognosi del ricoverato è di lesione personale con “frattura plurimmentaria della diafasi femorale, arrestatasi nel sottocute”, giudicata guaribile in tempo superiore ai 40 giorni. La diagnosi è stata suffragata dalla relazione del medico-legale, in base alla quale è emerso come gli atti compiuti possano definirsi diretti ed idonei a causare la morte della vittima, sia a cagione della sede corporea attinta (la coscia sinistra), a soli tre centimetri circa dall’arteria femorale, che in base alla reiterazione dei colpi ed alle modalità dispiegate per compiere l’atto lesivo, al termine del quale il ferito veniva abbandonato riverso a terra. Il personaggio 32enne  è  quindi gravemente indiziato, a seguito degli elementi acquisiti dai poliziotti, della commissione dei reati di tentato omicidio aggravato dai futili motivi, di porto ed illegale detenzione in luogo pubblico di arma comune da sparo. Le indagini, coordinate dalla Procura Distrettuale della Repubblica sono state tempestivamente avviate dagli investigatori della Sezione Reati contro la Persona della Squadra Mobile della Questura etnea. Gli investigatori hanno acquisito, allo stato degli atti ed in relazione ad una fase processuale che non ha ancora consentito l’intervento delle difese, elementi che dimostrerebbero come A.C. sarebbe stato, la notte del 28 novembre scorso, l’autore del tentativo di omicidio del cugino. I poliziotti hanno rintracciato il soggetto in una stalla, ubicata in una strada sterrata, adiacente via Capo Passero. L’accusato, dopo l’espletamento delle formalità di rito, è stato tradotto presso la Casa Circondariale di piazza Lanza e posto a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.


CATANIA - (VEDI intervista) 13 enne stuprata in villa Bellini, pestato fidanzato 17enne da 7 egiziani: 4 maggiorenni e 3 minori già ospiti di Centro. La ragazzina vittima era a passeggio al Parco Bellini con il ragazzo 17enne, il quale è stato picchiato dal gruppo, prima dello stupro. I 7 provvedimenti sono stati emessi: 4 dalla Procura della Repubblica e 3 dalla speciale per i Minori di Catania. 3 sono stati tradotti presso la casa circondariale di Catania Piazza Lanza, 1 presso il domicilio agli arresti domiciliari, e 3 minori associati nel Centro precautelare di Prima Accoglienza di Catania. Le misure sono state eseguite dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Catania, in collaborazione con gli uomini del Nucleo Operativo della Compagnia di Piazza Dante e della Stazione Piazza Verga. I fatti turpi da cui traggono origine i provvedimenti precautelari si sarebbero verificati la serata del 30 gennaio scorso, intorno alle ore 19.30 nella centralissima “Villa Bellini” di Catania.  La coppia di fidanzatini catanesi, entrambi minorenni, lui di 17 anni e lei di 13 anni, si trovavano a transitare nei pressi dei bagni pubblici del parco comunale. I ragazzi sarebbero stati accerchiati da diversi giovani extracomunitari che avrebbero da subito iniziato ad importunare la ragazza, palpeggiandola anche in parti intime.  I  due fidanzati hanno tentato di opporsi all’aggressione e di allontanarsi. La situazione in pochi istanti è degenerata. La coppia sarebbe stata fisicamente bloccata dal  branco  che l’avrebbe trascinata dentro i vicini bagni pubblici, impedendo la fuga. Il branco si sarebbe diviso: una parte avrebbe bloccato e percosso il fidanzatino di 17 anni, costringendolo ad assistere impotente agli abusi, gli altri avrebbero spinto nei bagni la ragazza, per  poi violentarla a turno da 2 del gruppo mentre gli altri avrebbero fatto la spola assistendo alla scena da sopra il muro divisorio della “toilette”.   La 13enne, in preda al panico , dopo   abusi e dolorante, avrebbe trovato la forza di divincolarsi dal suo aguzzino e di fuggire insieme al fidanzato, raggiungendo la frequentatissima via Etnea per chiedere aiuto. La giovane vittima è stata subito soccorsa, portata con ambulanza al Pronto Soccorso pediatrico dell’ospedale Cannizzaro.  I   sanitari secondo le procedure del codice rosa hanno confermato la violenza subita. Carabinieri del Comando provinciale di Catania immediatamente hanno avviato le indagini coordinati dal pool di Magistrati della Procura, appositamente costituito per la gestione dei delicati reati afferenti il “Codice Rosso”. Gli investigatori hanno dapprima battuto palmo a palmo la villa comunale, alla ricerca di testimoni ed eventuali immagini degli impianti di videosorveglianza all’esterno del parco. I carabinieri della Sezione Investigazioni Scientifica del Nucleo Investigativo di Catania hanno avviato contestualmente le necessarie attività tecniche, tra cui il sequestro degli abiti della vittima e dei campioni biologici, (VEDI intervista) tracce ematiche, seminali e salivari.  I Carabinieri in meno di 48 ore, sono riusciti a chiudere il cerchio attorno ai responsabili.  Il coordinamento delle due Procure, ha fatto scattare il blitz, durato fino alle prime luci del giorno, con la cattura dei 7 sospettati.  L’ultimo ricercato del branco è stato  rintracciato dopo una iniziale fuga, tra cui i due esecutori materiali della violenza sessuale entrambi minorenni. Le investigazioni scientifiche del Comando Provinciale Carabinieri di Catania svolte attraverso un minuzioso studio delle tracce forensi hanno permesso d’individuare in meno di 24 ore le tracce biologiche relative alla violenza le quali sono state analizzate in pochissime ore dal RIS di Messina, restituendo un “match” positivo coincidente con quello del minore che avrebbe fisicamente violentato la 13enne. I  Carabinieri di Piazza Dante hanno bloccato il 7° soggetto, anche lui minorenne ritenuto esecutore materiale della violenza, mentre era in procinto di recuperare i propri effetti personali per poi fuggire nel tentativo di far perdere le proprie tracce, presso la comunità ove alloggiava. Tutti gli stranieri si trovavano sul territorio nazionale poiché entrati in Italia da minorenni ed, in forza della legislazione vigente, accolti in strutture; per  la minore età vige, infatti, il divieto di espulsione con la possibilità del rilascio da parte della Questura competente del permesso di soggiorno fino al compimento della maggiore età.


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BELPASSO CT -Blitz Carabinieri squadrone eliportato cacciatori Sicilia e Stazione Belpasso scoperta piantagione canapa indiana in rudere zona Segreta: 1 a piazza Lanza. Un 43enne  residente a Gravina  di Catania, si era dato al business illegale della coltivazione di sostanze stupefacenti. Il soggetto aveva scelto un fondo agricolo lontano dal centro cittadino, pensando, di essere lontano da “occhi indiscreti”. I Carabinieri,   avevano già avviato sul conto del sospetto, già noto  e senza attività lavorativa, azione info-investigativa. I militari hanno osservato le ìmosse del sospetto per, quell’andirivieni da Gravina a Belpasso non passato inosservato. I militari nel pomeriggio hanno deciso di seguire il sospetto e fatto scattare il blitz proprio mentre lui  stava “curando” le sue piantine. I Carabinieri si sono introdotti nel casolare, senza essere notati, pur se  munito di telecamere e videosorveglianza. I Cacciatori si sono trovati di fronte una piantagione di canapa indiana indoor contenente ben 173 piante in vaso, di diverse altezze e qualità, suddivise in 4 serre, 3 delle quali di dimensioni 2 m. x 2 m., mentre un’altra più piccola, per un’area coltivata di circa 7 metri quadrati. La piantagione era molto curata ed ogni vasetto aveva applicate etichette col nome  e  qualità coltivata.  le piante più numerose erano quelle denominate:“Fulgas” e “Pulp Fiction”, ma c’erano anche “Hulk barry”, “Lemon tree”, “mandarine”…insomma, canapa per tutti i gusti. I militari, in una scatola di cartone, hanno scoperto quasi 500gr di marijuana già essiccata. I carabinieri ispezionando il rudere, hanno notato che il locale era stato attrezzato con lampade, aspiratori, timer, stufa elettrica, tubi per l’aerazione ed alimentazione di tutte le attrezzature garantita attraverso un allaccio abusivo alla rete elettrica. I militari, accanto allo stupefacente, hanno trovato anche 1 bilancia di precisione, 1 trituratore per foglie, e vari fertilizzanti con la relativa tabella per la corretta somministrazione dei concimi, al fine di ottenere delle abbondanti fioriture. La serra è stata immediatamente smantellata e per il 43enne si sono aperte le porte del carcere di Piazza Lanza arrestato per coltivazione di sostanze stupefacenti e furto di energia elettrica. Le infiorescenze estratte dalle piante contengono i cannabinoidi: le sostanze che, assunte, hanno effetti psicotropi e psicoattivi che possono causare tachicardia, paranoia e attacchi di panico.


CATANIA Spaccio a LIBRINO: appartamenti IACP come area consumo, 300 Carabinieri eseguono 14 misure DDA. Gli accusati devono rispondere di associazione, ricettazione ed invasione di terreni o edifici. I destinatari della CUSTODIA IN CARCERE sono: Antonino CAPIZZI 34enne, Francesco DI BENEDETTO 35enne, Agatino Luciano FAMA' 29enne, Josè GIOIA 22enne, LR FF, Federico Giosuè LIVOTI 21enne, Santo LIVOTI inteso Melo 36enne, Santo PALAZZO 69enne, Angelo Salvatore PANTO' 44enne, Antonio PARATORE 18enne, Salvatore PATANE' 54enne, Salvatore Gaetano PLATANIA 33enne, Anthony Carmelo SPAMPINATO 24enne, Salvatore ZERBO 60enne. I militari dell’arma del Comando Provinciale di Catania hanno operato su delega della Procura Distrettuale, supportati dai reparti specializzati Compagnia di Intervento Operativo del XII° Reggimento “Sicilia”, API del Comando Provinciale di Catania e Nucleo Cinofili. I tutori dell’ordine hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Catania, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 13 indagati in quanto ritenuti responsabili a vario titolo dei reati di associazione per delinquere finalizzata al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti, ricettazione ed invasione di terreni o edifici. Il  GIP presso il Tribunale per i Minorenni di Catania, contestualmente ha emesso un’ulteriore ordinanza applicativa di custodia cautelare in carcere, su richiesta della Procura della Repubblica per i Minorenni, nei confronti di 1 indagato, minorenne all’epoca dei fatti, il quale sarebbe stato parte integrante dell’associazione. I tutori dell’ordine, nel medesimo contesto, hanno notificato l’avviso di conclusione indagini preliminari ad altri 18 soggetti nei confronti dei quali è stata riconosciuta la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza per i medesimi reati. L’indagine, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e condotta dal Nucleo Operativo della Compagnia Carabinieri di Catania Fontanarossa nel periodo intercorrente tra settembre 2021 e ottobre 2022, sia mediante attività tecniche che attraverso le tradizionali attività di indagine quali osservazioni e pedinamenti, ha permesso di acquisire, allo stato degli atti ed in relazione ad una  fase processuale che non ha ancora consentito l’intervento delle difese, elementi che dimostrerebbero l’esistenza di un’organizzazione criminale dedita al traffico di cocaina, crack e marijuana, operante in “regime di monopolio” nel complesso di edifici del civico 12 di Viale Nitta, nel quartiere di Librino. Gli investigatori evidenziano che al riguardo l’associazione, sarebbe stata organizzata su base piramidale, con ruoli ben definiti, avrebbe gestito contemporaneamente 3 distinte “piazze di spaccio”. Le risultanze investigative hanno portato gli inquirenti a ritenere che la gestione e l’organizzazione di tale associazione sarebbe stata affidata ai fratelli Santo e Federico Giosuè LIVOTI, nonché a Carmelo Antony SPAMPINATO, i quali avrebbero mantenuto costantemente i contatti con un pluripregiudicato catanese che nonostante fosse già detenuto in carcere per associazione per delinquere di tipo mafioso, si interessava in prima persona al traffico di stupefacenti. L’attività degli inquirenti ha anche consentito di decifrare il linguaggio in codice utilizzato dai sodali per richiedere lo spostamento delle sostanze stupefacenti dai depositi alle piazze di spaccio. I tutori dell’ordine hanno appurato che in molti casi, infatti, si utilizzavano termini apparentemente insospettabili come “pacchetto di sigarette” o “cibo per cani” per indicare dosi di marijuana, o ancora “una birra”, “mezza birra” o “una lampadina da 40 Watt” per indicare cocaina e la relativa quantità.     Gli inquirenti hanno appurato che quanto alle piazze di spaccio, due dei siti di smercio della droga avrebbero avuto come base logistica alcuni appartamenti, riservati alla più rischiosa attività di cessione di cocaina e crack; una piazza di spaccio sarebbe stata gestita interamente su strada, sul piazzale interno del complesso condominiale, in quanto destinata alla compravendita di droghe leggere. La peculiare organizzazione caratterizzante il sodalizio prevedeva che le cessioni di sostanze stupefacenti avvenissero sia su strada:sotto, che ai piani più alti del complesso di edifici: sopra. Tutti questi luoghi, inoltre, sarebbero stati presidiati da una fitta rete di vedette, pronte ad allertare i pusher in caso di interventi da parte delle forze dell’ordine. I militari hanno evidenziato che, il sodalizio offrisse uno specifico “servizio” aggiuntivo agli assuntori, mettendo a loro disposizione un intero appartamento (cd. Drug Room) in viale Nitta 12, accanto all’appartamento in cui spacciavano, per consentire di consumare la sostanza in tutta sicurezza, al riparo da occhi indiscreti.  I 5 appartamenti, di proprietà dello IACP, che sarebbero stati destinati ad ospitare le piazze di spaccio sono stati oggetto di sequestro preventivo perché abusivamente occupati. Il complessivo giro d’affari dell’attività illecita avrebbe fruttato incassi per diverse migliaia di euro al giorno, provento dello smercio quotidiano ad alcune centinaia di acquirenti. I Carabinieri, nel corso dell’attività d’indagine, a riscontro delle investigazioni, hanno arrestato 23 soggetti per condotte connesse a spaccio di sostanze stupefacenti, sequestrando oltre 4 chili di sostanze stupefacenti, tra cocaina, crack e marijuana, denaro contante per oltre 5mila euro, oltre a 18 catalizzatori e 2 gruppi ottici di un’autovettura Smart, tutti provento di furto, che sarebbero stati utilizzati dagli acquirenti come metodo di pagamento in cambio delle dosi di stupefacente. Le indagini hanno consentito altresì di registrare come l’associazione avesse più volte tentato di riorganizzare la dislocazione delle proprie piazze di spaccio, cambiando gli appartamenti dove avvenivano le cessioni, poiché messi alle strette dai continui arresti e sequestri operati dai Carabinieri del Nucleo Operativo Catania Fontanarossa. Il cerchio” attorno destinatari del provvedimento di custodia cautelare relativo all’operazione “Sottosopra” è stato definitivamente chiuso. I Carabinieri del Comando Provinciale di Catania ieri sera, hanno infatti ammanettato, al termine di articolate e ininterrotte battute di ricerca, anche  Federico Giosuè LIVOTI e Josè GIOIA   risultati appunto irreperibili durante il blitz. I soggetti ricercati, sentendosi braccati dai militari, si sono presentati: il LIVOTI presso la caserma della Stazione Carabinieri di Librino, mentre il GIOIA direttamente ai cancelli della Casa Circondariale di Catania Piazza Lanza. Entrambi sono a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.


CATANIA - DOMENICO DEMAIO E' IL NUOVO DIRIGENTE X REPARTO MOBILE. Il Primo Dirigente della Polizia di Stato Domenico Demaio si  è insediato alla guida  del X Reparto Mobile di Catania. Domenico DEMAIO è nato a Catania nel 1970, laureato in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Catania. Il funzionario, nel corso della sua carriera ha ricoperto diversi incarichi nelle province di Caltanissetta, Ragusa e Catania, maturando una solida e diversificata esperienza professionale. Il dott. Demaio in particolare, il 25 novembre 2002, è stato assegnato, al Commissariato di Pubblica Sicurezza di Gela dove, in qualità di responsabile della Sezione investigativa del Commissariato, ha portato a termine numerose indagini che hanno permesso di trarre in arresto diversi esponenti di spicco delle consorterie mafiose riconducibili a “Cosa Nostra” (gruppo Emmanuello e gruppo Rinzivillo) ed alla Stidda, tutte operanti in Gela. Il dirigente è stato trasferito, nel gennaio del 2012, alla Direzione Investigativa Antimafia, Centro Operativo di Catania ed ha ricoperto diversi incarichi. Domenico Demaio, successivamente, ha ricoperto l’incarico di responsabile del Settore Indagini Giudiziarie per poi approdare a gennaio del 2015 alla Questura di Ragusa con l’incarico di Dirigente dell’Ufficio Immigrazione. Il funzionario, durante lo stesso periodo ha rivestito, il ruolo di componente della Commissione per il riconoscimento della Protezione Internazionale di Siracusa - Sezione di Ragusa ed il ruolo di Componente del Consiglio Territoriale per l’Immigrazione. Domenico Demaio dal gennaio 2017, ha ricoperto l’incarico di Responsabile Sezione Investigativa del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Gela occupandosi delle principali attività investigative che hanno portato alla esecuzione di importanti operazioni di Polizia. L’incarico di Capo di Gabinetto a Ragusa è stato svolto il 24 febbraio 2020. Promosso  Primo Dirigente della Polizia di Stato nel novembre 2021 ha assunto l’incarico di Dirigente della Divisione Anticrimine della Questura di Ragusa. Il dott. Domenico DEMAIO, tra le esperienze professionali vanta anche la partecipazione alle Commissioni di accesso Ispettive che, nel 2004 e nel 2006, hanno portato all’adozione dei decreti di scioglimento dei Comuni di Niscemi e Riesi. Auguri di buon lavoro per l’incarico assunto al neo dirigente del X Reparto Mobile di Catania Domenico DEMAIO sia personali che dal nostro giornale.


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CATANIA - Fossa dei Leoni II : Direzione Distrettuale Antimafia a Catania coordina inchiesta carabinieri su vicini ai Cappello finita con 14 indagati dal G.I.P. del Tribunale del Capoluogo etneo. I destinatari di misure cautelari in carcere: Giuseppe AMORUSO 29enne, Angelo CONDORELLI 33enne (già detenuto presso casa circondariale Enna), Francesco CONDORELLI  38enne(già detenuto presso casa circondariale Piazza Lanza), Salvatore CRISTAUDO 34enne(già detenuto presso casa circondariale Palermo), Orazio DRAGO 53enne, Daniele Giuseppe FABIANO 34enne, Lucio LOMBARDO 33enne, Alessandro ROSSELLO 26enne (già detenuto presso casa circondariale Rossano Calabro), Daniele ROSSELLO 30enne, Roberto SANTAPAOLA 43enne,Nunzio TOMASELLI 32enne.100 militari dell’arma sono  stati impiegati nell’esecuzione della misura. I soggetti interessati all’inchiesta sono  accusati a vario titolo di associazione finalizzata al traffico, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti Catania, Palermo, Cosenza ed Enna. L’indagine coordinata dalla DDA di Catania è stata condotta dai Carabinieri della Compagnia di Catania “Fontanarossa”. Gli investigatori hanno smantellato una fiorente piazza di spaccio situata lungo viale Grimaldi, nel quartiere Librino di Catania, conosciuta appunto come “Fossa dei Leoni” (per la sua struttura morfologica) e storicamente riconducibile al clan “Cappello”. L’organizzazione avrebbe strutturato le quotidiane attività di spaccio in turni, suddividendo un prefiltraggio dei clienti. (VIDEO OPERAZIONE) Pusher  e vedette si erano inventati un vero e proprio “codice segreto” per individuare gli stupefacenti : “camicie” per la cocaina, “crackers” per il crack e “giubbotto” per la marijuana. I soggetti avrebbero realizzato anche baluardi veri e propri a mo’ di “difese passive” nel luogo dello smercio di droga, addirittura una palazzina era protetta da un portone abusivo, in ferro battuto che era apribile solo dall’interno. I  Carabinieri, nel corso dell’attività, hanno eseguito complessivamente 26 arresti in flagranza di reato, sequestrato circa 67 kg di droga, in prevalenza marijuana, 2 pistole, 1 fucile e cartucce di vario calibro.


CATANIA INSEDIATO QUESTORE GIUSEPPE BELLASSAI. Il neo Questore Giuseppe Bellassai ha formalmente assunto, dal 2 ottobre, l’incarico nella provincia di Catania ed innanzitutto, ha voluto rendere omaggio ai Caduti della Polizia di Stato di Catania, deponendo una corona d’alloro sulla lapide che, all’ingresso della Questura, ne ricorda i nomi. Il dott. Bellassai, nel corso della mattinata, ha, prima, incontrato Dirigenti e collaboratori della Questura ed a seguire, le Organizzazioni Sindacali della Polizia di Stato e dell’amministrazione Civile dell’Interno ed i giornalisti. Le prime visite istituzionali, sono state per  S.E. il Prefetto, il Procuratore della Repubblica, il Sindaco e l’Arcivescovo di Catania. Il Dirigente Generale di Pubblica Sicurezza Giuseppe Bellassai, ha un curriculum di tutto rispetto : siciliano originario di Santa Croce Camerina (RG), classe 1962 è attivo in  Polizia da trentacinque anni.  Giuseppe Bellassai ha diretto diversi ed importanti uffici. Il Questore è entrato in Polizia nel 1988, ed ha frequentato il Corso di Formazione per Funzionari della Polizia di Stato presso la scuola Superiore di Roma. Il dott. Bellassai, al termine del Corso, con la qualifica di Vice Commissario, si è trasferito presso la Scuola di formazione della Polizia Ferroviaria di Bologna. Il funzionario, nel novembre del 1991, è stato trasferito alla Questura di Ragusa, con l’incarico di addetto della locale Squadra Mobile. Le capacità professionali hanno portato, il dott. Bellassai, dopo solo un anno, ad assumere la Dirigenza dell'Ufficio fino all’ottobre del 2005. Numerosissimi successi investigativi hanno costellato gli anni trascorsi alla Squadra Mobile essendo state disarticolate ed azzerate locali cosche mafiose anche grazie all’arresto di tutti i latitanti in  provincia. I brillanti risultati conseguiti valgono al dott. Bellassai, nel dicembre del 2005, la promozione a Primo Dirigente ed il successivo trasferimento, a seguito della frequentazione del relativo Corso Dirigenziale, presso la Questura di Agrigento. Il funzionario in quella zona delicata della Sicilia ha diretto la Divisione di Polizia Amministrativa e Sociale e dell’Immigrazione. Il Centro di Accoglienza di Lampedusa inizia in quel periodo ad essere travolto da centinaia di sbarchi di profughi in fuga dai propri territori martoriati da guerre civili. Il dott. Bellassai mette in evidenza le capacità organizzative e le attitudini alla direzione di importanti servizi di ordine e sicurezza pubblica. Il Dipartimento della Pubblica Sicurezza invia il funzionario in missione, per 4 anni, presso il Centro di Lampedusa, dove gestisce le criticità connesse al fenomeno migratorio. Il dott. Bellassai, dal giugno del 2010 è stato  promosso Vicario del Questore di Trapani ricoprendo l’incarico fino al 1° agosto 2014. Il passaggio a Palermo è nell'agosto 2014 per assumere le funzioni di Vicario del Questore distinguendosi ancora per i delicati servizi di ordine pubblico che ha coordinato nella complicata realtà del capoluogo siciliano. Giuseppe Bellassai nel marzo 2016 è stato promosso a Dirigente Superiore ed ad ottobre assume la guida della Questura di Benevento fino  al 1° maggio 2019 quando ha ricevuto l’incarico di Questore a Taranto. Il funzionario ha svolto dal 25 ottobre 2021 le mansioni di Questore a Perugia. Il dott. Bellassai il 28 giugno 2023 è stato promosso quale Dirigente Generale della Pubblica Sicurezza. Gli auguri di un proficuo e buon lavoro al Questore Giuseppe Bellassai sono sia da parte della nostra redazione che personali.


CATANIA  - Operazione antimafia, 100 Carabinieri comando provinciale in ULTIMO ATTO  eseguite 13 misure clan Toscano-Tomasello-Mazzaglia di Biancavilla vicini ai Santapaola. Si tratta di Salvatore Manuel AMATO30enne nato a Biancavilla; Fabrizio DISTEFANO 32enne nato a Biancavilla; Placido GALVAGNO 46enne nato a Biancavilla; Giovanni GIOCO,63enne  nato a Biancavilla; Piero LICCIARDELLO 28enne nato a Paternò; Giuseppe MANCARI 74enne  nato a Biancavilla; Nunzio MARGAGLIO 28enne  nato a Biancavilla; Carmelo MILITELLO 48enne nato a Biancavilla; Nicola Gabriele MINISSALE 30enne  nato a Catania; Alfio MUSCIA 44enne  nato a Biancavilla; Ferdinando PALERMO ,46enne nato a Paternò; Mario VENIA 48enne  nato a Biancavilla; Carmelo VERCOCO 50enne  nato in Germania. L’attività dei militari dell’Arma si è svolta sia nelle province di Catania che  l’Aquila. I 100 Carabinieri del Comando Provinciale di Catania hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale etneo, nei confronti di 13 indagati. Gli accusati devono rispondere di associazione di tipo mafioso, “estorsione”, “associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti”, reati aggravati dal “metodo mafioso”.  L’operazione “Ultimo atto”, è coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catania ed è condotta dai Carabinieri di Paternò. L’inchiesta prese avvio a seguito del tentato omicidio di Davide GALATI MASSARO, avvenuto a Biancavilla il 9 settembre 2018. Gli investigatori hanno svelato le recenti evoluzioni del clan “Toscano-Tomasello-Mazzaglia” di Biancavilla, ritenuta articolazione territoriale della famiglia mafiosa di cosa nostra etnea “Santapaola-Ercolano”, individuando, tra l’altro, l’attuale reggente. Le indagini hanno messo in luce oltre ad un fiorente traffico di stupefacenti, anche un vasto giro di estorsioni ai danni di imprenditori di Biancavilla. Vittime dei malfattori anche i giostrai, che durante la festa patronale, erano costretti a pagare il “pizzo” attraverso i biglietti per le attrazioni, così che i figli degli affiliati detenuti avrebbero potuto godersele “gratis”. I militari nel corso dell’inchiesta hanno sequestrato per la confisca, anche due società operanti nel settore del trasporto merci, del valore di circa 5 Milioni di €, direttamente riconducibili al clan.


CATANIA- LAMBORGHINI IN PIAZZA UNIVERSITA’ PER  “E… STATE CON NOI  CAMPAGNA SICUREZZA STRADALE POLIZIA DI STATO”. La Huracán ed il Pullman Azzurro hanno riscosso un grande successo nella due giorni catanese che ha portato in prima linea donne ed uomini della Sezione Polizia Stradale di Catania, gli Specialisti dei due mezzi attrezzati che hanno attraversato l’Italia in un vero e proprio tour della sicurezza stradale. L’evento ha compreso la partecipazione e l’apprezzamento del Prefetto di Catania, Maria Carmela Librizzi la quale, nella prima giornata della manifestazione, è stata accompagnata dal Vicario del Questore di Catania dott. Salvatore Fazzino, dal Comandante del Compartimento di Polizia Stradale Sicilia Orientale dott. Nicola Spampinato e dal Dirigente della Sezione Polizia Stradale di Catania dott.ssa Maria Carmela Sanfilippo (INTERVISTA VIDEO)  i quali hanno illustrato le finalità della manifestazione. Il bus azzurro è dotato di un impianto multimediale di simulazione di guida, a bordo si sono alternati giovani e guidatori più esperti che hanno potuto sperimentare i gravissimi pericoli derivanti da una guida imprudente e non rispettosa delle regole stabilite dal Codice della Strada.Visitatori hanno indossato occhiali distorsivi che riproducevano le condizioni della vista umana all’assunzione sovra-soglia di sostanze alcoliche. ed hanno, percorso nello spazio antistante, il bus  un tracciato pedonabile appositamente creato. Nessuno ha superto la sfida a rimanere nei limiti del percorso, sebbene siano stati in tanti a sottostimare la capacità estemporaneamente invalidante indotta dall’alcol. La prova dei fatti ha indotto tutti coloro i quali si sono cimentati nella prova a riconoscere gli effetti negativi, o meglio mortali, del mettersi alla guida in stato di ebrezza alcolica o drogastica. La Lamborghini ha inspirato ben altra ebrezza ed ha letteralmente stregato grandi e piccini che si sono avvicinati all’auto, affascinati dalle sue linee sinuose. La Huracán, come tutte le attrezzature della Polizia di Stato, è uno strumento al servizio della sicurezza dei cittadini: in generale, infatti, viene utilizzata per il trasporto di organi da trapianto. L’appeal sprigionato dal suo design e le sue forme disegnate da quel vento di tempesta, evocato sin dal suo nome, sono senz’altro un forte richiamo per avvicinare quanti subiscono l’attrazione velocità, allo scopo di creare in loro una coscienza critica rispetto ai nefasti esiti di una guida sprezzante d’ogni pericolo. La Lamborghini Huracan per le sue eccezionali prestazioni e strumenti più all’avanguardia di cui è dotata comprende un frigo box allocato nel cofano anteriore. La supercar  è utilizzata sia per il trasporto degli organi che dei tessuti umani destinati ai trapianti. La Polizia Stradale ha una lunga esperienza, sia nel trasporto con la Lamborghini, che nelle scorte e nelle staffette al trasfererimento di materiale ematico, per pazienti ed organi destinati ai trapianti. La Polizia Stradale si sposta con la Lamborghini lungo le arterie stradali dell’intero territorio nazionale. La vettura Huracan rimasta a Catania due giorni  proviene da Roma.


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CATANIA Tentato omicidio per un debito in via S.Maria Catena Carabinieri fermano 2 su delega Procura provvedimento PM.  Si tratta dei catanesi  Giovanni GURRERI 22enne  e Filippo Antonio SAITTA 26enne. I Militari dell’Arma, su delega della Procura Distrettuale della Repubblica hanno dato esecuzione al provvedimento di fermo emesso dal Pubblico Ministero. I due personaggi sono gravemente indiziati, allo stato degli atti ed in relazione ad una fase processuale che non consente l’intervento delle difese, il primo di “Tentato Omicidio”, “Detenzione e porto illegale d’arma da fuoco” e “Detenzione illegale di munizioni, mentre il secondo per i reati di “Detenzione e porto illegale d’arma da fuoco clandestina” e “Detenzione illegale di munizioni”. I due soggetti fermati sono entrambi legati da vincoli di parentela ad esponenti posti al vertice di due compagini criminali cittadine, ed in particolare il 22enne a quella dei “Cursoti-Milanesi” mentre il 26enne a quella dei “Santapaola-Ercolano”. GURRERI, inoltre, era  stato già coinvolto quale vittima, nel pomeriggio dello  scorso  3 gennaio, di un’aggressione terminata con un’azione di fuoco durante la quale fu colpito ad una gamba in viale Medaglie d’Oro. L’indagine, che ha portato alle misure ed è stata coordinata dalla  Procura Distrettuale di Catania, è stata condotta dai Carabinieri della Compagnia di “Catania – Piazza Dante” con il qualificato contributo dei militari del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Catania. L’inchiesta ha avuto origine da una sparatoria verificatasi la mattinata del 31 luglio 2023, in via Santa Maria della Catena, dove erano rimaste ferite due persone. L’attività investigativa, condotta e finalizzata con indagini sul territorio cittadino, con raccolta di fonti testimoniali e visione dei filmati delle varie telecamere di sicurezza nella zona, dimostrerebbe come, intorno le 10.50 di lunedì, alcune persone avrebbero avuto delle discussioni all’interno di un bar, verosimilmente per motivi economici. Gli alterchi sarebbero sfociati in una accesa lite su strada, all’esito della quale i due fermati si sarebbero confrontati armi in pugno. 1 dei due in particolare, nelle fasi più concitate della lite, il 22enne, nell’esplodere alcuni colpi d’arma da fuoco ad altezza uomo all’indirizzo del 26enne non avrebbe colpito la  vittima designata ma  altre due persone risultate estranee alla lite. I  due feriti sono stati soccorsi dai cittadini presenti sul posto, dopo le fasi animate della sparatoria, ed i due contendenti avrebbero guadagnato la fuga verso direzioni opposte. Gli investigatori hanno evidenziato che, il primo si sarebbe allontanato verso il centro cittadino mentre il secondo per le vie limitrofe dove, poco dopo, i Carabinieri hanno rinvenuto 1 pistola a salve modificata ed ancora carica e con 1 colpo in canna calibro 380 ed ulteriori 2 proiettili calibro 380. I carabinieri della Sezione Rilievi del Nucleo Investigativo  successivamente sono interventi sul posto ed hanno  altresì repertato sul luogo della sparatoria 4  bossoli calibro 7.65. I militari, dopo una serrata attività info-investigativa e di ricerca sul territorio hanno rintracciato i due  il  3 agosto.  Il  primo presso l’abitazione di una congiunta ed il secondo presso la casa di un amico sita a Mascalucia (CT).   I soggetti sono stati ristretti presso la casa circondariale di Catania Bicocca in attesa dell’udienza di convalida che si è tenuta venerdì ed all’esito della quale il Giudice per le Indagini Preliminari, dopo aver convalidato il fermo, ha disposto la misura della custodia cautelare in carcere per entrambi. I personaggi  hanno ammesso i fatti ed hanno ricondotto le ragioni della lite ad un pregresso debito contratto dal Saitta, che non aveva mostrato l’intenzione di estinguerlo tempestivamente, nei confronti del Gurreri.


CATANIA – USURA ED ESTORSIONE POLIZIA ESEGUE ORDINANZA GIP 9 MISURE SU DISPOSIZIONE PROCURA DISTRETTUALE. La misura coercitiva è stata emessa l’8 maggio dal G.I.P. del Tribunale di Catania, nei confronti di: Orazio DI MAURO 66enne, Orazio Francesco DI MAURO 45enne, Giuseppa GIUFFIRDA 78enne, Rosa Adriana LICCIARDELLO 74enne, Giovanni LONGO 64enne, Carmelo MUSUMECI 53enne, Gaetano SUTERA 67enne, Luigi VENTURA 61enne, Giuseppina BERGAMO 57enne. Le indagini sono state coordinate dalla Procura Distrettuale della Repubblica ed eseguite dalla locale Squadra Mobile e dalla Sezione di P.G. della Polizia di Stato della Procura. Gli investigatori hanno acquisito, allo stato degli atti ed in relazione ad una  fase processuale che non ha ancora consentito l’intervento delle Difese, elementi che dimostrerebbero la partecipazione dei nove personaggi, talvolta a titolo individuale e talvolta in concorso, alla commissione dei reati. Il provvedimento restrittivo riguarda gli esiti di attività di indagine, scaturita dalle dichiarazioni di una parte offesa, costretta, per far fronte a debiti di gioco. Il giocatore  si sarebbe rivolto  a soggetti che avrebbero prestato danaro a strozzo, con un elevato tasso usurario. Il malcapitato avrebbe quindi subito il depauperamento del suo patrimonio economico ed immobiliare. La vittima sarebbe stata indotta, a fronte delle coeve pressioni, in alcuni casi materializzatesi in minacce ed appostamenti sotto casa, esercitate su di lei ad adempiere ai debiti forzosamente contratti. Il malcapitato avrebbe poi esposto quanto accaduto agli organi di polizia. Le investigazioni, supportate da operazioni di intercettazione, hanno consentito di riscontrare la fondatezza delle rivelazioni della persona offesa. Gli inquirenti hanno portato alla luce un sommerso e parassitario sistema di prestiti illeciti che avrebbe coinvolto ulteriori soggetti rispetto a quelli indicati dalla vittima e tradizionalmente dediti a questo genere di attività delittuosa. Gli inquirenti, nel prosieguo delle indagini, hano raccolto le dichiarazioni delle altre persone offese, via via identificate. I malcapitati di turno, in alcuni casi, confermavano quanto emerso dalle indagini, fornendo indicazioni precise in merito all’ammontare del prestito richiesto ed accordato, delle rate, settimanalmente o mensilmente, versate e del termine entro il quale la restituzione sarebbe dovuta avvenire. Gli inquirenti sulla scorta delle informazioni  accertate, hanno compreso che, mediamente, i piccoli prestiti si aggiravano su importi variabili tra i 1.000 ed i 2.000€ e che i tassi usurari applicati, talvolta, potevano arrivare a sfiorare anche il 490% annuo. Le dichiarazioni delle persone offese, una ventina circa, che si sono determinate a collaborare con gli inquirenti, denunciando le condotte criminose di cui erano vittime, hanno rappresentato una delle principali fonti di prova a supporto dell’intero impianto accusatorio posto a fondamento della misura cautelare. I tutori dell’ordine hanno rilevato che le vittima in altri casi, nonostante l’evidenza della prova, subendo il timore di possibili ritorsioni o credendo che coloro i quali avevano erogato il credito fossero benefattori, hanno preferito tacere o dire il falso, limitandosi ad ammettere prestiti di denaro senza la corresponsione di alcun interesse.  Gli inquirenti hanno valutato l’atteggiamento e confermato la natura del reato di usura quale “fenomeno sommerso” in cui le vittime, trovandosi in uno stato di dipendenza, non solo economica ma anche psicologica, manifestano reticenza nell’affermare la verità dei fatti. I tutori dell’ordine a riscontro delle risultanze d’indagine, hanno eseguito perquisizioni nei confronti di alcuni degli indagati che hanno permesso di rafforzare il compendio investigativo e così  di porre sotto sequestro materiale probatorio costituito da denaro liquido, libri contabili e da vari titoli di credito idonei a delineare l’entità dell’attività di usura. Il Giudice per le indagini preliminari, su richiesta del Pubblico Ministero titolare del relativo fascicolo d’indagine, ha quindi disposto per  tutti, ad eccezione dell’indagata Giuseppina BERGAMO, destinataria della misura degli arresti domiciliari,  l’applicazione della misura cautelare della custodia in carcere,  misure poi eseguite, nel corso della  mattinata  del 16 maggio, con traduzione presso la locale Casa Circondariale, dalla  Squadra Mobile  e dalla sezione della Polizia della P.P., coadiuvati dal  Reparto Prevenzione Crimine della Sicilia Orientale. Le Forze dell’Ordine sono specificamente inviate a supporto dalla Direzione Centrale Anticrimine e dal Servizio Centrale Operativo, nonché  da personale della locale Questura e da operatori specializzati di Polizia Scientifica.


(VIDEO BLITZ)   (VIDEO INCHIESTA ARRESTATI) 

CATANIA -   Maxi blitz 400 Carabinieri, DDA 68 indagati  in  operazione Carback : mafia, droga ed estorsioni con furto auto. 51 sono i soggetti destinatari di custodia cautelare in carcere: Agatino Lorenzo ABATE 46enne nato a Catania,  Giuseppina BELFIORE 55enne nata a Catania, Salvatore BIONDI 32enne nato a Catania, Francesco CACIA 40enne nato a Catania, Giuseppe CAMMARATA 53enne nato a Caltanissetta, Annibale Giovanni CARO 63enne nato a Catania, Salvatore CARBONARO 41enne nato a Catania, Giovanni Edoardo CARUANA 31enne nato a Catania,  Febronio CONA 34enne nato a Caltagirone, Gaetano CONDORELLI 37enne nato a Catania, Mario Cristian COSTA 37enne nato a Catania, Emmanuele FALSAPERLA 25enne nato a Catania, Massimo FERRERA 53enne nato a Catania,  Santo FICHERA 47enne nato a Catania, Concetto FONTANAROSSA 37enne nato a Catania,  Gioacchino GIANGRECO 38enne nato a Palermo, Umberto GIARDINARO 29enne nato a Catania, Salvatore GIUFFRIDA 47enne nato a Catania,  Salvatore Nicola GRASSO 59enne nato a Catania, Kevin MANGANARO 22enne nato a Catania,  Andrea Antonio MARINO 54enne nato a Catania, Antonino MASCALI 26enne nato a Catania, Lorenzo MASCALI 43enne nato a Catania, Francesco MAUGERI 24enne nato a Catania, Giuseppe MIRABILE 32enne nato a Catania, Jonathal MUSUMECI 33enne nato a Catania, Carmen NICOSIA 38enne nata a Catania, Sebastiano NICOSIA 39enne nato a Catania, Gabriele PAPPALARDO 18enne nato a Catania,  Orazio Simone PITTERÀ 29enne nato a Catania, Nunzio PRIVITERA 43enne nato a Catania, Marco PUGLIA 33enne nato a Catania,  Giuseppe PULVIRENTI 45enne nato a Catania, Christian RICCIO 32enne nata a Catania,  Fabio RICCIO 46enne nato a Catania, Agatino RUSSO 39enne nato a Nicolosi, Agatino RUSSO 18enne nato a Catania,  Dario RUSTICO 35enne nato a Siracusa, Orazio RUSTICO 33enne nato a Siracusa, Angelo SANFILIPPO 57enne nato a Catania, Antonino SANTONOCITO 56enne nato a Catania, Giuseppe SCUDERI 52enne nato a Catania, Simona SPATICCHIA 38enne nata a Catania, Johnny STRANO 33enne nato a Catania, Cristian TORRISI 29enne nato a Catania,  Alessandro TRICOMI 37enne nato a Catania, Santo TRICOMI 46enne nato a Catania, Salvatore Alberto TROPEA 33enne nato a Catania, Daniele Francesco VENTIMIGLIA 24enne nato a Catania, Roberto ZAMMATARO 34enne nato a Scordia, Giorgio Daniele ZUCCARELLO 36enne nato a Catania. 17 sono i soggetti destinatari di misura cautelare degli arresti domiciliari: Daniele CADIRI 41enne nato a Catania, Salvatore CAMBRIA 51enne nato a Catania, Salvatore CARUSO 59enne nato a Varese, Giacomo CONA 63enne nato a Palagonia, Sebastiano Giovanni DESI 42enne nato a Catania,  Antonio INTRUGLIO 49enne nato a Francofonte, Rosario LI PANI 34enne nato a Catania, Valerio MAGNI 33enne nato a Catania,  Emanuele PAVONE 57enne nato a Catania, Giuseppe PIACENTE 52enne nato a Catania,  Orazio PUGLISI 58enne nato a Catania, Antonino SAVOCA 32enne nato a Catania, Lorenzo SGROI 45enne nato a Catania, Filippo Marco STORNIOLO 34enne nato a Catania, Giuseppe STRANO 56enne nato a Catania, Fabio VINTALORO 45enne nato a Catania,  Santo VITTORIO 24enne nato a Catania. Gli oltre  400 Carabinieri del Comando Provinciale di Catania hanno condotto in tutta la provincia di Catania, ed anche a Siracusa, Agrigento, Pavia e Vibo Valentia, l’imponente operazione Carback, coadiuvati dal XXII Reggimento “Sicilia”, dallo Squadrone Eliportato Cacciatori, dal Nucleo Elicotteri e dal Nucleo Cinofili. I militari del Comando Provinciale di Catania hanno eseguito l’ordinanza emessa dal GIP presso il Tribunale di Catania nei confronti dei 68 indagati, accusati, a vario titolo,  di “associazione di stampo mafioso”, “associazione a delinquere finalizzata al furto” di autovetture oggetto di successiva “estorsione con il metodo del cavallo di ritorno”, “ricettazione”, “associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti” con l’aggravante mafiosa, “acquisto e detenzione di sostanza stupefacente ai fini di spaccio” e “detenzione illegale di armi e munizioni”. L’indagine, denominata “Carback”, è stata condotta dalla Compagnia Carabinieri di Catania Fontanarossa al  comando del Ten. Colonnello Giuseppe BATTAGLIA con il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Catania. I quattrocento militari del Comando Provinciale di Catania, supportati dai reparti specializzati dell’Arma dei Carabinieri (Compagnia di Intervento Operativo del XII° Reggimento “Sicilia”, Squadrone Eliportato “Cacciatori” Sicilia, Nucleo Elicotteri, Nucleo Cinofili) hanno dato esecuzione all’ordinanza applicativa di misure cautelari personali emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Catania nei confronti di 68 soggetti indagati. L’indagine, denominata “Carback” è stata coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e condotta dal Nucleo Operativo della Compagnia Carabinieri di Catania Fontanarossa da settembre 2020 a marzo 2021 comandata del Ten. Giovanni SPADONI. L’inchiesta ha tratto origine da una approfondita e qualificata attività di analisi sui furti di autovetture, avvenuti nei precedenti mesi di giugno e luglio, spesso rinvenute dopo qualche giorno in modo apparentemente casuale. Gli investigatori con un primo filone di indagine, proficuamente sviluppato grazie ai riscontri effettuati ed all’attività tecnica svolta, hanno  delineato l’esistenza di una collaudata organizzazione, costituita da 45 persone, dedita alla commissione di furti, estorsioni e ricettazioni. Gli inquirenti confermano il coinvolgimento anche di un soggetto gravemente indiziato di appartenere al clan dei “CURSOTI MILANESI”. I tutori dell’ordine hanno evidenziato che in seno al sodalizio criminale avrebbero operato tre batterie di ladri, responsabili di 54 furti, attive nelle zone di Monte Po’, San Giorgio e San Cristoforo. I maldestri avrebbero agito sulla base di taciti accordi che prevedevano una chiara suddivisione del territorio per lo svolgimento “coordinato” delle loro attività delittuose. La batteria di Monte Po’ avrebbe operato nel quartiere Nesima di Catania e nei paesi etnei, quella di San Giorgio avrebbe concentrato i propri interessi nella zona di Catania centro, mentre il gruppo di San Cristoforo avrebbe avuto  “competenza” esclusiva sui centri commerciali del capoluogo. Alcuni soggetti con il ruolo di intermediari facevano parte dell’organizzazione criminale e venivano contattati dalle vittime, direttamente o per il tramite di conoscenti, affinché si adoperassero per avviare l’iter al fine di ottenere la restituzione del mezzo. L’importo di ciascuna delle 33 estorsioni documentate poteva variare tra 300 e 1.500 euro in base al modello e alle condizioni dell’autovettura, al numero di persone intervenute nell’intermediazione ed al rapporto di conoscenza tra gli indagati e la vittima del furto. I veicoli asportati venivano lasciati in sosta sulla pubblica via, nel pieno rispetto di una regola non scritta in base alla quale ciascuna batteria, prima di disporre del mezzo, attendeva almeno tre giorni, per i seguenti motivi: concedere un congruo periodo di tempo al proprietario del veicolo rubato per mettersi in contatto con la batteria responsabile del furto ed intavolare l’illecita trattativa. Il cavallo di ritorno rappresentava, infatti, l’obiettivo principale in quanto garantiva all’associazione importi immediati e riduceva significativamente i rischi connessi alla gestione del mezzo (custodia, trasporto e altro); poter rimediare ad eventuali “torti”, qualora l’autovettura asportata fosse appartenuta a personaggi di particolare caratura criminale o persone a loro vicine, provvedendo all’immediata restituzione del mezzo; essere certi dell’assenza di eventuali dispositivi GPS nascosti e non individuati durante la “bonifica” del mezzo, scongiurando in tal modo il rischio di essere scoperti dalle Forze di Polizia. Le autovetture rubate, qualora le estorsioni non fossero andate a buon fine, trascorsi i tre giorni, venivano destinate alla ricettazione, anche fuori Provincia, per la successiva immissione nel fiorente mercato nero di veicoli e parti di ricambi. I tutori dell’ordine, in tale ambito investigativo, hanno deferito all’Autorità Giudiziaria 13 persone per favoreggiamento personale, avendo fornito alla polizia giudiziaria informazioni palesemente false e fuorvianti, aiutando in tal modo gli autori del reato ad eludere le indagini. Gli investigatori in in secondo filone investigativo, hanno coinvolto 30 persone, riguardo un ingente traffico di sostanze stupefacenti gestito da un gruppo criminale, con a capo un soggetto gravemente indiziato di appartenere al clan mafioso “CAPPELLO”. I malfattori potevano contare anche sulla disponibilità di armi e munizioni.  Gli inquirenti hanno censito e monitorato 2 piazze di spaccio ubicate 1 nel quartiere “Librino” e l’altra a “San Giorgio”, nelle quali si smerciava sostanza stupefacente tipo cocaina, per un volume di affari di oltre € 1.000 giornalieri per ciascuna piazza. Gli associati coinvolti in entrambi i filoni d’indagine avrebbero condiviso la medesima base logistica, costituita da un autonoleggio ubicato nel quartiere di San Giorgio. Il luogo sarebbe stato utilizzato per concretizzare accordi, incontri e pagamenti relativi alle attività illecite concernenti il furto dei veicoli finalizzato alle estorsioni o ricettazioni. La bese sarebbe servita anche per le contrattazioni riguardanti ingenti quantitativi di cocaina, venduta all’ingrosso a circa 42.000€  al kg e consegnata ai “grossisti” in vari punti della città per essere evidentemente destinata al rifornimento di altre piazze di spaccio presenti nel capoluogo etneo o in altre Province. Il Comandante Provinciale Col. Rino COPPOLA in merito all’inchiesta ha rivolto alla comunità un appello :  “i cittadini si devono fidare dei Carabinieri e devono immediatamente denunciare qualora restino vittime del furto del proprio veicolo e di richieste estorsive col metodo del cosiddetto Cavallo di ritorno”.


(VIDEO ARRESTI) 

CATANIA SVENTATA RAPINA, POLIZIOTTI SQUADRA MOBILE SEGUONO A BELPASSO 3 SU AUTO RUBATA ARRESTATI IN AZIONE. La  Polizia di Stato, nella notte del 22 dicembre scorso, ha tratto in arresto C.M. 39enne, I.A.36enne  e G.D. 40enne, già noti, colti, in concorso tra loro, nella flagranza dei reati di tentata rapina aggravata, porto e detenzione illegale di armi comuni da sparo e ricettazione. Il Questore di Catania Vito CALVINO, per il periodo delle festività natalizie ha disposto intensificate attività finalizzate al contrasto dei reati. I poliziotti, della Sezione Reati contro il Patrimonio e la P.A. – Squadra Antirapina della locale Squadra Mobile nel corso delle ordinarie e periodiche contro le azioni di natura predatoria hanno intercettato, nel territorio di Belpasso (CT), un veicolo, risultato rubato. La vettura stava viaggiando con a bordo tre soggetti, vestiti con abiti scuri ed il volto coperto da cappelli di lana e scaldacollo. Il conseguente servizio di pedinamento dell’auto sospetta ha consentito ai poliziotti di appurare che i 3 soggetti si stavano recando presso un’azienda di logistica e trasporti per compiere una rapina. I  tre, raggiunto il cancello d’ingresso, hanno azionato il clacson con il chiaro intento di farsi aprire per entrare al fine di realizzare il progetto delittuoso. Le concitate fasi, concernenti i momenti in cui i malviventi sono stati bloccati dai poliziotti, sono state riprese dal sistema di video sorveglianza della ditta. Il tempestivo intervento degli uomini antirapina ha permesso di rilevare che  G.D., conducente del veicolo, era armato di 1 pistola semiautomatica calibro 6.35 con n. 4 cartucce;   C.M., passeggero anteriore, di 1 revolver calibro 38 con n. 6 cartucce e l’I.A., passeggero posteriore, di 1 taglierino.  I tre fermati tenevano, nella macchina,  fascette in plastica e scotch, materiale con il quale avrebbero potuto immobilizzare i dipendenti della ditta, durante la materiale esecuzione della condotta criminale. Gli agenti successivamente in ricerca presso le abitazioni dei tre autori del reato hanno rinvenuto e sequestrato, nel domicilio del C.M., ubicato ad Aci Catena (CT), anche di 1  fucile automatico da caccia, con relativo munizionamento, risultato rubato. I tre soggetti, in ragione della condotta criminosa posta in essere e della detenzione illegale di armi comuni da sparo, sono tratti in arresto.  Gli arrestati, dopo le formalità di rito, d’intesa con il P.M. di turno, sono stati tradotti nel carcere di Catania – Piazza Lanza, per rimanere a disposizione dell’Autorità Giudiziaria procedente, che lo scorso 26 dicembre ha convalidato l’arresto.


(VIDEO ARRESTI)     (VIDEO ESTORSIONI)    

CATANIA -  POLIZIA ESEGUE 21 MISURE IN OPERAZIONE  SABBIE MOBILI ESTORSIONI SQUADRA DI LINERI SANTAPAOLA/ERCOLANO. La  Polizia di Stato di Catania ha dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione di misura cautelare della custodia in carcere, emessa il 27 ottobre dal G.I.P. del Tribunale di Catania, nei confronti di: Alfio CURRAO 53enne, Fabrizio CURRAO 30enne, Alessandro DI STEFANO 22enne, Antonio DI STEFANO 44enne, Giuseppe DONATO 50enne, Natale Alessandro DONATO 20enne, Domenico GERACI 57enne, Salvatore Gianluca GERACI 33enne, Salvatore GUGLIELMINO 57enne, Vincenzo GUIDOTTO 42enne, Carmelo LITRICO 49enne, Nunzio MAMMINO 45enne, Lorenzo PINNAVARIA 31enne, Salvatore PINNAVARIA 26enne, Alfio RANNESI 27enne, Carmelo RANNESI 58enne, Girolamo RANNESI 60enne, Giuseppe RANNESI 53enne, Salvatore RANNESI 55enne, Francesco TOSCANO 57enne, Pietro VITTORIO 44enne.  La  Squadra Mobile della Questura di Catania è stata coadiuvata dal Servizio Centrale Operativo ed ha agito sotto il diretto coordinamento della Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato che ha inviato nel Capoluogo etneo diversi equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine per le  vaste ed articolate attività dinamiche sul territorio ed il rintraccio e cattura dei destinatari delle misure cautelari emesse. L’operazione ha comportato anche la partecipazione di unità della locale Questura e delle sue articolazioni nonché di unità specializzate come Polizia Scientifica, Reparto Mobile e anche di un elicottero del Reparto Volo. Nel complesso sono stati impiegati circa 150 operatori. I personaggi sono gravemente indiziati, allo stato degli atti ed in relazione alla fase processuale che non ha ancora consentito l’instaurazione del contraddittorio con l’intervento delle difese, dei delitti di associazione di tipo mafioso, clan Santapaola – Ercolano, estorsione, tentata rapina, ricettazione, intestazione fittizia di beni, tutti reati aggravati dalla finalità di agevolare l’associazione mafiosa di appartenenza. Il provvedimento restrittivo compendia gli esiti dell’attività di indagine, coordinata da questo Ufficio della Procura della Repubblica di Catania – Direzione Distrettuale Antimafia, originata dalla richiesta estorsiva avanzata nei confronti di un noto ristoratore catanese al quale erano stati prospettati, nel mese di agosto 2019, attentati incendiari se non si fosse sottomesso al pagamento del pizzo. Al medesimo imprenditore erano state anche recapitate due cartucce calibro 7.65 da parte di due affiliati al sodalizio mafioso, con l’avvertimento che se non avesse accettato le loro richieste sarebbe stato oggetto di attentato. Le investigazioni, condotte dalla locale Squadra Mobile, avrebbero consentito di identificare, sempre per quanto risulta allo stato delle emergenze processuali in cui non è ancora instaurato il contradittorio delle parti,  gli autori di entrambi i tentativi di estorsione in Nunzio MAMMINO ed Alessandro DI STEFANO e di ricondurre l’attività illecita ad una articolazione territoriale del clan Santapaola – Ercolano, denominata Squadra di Lineri, radicata nell’area nord del capoluogo etneo, i cui capi storici si individuavano in Giuseppe PULVIRENTI detto “u Malpassotu”, uomo d’onore di Cosa nostra catanese, ed il genero di lui Giuseppe GRAZIOSO detto “Pippo”. La prosecuzione delle indagini, ad opera degli investigatori della Sezione antiestorsione della Squadra Mobile catanese, ha permesso agli investigatori di ricostruire l’organigramma dell’anzidetta consorteria mafiosa, il cui vertice sarebbe stato individuato in Girolamo RANNESI, coadiuvato dai fratelli Salvatore e Giuseppe, e dal fedele affiliato Alfio CURRAO, che sarebbe legato alla famiglia RANNESI da ininterrotta comune militanza e da consolidati rapporti personali di natura amicale.  Gli investigatori hanno evidenziato l’importanza, nel panorama criminale, della famiglia RANNESI che sarebbe stata rafforzata dal vincolo di sangue che Girolamo RANNESI aveva con Giuseppe GRAZIOSO, di cui era il genero, tanto che sarebbe considerato un uomo d’onore di Cosa nostra catanese ed uno dei soggetti di riferimento per il sodalizio mafioso in tutta la Provincia. Gli investigatori allo stesso modo, avrebbero identificato i gregari dell’organizzazione, ai quali i vertici avevano assegnato compiti esecutivi (come la riscossione delle estorsioni e la commissione di rapine e di altre attività illecite), che sarebbero stati sotto il comando di Giuseppe DONATO, braccio destro di Girolamo RANNESI, la cui officina di carrozzeria avrebbe rappresentato il quartier generale del sodalizio. Gli inquirenti, inoltre, avrebbero individuato, nel capillare e radicato sistema estorsivo, il principale business illecito dell’organizzazione nei confronti di imprenditori e commercianti che, ben conoscendo la storia criminale di alcuni degli appartenenti al sodalizio indagato e scoperto, si sono sottomessi al pagamento dell’estorsione in favore della Squadra di Lineri.  I tutori dell’ordine, nel corso delle indagini hanno acquisito elementi di riscontro, attraverso numerosi arresti in flagranza di reato di taluni affiliati chiamati a riscuotere mensilmente le rate estorsive; in occasione di uno di questi arresti, veniva rinvenuta e sottoposta a sequestro la c.d. carta delle estorsioni, contenente – secondo la prospettiva accusatoria – l’elenco delle attività commerciali taglieggiate, mascherate attraverso l’indicazione che si trattava di numeri da giocare all’enalotto con l’evidente fine di depistare eventuali investigazioni in caso di rinvenimento.  I tutori dell’ordine a tal proposito, hanno individuato numerose attività imprenditoriali (circa una ventina) che da anni hanno versato all’organizzazione mafiosa ingenti somme di denaro con cadenza mensile o semestrale. Si è stimato, approssimativamente, che l’organizzazione incassasse da ogni singolo imprenditore, mediamente, la somma di 250 euro mensili con un profitto illecito annuale di circa 70.000 euro. Le dichiarazioni delle persone offese che si sono determinate a collaborare con gli inquirenti, denunziando le condotte criminose di cui erano vittime, hanno rappresentato una delle principali fonti a supporto dell’intero impianto accusatorio posto a fondamento della misura cautelare. In altri casi, nonostante l’evidenza della prova, subendo il timore di possibili ritorsioni, i commercianti hanno preferito tacere o dire il falso e sono in atto indagati per il delitto di false informazioni al Pubblico Ministero. I tutori dell’ordine, nel corso dell’indagine hanno accertato che parte dei proventi erano destinati alle spese per la difesa legale degli arrestati, nonché per il sostentamento economico delle loro famiglie di cui i capi del clan si erano fatti carico.   Il provvedimento restrittivo ha colpito anche i beni patrimoniali dell’organizzazione, disponendo il sequestro di un’attività commerciale, fittiziamente intestata a soggetti di comodo, ma che di fatto sarebbe riconducibile alla famiglia RANNESI, nonché autoveicoli nella disponibilità dei soggetti organici alla consorteria mafiosa e utilizzati per compiere le varie attività criminose. I destinatari della misura cautelare sono stati rintracciati nella mattinata e tradotti in carcere, ad eccezione di coloro che erano già detenuti, per altra causa, nei confronti dei quali il provvedimento è stato notificato presso i relativi istituti di pena. Il Direttore Centrale Anticrimine della Polizia di Stato Prefetto Francesco Messina ha affermato : “E’ inconcepibile che ancora oggi, nonostante l’efficacia e l’incisività dell’azione di contrasto espletata dallo Stato, esistano parti offese che si ostinano a non denunciare, addirittura dichiarando il falso. La lotta alla criminalità organizzata non può essere delegata esclusivamente alle Forze dell’Ordine e alla Magistratura. La Sicurezza è di tutti e l’unica protezione è quella fornita dallo Stato; Cosa Nostra non fornisce protezione, commette delitti e inquina le libertà economiche. Non denunciare di essere vittima di estorsione è un comportamento che potrebbe essere talvolta ai limiti della rilevanza penale. Colpisce, in questa indagine, che su 32 estorti, solo 16 abbiano ritenuto di contribuire con le loro denunce all’accertamento della verità da parte nostra”.


CATANIA - Ten Col Claudio Papagno nuovo Comandante  Reparto Operativo carabinieri  Catania insediato a Comando Provinciale.

             (VIDEO conferenza Col.Coppola)    

   (VIDEO conferenza T.Col.Papagno)     

(VIDEO intervista T.Col.Papagno)   

 L’alto ufficiale è subentrato al Col. Piercarmine Sante Sica  trasferito a Livorno quale Comandante Provinciale Carabinieri. Il Comandante Provinciale  Carabinieri Catania colonnello Rino Coppola ha presentato, il Ten Col Claudio Papagno quale nuovo C.te  Reparto Operativo. Il curriculum del nuovo comandante è di tutto rispetto, avendo maturato esperienze di comando a Napoli zona Scampia ed a Palermo. Incarichi: 1996 – 1999, ha frequentato la Scuola Militare “Teuliè” di Milano; 1999 – 2004, ha frequentato il biennio presso l’Accademia Militare di Modena (181° corso) ed il triennio presso la Scuola Ufficiali Carabinieri di Roma; 2004 – 2006, è stato Comandante di Plotone degli Allievi Marescialli e successivamente degli Allievi Brigadieri della Scuola Marescialli e Brigadieri dei Carabinieri di Velletri; 2006 – 2008, ha comandato il Nucleo Operativo della Compagnia Palermo – Piazza Verdi; 2008 – 2013, ha comandato la Compagnia di Treviso; 2013 – 2016, ha comandato la Compagnia di Napoli - Stella; 2016 - 2022, ha prestato servizio presso il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri, prima nell’Ufficio Logistico, occupandosi della pianificazione logistico-finanziaria dell’Arma dei Carabinieri e successivamente nell’Ufficio Polizia Militare e di Stabilità, ove si è occupato dei “Piani di Cooperazione bilaterali” tra l’Arma dei Carabinieri e gli Stati esteri per lo sviluppo di attività addestrative, della pianificazione e gestione delle Missioni internazionali a cui l’Arma dei Carabinieri prende parte, nonché della sicurezza delle Rappresentanze diplomatiche italiane all’estero; nel 2020, ha frequentato per 6 mesi il “136° Senior Course” presso il “Nato Defence College” in Roma, conseguendo il titolo ISSMI; tra il 2017 e il 2021, ha frequentato diversi corsi presso la “Nato School” di Oberammergau in Germania, tra cui il “NATO Defence Against Terrorism Course”. Incarichi all’estero: 2005 – 2006, ha preso parte per 6 mesi alla Missione “Eufor Althea” in Bosnia, quale Ufficiale di Collegamento del Reggimento Carabinieri IPU (Integrated Police Unit) presso la “Multinational Task Force North West” in Banja Luka;  2009 – 20010, ha preso parte per 8 mesi alla missione KFOR in Kosovo, quale Capo Cellula G3 (operazioni) del Reggimento Carabinieri MSU (Multinational Speciallized Unit). Studi: laurea magistrale in “Giurisprudenza” presso l’Università “la Sapienza” di Roma; laurea specialistica in “Scienze della Sicurezza interna ed esrterna” presso l’Università “Tor Vergata” di Roma. Gli auguri nostri e personali di buon lavoro denso di successi personali e professionali al Ten Col Claudio Papagno nuovo Comandante  Reparto Operativo.


CATANIA - Infermiere arrestato, sospensione dal servizio. Un comunicato stampa dell’AZIENDA CANNIZZARO PRECISA : “COLLABORAZIONE CON LA MAGISTRATURA . Con riferimento ai gravi reati contestati a un infermiere, l’Azienda Ospedaliera Cannizzaro ha fattivamente collaborato sin dall’inizio con l’Autorità Giudiziaria, trasmettendo tempestivamente la documentazione sanitaria e ogni altro elemento richiesto dagli Organi inquirenti. Acquisita la notizia della misura cautelare disposta dal Giudice, con delibera del Direttore Generale il dipendente è stato immediatamente sospeso dal servizio ed è stato altresì avviato il procedimento disciplinare previsto dalla normativa. L’Azienda Ospedaliera resta a disposizione dell’Autorità Giudiziaria per ogni altra informazione utile all’accertamento dei fatti. Al personale infermieristico, medico e sanitario nel suo complesso, l’Azienda rinnova la sua riconoscenza per l’operato quotidianamente svolto nell’assistenza al malato”.

CATANIA – GIP emette provvedimento cautelare per infermiere ritenuto responsabile decesso 2 donne somministrati farmaci Diazepam e Midazolam non prescritti. La Polizia ieri ha dato esecuzione, nei confronti   di Vincenzo VILLANI CONTI 4enne (1972), alla misura della custodia cautelare in carcere, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale il 5 luglio 2022, su richiesta avanzata da questa Procura. La Procura nel comunicato scrive:”L’infermiere sarebbe ritenuto responsabile, allo stato degli atti ed in relazione alla fase processuale che non ha ancora consentito l’intervento delle difese, di avere commesso, in violazione ai doveri derivanti dal suo ruolo di infermiere professionista, un  duplice omicidio in danno due persone ricoverate presso il reparto Medicina e Chirurgia d’Accettazione e Urgenza di un nosocomio cittadino, mediante somministrazione, con modalità estranee ad esigenze terapeutiche, dei farmaci Diazepam e Midazolam. Gli accertamenti tecnici ed in specie la consulenza medico-legale e le analisi tossicologiche eseguite  dopo la riesumazione dei cadaveri dei due pazienti, hanno infatti  permesso di accertare che  il decesso delle due persone fosse avvenuto dopo il turno notturno svolto dall’indagato, nelle cartelle cliniche dei 2 pazienti non risultava indicata la prescrizione dei segnalati farmaci, proprio perché del tutto controindicati rispetto alle patologie sofferte dai medesimi e, infine, come sui cadaveri, pur a distanza di diversi mesi dalla morte, fossero presenti tracce significative di tali farmaci: “Sia nei campioni biologici dei due pazienti i dati relativi al Midazolam e al Diazepam sono compatibili con una somministrazione delle sostanze avvenuta pressoché contemporaneamente (…) determinando un aumento reciproco degli effetti tossici sull’apparato respiratorio. Considerando le condizioni cliniche delle due pazienti, la grave compromissione della loro funzione respiratoria avrebbe dovuto costituire – ex se – una controindicazione specifica alla somministrazione”. Il quadro indiziario raccolto, in esito a lunghe e complesse indagini, condotte dalla sezione della Squadra Mobile catanese dedicata ai “Reati contro la Persona ed in pregiudizio di minori e reati sessuali”, è stato pienamente condiviso da questo Ufficio, permettendo di richiedere ed ottenere, dal competente Giudice per le Indagini Preliminari, la misura cautelare carceraria  nei confronti  del citato Vincenzo VILLANI CONTI determinandone la sua cattura e traduzione, dopo le formalità di rito, presso la Casa Circondariale per ivi essere mantenuto a disposizione dell’A.G. procedente”.


(VIDEO APPOSTAMENTO)

SIRACUSA - OPERAZIONE ANTIMAFIA AGORA’, CARABINIERI AMMANETTANO RICERCATI, PRESUNTI CLAN NARDO. I  Militari  del Comando Provinciale di Siracusa hanno tratto in arresto Gesualdo BRIGANTI 66enne (1956), sfuggito il 16 giugno scorso all’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.i.p. di Catania, nell’ambito dell’attività d’indagine denominata “Agorà”. Favoreggiamento è l’accusa per le persone che hanno favorito il ricercato nel nascondersi. I carabinieri hanno operato su delega Procura della Repubblica presso il Tribunale di Catania Direzione Distrettuale Antimafia  nel quadro dell’Operazione AGORA, Il personaggio, ritenuto (nell’attuale fase del procedimento, in cui non è stato ancora instaurato il contraddittorio tra le parti) referente del clan “Nardo” nel comune di Francofonte (SR), era riuscito a sottrarsi alla cattura allontanandosi nottetempo nella zona rurale francofontese. L’incessante azione di monitoraggio operata dai carabinieri ha consentito agli investigatori di individuare il rifugio in un’abitazione di campagna, di proprietà di una coppia, nel vicino comune di Militello in Val di Catania (CT), a pochi chilometri di distanza da Francofonte (SR). I militari, durante servizi mirati volti a rintracciare BRIGANTI, hanno notato un’autovettura uscire dalla sua abitazione con al volante una donna. (VIDEO APPOSTAMENTO) La sospettata, dopo immesso il veicolo lungo la strada, ne abbandonava la guida stendendosi sui seggiolini posteriori, mentre il passeggero si metteva al volante. Gli investigatori, pedinando l’auto sospetta, sono giunti all’abitazione dove aveva trovato rifugio Gesualdo BRIGANTI. Il ricercato, alla vista dei carabinieri, non ha opposto resistenza. La cattura dell’ultimo ricercato sfuggito al blitz del 16 giugno, segue di pochi giorni quella di Tiziana BELLISTRI 48enne(cl. 1974) individuata dai carabinieri del Comando Provinciale di Siracusa a bordo di una nave passeggeri a largo di Palermo. I militari del Nucleo Investigativo di Siracusa, in quell’occasione, si recarono nel capoluogo di regione e, raggiunta la grande nave in alto mare, salirono a bordo dell’imbarcazione prima che questa attraccasse al porto palermitano, per evitare che la donna si potesse confondere tra le migliaia di passeggeri. I carabinieri una volta a bordo della nave, dopo gli accertamenti individuarono la donna e traendola in arresto pochi minuti prima dello sbarco. Tiziana BELLISTRI e Gesualdo BRIGANTI, dopo le formalità di rito, sono stati tradotti rispettivamente presso le case circondariali di Messina e Siracusa (SR). Gli inquirenti adesso ad esito delle catture attiveranno il contraddittorio procedimentale, nel corso del quale gli indagati avranno la facoltà di fornire la loro versione dei fatti e indicare eventuali prove a discolpa. Coloro quali hanno dato supporto a BRIGANTI per eludere le ricerche dei carabinieri sono stati deferiti in stato di libertà alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Caltagirone (CT) per il reato di favoreggiamento personale.

 

CATANIA 400 CARABINIERI ROS ESEGUONO 56 MISURE CLAN SANTAPAOLA-ERCOLANO-NARDO IN OPERAZIONE ANTIMAFIA AGORÀ A CATANIA-LENTINI-CALTAGIRONE-SIRACUSA. (VIDEO) Operazione “AGORÀ” si tratta di soggetti destinatari di misura cautelare in carcere : Calogero AQUILINO; Sebastiano BASSO; Antonino Sebastiano BATTAGLIA; Antonino BRIGANTI; Salvatore BRIGANTI;  Gaetano CASCIANA; Vincenzo CASTELLI; Rosario CIAFFAGLIONE;  Giuseppe CIRIACONO;  Francesco COMPAGNINO;  Donatello CORMACI;  Filippo CRISAFULLI;  Giuseppe DE LUCA; Salvatore DI LIBERTO;  Benedetto DISTEFANO;  Carmelo FALLARA;  Alessandro Antonio FATUZZO;  Salvatore FAZIO;  Luigi FERRINI;  Giuseppe FURNÒ;  Salvatore GIARRUSSO;  Antonino GUERCIO;  Giuseppe MIDORE;  Nicholas MIDORE;  Sebastiano MIDORE;  Pasquale OLIVA;  Orazio PAPALE;  Maurizio PINZONE VECCHIO;  Benito PRIVITERA;  Domenico QUERULO;  Salvatore RANNESI;  Carmelo RENNA;  Salvatore RINALDI;  Gaetano RIOLO;  Gabriele SANTAPAOLA;  Vincenzo SAPIA;  Lorenzo Michele SCHILLACI;  Giuseppe SCUDERI;   Lorenzo SGROI;  Barbaro STIMOLI;  Matteo VASTA;  Rosario ZAGAME. Soggetti destinatari di misure cautelare non detentive: Mario BRULLO;  Gianfilippo CIRIACONO;  Vito CUTRERA;  Domenico GENTILE;  Gianluca ITALIA;  Lorenzo PALAZZO;  Salvatore OREFICE;  Francesco RAMETTA;  Giuseppe SPITALE. Società e mezzi in sequestro: del 100 % della società di trasporto T.LOG S.R.L;  del 100 % delle quote della società di trasporto LG S.R.L.;   del 100 % delle quote societarie della ditta di trasporti denominata LOGITRADE s.r.l.;  dell’impresa edile Eredi di SPITALE Gaetano di Angela SPITALE & C. Snc;  dell’impresa individuale di OREFICE Salvatore;  della CUTRERA Onoranze funebri srl;  della Ital Costruzioni Group Srl;  della Ital Costruzioni Srl;   della sede operativa della società di trasporti Logitrade s.r.l. ora T LOG s.r.l. costituita da un manufatto, adibito ad attività produttiva, di mq. 1.139,36, con annesso un corpo secondario fuori terra su due livelli e area parcheggio di mq. 1.200,00;  della Sicilsystem Srl (C.F. 05708560874);  di tutti i veicoli intestati alla società la ditta L.G. S.R.L.;  di tutti i veicoli intestati alla società la ditta LOGITRADE S.R.L.;  di tutti i veicoli intestati alla società la ditta T LOG S.R.L. I Carabinieri del ROS hanno ricostruito i numeri dell’operazione che fa il punto sulla attuale situazione delle ‘famiglie’ di cosa nostra nel Distretto di Catania: 56 misure cautelari a carico di altrettanti soggetti; 26 capi d’imputazione; 16 diversi collaboratori di Giustizia utilizzati nel corso delle indagini; 9 società sottoposte a sequestro per un valore stimato di circa 10 milioni di euro; 108 kg di marijuana, di 2,6 kg di cocaina e 57 kg di hashish sequestrati.  Su delega della Procura Distrettuale di Catania, i carabinieri del ROS e del Comando Provinciale di Siracusa hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. di Catania, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, a carico di 56 soggetti ritenuti, con alto grado di probabilità, di essere affiliati o contigui alla famiglia mafiosa Santapaola-Ercolano-Nardo, alla famiglia di Caltagirone, a quella di Ramacca ed al clan Nardo di Lentini. Il provvedimento è stato eseguito – da oltre 400 militari - nei territori delle provincie di Catania (Catania, Ramacca, Vizzini, Caltagirone e San Michele di Ganzaria) e di Siracusa (Lentini, Carlentini e Francofonte).  I soggetti tratti in arresto dai carabinieri del ROS sono gravemente indiziati (con 26 diversi capi d’imputazione) dei delitti di associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico e allo smercio di stupefacenti, nonché di numerose estorsioni pluriaggravate, di illecita concorrenza, di turbata libertà degli incanti e di trasferimento fraudolento di beni, reati tutti aggravati dal metodo e dalle finalità mafiose. I militari dell’Arma, contestualmente, hanno notificato anche un decreto di sequestro preventivo di beni (9 società attive nei settori dell’edilizia, della logistica e dei servizi cimiteriali nonché dei beni e conti correnti ad esse riconducibili) per un valore di oltre 10 milioni di euro.  Gli investigatori precisano che nell’attuale fase del procedimento, in cui non è stato ancora instaurato il contraddittorio tra le parti, le indagini (avviate nel 2016 come naturale prosecuzione del procedimento “CHAOS”) hanno cronologicamente disvelato le criticità, i nuovi rapporti di forza e gli equilibri raggiunti tra le famiglie di cosa nostra operanti nei territori di Catania, Caltagirone e Siracusa, e segnatamente la famiglia Santapaola- Ercolano, la famiglia La Rocca, la famiglia di Ramacca e il clan Nardo. I ROS hanno documentato la riorganizzazione interprovinciale del sodalizio mafioso che,  pur dopo l’esecuzione delle ordinanze adottate nell’ambito del procedimento CHAOS, è riuscito a mantenere l’operatività nei tradizionali settori delle estorsioni, del recupero crediti e della cessione di stupefacenti. I ROS evidenziano che è stata accertata la capacità dei clan di infiltrarsi nell’economia lecita (nel settore dei trasporti su gomma e in quello dell’edilizia) e di influenzare i processi decisionali degli enti locali (come nell’ipotesi dell’alterazione delle procedure per l’affidamento dei servizi cimiteriali nel comune di Vizzini e nelle ipotesi degli affidamenti per la manutenzione stradale curati dal comune di Caltagirone). Gli accertamenti dei ROS hanno evidenziato sia attraverso un’imponente attività di intercettazione, ma anche con il ricorso a sistemi di indagine tradizionale sul territorio e coil contributo di 16 diversi collaboratori di Giustizia ad identificare gli elementi di maggior peso dell’organizzazione e a ricostruire, al contempo, la rete di relazioni e la struttura della famiglia Santapaola-Ercolano, di quella La Rocca di Caltagirone, quella di RAMACCA e del clan Nardo. Le indagi dei ROS  hanno inoltre, cristallizzato un momento particolare di composizione degli assetti mafiosi dell’area: dai dialoghi captati all’interno dell’officina di Salvatore RINALDI, eletta a luogo di incontro privilegiato delle diverse articolazioni di cosa nostra catanese, emergeva come il susseguirsi di provvedimenti cautelari scaturiti dalle indagini Kronos e Chaos avesse di fatto interrotto il processo di riorganizzazione di cosa nostra catanese avviato da Antonio TOMASELLI (il responsabile dell’epoca, tratto in arresto proprio all’esito del procedimento Chaos), ma che – pur in assenza di un formale reggente della famiglia – i soggetti rimasti in libertà fossero stati in grado di riorganizzarsi e di mantenere un elevato livello di pericolosità criminale. I ROS hanno, in particolare, registrato momenti di forte conflittualità tra i sodali (dovuti proprio all’assenza della investitura ufficiale di un nuovo reggente), che consentivano di monitorare dialoghi di straordinaria portata investigativa.  Gli investigatori, ROS hanno rilevato il dato e piena conferma nella gestione delle estorsioni, in passato curate in prima persona da TOMASELLI. Era in questi frangenti che Salvatore RINALDI, Michele Lorenzo SQUILLACI (ritenuto referente del gruppo Nizza), Luigi FERRINI (referente per i paesi) e Carmelo RENNA (ritenuto referente del Villaggio Sant’Agata) indicati dalle indagini, con alto grado di probabilità, quali vertici dei diversi gruppi, discutevano di come “gestire” la situazione e dividere i relativi utili. Gli inquirenti ritengono che l’officina fosse anche il luogo dove avvenivano le riunioni con esponenti della famiglia di Caltagirone e del Clan Nardo e ciò ha consentito di aprire ulteriori filoni investigativi che hanno permesso di acclarare l’operatività delle due compagini sul territorio calatino e siracusano. La famiglia di Caltagirone avrebbe (allo stato degli atti, sempre con alto grado di probabilità) in Gioacchino Francesco LA ROCCA inteso “Gianfranco”, figlio di Francesco “Ciccio” LA ROCCA (deceduto nel dicembre 2020), l’indiscusso vertice, a capo di un nutrito gruppo criminale in stretto rapporto con gli imprenditori Giuseppe CIRIACONO, suo figlio Gianfilippo CIRIACONO, Giuseppe SPITALE e Salvatore OREFICE, attraverso i quali cosa nostra calatina, grazie anche alle entrature di cui gode presso il Comune di Caltagirone, avrebbe esercitato un’attività pressoché monopolistica nel settore degli appalti. I ROS avrebbero in particolare, documentato come alcuni dipendenti dell’amministrazione comunale (non destinatari di provvedimento cautelare, ma ai quali verrà notificata l’informazione di garanzia) consapevoli di chi rappresentasse CIRIACONO “modellavano” i bandi così da favorire le aziende di quest’ultimo (tutte oggi oggetto di sequestro preventivo) e quindi Gianfranco LA ROCCA. I ROS hanno evidenziato, come riscontrato allo stato delle indagini, siano di fatto riconducibili anche l’impresa edile Eredi di Spitale Gaetano & c. snc e la ditta individuale Salvatore OREFICE, entrambe operanti nel settore movimento terra.  I ROS nell’indagine diretta dalla Procura Distrettuale di Catania hanno evidenziato essere particolarmente significativa la vicenda relativa alla gestione dei servizi cimiteriali nel comune di Vizzini, scaturita dalla volontà di Gesualdo BRIGANTI – gravemente indiziato di essere esponente di spicco del clan Nardo – di inserirsi nella gestione dell’appalto attraverso una società a lui riconducibile, ma in violazione di accordi risalenti nel tempo che attribuivano tale servizio – sebbene ricadesse in un’area di influenza del clan Nardo – alla ditta La Cutrera Onoranze Funebri Srl, di fatto riconducibile a Gianfranco LA ROCCA. La questione veniva poi risolta a seguito di plurime interlocuzioni tra i vertici dei due gruppi mafiosi che stabilivano come la ditta riconducibile a LA ROCCA avrebbe continuato la gestione dei servizi, cedendo tuttavia una percentuale dei profitti al clan Nardo ed a cosa nostra catanese. I carabinieri del ROS, presso l’officina di RINALDI, hanno documentato inoltre un susseguirsi di incontri finalizzati a monitorare costantemente le diverse e numerose questioni che sorgevano nella provincia etnea, tra queste estremamente significativa era quella che interessava i rapporti tra Catania e la famiglia di Ramacca, la quale lamentava il mancato versamento delle percentuali storicamente pattuite derivanti dalle estorsioni commesse nel territorio di sua competenza, con la conseguenza di intaccare anche il prestigio di Pasquale OLIVA al vertice di quella famiglia. I ROS ritengono che anche in questo caso RINALDI, RENNA, SCHILLACI e FERRINI abbiano organizzavano più incontri, ai quali avrebbero preso parte per conto della famiglia di Ramacca Franco COMPAGNINO ed Alessandro FATUZZO, all’esito dei quali veniva ristabilito il rispetto delle antiche regole. I ROS confermano che in merito al clan Nardo di Lentini (SR), è da dire come nel provvedimento sono confluiti gli esiti di tre distinti filoni investigativi, condotti dal Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Siracusa, che traggono origine sempre dalle captazioni operate presso la stessa officina di Salvatore RINALDI. Emergeva dunque dalle indagini l’attuale reggenza del clan e la sua composizione (comprensiva dei referenti dei paesi limitrofi sotto il suo controllo, quali Francofonte e Vizzini). I ROS evidenziano che in particolare, era possibile individuare in Antonino GUERCIO l’attuale reggente operativo, subordinato solo a Giuseppe FURNÒ, il quale,  sulla scorta del materiale raccolto, va qualificato come successore di Pippo FLORIDIA, già reggente del gruppo NARDO fino al 20.4.2016, come documentato in seno all’indagine Kronos del ROS.  Gli investigatori rilevano con l’indagine dei ROS come il clan Nardo e la famiglia Santapaola fossero in affari anche per il traffico di droga. I militari ritengono che la direzione sia di Antonio GUERCIO e dello stesso RINALDI ed evidenziano un fiorente traffico e smercio di sostanze stupefacenti  (nel corso delle indagini, in tempi diversi, si è proceduto al sequestro di 108 kg di marijuana, di 2,6 kg di cocaina e 57 kg di hashish) – in questo contesto un ruolo centrale veniva assunto da Tiziana BELLISTRI, che di fatto organizzava la rete dello smercio. I ROS rilevano che le cointeressenze tra i due gruppi criminali erano rivolte anche al controllo del tessuto imprenditoriale. I militari ritengono nel dettaglio che GUERCIO e RINALDI pianificassero un’azione ai danni dell’A.T.I. Società Consortile Bicocca-Augusta Scarl, aggiudicataria dell’appalto bandito da Italferr Spa, che stava svolgendo i lavori presso il cantiere della stazione ferroviaria di Lentini. I due, all’esito di più interlocuzioni, non solo avrebbero imposto alla società di cedere materiale ferroso di risulta a soggetti individuati da GUERCIO e RINALDI, i quali avrebbero poi provveduto alla vendita, ma anche i servizi di guardiania al cantiere.  I ROS, con l’attività investigativa hanno evidenziato, per ciò che emerge dall’attuale fase del procedimento, come i sodali oggi destinatari di misura restrittiva mantenessero attiva la propria rete di controllo su diversi settori economici e sociali, operando mirate estorsioni i cui ricavi erano da dividere in basi a precisi accordi e sulla base dello spessore della famiglia destinataria. I ROS hanno documentato il tentativo di estorsione attuato da esponenti del clan NARDO e della famiglia Santapaola – Ercolano ai danni delle società Trasporti e Movimento Terra Srl e della Figeco Srl, impegnate nell’esecuzione di lavori di pulitura, smaltimento di detriti e rifacimento degli argini sul fiume Dirillo; della ditta L.C. Costruzioni, impegnata nei lavori di risanamento della sovrastruttura stradale lungo la S.S. 124 dal Km. 33+120 al Km 57+000 in t.s. Grammichele - Buccheri. L’azione avrebbe interessato anche il settore dei trasposti su gomma da parte di Giuseppe GENTILE (deceduto per cause naturali qualche giorno fa e soggetto di rilievo del clan Nardo, del quale in passato era stato reggente, prima che questo ruolo venisse affidato a GUERCIO) il quale, attraverso il titolare della Ecotrasporti, avrebbe gestito una piattaforma logistica adibita a centro di raccolta degli agrumi che, dopo essere stati confezionati, venivano affidati in esclusiva per il trasporto, in considerazione della riconosciuta caratura, a ditte di fatto riconducibili a Giuseppe GENTILE (Logitrade Srl, Tlog Srl E Lg Srl) ed oggi sottoposte a sequestro preventivo. I ROS ritengono che tale monopolio avrebbe determinato un momento di forte attrito allorquando il titolare della Ecotrasporti si sarebbe opposto all’apertura a Francofonte (SR) di un’altra agenzia di trasporti da parte di tale Gregorio LUMINARIO, soggetto vicino a Michele SCHILLACI, il quale senza il benestare e l’autorizzazione di cosa nostra catanese, aveva intrapreso l’iniziativa imprenditoriale. La situazione di tensione diveniva evidente in data 3.12.2018 quando Carmelo GUALTIERI, titolare della ditta sopra citata aveva una violenta colluttazione con Gregorio LUMINARIO il quale, per le lesioni subite, era costretto a recarsi al Pronto Soccorso dell’Ospedale di Lentini. La vicenda sarebbe stata “discussa” con cosa nostra catanese (nelle persone di Salvatore RINALDI, Michele SCHILLACI e Luigi FERRINI) dai vertici del clan NARDO su Francofonte (Gesualdo BRIGANTI) e con il diretto intervento di Giuseppe FURNO’. Il potenziale conflitto veniva ricomposto nel rispetto della tradizionale alleanza tra le due compagini mafiose, stabilendosi che LUMINARIO avrebbe aperto l’agenzia, ma avrebbe dovuto corrispondere delle somme ad entrambi i gruppi criminali. L’ipotesi investigativa prospettata dalla Procura Distrettuale di Catania è stata condivisa dal Gip in sede che ha emesso le misure cautelari già specificate. In esito alle catture verrà ora attivato il contraddittorio procedimentale, nel corso del quale gli indagati avranno la facoltà di fornire la loro versione dei fatti ed indicare eventuali prove a discolpa.


MASCALUCIA - CARABINIERI eseguita misura per Martina PATTI confessa infanticidio figlia Elena bimba di 4 anni sparita a Mascalucia. (VIDEO) I Carabinieri del Comando Provinciale di Catania sono stati delegati all’esecuzione di un decreto di fermo di indiziati di delitto nei confronti di Martina PATTI 24enne, nata a Catania (16 gennaio 1998), ritenuta responsabile dei delitti di omicidio premeditato pluriaggravato della figlia Elena DEL POZZO di quasi cinque, nonché della soppressione del cadavere sotterrandolo, commessi il 13 giugno 2022, a Mascalucia. I militari hanno operato nell’ambito di serrate e complesse indagini coordinate, sin dal verificarsi dell’evento, dalla Procura della Repubblica di Catania - Direzione Distrettuale Antimafia. Le indagini hanno consentito di ricostruire, seppur in una fase procedimentale caratterizzata dall’assenza del contraddittorio, i reali accadimenti e di definire la responsabilità personale a seguito della denuncia presentata dalla medesima PATTI nel pomeriggio, poche ore dopo la sparizione della piccola Elena, presso la Tenenza di Mascalucia. La notizia della sparizione della bimba aveva, suscitato un gravissimo allarme sociale, essendo stato inizialmente segnalato il sequestro della bimba Elena ad opera d un non meglio indicato gruppo di uomini incappucciati.  La narrazione iniziale della madre Martina Patti: verso le 15:00 circa, dopo aver bloccato l’autovettura da lei condotta lungo via Piave sarebbe stata minacciatala mediante una pistola/una mazza, i malfattori l’avrebbero rapita, preannunciandone la morte. Gli investigatori hanno appurato nella circostanza, secondo quanto riferito dalla donna, che l’episodio sarebbe stato ingenerato da una conseguenza per il comportamento dell’ex compagno (Alessandro DEL POZZO, 24enne già noto) per non aver ascoltato precedenti messaggi minatori fattigli recapitare presso la propria abitazione in ragione del tentativo posto in essere di individuare il reale complice di una rapina ai danni di una gioielleria di Catania al posto del quale venne arrestato il 15 ottobre 2020 e successivamente assolto nel settembre 2021 per non aver commesso il fatto. Gli inquirenti,  dalle prime risultanze investigative, anche grazie alla tempestiva acquisizione di idonee telecamere di videosorveglianza, hanno potuto accertare la mancata corrispondenza al vero del fatto denunciato, vista l’assenza di gruppi “armati” in via Piave nelle fasce orarie indicate e nonostante una strenua difesa ad oltranza della propria versione da parte della madre Martina PATTI. L’attività di indagine incessante dei militari del Nucleo Investigativo, aveva portato anche ad ascoltare per tutta la notte, tra gli altri, sia Martina PATTI che Alessandro DEL POZZO, ha fatto emergere un triste quadro familiare costituito da due ex conviventi  i quali a prescindere dalla gestione apparentemente serena della figlia Elena avevano allacciato nuovi legami e non apparivano rispettosi l’un l’altro. I tutori dell’ordine hanno appurato che in particolare, la donna, nei confronti della quale nel corso della nottata è stato contestato il reato di false informazioni al pubblico ministero. Martina PATTI a fronte delle continue sollecitazioni da parte degli inquirenti e delle contestazioni alla inverosimile versione fornita, ha ceduto e soltanto nella tarda mattinata  quando i Carabinieri della Sezione Investigazioni Scientifiche si stavano apprestavando ad effettuare i rilievi dell’abitazione presso cui la stessa risiedeva assieme alla figlia Elena.  Gli investigatori hanno rilevato e fatto emergere che la stessa madre abbia potuto posto in essere il gravissimo gesto anche per via di una forma di gelosia nei confronti dell’attuale compagnia dell’ex convivente, non tollerando che alla stessa vi si affezionasse anche la propria figlia. Martina PATTI, messa alle strette, in fase d’interrogatorio ha dapprima indicato ai militari il luogo presso cui rinvenire il corpicino della figlia (sotterrato in un campo vicino alla via Euclide di Mascalucia), quindi, sentita presso il Comando Provinciale dei Carabinieri alla presenza di Magistrati della Procura di Catania, ha confessato l’orrendo crimine, precisando di averlo portato a termine in maniera solitaria, dopo essere andata a prendere Elena all’asilo (era tra l’altro il primo giorno del GREST), utilizzando un coltello da cucina e dei sacchi neri per nascondere il corpo nella terra.  Il corpicino della bambina, all’esito dell’ispezione medico legale, ha evidenziato molteplici ferite da armi da punta e taglio alla regione cervicale e intrascapolare. La presunta omicida è stata associata presso la Casa Circondariale di Catania Piazza Lanza.


CATANIA - Vito CALVINO è Questore a Catania subentrato a Mario Della Cioppa inviato a dirigere Roma. Il Dirigente Generale di Pubblica Sicurezza dott. Vito CALVINO ha svolto precedentemente le funzioni di questore a Messina. Il Consiglio dei ministri, lo scorso 17 maggio, aveva deciso tra gli altri provvedimenti l’avvicendamento dei Questori tra le Città di Messina, Catania e Roma. Le parole del Dirigente Generale di Pubblica Sicurezza Vito Calvino che si è insediato mercoledì 26 maggio quale nuovo Questore della provincia di Catania sono state esplicite : “Onorato e orgoglioso di essere Questore di Catania”. Vito CALVINO è nato nel 1961, a Palermo, è Funzionario della Polizia di Stato da 34 anni, nel corso dei quali ha maturato importanti esperienze professionali e diretto diversi e importanti uffici investigativi e commissariati. Il nuovo questore di Catania ha cominciato l’attività investigativa al Commissariato di Vittoria nel 1988. Quale Vice Dirigente della Squadra Mobile della Questura di Ragusa, dopo tre anni nel 1991, è arrivato a Palermo, pere dirigere il Commissariato di Brancaccio per 5 anni e quello di San Lorenzo per altri 2, quartieri in cui alto è il tasso delinquenziale e forte la presenza della criminalità organizzata. Il dirigente non ha mancato il suo obiettivo ed ha colpito conseguendo significativi risultati che l’hanno portato alla guida, prima della Sezione Criminalità Organizzata della Squadra Mobile e, poi, dell’intera Squadra Mobile, che, in quel periodo ha, disarticolato numerose consorterie mafiose e catturato diversi pericolosi latitanti, tra cui Domenico Raccuglia, Gianni Nicchi e Giuseppe Falsone. Vito CALVINO è stato poi promosso a Dirigente Superiore, e nominato Direttore del Reparto Investigazioni Giudiziarie della Direzione Investigativa Antimafia. Il  primo incarico da Questore, è stato nel 2019 in  provincia di Messina. Il  neo Questore di Catania ha formalmente assunto l’incarico ed innanzitutto, ha voluto rendere omaggio ai Caduti della Polizia di Stato di Catania, deponendo una corona d’alloro ai piedi della lapide che, all’ingresso della Questura, ne ricorda i nomi. Il Dirigente Generale di Pubblica Sicurezza Vito Calvino, nel corso della mattinata, ha, poi, avuto i primi incontri istituzionali, con S.E. il Prefetto, con il Procuratore della Repubblica e con i dirigenti degli Uffici e dei Reparti della Polizia di Stato della provincia. Il questore ha  infine, incontrato i giornalisti e le segreterie provinciali delle Organizzazioni Sindacali della Polizia di Stato.


 

   VIDEO  OPERAZIONE   

CATANIA POLIZIA, Operazione anti-mafia nigeriana “Light house of Sicily”, 28 misure, collaboratore giustizia svela segreti giro prostituzione. La Polizia di Stato di Catania, su delega della D.D.A. etnea, ha dato esecuzione a decreto di fermo di indiziato di delitto nei confronti di n. 28 persone, prevalentemente nigeriane, appartenenti alla confraternita cultista dei M.A.P.H.I.T.E. , organizzazione criminale transnazionale, con sede in Nigeria e basi nei paesi europei ed in diverse regioni italiane. La Polizia, all’alba del 21 luglio ha decapitato la cellula operativa siciliana “Family Light house of Sicily”, fermando il capo - il Don - , i suoi responsabili di zona ed altri sodali rintracciati nel resto della penisola. Nel corso delle indagini è stato possibile documentare diversi summit svolti in ore notturne tra i vertici del secret cult. La  Polizia di Stato su delega della  Direzione Distrettuale Antimafia  di Catania ha dato esecuzione a decreto di fermo di indiziato di delitto, emesso in data 17 luglio 2020, nei confronti di n.26 persone, Godwin EVBOBUIN  36enne, preso a Catania; Osaretin IDEHEN 44enne preso a Catania; Ernest IGBINEWEKA 26enne, preso a Catania; Antonio MANNINO 55enne, preso a Catania; Domenico MANNINO 31enne,  preso a Catania; Salvatore MANNINO 30enne, preso a Catania; Benedict JOHN 29enne, preso a Messina; Oscar AKHUAMS 36enne, preso a Messina; Ede OSAGIEDE 35enne, preso a Caltanissetta; Lamin NJIE 36enne, preso a Caltanissetta; Eorhbor EDITH, 25enne,  preso a Caltanissetta; Omon Victor INEGBENEKHIAN 49enne, preso a Caltanissetta; Joseph UVWO 43enne, preso a Caltanissetta; Cristian MONDAY 21enne,  preso a Caltanissetta; Hope SYLVESTER 30enne, presa a Caltanissetta; Odion OMONDIAGBE  21enne, preso a Caltanissetta; Kosi Prince GYAMFI 45enne, preso a Caltanissetta; Insua MURANA 22enne, preso a Caltanissetta; Nosa OMORAGBON 38enne, preso a Palermo; Ibrahim ALHASSAN 33enne, preso a Palermo; Lucky RUEBEN 31enne, preso a Palermo; Joy PAYOS 38enne, preso a Schiavonea (CS); Godday OSAS 25enne, preso a Schiavonea (CS); Ozuigbo Stanley KELECHI 28enne, preso a Roma; Wisdom MONDAY  22enne, preso a Firenze; Godstime ABUMEN 24enne, preso a Vicenza. Tutti i personaggi sono ritenuti gravemente indiziati, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere di stampo mafioso di tipo cultista denominata M.A.P.H.I.T.E., associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, cessione di sostanze stupefacenti, sfruttamento della prostituzione, contraffazione ed alterazione di documenti ai fini della permanenza clandestina sul territorio dello Stato. L’esecuzione dell’operazione di polizia ha avuto ad oggetto l’articolazione siciliana del Cult M.A.P.H.I.T.E. (acronimo di MAXIMO ACADEMYC PERFORMANCE HIGLY INTELLECTUAL EMPIRE) denominata “Family Lighthouse of Sicily” ed ha impegnato centinaia di uomini, con il supporto di personale del Servizio di Polizia Scientifica, dei Reparti Prevenzione Crimine Sicilia Orientale ed Occidentale e la collaborazione delle Squadre Mobili di Caltanissetta, Cosenza, Firenze, Messina, Palermo, Roma e Vicenza. Il decreto di fermo accoglie le risultanze investigative acquisite nel corso di una complessa attività di indagine, di tipo tradizionale e tecnico, avviata nel mese di maggio 2019 a seguito delle dichiarazioni rese da un collaboratore di giustizia già destinatario di provvedimento di fermo di indiziato di delitto emesso in quanto appartenente alla associazione mafiosa di matrice cultista “The Supreme Eiye Confraternity (S.E.C.)”. Le indagini, durate poco più di un anno, coordinate dalla Procura Distrettuale etnea e condotte dalla Squadra Mobile - Sezione Criminalità Straniera, caratterizzate dal monitoraggio telefonico di circa cento utenze e dall’ausilio di qualificati interpreti, consentivano di acquisire un chiaro quadro della connotazione mafiosa  del cult investigato desumibile: per un verso, dall’esistenza di una struttura gerarchica con correlato assoggettamento dei membri in posizione subordinata ai voleri dei soggetti in posizione apicale, dalla ripartizione interna in aree di influenza territorialmente delineate, dalla sottoposizione ad eventuali riti di affiliazione, dai rapporti con altre articolazioni del Cult sul territorio italiano, dal supporto e dal mutuo soccorso garantito ad ogni affiliato dal gruppo; per altro verso, dall’utilizzazione della carica intimidatrice e dalla situazione di assoggettamento e omertà sprigionantesi verso l’esterno ricavabile dagli scontri e dai rapporti con altri gruppi criminali parimenti connotati, dalla realizzazione di delitti e dalle modalità intimidatorie di azione. Gli investigatori,  sin dall’inizio dell’attività tecnica, hanno avuto  esiti e riscontri con le dichiarazioni rese dal collaboratore il quale consentiva di identificare numerosi appartenenti al Cult MAPHITE facenti parte della famiglia LIGHTHOUSE OF SICILY. L’inchiesta ha permesso  di verificare un importante traffico di stupefacenti gestito da alcuni degli affiliati al citato clan: in costanza di attività captativa risultava anche possibile accertare e seguire le numerose riunioni del gruppo (anche in periodo di pieno lockdown), i legami dell’articolazione investigata con altre articolazioni dello stesso Cult operanti in altre parti del territorio, i commenti dei sodali all’esecuzione di provvedimenti restrittivi di altre autorità riguardanti altri accoliti del medesimo Cult o di altri Cults, i contatti con altri affiliati dimoranti in diverse parti di Europa, l’organizzazione del traffico di stupefacenti,  così consentendo l’acquisizione di un bagaglio informativo molto ricco. La Polizia ha, in particolare, acclarato che nell’anno 2016 il radicamento del Cult MAPHITE sul territorio siciliano sia sviluppato grazie ad uno scontro avvenuto a Catania nel mese di novembre 2016 tra i massimi esponenti dei MAPHITE siciliani (OSAGIEDE Ede detto Babanè e EVBOBUIN Godwin detto Volte) ed i massimi esponenti del Cult Black Axe. Lo  scontro sarebbe stato determinato dall’esigenza dei due cults antagonisti di affermare la prevalenza del proprio predominio sul territorio: l’articolazione siciliana dei MAPHITE non risultava tuttavia presente solo sul territorio di Catania. Le  indagini hanno consentito agli investigatori di individuare diversi sodali in più territori della Regione, precisamente nelle città di Caltanissetta, Palermo e Messina. Gli inquirenti,  proprio a Caltanissetta, dopo gli scontri del 2016 ed un successivo periodo di carcerazione, hanno acclarato che il soggetto aveva deciso di stabilirsi il Don, il capo dell’articolazione, OSAGIEDE Ede detto Babanè: se la Sicilia era il regno della famiglia LIGHTHOUSE OF SICILY governata da Babanè, Caltanissetta era sicuramente la sua reggia. Il figuro poteva contare sul posto su numerosi soggetti, uomini e donne,  alle sue ossequiose dipendenze, impiegati dal predetto nello svolgimento di incombenze di qualsiasi tipo (dall’acquisto di generi alimentari al trasporto di stupefacente); allo stesso modo  Godwin EVBOBUIN detto Volte era leader indiscusso a Catania e dotato di una particolare ecclettismo criminale (pur avendo una rilevante expertise criminale nel settore degli stupefacenti appariva capace di dedicarsi anche ai falsi,  alla ricettazione di apparecchi cellulari, ai  recuperi di crediti utilizzando il timore  ingenerato nei connazionali dalla sua carica cultista, a precostituire false documentazioni ai fini del rilascio del permesso di soggiorno per connazionali). Godwin EVBOBUIN detto Volte ed Ede OSAGIEDE detto Babanè risultavano per gli inquirenti  gestire una intensa attività di narcotraffico. La Polizia ritene che gli stessi risultavano avere comuni canali di approvvigionamento ed esser talvolta cointeressati alla medesima operazione economica, sebbene fossero dediti ad un proprio mercato condotto e controllato svolto rispettivamente da Volte sulla piazza di Catania e da Babanè  su quella di Caltanissetta. La Polizia ritiene che varie siano le peculiarità del narcotraffico esercitato dai due esponenti apicali dei Maphite già citati:  in primis, una contaminazione delle piazze locali ovverossia mentre in passato il narcotraffico gestito dai gruppi cultisti era un settore etnico ovvero caratterizzato dalla nazionalità e che escludeva la presenza di soggetti italiani (si trattava in buona sostanza di venditori nigeriani, di fornitori nigeriani e assuntori nigeriani, con qualche occasionale intrusione di soggetti ghanesi o gambiani), la expertise criminale di Volte e Babanè li portava ad aver soggetti acquirenti italiani (soggetti che acquistavano per poi rivendere a terzi assuntori); in secondo luogo, la incredibile capacità di  Volte e Babanè di assicurarsi sempre e regolarmente, a prima richiesta, forniture di stupefacente a costi concorrenziali sul mercato illecito dello stupefacente (costi che spesso erano parametrati ad una qualità non buona dello stupefacente), forniture che venivano recapitate direttamente in loco ai due richiedenti da soggetti dimoranti in altre parti d’Italia, personalmente o attraverso una serie di corrieri pronti a occultare in corpore sostanze e viaggiare  in cambio di pochi euro. Gli inquirenti hanno evidenziato che , entrambi gli indagati non risultavano impegnati direttamente nella gestione di una piazza di spaccio, ma si collocavano ad un livello più elevato della filiera  del narco traffico e, ovverossia, Volte si rapportava solo ai suoi fornitori nigeriani ed ai suoi committenti italiani ai quali assicurava forniture di eroina che gli stessi poi rivendevano a terzi; Babanè, dalla sua abitazione, controllava il traffico di stupefacenti gestito da nigeriani in territorio nisseno percependo somme di denaro dai connazionali che spacciavano in strada (fossero essi pusher o soggetti aventi a loro volta il controllo dei pusher)anche  rifornendoli o facendosi erogare quantità di stupefacenti per clienti fidati oppure si rapportava ai suoi stabili fornitori di eroina, in tutto ciò facendosi coadiuvare da soggetti fidati nella gestione più pratica (riscossione delle somme, confezionamento e suddivisione dello stupefacente, consegne di stupefacente), perché ovviamente trattandosi di un capo non si “sporcava le mani” e lasciava ad altri le incombenze di basso profilo. La Polizia, nelo  corso dell’attività captativa ha tra l’altro data esecuzione in data 18 luglio 2019 a due diversi decreti di fermo emessi dalle DDA di TORINO (p.p. 21522/17 RGNR cd. Operazione Athenaeum Return) e BOLOGNA (p.p. 9410/17 RGNR c.d. operazione Burning Flame) nei confronti di numerosi appartenenti al Cult MAPHITE operanti nei territori piemontesi e dell’Emilia Romagna(entrambe le operazioni rappresentavano l’esito di una complessa attività investigativa e risultavano essersi arricchite di un importantissimo contributo investigativo consistente nell’avvenuto sequestro della “Green Bible” (ovvero una sorta di costituzione del gruppo Maphite il cui possesso consentiva il potere di procedere alla affiliazione di nuovi membri): l’attività tecnica in corso permetteva di cogliere i commenti dei Maphite siciliani e, soprattutto, la loro incredulità per l’esser stati carpiti i dati più segreti del cult. In ossequio ai precetti contenuti nella Green Bible gli indagati erano soliti utilizzare una ossessiva cautela nelle comunicazioni e nei comportamenti, nel tentativo per un verso di rendersi impermeabili all’attività di indagine, per altro verso di non attirare l’attenzione delle Forze dell’Ordine, avendo piena consapevolezza dell’efficacia dell’azione di contrasto realizzata in Italia, che gli stessi, sconsolati, definivano nei loro dialoghi “il paese della galera” . Espletate le formalità di rito, i soggetti destinatari del decreto di fermo   sono stati associati presso le case circondariali dei luoghi dove sono stati rintracciati, a disposizione dell’A.G.: le Autorità giudiziarie adite hanno convalidato il decreto emesso applicando la misura custodiale massima per 24 dei destinatari del provvedimento  (non è stata applicata misura cautelare nei confronti degli indagati Osas e Igbineweka).


CATANIA – Polizia ammanetta coppia lentinese con pistola carica risultata rubata. Si tratta di Grecia Claudia RUDOLFO 30enne  e di Salvatore Amato 39enne, entrambi di Lentini. Agenti delle Volanti sono intervenuti nel pomeriggio alle 15:20, in via Puccini, a seguito di segnalazione di 2 persone sospette in strada. I poliziotti, giunti prontamente sul posto, hanno notato un’autovettura con a bordo 2 ragazzi, identificati per RUDOLFO   ed Amato. Gli agenti, a seguito di un primo controllo visivo, hanno visto fuoriuscire dalla borsa della ragazza il calcio di una pistola. I poliziotti con le dovute precauzioni,  hanno sottoposto la sospetta a perquisizione personale, a seguito della quale è stata rinvenuta 1 pistola semiautomatica marca Beretta con serbatoio rifornito di 8 proiettili. I  poliziotti, da successivi accertamenti, hanno appurato che l’arma era stata rubata dall’abitazione di una persona residente in una vicina abitazione. I due giovani, quindi, sono stati arrestati per i reati di furto aggravato e detenzione abusiva di arma comune da sparo. Su disposizione del P.M di turno, sono stati rinchiusi nella Casa Circondariale di Piazza Lanza, in attesa del giudizio di convalida. I due  sono stati anche denunciati in stato di libertà ai sensi dell’art 650 c.p., per l’inosservanza delle prescrizioni per il contenimento dell’epidemia COVID 19, che impongono di non allontanarsi dalla propria abitazione senza una valida giustificazione. Gli agenti delle volanti dell’UPGSP, impegnati nei quotidiani controlli volti a verificare il rispetto delle prescrizioni per il contenimento dell’epidemia COVID 19, nel pomeriggio, hanno notato un soggetto intento a transitare a bordo di una bicicletta, nel quartiere San Cristoforo. I  poliziotti, per verificare la ragione della sua presenza in strada, hanno deciso di sottoporlo a controllo. Il personaggio ha tentato di fuggire, percorrendo contromano via Delle Calcare, ma, dopo circa cento metri, è stato raggiunto e bloccato. Identificato per il noto Salvatore VINCIGUERRA 45enne catanese,  dai successivi accertamenti è emerso che era sottoposto alla misura restrittiva degli arresti domiciliari. Lo stesso, pertanto, è stato arrestato per il reato di evasione e denunciato in stato di libertà per l’inosservanza delle prescrizioni per il contenimento dell’epidemia COVID 19. Gli agenti dell’Ufficio Fermati dell’UPGSP, ieri, hanno arrestato un minorenne, in esecuzione della misura della custodia cautelare presso l'istituto penale per minorenni, disposta dall’Autorità Giudiziaria . Il giovane, il   23 marzo u.s., era stato rintracciato da una Volante nei pressi di Piazza Lanza alle ore 5:30 e condotto presso gli uffici della Questura perché si era allontanato arbitrariamente da una comunità minorile con sede a Ramacca.


video cuccioli

CATANIA –Poliziotti trovano cuccioli maltrattati, tolti all’aguzzino.  La  Polizia di Stato, nei giorni scorsi,  ha denunciato in stato di libertà,  il già noto  S.N. per il reato di detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura. Gli uomini del Commissariato Borgo Ognina, durante un controllo nell’abitazione del soggetto, hanno  avvertito i lamenti di un cucciolo  provenienti da un manufatto di cemento realizzato abusivamente.  I tutori dell’ordine con la Polizia Locale Reparto Vigilanza Ambientale, hanno recuperato il cucciolo di razza pitbull di circa 1 mese, che è stato tolto al soggetto. L’animale è sottoposto a visita veterinaria. Lui già noto è stato sanzionato poiché deteneva altri 2 cani privi di microchip.

 


CATANIA Miele sospetto, NAS CC, sequestrate decine di tonnellate di provenienza ed origine incerta. I militari dell’Arma Comando Carabinieri per la Tutela della Salute di Catania comandati dal magg. Salvatore Calabrese,  hanno effettuato i controlli nel settore apistico - sequestrando il miele sospetto nella zona etnea. I NAS hanno rilevato che non era stata minimamente dimostrata l’origine e la provenienza, del miele in vendita in violazione della procedura di rintracciabilità commerciale. I controlli svolti ultimamente dai carabinieri del Nas di Catania ad alcune aziende apistiche del territorio etneo hanno portato a segno il sequestro di diverse decine di tonnellate di miele semilavorato per il quale non era stata minimamente dimostrata l’origine e la provenienza, in violazione della procedura di rintracciabilità commerciale. Alcuni operatori del settore poco coscienziosi e professionali, anche per ovviare a  carenze produttive, talvolta, decidono di rifornirsi di partite di miele di diversa provenienza, anche estera e non certificata. Il  consumatore con l’approssimarsi della stagione autunnale è orientato alla ricerca e consumo di prodotti del settore agroalimentare, soprattutto di provenienza locale, considerata la naturale vocazione del circostante territorio pedemontano che offre diversi specialità tipiche ed esclusive.  Il miele determina un imponente indotto commerciale che non sempre riesce a soddisfare le esigenze di mercato. L’attività di controllo dei carabinieri del Nas si concentra anche in questo settore, in particolar modo sui prodotti per i quali annualmente vengono sostenute, spesso con il patrocinio degli enti locali, intere campagne promozionali che attirano considerevoli flussi turistici di provenienza perfino interregionale. La cosiddetta “filiera alimentare”,  è il sistema di informazioni, obbligatorio per legge dal 2005, che permette ai consumatori non solo di conoscere le caratteristiche qualitative del prodotto, ma anche la provenienza e l’esatta origine, a garanzia della genuinità e salubrità dell’alimento in tutte le fasi di produzione, trasformazione e vendita. I produttori ed i commercianti sono tenuti ad informare il consumatore finale, apponendo un’etichetta dalla quale ci si può accertare della natura dell’alimento, dello stabilimento produttivo, della zona di provenienza, dell’eventuale presenza di allergeni ed altre caratteristiche salienti. I Carabinieri del NAS di Catania hanno pertanto sottoposto a vincolo sanitario l’intero quantitativo con la collaborazione di personale medico del locale distretto veterinario dell’ASP con il quale sono stati prelevati alcuni campioni di miele da sottoporre ad analisi chimiche per accertare la conformità e salubrità del prodotto. L’attività di controllo dei Carabinieri del NAS di Catania sarà continuata assiduamente sul resto del territorio, a tutela di quei cittadini che, convinti di acquistare prodotti originari e naturali, potrebbero inconsapevolmente imbattersi in forniture agroalimentari che nulla hanno a che vedere con il contesto geografico in cui vengono presentati.


CATANIA  Polizia cattura latitante in  ristorante ad Acitrezza mentre cena con famiglia. Gli uomini della catturandi hanno bloccato Fabrizio PAPPALARDO 52enne, latitante destinatario di ordine di esecuzione per la carcerazione, emesso il  5 aprile 2019 dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Catania.Il personaggio deve espiare la pena di anni 7 di reclusione per i reati di estorsione e rapina aggravata in concorso.  Lo scorso mese di aprile, Fabrizio PAPPALARDO, ritenuto esponente di vertice del clan Pillera-Puntina, era stato raggiunto da un provvedimento restrittivo divenuto definitivo emesso dalla Suprema Corte di Cassazione che aveva rigettato il ricorso avverso la sentenza di condanna della Corte di Appello di Catania. Le operazioni finalizzate alla cattura di PAPPALARDO, subito dopo la sentenza emessa dal supremo organo di giudizio, non portarono all’arresto. Il personaggio infatti si era, preventivamente, allontanato dalla sua abitazione facendo perdere le tracce. Gli uomini della Catturandi della Squadra Mobile di Catania, nella tarda serata di ieri,  tuttavia, sono riusciti ad individuare il latitante. I poliziotti stante anche le condizioni favorevoli determinate dal suo allontanamento dai luoghi in cui aveva trovato ricovero, hanno catturato il ricercato mentre stava cenando, con la sua famiglia, in un ristorante del litorale di Acitrezza. PAPPALARDO notata la presenza degli agenti, non opponendo alcuna resistenza, li ha seguiti all’esterno del locale per poi essere condotto presso gli uffici della Squadra Mobile e, successivamente, presso la Casa Circondariale di Catania  a piazza Lanza.


CATANIA - POLIZIA FESTEGGIA PATRONO SAN MICHELE.  La chiesa di San Michele ai Minoriti di via Etnea ha accolto, la mattinata del 30 settembre, i poliziotti della Questura e delle Specialità della Polizia di Stato catanesi che si sono uniti alle Autorità civili e militari, nella celebrazione liturgica del Santo Patrono della Polizia di Stato, San Michele Arcangelo, presenti alla cerimonia il Sindaco Salvo Pogliese, il Vice Prefetto Enrico Gullotti ed i rappresentanti delle Forze di Polizia: un momento questo per ricordare insieme alle altre forze di polizia, l’impegno al servizio del cittadino. La voce dell’Arcivescovo celebrante, Mons. Gristina, è stata accompagnata dalle voci e dalle note del coro dell’Associazione Nazionale della Polizia di Stato, da quelle del poliziotto tenore Sov. Antonio Costa e dal soprano Angela Curiale i quali hanno reso ancor più solenne la cerimonia. L’emozione è stata grande,  durante le parole espresse dal Questore Mario Della Cioppa il quale, rivolgendosi ai fedeli ed agli uomini e  donne della Polizia di Stato che gremivano la chiesa in questo giorno tanto speciale, ha voluto ringraziare le autorità presenti ed  in particolare l’Arcivescovo Gristina, per aver voluto celebrare la messa in questa particolare giornata. Il Questore Mario Della Cioppa, nel ricordare la dedizione di tutti i poliziotti e delle vittime del dovere ed i loro familiari, ha voluto commemorare con tanto affetto, il giovanissimo poliziotto  Giacinto Dimastrochicco di 34 anni,  il quale ha perso la vita in un tragico incidente stradale sulla provincia Turi- Gioia del Colle, lo scorso 28 settembre e con il quale il Questore aveva lavorato negli anni trascorsi a Foggia. Il  Questore ed il Presidente dell’Associazione Nazionale Polizia di Stato (A.N.P.S.), il Comm. Giuseppe Chiapparino, hanno consegnato presso la sala convegni della Questura di Catania il premio San Michele Arcangelo, ai poliziotti che si sono distinti in significative attività. I  destinatari del premio:il Vice Questore Marco dell’Arte della Questura di Belluno; il Sovrintendente Silvio Lo Verde , Squadra Mobile di Catania; il Commissario Antonio Lentinello, Presedente ANPS Siracusa e l’Assistente Capo Coordinatore Francesco Nicotra, Reparto Mobile Catania.


CATANIA -  Polizia a Librino filma 2 pusher che forniscono clienti, cinofili recuperano 100 stecche marijuana. I tutori dell’ordine hanno  eseguito controlli mirati nel quartiere in particolare al viale Castagnola e viale san Teodoro per prevenire e reprimere il dilagante fenomeno dello spaccio di sostanza stupefacente. Gli operatori di polizia dopo un’attenta attività di osservazione, hanno notato 2 soggetti, 1 dei quali con numerosi precedenti penali in materia di droga, nascosti nei pressi di un atrio condominiale in trattative con un assuntore. I poliziotti, non appena hanno notato la cessione della sostanza, sono intervenuti bloccando gli spacciatori e l’assuntore. e, nell’occorso, sono riusciti finanche a documentare fotograficamente lo spaccio.  Gli agenti hanno perquisito i pusher e rinvenuti addosso: 8 involucri di marijuana e soldi di piccolo taglio. Gli spacciatori, per tale motivo, sono stati indagati in libertà per il reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti tipo marijuana. I poliziotti hanno anche sequestrato soldi e droga. 1 degli spacciatori ha riferito che spaccia e di essere in attesa di ottenere il reddito di cittadinanza e, in considerazione di quanto accertato, è stato segnalato alla Guardia di Finanza ed all’Inps per valutare l’eventuale diniego di detto sussidio. L’assuntore di droga si è opposto al controllo di polizia tentando di fuggire per cui a lui è stato contestato il reato di resistenza a pubblico ufficiale. Gli agenti hanno per il consumatore avviato immediatamente la sospensione della patente di guida ed è stato segnalato alla locale prefettura ai fini del recupero terapeutico. L’unità  cinofili della polizia di stato, in viale san Teodoro numero 7 ha rinvenuto e sequestrato a carico di ignoti oltre 100 stecche di sostanza stupefacente tipo marijuana.


CATANIA DIA ispeziona centri smaltimento rifiuti Sicula Trasporti in località Grotte S.Giorgio e Coda Volpe. Gli uomini della Direzione Investigativa antimafia di hanno attuato un accesso ispettivo disposto dalla Prefettura di Catania, ai sensi dell’art. 93 del Decr. Lgs 6 settembre 2011, n.159 (Codice Antimafia) presso la sede legale e le sedi operative (gli impianti di smaltimento ubicati in Contrada Coda Volpe e nella zona industriale e la discarica ubicata in località grotte San Giorgio) della società SICULA TRASPORTI s.r.l., operante nel settore dello smaltimento dei rifiuti. L’accesso è stato definito in sede di Comitato per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica. La società riceve il conferimento dei rifiuti da parte di 255 comuni della Sicilia orientale. Le operazioni sono coordinate dal Centro Operativo della Direzione Investigativa Antimafia di Catania e vengono svolte con la collaborazione della Questura e dei Comandi Provinciali del Carabinieri e della Guardia di Finanza di Catania. gli  accertamenti coinvolgono l’impiego anche personale del locale Ispettorato Territoriale del Lavoro e della Polizia Ambientale della città Metropolitana di Catania.

I  legali della società con una nota hanno precisato: “I sottoscritti avvocati Carmelo Galati e Carmelo Peluso nell’interesse della società “Sicula Trasporti SRL” desiderano precisare, in riferimento all’accesso ispettivo effettuato in data odierna, ai sensi del Codice Antimafia ed alle notizie di stampa, che le attività svolte presso le sedi operativa e legale della Società dalla DIA di Catania, dalla Questura di Catania, dai Comandi Provinciali dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, nonchè dall’Ispettorato del Lavoro e dalla Polizia Ambientale della Città Metropolitana di Catania, rientrano nell’ambito delle competenze del Comitato per l’Ordine alla Sicurezza Pubblica coordinato dalla Prefettura di Catania al fine di verificare la sussistenza di potenziali infiltrazioni mafiose nell’ambito delle attività di competenza della SICULA TRASPORTI SRL. Giova ricordare che la Società Sicula Trasporti SRL riceve il conferimento del rifiuto da parte di oltre 255 Comuni della Sicilia e da ultimo dalla città di Palermo, in considerazione della emergenza rifiuti di quella città. La Sicula Trasporti SRL già da tempo è impegnata con le Forze dell’Ordine a verificare e salvaguardare i livelli di legalità al fine di scoraggiare ogni tentativo della criminalità organizzata di interferenza nei confronti dei suoi partners Istituzionali pubblici e privati. Per questo motivo nella giornata dell’11.09.2019 la Società ha messo a disposizione degli Organi Amministrativi ogni utile documentazione necessaria all’attività di controllo e verifica richiesta. Peraltro, la collaborazione con la Procura Distrettuale di Catania è sempre stata costante, al fine di garantire che le attività connesse al ciclo dei rifiuti della Società vengano costantemente monitorate per il rispetto dei protocolli di legalità. La complessa ed articolata gestione delle attività poste in essere dalla Sicula Trasporti SRL con gli Enti e le Società con le quali la stessa intrattiene rapporti contrattuali, saranno oggetto di ulteriore approfondimento e verifica al fine di consentire una sempre maggiore trasparenza, salvaguardando l’operatività societaria”.


video RAPINA

CATANIA –   video RAPINa   4 rapinano Mc Donald’s, Carabinieri e Polstrada ammanettano  3 catanesi ed 1 lentinese.  Si tratta dei catanesi Giuseppe ALECCI 32enne, Mirko MUSUMECI 28enne presi da Polizia assieme al lentinese Marco SORTINO 41enne  e del catanese Giovanni LEONE 39enne ammanettato dai carabinieri.  Grazie ad una attività investigativa eseguita in perfetta osmosi tra gli Agenti del Compartimento Polizia Stradale Sicilia Orientale – Sezione Polizia Stradale di Catania ed i Carabinieri del Comando Provinciale, nel giro di poche ore i quattro che la scorsa notte hanno assalito, a mano armata e con il volto travisato da passamontagna, il Mc Donald’s di piazza Stesicoro in pieno centro storico, sono stati assicurati alla giustizia.  La chiamata pervenuta sul 112 (N.U.E.), ha allertato i militari  che sono intervenuti  nel “MC DONALD’S” di piazza Stesicoro, dove alle ore 01.50, 4 sconosciuti a viso coperto ed armati di pistola e coltello si erano fatti consegnare dal responsabile di turno la somma contante di circa 8.000 euro. L’Arma dei Carabinieri nel corso della notte ha proceduto con il primo immediato intervento, mentre la Polizia Stradale transitando nell’area di servizio “Eni” sita al km.13,600 della tangenziale di Catania direzione ME-SR, ha notato una vettura mini cooper con 3 soggetti a bordo che, alla vista dell’equipaggio ha accelerato l’andatura in direzione Siracusa.  Gli  agenti della Polstrada, hanno notiziato la sala operativa compartimentale ponendosi all’inseguimento del veicolo che, con difficoltà e dopo circa 4 chilometri, veniva bloccato sulla corsia di emergenza.  Gli operatori fermata l’auto hanno proceduto al controllo degli occupanti ed alla perquisizione personale degli stessi estesa al veicolo che ha dato esito positivo. I poliziotti hanno rinvenuto 1 busta in plastica contenente 598 euro in monete di diverso taglio,ed indumenti vari: 1 giubbotto nero, 1 felpa di colore grigio e blu, 1 giacca di tuta ginnica blu e strisce bianche e azzurre, 1 scaldacollo, 2 cappellini e 4 apparecchi tipo walkie talkie; dalla perquisizione personale sono stati rinvenuti nella tasca dei pantaloni del SORTINO la somma di 1.250 euro in banconote di vario taglio. I tutori dell’ordine, dai risvolti info investigativi hanno appurato che precedentemente, era stata diramata nota di una rapina perpetrata, alle ore 02,00, ai danni dell’esercizio commerciale Mc Donald’s a Catania in piazza Stesicoro, ad opera di malviventi travisati armati di coltello. Gli investigatori pertanto, con l’ausilio di personale dell’UPGSP della locale Questura, hanno accompagnato i tre soggetti presso gli uffici della Polizia Stradale. Uomini della Polizia Giudiziaria del locale Compartimento Polizia Stradale nel frattempo,  hanno preso contatti con l’esercizio commerciale e con militari dell’Arma dei Carabinieri di Piazza Dante intervenuta sul posto. Gli investigatori hanno accertato chiaramente dalla visione dei filmati del sistema di video sorveglianza dell’esercizio, che i 3 fermati corrispondevano esattamente ai soggetti che avevano, poco prima, consumato la rapina a mano armata di coltello. I  militari dell’Arma, proseguendo l’attività investigativa, sono riusciti a dare un volto al quarto soggetto Giovanni LEONE, localizzato e catturato nella sua abitazione dove i carabinieri hanno rinvenuto e sequestrato: la somma in contanti  equivalente a circa 800 euro, nonché gli indumenti utilizzati dal malvivente durante la rapina. Gli arrestati, assolte le formalità di rito, sono stati associati nel carcere Piazza Lanza di Catania. La straordinaria sinergia delle forze dell’ordine sul territorio e la tempestività del loro intervento hanno così consentito di assicurare alla giustizia una banda di rapinatori.


CATANIA - Questore Della Cioppa insediato in Questura a Catania. L’alto funzionario dr. Mario Della Cioppa è reduce dalla recente e brillante “Operazione Ares” eseguita a San Severo e nell'Alto Tavoliere. La Polizia nel foggiano ha eseguito 50 arresti tra le fila dei potenti clan criminali.Il Dirigente Superiore della Polizia di Stato Mario Della Cioppa, quale nuovo Questore di Catania, inizialmente, ha voluto rendere omaggio ai Caduti della Polizia di Stato di Catania all’ingresso della Questura, depositando una corona d’alloro alla lapide che ne ricorda i nomi. Il  Questore, successivamente, ha salutato i Dirigenti ed i Funzionari degli Uffici della Questura e delle Specialità della Polizia di Stato. La  giornata, prevede  le consuete visite istituzionali alle Autorità cittadine. Il Questore Della Cioppa è nato nel 1959, si è laureato in Giurisprudenza a Teramo. Il dottor Della Coppa ha conseguito il Master Universitario di II° Livello nella formazione, presso l’Università Cattolica di Milano ed il Master Universitario di II° livello in "Sicurezza, coordinamento interforze e cooperazione internazionale", presso l'Università La Sapienza di Roma. Il Dirigente Superiore della Polizia,  tra il 1985 ed il 1990, ha svolto servizio presso il Reparto Mobile di Padova e successivamente presso la Questura di Belluno, in qualità di Dirigente la Divisione di Polizia Amministrativa, per poi essere nominato Capo di Gabinetto.  Il Questore Della Cioppa negli anni 90 ha prestato servizio presso la Questura di Pescara, nella Divisione Anticrimine, poi ha ricoperto il ruolo di Capo di Gabinetto ed infine di Capo della Squadra Mobile.  L’alto funzionario di Polizia dal 1998 al 2002 ha ricoperto l’incarico di Dirigente del Reparto Prevenzione Crimine “Abruzzo” ed in seguito, è stato Direttore della Scuola per il Controllo del Territorio a Pescara, dove ha curato vari progetti nazionali legati alla Polizia di Prossimità ed alla formazione del Poliziotto di Quartiere. Il Questore Della Cioppa ha prestato servizio a Roma, presso il Dipartimento della P. S., ed è stato Membro del Gruppo di Lavoro ministeriale finalizzato alla informatizzazione delle attività di indagine e di investigazione della Polizia di Stato (MIPG WEB). Il  Questore dal 2009 al 2012 ha ricoperto l’incarico di Vicario del Questore di Pescara per poi frequentare, per nove mesi, il XXVIII Corso di Alta Formazione presso la Scuola Interforze a Roma.Il Questore Della Cioppa ha ricevuto numerosi incarichi di docenza presso centri di formazione, università ed amministrazioni nelle città di Belluno, Firenze, Livorno, Macerata, Ancona, San Benedetto del Tronto, Pesaro, Ascoli Piceno e Modena, in rappresentanza della Polizia di Stato, nell’ambito dei protocolli di sicurezza fra lo Stato e le Regioni. Il Questore Della Cioppa  è autore di 6 pubblicazioni scientifiche.  L’alto funzionario di Polizia, nel corso della sua carriera ha svolto anche 26 incarichi ministeriali quale Presidente di commissioni esaminatrici. Il Questore Della Cioppa ha ricevuto 4 encomi e 10 lodi dal Capo della Polizia, 1 encomio dalla Giunta Comunale di Pescara, 1 attestato dalla città di Sommacampagna (VR) ed è Cavaliere della Repubblica nel 2003 e Commendatore della Repubblica dal 2017. Nel dicembre 2013 è stato nominato Questore di Alessandria fino al 24 maggio 2015. Dal 25 maggio 2015 al 31 luglio 2017 ha ricoperto l’incarico di Questore delle province di Ascoli Piceno e Fermo. È stato Questore della Provincia di Foggia dal 1° agosto 2017 al 9 giugno 2019.  I migliori auguri di buon lavoro e permanenza a Catania dalL’Informatore di Sicilia e personali all’alto funzionario di Polizia Questore dr. Mario Della Cioppa.


CATANIA video cerimonia 205° Annuale della Fondazione dell’Arma dei Carabinieri. La  cerimonia del 205° anniversario  della fondazione dell’Arma dei Carabinieri è celebrata mercoledì 5 giugno, alle ore 18:30,  nella  caserma “Vincenzo Giustino” di Piazza Giovanni Verga, storica sede del Comando Provinciale Carabinieri di Catania. Il  Comandante Provinciale, Colonnello Raffaele Covetti, alla presenza delle Autorità cittadine, riassume  i risultati conseguiti dall’Arma etnea e procede  alla consegna delle ricompense ai militari maggiormente distintisi in attività di servizio. La manifestazione prevede lo schieramento di un Reparto di formazione con rappresentanze delle singole specialità dell’Arma, degli organismi di rappresentanza e dell’Associazione Nazionale  Carabinieri. La  lettura del messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e dell’Ordine del Giorno del Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Gen. C.A. Giovanni Nistri sono i momenti solenni della cerimonia.

video cerimonia


video ROS trovata formula affiliazione mafia 

ROMA - ROS eseguiti 31 arresti: associazione tipo mafia da Catania trapiantata a Roma. Le misure riguardano tra Catania e Roma la famiglia Fragalà : 28 in carcere e 3 ai domiciliari.  I carabinieri di mattina hanno eseguito, nelle province di Roma e Catania, l’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Roma, su richiesta della locale Procura Distrettuale Antimafia. I militari, nel corso delle indagini, oltre ad effettuare numerosi riscontri investigativi, hanno sventato, poche ore dopo la sua consumazione avvenuta a Torvaianica il  3 marzo 2016, il sequestro di Ignazio FRAGALÀ, il cui movente  sarebbe stato connesso ad una controversia sorta in merito al pagamento di una partita di stupefacenti tra il clan FRAGALÀ ed esponenti del clan CAPPELLO di Catania. I reati, aggravati dal metodo e dalle finalità mafiose:  estorsione, danneggiamento con incendio, detenzione e porto abusivo di armi, traffico di stupefacenti, trasferimento fraudolento di valori e favoreggiamento personale.  I provvedimenti sono scaturiti dall’attività investigativa, condotta dal R.O.S. tra il 2014 e il 2017 e coordinata dalla D.D.A. di Roma. Gli investigatori hanno svelato l’esistenza di un sodalizio mafioso, “clan FRAGALÀ”, composto prevalentemente da membri dell’omonimo nucleo familiare, di origini catanesi ma da anni trapiantato in provincia di Roma, la cui operatività criminale era estesa al quadrante sud dell’area metropolitana della Capitale ed in particolare ai comuni di Pomezia, Torvaianica e Ardea.  Le indagini, avvalorate anche da riscontri a  dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, hanno consentito di ricostruire l’organigramma del clan, individuando Alessandro FRAGALÀ(61 anni),  il nipote Salvatore FRAGALÀ (41 anni) e Santo D’AGATA (61 anni), quali soggetti aventi funzioni direttive, in costante contatto con gli ambienti mafiosi catanesi sia per la gestione dei traffici illeciti, sia per il reclutamento di manodopera criminale per lo svolgimento delle attività delittuose in territorio laziale.  I ROS hanno evidenziato che un ruolo di rilievo sarebbe stato altresì rivestito da Astrid FRAGALÀ (40 anni), figlia di Alessandro, elemento di cerniera tra il padre e la vita pubblica pometina, con il compito di curare le relazioni ed i contatti con esponenti delle professioni, della pubblica amministrazione e della politica locale, anche in ragione del suo percorso professionale e nell’associazionismo di categoria, finalizzati ad infiltrare e condizionare la vita politica e la pubblica amministrazione pometina. L’inchiesta del ROS ha rivelato una figura di centrale importanza investigativa   di uno storico personaggio Di origini palermitane legato a “Cosa nostra”, già uomo di fiducia a Roma del boss Pippo CALÒ, ovvero Francesco D’AGATI (83 anni), uno dei destinatari  del provvedimento cautelare per il reato di concorso esterno  nell’associazione mafiosa facente capo al clan FRAGALÀ.  I ROS hanno evidenziato che D’AGATI, sarebbe inserito nelle dinamiche mafiose del territorio romano, dove risiede stabilmente da anni, e capace di mantenere relazioni di elevato livello anche al di fuori degli ambienti criminali, è emerso per autorevolezza e prestigio mafioso, intervenendo a tutela e in rappresentanza degli interessi del clan FRAGALÀ nell’ambito delle controversie con altre organizzazioni criminali operanti nella capitale, fornendo così un importante contributo alla conservazione e al rafforzamento del clan. I carabinieri relativamente alle attività illecite perpetrate dal sodalizio, hanno documentato:  consistenti traffici di sostanze stupefacenti del tipo cocaina, marijuana e hashish, individuando i canali di approvvigionamento (Colombia e Spagna) e le relazioni funzionali allo sviluppo di tali interessi criminali, intessute con: una componente del clan dei Casalesi. L’inchiesta ha evidenziato che nel corso del biennio 2014-2016, le due strutture sarebbero giunte finanche a federarsi, elaborando obiettivi comuni e condividendo risorse economiche ed armi; soggetti riconducibili ai clan SANTAPAOLA e CAPPELLO di Catania; diversi episodi estorsivi, attuati con metodo mafioso, nei confronti di imprenditori locali anche sotto forma di “recupero crediti”, nonché approvvigionamenti di armi clandestine e di materiali esplodenti per il compimento di attentati/danneggiamenti a scopo intimidatorio; dinamiche associative, riguardanti i rapporti tra le diverse organizzazioni mafiose operanti nella Capitale, finalizzate a comporre i dissidi secondo un sistema condiviso di valori e principi mafiosi, in funzione di un comune interesse al mantenimento di rapporti pacifici per esigenze di autoconservazione.



FOTO OPERAZIONE

 video operazione

CATANIA Operazione Gisella: dichiarazioni CAVALLARO, DDA  26 misure eseguite dai Carabinieri.  200 Carabinieri del Comando Provinciale di Catania, supportati dai reparti specializzati (Squadrone Eliportato Carabinieri “Cacciatori di Sicilia”, Compagnia di Intervento Operativo del XII° Reggimento Carabinieri “Sicilia” e Nucleo Elicotteri di Catania), nelle province di Catania e Reggio Calabria, dalle prime ore del mattino, su delega della Procura Distrettuale, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari di Catania, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 26 persone, ritenute affiliate al sodalizio criminale denominato dei Tuppi, operante nel territorio dei Comuni di Misterbianco e Motta Sant’Anastasia, attualmente confederato alla famiglia mafiosa dei Mazzei, storicamente affiliata a “Cosa Nostra”. I personaggi sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, omicidio, estorsione in concorso, furto, ricettazione e riciclaggio in concorso, detenzione e porto illegale di arma clandestina, trasferimento fraudolento di valori e corruzione, con l’aggravante del metodo mafios. I colpiti dell’ordinanza  di custodia cautelare in carcere “operazione Gisella” del 30 aprile 2019: FOTO OPERAZIONE Domenico AGOSTA 32enne (carcere Siracusa), Emanuele AGOSTA 28enne (carcere Siracusa), Giuseppe AVELLINO 54enne (carcere Catania Bicocca), Filippo BUZZA 44enne (carcere Siracusa), Rosario Salvatore CANTALI 45enne (carcere Agrigento), Gianfranco CARPINO 50enne (carcere Catania Bicocca), Luca DESTRO 36enne (carcere Caltanissetta), Vincenzo DI PASQUALE 51enne (carcere Caltanissetta), Daniele DISTEFANO 34enne (carcere Catania Bicocca), Filippo DISTEFANO 41enne (carcere Siracusa), Carmelo GUGLIELMINO 40enne (carcere Catania Bicocca),  Gaetano INDELICATO 31enne (carcere Caltanissetta), Alfio LA SPINA 36enne (carcere Agrigento), Carlo MARCHESE 46enne (carcere Agrigento), Saverio MONTELEONE 36enne (carcere Reggio Calabria), Daniele MUSARRA AMATO 48enne (carcere Catania Bicocca), Antonino NAVARRlA 58enne (carcere Caltanissetta), Antonio detto Tony NICOTRA 52enne (carcere Catania Bicocca), Gaetano NICOTRA 38enne (carcere Catania Bicocca),  Gaetano NICOTRA 67enne (carcere Catania Bicocca),  Lucia PALMERl 49enne (carcere Catania Piazza Lanza), Emanuele PARISI 39enne (carcere Caltanissetta), Antonino RIVILLI 47enne (carcere Catania Bicocca), Giovanni SAPUPPO 38enne  (carcere Catania Bicocca), Francesco SPAMPINATO 41enne (carcere Agrigento) GIA’ DETENUTI Giuseppe PIRO 28enne, in atto detenuto nel carcere di Catania Bicocca. Il provvedimento ha tratto origine dalle dichiarazioni del collaboratore Luciano Cavallaro, esponente storico  del gruppo mafioso dei ‘Tuppi’, già fortemente radicato sul territorio di Misterbianco a partire dagli anni ’80 (periodo nel quale era affiliato alla famiglia mafiosa dei ‘Cursoti’) e particolarmente attivo nella gestione delle illecite attività, che poneva in essere in contrapposizione con il gruppo  del ‘Malpassotu’, costituente la locale articolazione della famiglia Santapaola, facente capo a Pulvirenti Giuseppe. La contrapposizione dei mafiosi,  sul finire degli anni Ottanta aveva portato ad un conflitto, finalizzato al controllo del territorio. La guerra di mafia avrebbe avuto soccombnte il gruppo facente capo a Mario NICOTRA, inteso “Mario u tuppu” (dalla particolare acconciatura “a chignon”) ucciso il 16 maggio 1989, motivo per il quale gli esponenti dei Tuppi furono costretti ad emigrare in Toscana. La cruenta guerra tra i due gruppi ed i numerosi omicidi che ne scaturirono sono documentati  dalle dichiarazioni di numerosi collaboratori provenienti dal clan del ‘Malpassotu’ e dalle conseguenti sentenze già emesse nei confronti della citata famiglia mafiosa avversaria.  Gli investigatori, al fine di riscontrare le dichiarazioni del collaboratore Luciano CAVALLARO, su delega della Procura Distrettuale, avviarono un’indagine condotta, dal febbraio 2016 al mese di aprile 2018, dal Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Catania e dall’Aliquota Carabinieri di questa Sezione di P.G.. L’inchiesta è stata condotta mediante attività tecniche e dinamiche, che hanno fatto riscontrare l’attuale operatività della famiglia mafiosa dei Tuppi. I personaggi sarebbero rientrati a Misterbianco, dopo che il clan Malpassotu era stato debellato dalle numerose iniziative giudiziarie, ed alleati con la famiglia dei Mazzei, rimasta ad operare sul territorio di Misterbianco. Le indagini hanno consentito ai militari di ricostruire l’attuale organigramma del sodalizio criminale dei Tuppi. Le dichiarazioni del collaboratore di giustizia e gli accertamenti degli inquirenti avrebbero  evidenziato che  al vertice sarebbe stato l'anziano e carismatico Gaetano NICOTRA, detto "zio Tano", fratello di Mario Nicotra, il quale  sarebbe coadiuvato, nella gestione degli affari e nel governo dei singoli affiliati, dal fidatissimo Antonino RIVILLI. Gli inquirenti hanno evidenziato che Tony NICOTRA nipote, ritornato in libertà dal 17 febbraio 2017, avrebbe ripreso il controllo della cosca e si sarebbe avvalso della "collaborazione" del giovane fratellastro Gaetano NICOTRA, del ''figlioccio', Carmelo GUGLIELMINO, sempre attivamente impegnato a "sbrigare" le "beghe sul campo" e di Daniele MUSARRA AMATO. L’inchiesta dei carabinieri avrebbe focalizzato che alle strette dipendenze di RIVILLI e di Tony NICOTRA avrebbe operato, poi, il "gruppo di Motta Sant'Anastasia", capitanato da Daniele DISTEFANO, inteso "Minnitta", il quale, a sua volta, si sarebbe avvalso dell'opera del fratello, Filippo DISTEFANO, e dei "soldati", Filippo BUZZA, Domenico AGOSTA, Gaetano INDELICATO, Francesco SPAMPINATO e Giuseppe PIRO. Il materiale probatorio acquisito dagli investigatori ha consentito di contestare, per la prima volta, al gruppo dei Nicotra sia i reati di associazione mafiosa che altri reati fine, all’omicidio di Paolo ARENA, anche ai capi ed affiliati del gruppo dei  Tuppi che, a causa dell’allontanamento in Toscana, finora non era stato sottoposto a procedimenti per mafia per i fatti riguardanti Misterbianco. La Direzione Distrettuale Antimafia  ha valuto le dichiarazioni di Luciano CAVALLARO ed ha  riscontrato che uno degli omicidi risalenti alla guerra di mafia, abbia un mandante.  Gli investigatori hanno acclarato elementi di prova sulla responsabilità di Gaetano NICOTRA 68enne, in qualità di mandante,  nell’omicidio consumato il 28 settembre 1991, a Misterbianco. La vittima era il consigliere comunale Paolo ARENA. Il politico assassinato era esponente di spicco della Democrazia Cristiana etnea, fu freddato con colpi di fucile esplosi da 2 ignoti sicari. Le indagini avevano portato a ritenere che il fatto di sangue potesse essere legato ad ingerenze criminali negli affari politici ed economici del Comune di Misterbianco. Gli investigatori dalle dichiarazioni di Luciano CAVALLARO avrebbero  puntualizzato che in relazione alla carica politica ricoperta, Paolo ARENA aveva intrattenuto relazioni illecite e continuative con Mario NICOTRA e, dopo l’omicidio dello stesso per mano del clan PULVIRENTI, aveva allacciato rapporti affaristici con quest’ultimo gruppo. L’appoggio garantito da ARENA ai PULVIRENTI era stato vissuto dai restanti appartenenti al clan NICOTRA come un vero e proprio tradimento da sanzionare con la morte del politico. L’ipotesi investigativa dell’epoca è stata confermata quindi dall’esame delle dichiarazioni fornite dai collaboratori di giustizia e dall’analisi di atti di procedimenti instaurati in Toscana nei confronti degli esponenti apicali dei TUPPI durante la loro permanenza in quell’area. Il nome “Gisella dato all’indagine è il nome in codice utilizzato nei colloqui telefonici dai giovani sodali che costituiscono il gruppo di “Motta”,  per indicare il “capo”, ossia Antonino RIVILLI. Le indagini degli investigatori avrebbero attestato, che l’operato del gruppo di Motta sarebbe  collegato al contesto mafioso dei NICOTRA i quali sarebbero intervenuti per “sistemare” situazioni sconvenienti scaturenti dalle illecite attività degli affiliati, dando loro disposizioni, che i componenti del gruppo erano tenuti a rispettare, sicché anche i dettagli delle illecite azioni sono sempre oggetto di attenzione da parte del gruppo di comando. Gli investigatori hanno evidenziato che l’attività preminente del gruppo di Motta, guidato da Daniele DISTEFANO, sarebbe :  furti di veicoli agricoli perpetrati in danno di aziende ubicate nelle provincie di Catania ed Enna, finalizzati a richieste estorsive avanzate nei confronti degli interessati per la restituzione dei mezzi. I tutori dell’ordine nell’indagine hanno evidenziato come il gruppo, sembra trascorsi tre giorni senza che qualcuno avesse fatto richiesta di restituzione del mezzo, abbia proceduto alla vendita del veicolo mediante intermediazione di soggetti incaricati da Daniele DISTEFANO o dal suo "braccio destro" Filippo BUZZA. Gli inquirenti hanno evidenziato che uno dei due soggetti avrebbe interpellato telefonicamente i mediatori utilizzando una terminologia allusiva e trasmettendo, tramite l'applicazione "Whatsapp", le fotografie scattate ai mezzi per potenziali acquirenti. Venivano utilizzate SIM card intestate a soggetti extracomunitari e/o dell'Est europeo mediante il c.d. metodo "citofonico", per effettuare conversazioni "dedicate". Gli inquirenti, il 31 marzo 2017,  a seguito di attività investigativa avevano rinvenuto e sequestrato 1 pistola calibro 9 corto a salve, modificata in arma comune da sparo, con relativo munizionamento, nel corso di una perquisizione domiciliare effettuata presso l'abitazione del noto Sebastiano SOZZI, alias "Davide". Il sequestro era preceduto dall'ascolto di numerose conversazioni sulle utenze in uso a Filippo BUZZA, Daniele DISTEFANO e dello stesso Sebastiano SOZZI, dalle quali era emerso che quest'ultimo aveva commissionato l'arma ai due affiliati dell'organizzazione dei NICOTRA. La forte presenza sul territorio è riscontrata anche dall’infiltrazione del sodalizio nelle istituzioni: le indagini attestano infatti che il gruppo veniva agevolato da un militare, effettivo alla locale Stazione Carabinieri di Motta Sant’Anastasia (anch’egli destinatario di misura cautelare detentiva), il quale forniva informazioni sulle attività del proprio ufficio, orientando il gruppo nella programmazione dei reati. Il militare, dal mese di gennaio al mese di aprile 2017, in cambio di utilità economiche, riferiva a due affiliati informazioni riservate (rivelazione dell’identità dei confidenti nonché modalità su come sottrarsi alle attività di controllo). Il carabiniere è stato indagato per corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio e rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio, con l’aggravante di favorire e agevolare il sodalizio mafioso. Le indagini hanno documentato come i componenti del sodalizio siano molto attivi nel rilevare attività economiche riconducibili a terzi che hanno maturato debiti nei loro confronti come: la macelleria di Piano Tavola il cui gestore era sottoposto ad usura ed estorsione, motivo per il quale era fuggito a Malta e il Night Red Lips, un locale di intrattenimento, mascherato da associazione culturale. Gli accertamenti patrimoniali svolti nei confronti di Antonino RIVILLI, Domenico AGOSTA e Carmelo GUGLIELMINO hanno consentito altresì di acclarare la sproporzione tra le capacità reddituali ufficialmente dichiarate dagli indagati ed il valore dei beni rientranti nei rispettivi patrimoni tale da fare ritenere pienamente operativa la presunzione della illecita provenienza degli stessi. Gli investigatori,  nella circostanza, hanno  sottoposto a sequestro  preventivo beni mobili ed immobili per un valore complessivo di  oltre 1.500.000€ : 1 villa ed 1 terreno siti nel comune di Belpasso a RIVILLI, 2 imprese individuali a Belpasso e  1 associazione culturale a Motta S. Anastasia ad AGOSTA, 1 abitazione, 1 magazzino, 1 bottega a Misterbianco e 1 terreno a Belpasso a GUGLIELMINO. La magistratura ha disposto nei confronti dei 3 indagati il sequestro preventivo di numerosi rapporti finanziari ed assicurativi.


CATANIA Polizia, promossi a grado superiore 4 funzionari in servizio a Questura di Catania. Il Consiglio di Amministrazione del Ministero dell’Interno, nella seduta dello scorso 13 marzo, ha promosso ben quattro funzionari della Polizia di Stato in servizio nella città Etnea. La dottoressa Maria Carmela Lucia LONGO ha conseguito la promozione alla qualifica di Dirigente Superiore Medico per il Primo Dirigente Medico, attuale dirigente dell’Ufficio Sanitario Provinciale della Polizia di Stato a Catania. La dott.ssa Longo è entrata a far parte della Polizia di Stato nel 1987 e, dopo alcuni anni trascorsi presso la Questura di Messina, è stata assegnata alla Questura di Catania, per poi passare al X Reparto Mobile della città etnea. La  dott.ssa Longo, successivamente, ha ricoperto l’incarico di addetto al Coordinamento Sanitario Sicilia e Calabria della Polizia di Stato con sede a Catania. Promozione in vista per il Vice Questore dott.ssa Maria Carmela SANFILIPPO, attuale dirigente dell’Ufficio del personale della Questura etnea: dopo l’esperienza maturata presso la Questura di Palermo e presso la Questura di Catania, dove ha maturato esperienza nell’U.P.G.S.P. – Squadra Volanti, presso l’Ufficio di Gabinetto e la Digos in qualità di responsabile della Squadra Antiterrorismo, è promossa alla qualifica di Primo Dirigente della Polizia di Stato. Il  Vice Questore dott. S. Emanuele Tito CICERO, attuale dirigente del Commissariato Librino è promosso alla qualifica di Primo Dirigente. Il  dott. Cicero è divenuto Commissario nel 1999, ha maturato esperienze in campo di polizia giudiziaria che l’hanno portato prima alla Questura di Palermo, poi è stato assegnato alla Questura di Catania, passando per la dirigenza della Squadra Mobile, della Divisione P.A. e della Sezione di Polizia Postale presso la Questura di Enna. Il dott. Cicero, nella città etnea ha diretto l’UPGSP,  è stato, poi, trasferito alla Questura di Siracusa dove ha diretto la Squadra Mobile. Il  dott. Cicero è tornato all’attuale dirigenza del Commissariato Librino,  avendo prima diretto la squadra Mobile di Vibo Valentia. Il  Vice Questore dott. Marcello LA BELLA, attuale dirigente del Compartimento di Polizia Postale di Catania, apprezzato esperto in crimini informatici e cyberbullismo passa alla qualifica di Primo Dirigente della Polizia di Stato. Il  dott. La Bella è attivissimo sul fronte del contrasto alla pedopornografia ed a tutte quelle forme di reati che si realizzano attraverso la Rete, ha maturato esperienza di polizia giudiziaria presso la squadra Mobile e la Digos della Questura di Enna. Ai neo promossi, l’augurio buon lavoro del Questore Alberto Francini, di tutti gli appartenenti alla Polizia di Stato catanese e del nostro giornale.


CATANIA - 7Kg ecstasy sequestrati ad agente immobiliare da Carabinieri in Operazione antidroga. I militari della Compagnia di Catania Fontanarossa, coadiuvati dagli uomini della Stazione di Pedara, hanno arrestato nella flagranza un 34enne di origini siracusane ma residente nel capoluogo etneo, poiché ritenuto responsabile di detenzione finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti. La complessa attività info-investigativa svolta dagli uomini del Nucleo Operativo di Fontanarossa, supportata da numerosi servizi di osservazione e pedinamento, ieri sera ha raggiunto l’epilogo sperato. I militari, seguendo l’agente immobiliare in macchina d  via Pacinotti nel quartiere Nesima fino ad una villetta isolata ubicata in zona “Tarderia”, agro del comune di Pedara, al momento opportuno hanno potuto fare irruzione nell’immobile. Gli investigatori nel luogo  a seguito di perquisizione, hanno rinvenuto e sequestrati: 7 Kg di ecstasy (MDMA) non raffinata, 50 grammi di cocaina, e materiale comunemente utilizzato dagli spacciatori per confezionare le dosi di stupefacente da porre in commercio.  L’ecstasy sequestrata, sostanza stupefacente sintetica, dopo la lavorazione e la trasformazione in pasticche (circa 50.000), avrebbe potuto fruttare al dettaglio una cifra vicina al milione€.  L’arrestato, assolte le formalità di rito, è stato associato nel carcere di Catania Piazza Lanza. 


video operazione

CATANIA 150 Carabinieri eseguono 37 misure per vendita cocaina e marijuana Santapaola – Nizza: affare da 11mila€ al giorno. I soggetti destinatari della misura collocati in carcere tutti nati a Catania sono: Daniele Agostino CALACIURA 31enne; Alessandro CONTI 26enne; Carlo CUTRONA 35enne; Angelo DE LUCA 34enne ; Simone DE LUCA 28enne; Manuel Antonio DI BENEDETTO 23enne; Antonino DRAGO 30enne; Ferdinando FARO  22enne; Omid GOODARZI 23enne; Antonino GRASSO 24enne; Davide GUERRA 37enne; Dario LO PRESTI 36enne; Mario MARLETTA 30enne; Salvatore MAUGERI 22enne; Massimo MUNZONE 33enne; Vincenzo NAPOLI 24enne; Benito PASTURA 27enne; Carmelo Cristian PATANÈ 24enne; Angelo Lucio PESCATORE 36enne; Vanessa PITTARÀ 31enne; Nunzio PLANDERA 39enne; Michele POLIZZI 34enne; Giovanni Maria PRIVITERA 25enne; Pietro PRIVITERA 37enne;  Carmelo SCALIA, di Mario 26enne; Damiano SPARACINO 27enne; Manuel TAGLIERI 22enne. I soggetti minorenni destinatari della misura collocati all’ I.P.M. di Bicocca (Catania) sono: D.P. 18enne (classe 2000); G.T.18enne(classe 2000); S.C.16enne (classe 2002). I soggetti destinatari della misura degli arresti domiciliari si identificano in: Lorenzo Marco CANTONE 26enne; Andrea FERRUGGIA  28enne;  Orazio VICINO 20enne. I soggetti destinatari della misura dell’ obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria si identificano in: Vanessa ARDITO 31enne; Mario BONAVENTURA 23enne;  Salvatore FAZIO 19enne;  Giuseppe SCAFARIA 18enne nato a Reggio Calabria. I militari del Comando Provinciale di Catania,  su disposizione della Procura Distrettuale Antimafia di Catania e della Procura per i Minorenni di Catania, nelle prime ore del mattino hanno dato esecuzione, nelle province di Catania, Caltanissetta e Ragusa, ad un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 37 persone, 3 delle quali minorenni, ritenute responsabili a vario titolo di associazione finalizzata al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti.  Il provvedimento trae origine da una complessa indagine condotta dalla Compagnia Carabinieri di Piazza Dante e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catania, mediante attività tecniche e dinamiche che hanno consentito di accertare l’esistenza di un’organizzazione ben strutturata finalizzata alla vendita al minuto di sostanze stupefacenti del tipo cocaina e marijuana, in una delle zone cittadine più note quale piazza di spaccio, storicamente controllata dal clan mafioso Santapaola e gestita, sino al gennaio 2017, dal gruppo Nizza. Le indagini si sono concentrate nell’arco temporale tra l’ottobre 2017  ed il gennaio 2018, ed hanno consentito di monitorare le dinamiche della piazza di spaccio, definendo i ruoli ricoperti e i turni di lavoro svolti dagli indagati consentendo l’individuazione di un responsabile e dei fidati collaboratori che gestivano la numerosa “manovalanza” costituita da vedette, fisse e mobili, e da pusher. La stima del volume di affari illeciti del sodalizio si aggirava intorno agli 11.000€ al giorno, con le vendite attive sin dal primo pomeriggio che proseguivano fino alle prime ore del mattino seguente. I soggetti colpiti dal provvedimento sono stati destinati in larga parte in carcere (30); 3 sono stati collocati agli arresti domiciliari e 4 sottoposti all’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria.


  (Polizia video eruzione e luoghi sisma)

CATANIA – Eruzione Etna, Terremoto di Santo Stefano mobilitati 8mila Architetti e Ingegneri. I professionisti volontari, in possesso dei requisiti richiesti, dovranno far pervenire la domanda alle rispettive segreterie entro le 12.00  del 28 dicembre. Ordini catanesi di Architetti ed Ingegneri in seduta straordinaria congiunta hanno allertato oltre 8mila iscritti per effettuare sopralluoghi degli edifici colpiti dal sisma. I  presidenti Alessandro Amaro (architetti) e Giuseppe Platania (ingegneri)  spiegano : “E’ partita di  mattina la lettera rivolta a tutti gli iscritti agli Ordini di Ingegneri ed Architetti della provincia di Catania, con la richiesta di disponibilità a effettuare sopralluoghi negli edifici colpiti dal sisma nei comuni della zona pedemontana etnea, ionico-etnea e dell’acese. La  convocazione straordinaria del consiglio direttivo, è stata  effettuata ieri pomeriggio in emergenza  ed è stato deciso preventivamente di allertare tutti gli iscritti presso i due Ordini, oltre 8mila professionisti, per dare un supporto concreto all’unità di crisi costituita presso la prefettura di Catania. Grazie alla disponibilità di volontari, costituiremo una task force per effettuare un’analisi degli immobili danneggiati, verificando con un’ispezione tecnica se nei palazzi ci sono danni e se i danni sono tali da mettere a rischio l’incolumità. Vista l’importanza delle operazioni, riteniamo che serva competenza specifica da parte dei colleghi, per questo abbiamo richiesto il possesso di requisiti tecnici. I professionisti, infatti, dovranno avere esperienza pregressa maturata eseguendo sopralluoghi nelle città italiane colpite da eventi sismici (L’Aquila, Santa Venerina, Italia centrale); attestazioni Aedes (Agibilità e danno nell'emergenza sismica) e altre certificazioni rilasciate da enti qualificati; esperienza di progettazione e direzione lavori per la ricostruzioni di edifici danneggiati da terremoti; funzionari del Genio Civile e della protezione Civile in quiescenza; competenza maturata lavorando negli “uffici sisma per la ricostruzione post terremoto costituiti presso le pubbliche amministrazioni”; attività eseguita nell’espletamento del progetto “Diamoci una scossa”.   (Polizia video eruzione e sisma)

Amaro e Platania continuano: “Siamo profondamente vicini a chi, nella notte di Santo Stefano ha subito danni alla propria abitazione, agli sfollati, a chi si è ritrovato per strada e in questi momenti sta cercando di capire cosa fare  noi come rappresentanti dell’Ordine siamo stati in loco per una verifica diretta dei danni e siamo pronti e disponibili, qualora ci venisse richiesto dagli organi competenti, per fornire tutto il supporto necessario. In questi ultimi anni abbiamo concentrato tutte le nostre energie per sensibilizzare cittadini e istituzioni sull’importanza della prevenzione sismica, continuando a ribadire la necessità di interventi di adeguamento degli edifici. Oggi occorre agire in emergenza, ma sarà nostra assoluta priorità continuare la battaglia sul fronte della messa in sicurezza del nostro territorio”.

( Polizia video eruzione )

La Guardia Costiera  continua il monitoraggio dell’attività eruttiva dell’Etna. Il risveglio della attività vulcanica dell’Etna ha impiegato gli uomini e le donne della Base Aeromobili della Guardia Costiera e del 2° Nucleo Aereo di Catania nelle attività di monitoraggio delle zone coinvolte e di sostegno della  popolazione civile. Un elicottero del Reparto ha effettuato diverse sortite, nella giornata del 26 dicembre, allo scopo di effettuare una ricognizione delle aree più colpite dall’intenso evento sismico della notte, effettuando un sorvolo delle località ai piedi dell’Etna per individuare le zone di maggiore criticità.   La  ormai consolidata collaborazione tra il Nucleo Aereo ed il locale Istituto di Geofisica e Vulcanologia è continua, i mezzi ad ala rotante del Reparto hanno effettuato la ricognizione delle aree sommitali del vulcano, permettendo l’individuazione delle fessure eruttive e la valutazione dello scenario complessivo e della sua evoluzione. L’impegno degli equipaggi del Corpo nella tutela del territorio e delle popolazioni residenti in aree vulcaniche e ad intenso rischio sismico continua ogni giorno, con periodiche missioni di monitoraggio del Vulcano Etna e del vicino Stromboli e con l’inserimento dei mezzi aerei del Reparto Etneo nel dispositivo di Protezione Civile a salvaguardia della sicurezza della collettività.


CATANIA - Blitz interforze a Librino e San Giorgio, cane poliziotto Vite trova 48 dosi in porta antincendio. 1 unità cinofila antidroga della Polizia di Stato, ha accuratamente ispezionato gli spazi comuni di un edificio di Viale Castagnola.  Il  luogo è adiacente una fiorente piazza di spaccio. Grazie al fiuto del cane “Vite”, è stata rinvenuta, abilmente occultata nell’intercapedine di una porta antincendio, 1 busta contenente 90 grammi di marijuana, già divisa in 48 dosi pronte alla vendita. La droga è stata sottoposta a sequestro e posta a disposizione dell’Autorità Giudiziaria. Il  Comitato per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica tenutosi in Prefettura, ieri, aveva predisposto un servizio interforze al quale ha preso parte  la Polizia di Stato, dei Carabinieri,  la Guardia di Finanza e  la Polizia Municipale, coordinato dal Commissariato di Librino, dando vita al   controllo straordinario del territorio nei quartieri Librino e San Giorgio. Un funzionario del Commissariato di P.S. Librino ha coordinato equipaggi automontati del Commissariato, della squadra cinofili dell’U.P.G.S.P., del Reparto Prevenzione Crimine Sicilia Orientale, dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e della Polizia Municipale settori Viabilità ed Annona. Attiva sul posto, anche una squadra del Gabinetto Regionale di Polizia Scientifica Sicilia Orientale. I tutori dell’ordine hanno istituito posti di controllo nei pressi della rotatoria prossima al centro commerciale “Porte di Catania” ed in via Zia Lisa, in prossimità del Cimitero cittadino. L’interforze ha controllato 85 veicoli e 106 persone; contestato 28 contravvenzioni al C. di S. (8 per la mancata copertura assicurativa per la Responsabilità Civile, 2 per il mancato utilizzo del casco, 2 per inottemperanza all’alt intimato dalla Polizia, 11 per mancata revisione del veicolo, 2 per mancata esibizione dei documenti e 3 per il mancato utilizzo cintura di sicurezza).  I tutori dell’ordine hanno  proceduto al sequestro amministrativo dei 3 veicoli senza l’assicurazione obbligatoria. Il controvalore delle sanzioni comminate è pari a 11.255 euro. Gli agenti hanno  proceduto, inoltre, al controllo della regolarità amministrativa dei camion e dei relativi venditori di alimenti e bevande. Uno di questi, situato in viale Moncada, è risultato essere sprovvisto di qualsiasi autorizzazione amministrativa e, pertanto, è stato sottoposto a sequestro con conseguente irrogazione di sanzioni pecuniarie per complessivi 24.747 euro.


CATANIA  Carabinieri, Operazione antimafia “Aquilia”,  presi 18 soggetti, rivelazioni 2 collaboratori giustizia :  invischiato ex deputato regionale NICOTRA. Si tratta di : Fabio ARCIDIACONO 34enne (tradotto carcere Catania Piazza Lanza) ; Fabrizio BELLA 54enne (tradotto carcere  Caltanissetta) ; Rodolfo BONFIGLIO  37enne,  in atto detenuto nel carcere di Barcellona Pozzo di Gotto (ME) ; Cirino CANNAVÒ 45enne (tradotto arresti domiciliari) ; Fabio Vincenzo COSENTINO  39enne (tradotto carcere Agrigento) ; Gianmaria Tiziano COSENTINO 36enne (tradotto carcere Palermo) ; Danilo Tommaso FAILLA  38enne (tradotto carcere Caltanissetta) ; Salvatore Nunzio FONTI  47enne (tradotto carcere Caltanissetta) ; Camillo GRASSO  49enne (tradotto carcere Caltanissetta) ; Antonino Francesco MANCA  39enne, in atto detenuto nel carcere di Noto (SR) ; Mariano MASSIMINO 31enne,  (tradotto carcere Catania Piazza Lanza) ; Mario NICOLOSI 51enne (tradotto carcere Caltanissetta) ; Raffaele Giuseppe NICOTRA 61enne (tradotto carcere Catania Bicocca; Camillo PAPPALARDO 47enne (tradotto carcere Palermo) ; Concetto PUGLISI 36enne  (tradotto carcere Agrigento) ; Giuseppe ROGAZIONE 43enne  (tradotto carcere Agrigento); Santo Paolo SCALIA 43enne    (tradotto carcere Palermo); Stefano SCIUTO 35enne,  in atto detenuto nel carcere di Asti. Circa duecento i militari del Comando Provinciale Carabinieri di Catania, che hanno operato su delega della Direzione Distrettuale Antimafia etnea, ed hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Catania, nei confronti di 18 soggetti (di cui 15 presunti appartenenti alla “Famiglia” Santapaola-Ercolano ed in particolare, alle frange operanti ad Acireale e Aci Catena), ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsioni con l’aggravante del “metodo mafioso”, scambio elettorale politico mafioso, tentato omicidio, detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e detenzione illegale di armi. Le indagini dei carabinieri si sono sviluppate a seguito della decisione di collaborare con la giustizia intrapresa, nel luglio del 2015, da Gaetano Mario VINCIGUERRA, già reggente “pro tempore” del “Gruppo di Aci Catena”, il quale non solo ha fornito un quadro aggiornato degli organigrammi dei citati “gruppi”, indicando “capi” e “soldati”, ma ha consegnato anche un elenco dettagliato delle imprese commerciali costrette, da anni, all’imposizione del “pizzo”.  Il provvedimento ha tratto origine da un’indagine, denominata “Aquilia”, condotta dal Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Catania e diretta da questa D.D.A.,  dall’ottobre del 2015 al gennaio del 2018, attraverso attività tecniche e dinamiche, riscontrate dalle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia, che ha consentito di accertare la responsabilità degli indagati in ordine alla loro appartenenza a due “gruppi” per così dire “storici” della “Famiglia” di Catania, quelli, appunto, operanti in Acireale (CT) e Aci Catena (CT), già riconducibili al noto Sebastiano SCIUTO, detto “Nuccio Coscia”, recentemente scomparso per cause naturali, e di definire la struttura, le posizioni di vertice e i ruoli dei singoli affiliati nell’ambito del sodalizio mafioso in questione.  Gli investigatori, nel corso delle indagini hanno inoltre acquisito elementi di reità in ordine ad attività estorsive consumate e tentate ai danni di 8 imprenditori locali, alcune delle quali dipanatesi nell’arco di svariati anni, al fine di agevolare l’organizzazione mafiosa d’appartenenza.  Tra gli arrestati figura anche l’ex deputato regionale Raffaele “Pippo” NICOTRA, a cui vengono contestati i reati di concorso esterno in associazione mafiosa, tentata estorsione aggravata e scambio elettorale politico mafioso, ossia per avere, attraverso la corresponsione di somme di denaro per le elezioni del 2012, determinato esponenti del “Gruppo di Aci Catena” a promettere di procurare voti in occasione delle elezioni per l’Assemblea Regionale Siciliana tenutesi in quegli anni, attraverso la forza di intimidazione e la conseguente condizione di assoggettamento ed omertà derivanti dall’appartenenza al gruppo mafioso. L’indagine ha inoltre consentito di fare luce sul tentato omicidio di Mario Giuseppe TORNABENE, avvenuto, in Fiumefreddo di Sicilia (CT), il 28 agosto 2007. Secondo il racconto di due collaboratori di giustizia, il TORNABENE, già responsabile del “Gruppo di Giarre” per conto della frangia acese riconducibile al citato Sebastiano SCIUTO, e curatore degli “interessi” di quest’ultimo, attraverso la costituzione di società in diverse attività commerciali, disattendeva gli accordi economici intrapresi con lo stesso SCIUTO, tant’è che il figlio di questi, Stefano, unitamente ad altri soggetti rimasti allo stato senza volto, la sera del 28 agosto 2007, lungo la Via Marina di Fiumefreddo di Sicilia, avrebbero attentato alla sua vita, esplodendogli contro tre colpi di pistola all’addome, che, fortunatamente, non hanno avuto seguito, a causa della pronta reazione della vittima, fuggita da un’uscita secondaria della propria struttura ricettiva, in cui si trovava al momento dei fatti, scampando miracolosamente all’agguato.  All’attività investigativa svolta dai carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale si è  affiancata, poi, una indagine parallela, svolta dai militari della Compagnia di Acireale e confluita nel provvedimento cautelare eseguito, oggi 10 ottobre,  sul conto di soggetti orbitanti in seno alle medesime frange mafiose, chiamati a rispondere di furto, estorsione aggravata (nel settore delle auto rubate, attraverso il cosiddetto “cavallo di ritorno”) e di reati concernenti gli stupefacenti e le armi.  Dei diciotto provvedimenti emessi, tre sono riferibili all’attività investigativa svolta. Quindici  provvedimenti cautelari in definitiva sono stati notificati ad altrettanti soggetti in libertà, mentre tre sono stati notificati in carcere ad altrettanti indagati, ristretti per altra causa. 


CATANIA - Collaboratore Giustizia gruppo Nardo Lentini  agevola operazione Polizia antidroga: 21 misure cautelari per spaccio nel catanese e zone vicine.  L'Operazione "Beautiful Hybrid”  si è concretizzata all’alba di oggi 9 ottobre, su delega della Procura Distrettuale della Repubblica di Catania. La Polizia di Stato ha dato esecuzione ad ordinanza di custodia cautelare, emessa il   primo 2018 dal G.I.P. del Tribunale di Catania, nei confronti di 21 persone, traendole in arresto poichè  ritenute responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere finalizzata alla coltivazione, produzione, trasporto, detenzione e cessione di sostanze stupefacenti, detenzione e cessione delle medesime, reati in materia di armi, corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio e favoreggiamento personale. La misura cautelare ha accolto gli esiti di attività d’indagine di tipo tecnico, avviata, su delega della Procura Distrettuale della Repubblica di Catania nel mese di marzo 2017 dalla Squadra Mobile a seguito delle dichiarazioni rese da un collaboratore di giustizia, già appartenente al gruppo Nardo operante a Lentini, cui si sono aggiunte, nel successivo mese di giugno, quelle di altro collaboratore, già esponente del clan Cappello - Bonacccorsi.  Le indagini tecniche condotte dalla Squadra Mobile – Sezione Criminalità Organizzata nell’arco temporale marzo - ottobre 2017, proseguite sino all’aprile 2018 con attività di riscontro alle dichiarazioni rese nel marzo 2018 da altro collaboratore di giustizia, già appartenente alla cosca Mazzei, hanno permesso di individuare un’associazione per delinquere diretta ed organizzata da Antonino COSENTINO, Carmelo STRANIERO e Matteo OLIVA, quest’ultimo Assistente Capo della Polizia di Stato, con la partecipazione di Andrea STRANIERO, Giovanni Nicolò STRANIERO, Umberto BENINATO, Domenico BONIFACIO e Stefano CIANFARANI, quest’ultimo militare dell’Arma dei Carabinieri, finalizzata alla coltivazione, produzione, trasporto, detenzione e cessione di sostanza stupefacente del tipo cocaina e marijuana.  I presidi tecnici hanno fatto emergere come l’organizzazione si occupasse di impiantare coltivazioni di marijuana in appezzamenti di terreno ricadenti in agro di Scordia (CT), di cui avevano la disponibilità, per poi rivendere lo stupefacente ricavato, evidenziando come CIANFARANI assicurasse protezione costante alle predette coltivazioni allestite dai sodali dai controlli di Polizia.  Poliziotti   della Squadra Mobile – Sezione Criminalità Organizzata, a riscontro delle risultanze delle intercettazioni, il 23 settembre 2017, hanno individuato, in un appezzamento di terreno sito in contrada Palma, in agro di Scordia (CT), una piantagione di marijuana cui gli indagati avevano fatto più volte riferimento nel corso delle conversazioni captate dagli investigatori. Gli investigatori, nel corso dell’attività di P.G., hanno rinvenuto e sequestrato  2500 piante di marijuana nonché materiale per la coltivazione dello stupefacente. La Polizia, sul posto ha avuto modo di constatare che gli  indagati, oltre alle 2500 piantine presenti, tutte di varia grandezza, avevano già predisposto un altro appezzamento di terreno che sicuramente sarebbe stato destinato a contenere altre piante di marijuana. Gli investigatori hanno rilevato che dal tenore delle conversazioni è emersa la significativa competenza degli organizzatori dell’illecito traffico circa le tipologie di droga leggera, realizzando piantagioni di skunk - varietà di cannabis - definite “ibridi belli” per evidenziarne la particolare qualità.  La Polizia, nel corso dell’attività di indagine, ha accertato diverse cessioni di sostanza stupefacente che Matteo OLIVA e Rocco RAGUSA hanno effettuato a numerosi soggetti i quali, a loro volta, la commercializzavano nei comuni di Scordia, Palagonia e Militello in Val di Catania, e sono stati documentati i rapporti con un soggetto di Riesi (CL), Fabio Gaetano D’ANTONA, per l’acquisto di stupefacenti. Matteo OLIVA e Stefano CIANFARANI sono stati, altresì, indagati per corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio per non avere espletato le dovute attività di denuncia, indagini e sequestri in relazione alle illecite attività poste in essere dai corruttori.  Il G.I.P., valutate le dichiarazioni rese dai citati collaboratori di giustizia a carico di Giuseppe BENNARDO, Assistente Capo della Polizia di Stato, ha ritenuto sussistente la gravità degli indizi nei suoi confronti per il reato di favoreggiamento personale, per avere aiutato i sodali indagati per associazione per delinquere finalizzata alla produzione di stupefacenti ad eludere le investigazioni dell’autorità in relazione ai delitti cui non aveva concorso. Una persona, colpita dal medesimo provvedimento restrittivo, allo stato irreperibile, è attivamente ricercata.  Espletate le formalità di rito, gli arrestati sono stati associati presso la Casa Circondariale di Catania “Bicocca” e piazza Lanza e presso la Casa Circondariale di Caltanissetta.



 

CATANIA -  Polizia esegue 12 arresti per droga, rapine, minacce ed evasione. Si tratta del rintraccio di soggetti destinatari di provvedimenti restrittivi. La Polizia di Stato ha eseguito gli ordini di esecuzione per la carcerazione disposti dall’Autorità Giudiziaria. Gli uomini della Squadra Mobile – Squadra “Catturandi” hanno tratto in arresto: Antonino PARISI  24enne già noto, destinatario di ordine di esecuzione per espiazione di pena detentiva in regime di detenzione domiciliare, emesso il  14 giugno 2018 dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Catania – Ufficio Esecuzioni penali, dovendo espiare la pena detentiva di 1 anno e  18 giorni per reati in materia di stupefacenti. Ferdinando FARO  21enne già noto, destinatario di ordine di esecuzione per la carcerazione, emesso il 15 giugno 2018 dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Catania – Ufficio Esecuzioni penali, dovendo espiare la pena detentiva di  1 anno e  6 mesi per reati in materia di stupefacenti. Sebastiano Giovanni DESI 45enne  già noto, destinatario di ordine di esecuzione per la carcerazione, emesso il   15 giugno 2018 dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Catania – Ufficio Esecuzioni penali, dovendo espiare la pena detentiva di  2 anni e 4  mesi per il reato di rapina aggravata in concorso. Paola GIORDANO 53enne già nota, destinataria di ordine di esecuzione per espiazione di pena detentiva in regime di detenzione domiciliare, emesso in data 15 giugno 2018 dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Catania – Ufficio Esecuzioni penali, dovendo espiare la pena detentiva di  6 mesi per il reato di evasione. Luciano CARANI  45enne già noto, destinatario di ordine di esecuzione per espiazione di pena detentiva in regime di detenzione domiciliare, emesso il  15 giugno 2018 dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Agrigento – Ufficio Esecuzioni penali, dovendo espiare la pena detentiva di  1 anno, 3 mesi, 28 giorni e multa di 450€. Giuseppe PULVIRENTI 39enne già noto, destinatario di ordine di esecuzione per espiazione di pena detentiva in regime di detenzione domiciliare, emesso il  15 giugno 2018 dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Catania – Ufficio Esecuzioni penali, dovendo espiare la pena detentiva di  3 anni, 9 mesi di reclusione e multa di  10.000 € per reati in materia di stupefacenti. Federico RACITI 36enne già noto, destinatario di ordine di esecuzione per la carcerazione, emesso il  14 giugno 2018 dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Catania – Ufficio Esecuzioni penali, dovendo espiare la pena detentiva di  3 anni  11 mesi e  16 giorni per reati in materia di stupefacenti. Francesco TASCO 46enne già noto, destinatario di ordine di esecuzione per la espiazione di pena detentiva, emesso il   23 giugno 2018 dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Catania – Ufficio Esecuzioni penali, dovendo espiare la pena della reclusione di  9 mesi e 22 giorni  per rapina. Luigi SICURELLA 21enne già noto, in atto agli arresti domiciliari, destinatario di ordine di esecuzione per la carcerazione, emesso il 25 giugno 2018 dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Catania – Ufficio Esecuzioni penali, dovendo espiare la pena di  2 anni di reclusione per il reato di rapina aggravata in concorso. Agostino NICOLELLA 54enne  già noto, destinatario di ordine di esecuzione per la carcerazione, emesso il   23 giugno 2018 dalla Procura Generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Catania – Ufficio Esecuzioni penali, dovendo espiare la pena di  2 anni e  2 mesi di reclusione per il reato di ricettazione. Giuseppe LITRICO 24enne  già noto, in atto agli arresti domiciliari, destinatario di ordine di esecuzione per la carcerazione, emesso il 22 giugno 2018 dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Catania – Ufficio Esecuzioni penali, dovendo espiare la pena di  2 anni di reclusione (con decorrenza dal 6 settembre 2017 e termine il 5 settembre 2019) per il reato di rapina aggravata in concorso. Marius Gabriel BUCULEI 18enne, destinatario di mandato di arresto europeo, emesso il    6 giugno 2018 dall’Autorità Giudiziaria di Beclean (Romania) dovendo espiare la pena di 1 anno  e  6 mesi di reclusione per i reati di rapina e minacce.



Catania - Polizia ricorda ispettore Filippo Raciti. I  familiari di Filippo Raciti i poliziotti, e le Autorità civili e militari, di mattina, in una gremita sala del X Reparto Mobile, hanno commemorato l’undicesimo anniversario della scomparsa dell’ispettore caduto il 2 febbraio del 2007, nel corso dell’incontro Catania-Palermo. Il  luogo dove Filippo ha trascorso gran parte della sua carriera lavorativa, è stato punto d’incontro  del Questore Alberto Francini, del Prefetto Silvana Riccio, delle Autorità Giudiziarie, dei Comandanti delle Forze di polizia e dei Corpi Armati dello Stato, con Autorità civili e tanti poliziotti, anche a riposo, che hanno voluto rendere omaggio alla memoria di chi è caduto nell’adempimento del proprio dovere. Il  Questore Francini massima Autorità della Polizia di Stato a Catania ha voluto, anzitutto, rivolgere un pensiero ai genitori di Filippo: “essi hanno patito il dolore di perdere un figlio, un dolore di cui non si può immaginare niente di più grande. Il  pensiero è rivolto anche ai figli, per i quali Filippo è un “angelo custode”, presente quotidianamente a vegliare su di loro. Vicinanza  per Marisa Grasso, vedova di Filippo. Come  la morte di Raciti non sia stata inutile, ma abbia rappresentato, invece, una  sveglia per l’Italia tutta che,  secondo caso dopo l’ultimo conflitto mondiale, ha interrotto il Campionato di Calcio per riflettere su ciò che lo sport avrebbe dovuto essere e, invece, su ciò che, in quel momento storico, era diventato. La morte di Raciti  è stata foriera di un diverso modo di intendere l’ordine pubblico negli stadi italiani ed ha dato inizio a una rivoluzione strutturale che, sebbene voluta dalla legge, per vari motivi era stata, fino a quel tragico momento, lettera morta. Grazie a lui, grazie a Filippo, oggi il calcio è più degno dello Sport che esso stesso rappresenta”.





Notizie

 


CATANIA – CORTE APPELLO DESIGNATI : PRESIDENTE CASCINO,SEGRETARIO BOTTI. La Giunta Esecutiva Sezionale del Distretto della CORTE di APPELLO di CATANIA comunica che il nuovo Presidente in carica è il dott. Giancarlo CASCINO (consigliere della Corte di Appello di Catania) e che il segretario in carica è la dott.ssa Valentina BOTTI (sostituto presso la Procura della Repubblica di Catania).


CATANIA- Picchia compagna 32enne incinta: Polizia  arresta 44enne in flagranza. Gli agenti delle volanti dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico - U.P.G.S.P., intorno alle ore 21, su segnalazione della locale Sala Operativa, sono intervenuti a seguito della richiesta di aiuto da parte di una donna che riferiva agli operatori del 112 di essere stata aggredita dal compagno. Gli  operatori immediatamente inviati e giunti sul posto hanno trovato la 32enne, in stato di gravidanza, ancora in contatto telefonico con la Sala Operativa. La donna ha raccontato di essere stata aggredita dal convivente con problemi di tossicodipendenza, il quale era in stato d’escandescenza, colpendola al volto con schiaffi. Il 44enne, che si trovava ancora sul posto, alla vista dei poliziotti ha tentato di darsi alla fuga ma è stato tempestivamente fermato. I poliziotti hanno soccorso la donna e dopo aver allertato i sanitari del 118 ed aver raccolto tutte le informazioni utili è stata trasportata presso il locale nosocomio “Cannizzaro” dove è stata sottoposta ad accertamenti diagnostici con prognosi di 22 giorni. Il soggetto, alla luce di quanto accaduto, è stato tratto in arresto ed al termine delle formalità di rito, d’intesa con il P.M. di turno, è stato accompagnato presso le camere di sicurezza della Questura, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria, in attesa dell’udienza direttissima.


CATANIA-SENTENZA MIGRANTI, SOLIDARIETA’ A GIUDICE ETNEO DA GIUNTA ESECUTIVA SEZIONALE DISTRETTO CORTE D’APPELLO. I magistrati di Catania hanno stigmatizzato la vicenda definendo le affermazioni gratuite ed irriguardose, oltre che non rispettose delle sfere di attribuzione funzionale e finanche della dignità stessa della persona del magistrato. Si legge testualmente nel comunicato : ”La Giunta dell’Associazione Nazionale Magistrati del Distretto di Catania ha appreso con sgomento del contenuto delle dichiarazioni di recente rilasciate da esponenti della maggioranza di Governo e dal Presidente del Consiglio dei Ministri in relazione ad un provvedimento emesso dalla Sezione Specializzata in materia di immigrazione del Tribunale di Catania. Tali dichiarazioni – che, tra le altre, accusano un giudice del suddetto tribunale e la magistratura italiana tutta di essere “nemici della sicurezza della […]nazione”, “un ostacolo alla difesa dell’ordine pubblico” e di scagliarsi “contro i provvedimenti di un governo democraticamente eletto” –, al di là della loro conclamata infondatezza, ricorrono a toni scomposti, lontanissimi da quelli che dovrebbero sempre informare una corretta dialettica tra poteri dello Stato. Il fatto che i magistrati siano talora chiamati a pronunciarsi in relazione a vicende che hanno anche un rilievo politico, oltre che più propriamente giuridico, non significa, né potrà mai significare che i provvedimenti emessi dall’autorità giudiziaria non traggano il proprio fondamento esclusivamente da una rigorosa valutazione dei fatti ed applicazione delle norme di diritto: tali sono, nel caso di specie, le valutazioni operate dalla dott.ssa Iolanda Apostolico (giudice della Sezione Specializzata in materia di immigrazione del Tribunale di Catania) in relazione ad un decreto del Questore di Ragusa di trattenimento di un cittadino straniero richiedente asilo. Alla luce di tali considerazioni, gli attacchi e le polemiche infondatamente promosse da alcuni esponenti politici ed organi di stampa nei confronti del suddetto giudice sono del tutto gratuite ed irriguardose, oltre che non rispettose delle sfere di attribuzione funzionale e finanche della dignità stessa della persona del magistrato in questione – esposto ad una gogna mediatica (con annessa pubblicazione di fotografie che ritraggono momenti di vita privata della collega) anche unitamente a membri del suo nucleo familiare. La Giunta dell’Associazione Nazionale Magistrati del Distretto di Catania esprime pertanto piena solidarietà e vicinanza alla collega autrice del provvedimento e ricorda che gli atti dell’autorità giudiziaria possono certamente essere criticati e non condivisi, oltre che impugnati nelle opportune sedi; tuttavia, anche la più aspra delle critiche non deve mai trascendere nella delegittimazione personale e professionale dei magistrati che li hanno redatti, né nello strumentale travisamento dei contenuti di quegli stessi provvedimenti o, ancora, in moniti intimidatori verso chiunque – come la collega in questione - eserciti l’attività giurisdizionale attenendosi quotidianamente ai più alti standard legali e deontologici. La Giunta dell’Associazione Nazionale Magistrati del Distretto di Catania”.


PALAGONIA – CC trovano droga nascosta in  box auto: 1 presso. Si tratta di Salvatore LIZIO 50enne del posto. I Carabinieri del Nucleo Radiomobile della Compagnia di Palagonia hanno bloccato nella flagranza il soggetto ritenuto responsabile di detenzione finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti. L’equipaggio della gazzella, nell’usuale controllo del territorio, dimostrando anche una particolare conoscenza delle dinamiche delinquenziali della zona, ha notato degli strani movimenti nei pressi dell’abitazione del sospetto. La circostanza ha suggerito ai militari di cogliere il momento opportuno per accedere nell’abitazione e nelle sue pertinenze per effettuare una perquisizione d’iniziativa alla presenza del sospettato. La decisione  si è rivelata quantomai azzeccata, difatti, in un box auto adiacente  l’immobile, i carabinieri hanno rinvenuto e sequestrato: 29 dosi di eroina e 23 dosi di cocaina. Salvatore LIZIO, assolte le formalità di rito, è stato associato nel carcere di Caltagirone. 


MASCALI  CT - Cane CC antidroga Ivan trova stupefacente  in casa del pusher. I Carabinieri della Stazione di Mascali, coadiuvati da uomini del Nucleo Cinofilo di Nicolosi,  hanno bloccato Stefano Mario SCIACCA 21enne, del posto, nella flagranza di reato di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. L’attività info investigativa ha consentito all’Arma mascalese di centrare l’obiettivo bloccando  SCIACCA, ancora una volta e per le stesse motivazioni legate allo spaccio di droga. I militari, acquisite le opportune informazioni, si sono recati nell’abitazione del sospetto circondandone il perimetro.   SCIACCA si attardava all’apertura della porta che, poi, apriva soltanto quando i militari avevano minacciavano di abbatterla. I carabinieri hanno iniziato la perquisizione ed hanno immediatamente rinvenuto 1 bilancino di precisione sul tavolo della cucina.  Il  fiuto infallibile del cane “Ivan” ha segnalato la presenza di droga nel comodino della stanza da letto, la quale, non veniva trovata dai militari. La ricerca del cane, in seguito, ha sortito l’esito sperato consentendo di rinvenire, occultata in una cavità del ripostiglio, 1 busta contenente 95 dosi di marijuana già pronte per lo smercio per un totale di circa 60 grammi. Il ritrovamento ha per i tutori dell’ordine avvalorato l’ipotesi che il giovane avesse temporeggiato  l’apertura della porta per nascondere la droga dall’accessibile comodino al nascondiglio dove, suo malgrado, è stata invece rinvenuta. Il personaggio è stato tradotto nel carcere catanese di Piazza Lanza.


CALTAGIRONE CT - 42enne continua a perseguitare ex compagnia, Polizia esegue arresto: aggravamento pena. I poliziotti ieri, su disposizione del GIP presso il Tribunale di Caltagirone, hanno eseguito 1 ordinanza di sostituzione della misura degli arresti domiciliari in atto applicata con quella della custodia cautelare in carcere, nei confronti di un 42enne di Caltagirone il quale ha continuato ad avere  condotte vessatorie nei confronti della sua ex moglie. Il soggetto, il 26 settembre, era stato sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari con permesso di recarsi sul luogo di lavoro dalle ore 5.15 alle ore 16.00. il personaggio invece di fare rientro a casa senza soste intermedie, si recava presso il bar ubicato nelle vicinanze dell’abitazione della ex moglie e dei suoi genitori, dove l’incontrava all’uscita del locale, profferendo nei suoi confronti minacce di morte. La donna, dopo aver chiamato il NUE 112 per richiedere l’intervento di una pattuglia, aveva deciso di recarsi immediatamente presso il locale Commissariato dove, visibilmente spaventata, ha formalizzato in denuncia quanto le era accaduto. La contestuale attività investigativa svolta nell’immediatezza, anche reperendo supporti video che hanno evidenziato la violazione delle prescrizioni imposte al soggetto. Il personaggio, quindi con la sua presenza ingiustificata nell’esercizio pubblico, ha consentito ai tutori dell’ordine di  chiedere ed ottenere la sostituzione della misura cautelare degli arresti domiciliari in corso con la misura cautelare della custodia in carcere, oggi eseguita. Il  malfattore, dopo le formalità di rito, è stato associato presso la Casa Circondariale di Caltagirone a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.


CATANIA – 70enne minaccia ex moglie e figlia con revolver clandestino: arrestato e rinchiuso in carcereI Carabinieri del Nucleo Radiomobile del Comando Provinciale hanno arrestato nella flagranza il  catanese Salvatore D’ANGELO 70enne, noto per reati associativi e contro la persona, poiché ritenuto responsabile di detenzione e porto di arma clandestina, nonché di atti persecutori commessi ai danni dell’ex moglie e della figlia. Una segnalazione è pervenuta  al 112, indicante un soggetto il quale era armato e posto sul balcone al secondo piano di una abitazione di via Del Principe, quartiere San Cristoforo.  L’equipaggio della gazzella è intervenuto celermente in zona ed individuata l’unità abitativa, vi ha fatto irruzione.  I  militari,  procedendo a perquisizione domiciliare, hanno rivenuto e sequestrato 1 revolver S&W calibro 38 con 6 cartucce nel tamburo e la matricola abrasa, occultato sotto l’armadio nella camera da letto. I  carabinieri,  nel medesimo conteston hanno altresì appurato come lui,  da oltre un anno minacciava di morte (senza una plausibile ragione) l’ex moglie, di  64anni, e la figlia,  46 anni, entrambe residenti nell’abitazione confinante a quella del 70enne.  L’arma sequestrata, nei prossimi giorni, sarà inviata agli specialisti del R.I.S. di Messina i quali, mediante esami tecnico balistici, potrebbero stabilirne l’eventuale utilizzo in pregressi episodi criminosi.L’arrestato, in attesa della convalida del G.I.P., è stato associato al carcere di Catania Piazza Lanza.


CATANIA – Rapina e colpisce cliente durante rapporto sessuale, nigeriana bloccata da agenti. La Polizia di Stato ha arrestato la nigeriana Nirka CHIKA 19enne, perché responsabile di rapina aggravata. La donna durante la sua attività, era stata “abbordata” da un cliente che l’aveva fatta accomodare sulla sua auto per poi, trovato un luogo appartato, consumare un rapporto sessuale.La donna, non disdegnava l’attività di rapinatrice e quindi, come riferito dalla vittima stessa, durante l’amplesso si è appropriata del cellulare dell’uomo il quale, nel tentativo di rientrare in possesso del maltolto, s’è pure preso un colpo sul naso, sferrato dalla CHIKA per garantirsi il bottino. L’attività di prostituzione, però, è stata, ed è tuttora, oggetto delle misure deterrenti disposte dal Questore di Catania Mario Della Cioppa, che la Polizia realizza  attraverso una capillare e continua attività di controllo del territorio.   Lo  sfortunato, ma anche poco avveduto, rapinato ha potuto immediatamente incontrare una Volante al cui equipaggio ha raccontato l’accaduto. La Polizia proprio grazie all’attività presidiaria,   con una precisa conoscenza dei luoghi e delle persone   ha rintracciato immediatamente la nigeriana, cogliendola con “le mani nel sacco”, atteso che aveva ancora nella borsetta il cellulare rapinato all’uomo. La donna è stata subito condotta in Questura e da li, su disposizione del P.M. di turno, rinchiusa nel carcere di Piazza Lanza in attesa della convalida del GIP.


CATANIACarabinieri a Librino bloccano pusher con droga, mentre spaccia. I militari del Nucleo Operativo della Compagnia di Catania Fontanarossa hanno ammanettato nel quartiere di Librino il  catanese Angelo PASQUALINO 36enne. Il personaggio  è stato preso nella flagranza di reato di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio.  I tutori dell’ordine, già da tempo, monitoravano il personaggio per poterlo pizzicare nel momento giusto e l’hanno sorpreso mentre stava cedendo dosi di sostanza stupefacente ad alcuni clienti occasionali. I  militari, immediatamente hanno bloccato il pusher sottoponendolo ad una perquisizione a seguito della quale hanno rinvenuto, già suddivisi in singole dosi pronte per lo spaccio, 110 grammi di marijuana, 2 di crack e 3 di cocaina nonché, in particolare, una ricetrasmittente che il pusher utilizzava per i contatti diretti con la vedetta che, stavolta, è stata elusa dagli operanti. L’arrestato è stato associato nel carcere catanese di Piazza Lanza.



CATANIA -  Cane antidroga trova 3 kg cocaina su bus, Polizia arresta corriere napoletano. Si tratta di Salvatore SANGES 30enne, trovato in possesso di un’ingente quantità di cocaina. Il  nuovo successo per gli uomini della Polizia di Stato sul fronte della lotta al traffico di droga è stato nella mattinata con le manette per Salvatore SANGES. L’operazione si è svolta in sinergia tra gli agenti della Squadra Mobile ed i conduttori della Squadra Cinofili dell’UPGSP. I poliziotti hanno messo in campo uno tra i loro campioni della ricerca di stupefacenti: il cane Sky, pastore tedesco di 2 anni, dal fiuto infallibile. Il  fiuto di Sky di mattina, è stato utile nell’ambito di servizi predisposti per il contrasto del fenomeno dello spaccio e traffico di sostanze stupefacenti. Il cane poliziotto nel corso di controlli programmati a campione, su pullman di linea viaggianti durante la ore notturne, ha portato  all’arresto del Sanges. Il soggetto stava viaggiando a bordo di un pullman di linea a lunga percorrenza proveniente dalla Campania quando è stato fermato e controllato insieme ag un altro autobus. I poliziotti sono saliti a bordo ed hanno messo all’opera Sky il quale, in men che non si dica, ha scovato 1 busta di plastica – nascosta sotto il sedile del Sanges,  contenente 3 panetti di cocaina, dal peso complessivo di 3kg. circa.Il personaggio è stato immediatamente prelevato e condotto in Questura da dove è ripartito alla volta del carcere di Piazza Lanza, per ivi rimanere a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.


CATANIA Blitz Polizia municipale in piazza C.Alberto, daspo e sanzioni per venditori e 12 parcheggiatori abusivi. Il sindaco Salvo Pogliese e l’assessore alla Polizia urbana Alessandro Porto  hanno dato disposizione di attivare il servizio di controllo svolto col coordinamento del comandante Stefano Sorbino, dal responsabile del reparto Annona Francesco Caccamo. Il   daspo urbano nel Comune di Catania è stato emesso nei confronti di parcheggiatori abusivi.  I  controlli della Polizia municipale contro l’abusivismo sono stati attuati in varie zone della città. In questi giorni, in particolare 12 parcheggiatori abusivi sono stati verbalizzati e per 2 è stato emesso il daspo urbano. I controlli a tappeto degli agenti di sei pattuglie del reparto Annona sono stati svolti con l’appoggio un furgone che ha attuato 3 interventi sul territorio in contrasto alla contraffazione delle merci nella zona di piazza Carlo Alberto e nell’area attigua. Il  fenomeno criminale costituisce un grave problema che spesso  alimenta  le fila della malavita organizzata. La Polizia municipale, nel corso dei blitz  in via Cosentino ed in via Giordano Bruno, ha sequestrato 139 paia di scarpe e 46 borse, tutti accessori con marchi contraffatti. 


CATANIA - Guardia Costiera  trova, senza vita, sub disperso da ieri in molo levante porto di Catania. Mauro Finocchiaro  60enne catanese da ieri era disperso nel mare di Catania. I  militari  della Guardia Costiera, con le prime luci del giorno all’alba, hanno intensificato le ricerche ed hanno avuto esito. La famiglia in serata, aveva dato l’allarme poichè, conoscendo le abitudini del congiunto non l’aveva visto tornare a casa, sapendo che alle 17.00 era andato a fare una immersione. Le ricerche, sono state condotte via aria, terra, mare ed anche sott’acqua, in sinergia fra Guardia Costiera, Carabinieri, Polizia di Stato e Vigili del Fuoco, fino a questa mattina  e non avevano dato esito. L’aiuto di un nucleo di subacquei volontari, vicini al disperso è stato determinante e con l’ausilio della motovedetta della Guardia Costiera CP888, hanno rinvenuto il corpo esanime presso il lato est del molo di levante nel porto di Catania dove Mauro Finocchiaro era andato a fare una battuta di pesca in apnea.


RANDAZZO -  Carabinieri, Cacciatori e Cinofili Nicolosi in Operazione antidroga  arrestano 2 per piantagioni canapa indiana. I militari della Compagnia di Randazzo, coadiuvati dallo Squadrone Eliportato Cacciatori Sicilia e Nucleo Cinofili Nicolosi, allo scopo di fronteggiare efficacemente il traffico illecito di sostanze stupefacenti, nei giorni scorsi, hanno battuto palmo a palmo le zone agresti del territorio di competenza, ed oltre, ottenendo i seguenti risultati: arrestato nella flagranza un 29enne del posto, poiché ritenuto responsabile di coltivazione e detenzione illecita di sostanze stupefacenti. I carabinieri a seguito di una perquisizione eseguita in un fondo agricolo di proprietà del giovane randazzese, ubicato  in contrada Fortino a Mojo Alcantara (ME), hanno scoperto una maxi piantagione, organizzata in serre,  composta da 3.500 piante di canapa indiana di varia metratura. Le operazioni, estese anche alla residenza ed altri immobili di pertinenza del soggetto, ubicate a Randazzo in contrada Calderara e via Cellini, hanno consentito ai tutori dell’ordine di rinvenire e sequestrare oltre 1 Kg di marijuana, diverse bilancini elettronici di precisione, nonché  del materiale comunemente utilizzato dagli spacciatori per confezionare le dosi di stupefacente da porre in vendita. Un  30enne del posto è stato arrestato nella flagranza, poiché ritenuto responsabile di coltivazione e detenzione illecita di sostanze stupefacenti. I  militari accedendo nell’abitazione del pusher, previa perquisizione, hanno rinvenuto e sequestrato oltre 700 grammi di marijuana, diverse piante di canapa indiana, nonché lampade e specchi utilizzati per la coltivazione indoor.  Gli arrestati, assolte le formalità di rito, sono stati relegati agli arresti domiciliari.  I militari  hanno scoperto un’altra piantagione di canapa indiana in contrada Dagala Longa a Randazzo. I carabinieri hanno rinvenuto e sequestrato, accuratamente occultati tra la vegetazione, 250 bicchierini in plastica con del terriccio e dei germogli di canapa indiana, conservati all’interno di un piano rialzato in legno di circa 6mt x 1mt, coperti da una rete metallica per proteggerli verosimilmente dai volatili o da altri piccoli animali. A completare il materiale utile alla coltivazione c’erano anche delle taniche d’acqua, un serbatoio da 1000 litri e sacchi di terriccio accuratamente accatastati, tutto accuratamente mimetizzato tra la vegetazione. Il  fiuto del Labrador “Ivan”, nei pressi della vecchia Stazione San Teodoro (della linea Randazzo – Mojo Alcantara), ha rilevato ben nascosti all’interno dei muretti a secco, 3 recipienti in vetro contenenti complessivamente circa 400 grammi di Marjuana. L’operazione antidroga   è avvenuta a pochi giorni di distanza dall’arresto di un soggetto che, per evitare di essere trovato in possesso della droga, alla vista dei carabinieri, ha ingoiato diversi grammi di cocaina contenuta all’interno di un condom.


PALAGONIA CT  -  Carabinieri bloccano spaccio in centro storico, sorpresi 1 marocchino vedetta e 2 pusher in azione antidroga.  I maldestri  credevano che  con l’ausilio del sorvegliante avrebbero spacciato al sicuro. I Carabinieri della Stazione di Palagonia, supportati dagli uomini del Nucleo Operativo della locale Compagnia, hanno ammanettato Massimo GULIZIA 36enne e Giuseppe MAROTTA 33enne, entrambi del posto, e Rachid OUKHUYA 25enne cittadino extracomunitario di origine marocchina. I soggetti sono ritenuti  responsabili di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. L’attività info-investigativa è stata svolta dai militari della Stazione indirizzati verso una fiorente attività di spaccio di droga, attuata dal terzetto. Gli investigatori hanno appurato che tutto era attivato  posto in essere in un’abitazione  in via Ottavia,  stradina del centro storico palagonese. I  militari hanno attuato un servizio di controllo a distanza per la particolare conformazione urbanistica con l’utilizzo di uno speciale binocolo, grazie al quale hanno potuto studiare le mosse del terzetto. I carabinieri hanno ricostruite che i due palagonesi, avrebbero fatto posizionare l’extracomunitario a debita distanza per utilizzarlo nella duplice veste di vedetta, per tutelarsi da “sgradite visite”, nonché per indirizzare i clienti verso l’abitazione dove con essi realizzavano lo scambio soldi-droga. Gli investigatori hanno accertato il modus operandi ed hanno bloccato a distanza un assuntore che aveva appena acquistato una dose di cocaina. I carabinieri hanno quindi proceduto a neutralizzare  la vedetta ed a far ingresso nell’abitazione dove, seduti attorno ad un tavolo sul quale era presente il materiale per il confezionamento delle singole dosi di droga, vi erano  GULIZIA e MAROTTA. I militari, a seguito della perquisizione, hanno altresì rinvenuto 3 dosi di eroina ed 1 dose di marijuana, oltre a 6 flaconi di metadone, 1 bilancino di precisione, 1 bottiglia modificata per consentire di fumare la cocaina e 25 euro, provento dello spaccio. I due palagonesi sono stati posti agli arresti domiciliari presso le loro abitazioni, mentre il cittadino extracomunitario è stato associato nel carcere di Caltagirone.


 

CATANIA - Squadra Mobile, cambio a vertice dott. Basile  subentrato a dott. Salvago. Il dottor Marco Basile

  (video  intervista)  

si è insediato quale Capo della Squadra Mobile Catania, nel suo  piano operativo in Città  c’è azione contro ogni tipo di criminalità. Il  Primo Dirigente dottor Antonio Salvago   è stato designato a dirigere una delle Squadre Mobili che può, attualmente, essere annoverata tra le più impegnative d’Italia: Napoli. Il  Primo Dirigente dott. Marco Basile   video  intervista è di nuova assegnazione, ed arriva a Catania quale capo della Squadra Mobile etnea.


CATANIA Polizia, criticità ufficio denunce: comunicato sindacati COISP e UIL SICUREZZA.  I due sindacati di Polizia stigmatizzando la situazione riguardante l’operatività all’ufficio denunce hanno stilato il seguente documento congiunto: “Il Questore apporta taluni correttivi in ordine all'Ufficio denunce della Questura ma permangono assurde criticità.....disagi ai cittadini. In ordine alle serie criticità riscontrate di recente in seno all'Ufficio denunce della Questura di Catania e segnalate agli organi di stampa, a firma "d'ordine del Questore", sono giunte le prime note di risposta al Sindacato (NE ASPETTIAMO ANCORA) dove si evidenziano i correttivi presi dalla Questura: ad avviso di chi scrive e verrà spiegato il motivo, si tratta di soluzioni parziali e inefficaci in quanto permangono fattori assurdi. In detto Ufficio Denunce, come noto e non per colpa dei poliziotti che seguono ordini impartiti dai superiori, più denunce/querele/esposti vengono ricevuti nella stessa stanza con diverse postazioni di lavoro e con probabile danno alla riservatezza dei dati personali (un denunciante può ascoltare i fatti dell'altro e ciò nonostante i tentativi dei poliziotti di evitare ciò); non solo, i diversamente abili non possono entrare agevolmente in detto Ufficio senza l'aiuto dei poliziotti in turno e, fatto assurdo, che vi sono attese di ore e ore per fare una denuncia. In relazione alle lunghe attese, nessuna risposta e nulla è cambiato, ciò dispiace per il disservizio creato ai cittadini spesso vittime di reati e per i poliziotti che, a fronte del tanto lavoro e senza colpa, provano a giustificare le lunghe attese. In ordine alla violazione della riservatezza e alla problematica dei diversamente abili, la Questura, grazie alla segnalazione pubblica fatta dal Sindacato, ha disposto che nel caso di denunce o querele aventi profili di particolare delicatezza, gli utenti verranno ricevuti in un locale appositamente dedicato, così da tutelare la riservatezza. Lo stesso locale, nelle more della realizzazione di un piccolo scivolo e della sistemazione del gradino dell'ufficio denunce, verrà destinato altresì alla ricezione delle denunce presentate da soggetti diversamente abili. Si evidenzia che solo quando viene presa una denuncia con "..profili di particolare riservatezza..", così dice la nota fatta pervenire dal Vertice della Questura, vengono adottate determinate procedure volte a tutelare la riservatezza. Quando vengono due denuncianti che devono presentare una semplice denuncia di smarrimento e/o segnalare altre criticità quali furti e simili che succede?...TUTTI NELLA STESSA STANZA: ciò è rischiosissimo perché, come noto, in sede di denuncia i poliziotti devono chiedere agli esponenti/denuncianti anche dati personalissimi quali la residenza, i dati anagrafici e sin anche numeri di telefono ed altro ancora...se qualcuno memorizza questi dati con scopi illegali?Non solo, fuori la stanza dell'Ufficio denunce della Questura manca opportuna segnaletica con l'indicazione rivolta alle vittime che devono denunciare fatti con "..profili di particolare riservatezza..": ciò con il rischio che, vedendo tanta gente e per l'imbarazzo, persone che vogliono denunciare determinate situazioni delicate vanno via con il magone: L'UNICA SOLUZIONE È DI ALLESTIRE E RISERVARE PIÙ STANZE ALL'UFFICIO DENUNCE E IN OGNI STANZA VI DEVE STARE UNA SOLA POSTAZIONE DI LAVORO, QUINDI UN POLIZIOTTO E UN/UNA DENUNCIANTE.....COSÌ E' POSSIBILE RISPETTARE LA PRIVACY!!!I Sindacati di Polizia Coisp e Uil Sicurezza, nel prendere comunque atto di quanto sin ora fatto e quindi del tentativo di trovare una soluzione ai problemi, continuano a contestare la gestione dell'Ufficio denunce della Questura di Catania e, per questo motivo, ancora una volta chiedono pubblicamente l'intervento al Questore di Catania Alberto Francini, persona altamente qualificata, affinché vengano eliminate una volta per tutte determinate assurde criticità in seno alla Questura da lui diretta”.


SCORDIA CT – Ruba in appartamento, lentinese incastrato dal sangue perso in casa svaligiata. I Carabinieri della Stazione di Scordia hanno bloccato Gaetano PALERMO 37enne di Lentini (SR), in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. del Tribunale di Caltagirone in ordine al reato di furto in abitazione. Il personaggio il 24 novembre 2017, per entrare nell’abitazione di via Sandro Pertini a Scordia aveva infranto un vetro ferendosi una mano. Il maldestro ignaro di aver lasciato delle tracce di sangue sul pavimento dell’immobile, aveva razziato preziosi e materiale informatico per poi fuggire via. Gli investigatori dell’Arma, in sede di sopralluogo, repertarono il sangue perso dal ladro ferito che è stato analizzato dagli specialisti del RIS di Messina, ed hanno consentito l’identificazione del reo.  L’arrestato, dopo le formalità di rito, è stato relegato agli arresti domiciliari.


CALTAGIRONE Cocaina, hashish e marijuana: 80 Carabinieri eseguono misure per 14 personaggi. I soggetti destinatari di misura cautelare in Carcere: Giovanni CASCIANA  25enne nato a Caltagirone; Vincenzo CASCIANA 28enne nato a Piazza Armerina EN; Giacomo Alessandro RIBELLE  29enne nato a Ravenna; Francesco SPATARO 34enne nato a Caltagirone; Ai domiciliari: Giovanni Luca LA ROCCA 23enne nato a Caltagirone; Giuseppe Stefano MARCHESE 26enne nato a Caltagirone; Flavio RISO 26enne nato a Caltagirone; Fabio CANNIZZARO 40enne nato a Caltagirone (CT); Ivan DI BENEDETTO 28enne nato a Caltagirone. Dell’Obbligo di Dimora: Giuseppe NICOLACI 24enne nato a Caltagirone; Liborio SIRACUSA 37enne nato a Catania; Giuseppe GAMBINO 20enne nato a Caltagirone; Luca CRISCIONE 24enne nato a Caltagirone.  Dell’Obbligo di Presentazione alla P.G. : Giacomo LO BIANCO 25enne nato a Caltagirone. 80 Carabinieri del Comando Provinciale di Catania, supportati dalla Compagnia di Intervento Operativo del XII° Reggimento “Sicilia” e dal Nucleo Cinofili di Nicolosi ,su disposizione della Procura della Repubblica di Caltagirone, nelle prime ore del mattino nei comuni di San Michele di Ganzaria, Caltagirone, Palagonia e Ramacca, hanno dato esecuzione ad una misura cautelare emessa nei confronti di 14 soggetti  ritenuti responsabili, a vario titolo, di concorso in detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti del tipo cocaina, hashish e marijuana. Il provvedimento è scaturito dagli esiti di un’articolata attività investigativa condotta dalla Stazione di San Michele di Ganzaria e dalla Compagnia Carabinieri di Caltagirone tra il mese di novembre 2017 ed il mese di luglio 2018. Le indagini di natura tecnica, dinamica e di osservazione, hanno reso possibile accertare la responsabilità degli indagati in merito ad una fiorente attività di spaccio di stupefacenti avvenuta nei comuni di San Michele di Ganzaria e di Caltagirone. Destinatari della misura anche i pronipoti di Ciccio La Rocca, ritenuto Boss di cosa nostra, reggente la famiglia di San Michele di Ganzaria. Il peculiare ed inusuale il modus operandi utilizzato dagli indagati, consisteva nell’affittare, per brevi periodi, alcuni bed & breakfast del Calatino, all’interno dei quali, all’insaputa dei titolari, veniva smerciata la droga, nella convinzione di sfuggire ai controlli dei Carabinieri.  I  militari dell’Arma,  nel corso delle indagini, sono riusciti a delineare le modalità di approvvigionamento dello stupefacente, che avveniva  nel comune di  Palagonia, arrestando nella flagranza 7 soggetti per detenzione ai fini di spaccio di sostanze.


MASCALUCIA  CT- 47enne in attesa di separazione: testata, morsi e tenta strangolare moglie, poi si barrica in casa col figlio: blitz carabinieri liberato bimbo. I militari della locale Tenenza hanno arrestato nella flagranza un 47enne del posto, poiché ritenuto responsabile di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali. La vittima ha chiesto aiuto ai carabinieri riferendo di aver patito poco prima l’aggressione da parte del marito, avvenuta sotto casa della madre di lei. Il violento avrebbe tentato di strangolare la donna colpendola con una testata e morderla sul viso, al solo fine di strapparle il figlio di appena 2 anni dalle braccia e portarlo via con l’intento di non farglielo più rivedere. L’intervento immediato di una pattuglia presso l’abitazione del reo che, si è rifiutato di aprire barricandosi in casa, ha consentito ai militari di scavalcare il muro di cinta della proprietà irrompere nell’appartamento, porre in sicurezza il bambino ed arrestare lui. La donna, è stata trasportata al Policlinico del capoluogo etneo, i medici del pronto soccorso hanno riscontrato alla malcapitata: “fratture alle ossa nasali e cervicalgia post trauma” con una prognosi di gg.30 s.c. La vittima, nel denunciare il marito, ha raccontato ai militari di aver subito nei dieci anni di matrimonio ogni sorta di vessazione legata alla gelosia morbosa del soggetto, mai placata neanche dopo la nascita del figlio. Le percosse l’avevano costretto la vittima, qualche mese fa, a lasciare la casa coniugale per andare a vivere con la madre in attesa della separazione.   L’arrestato, assolte le formalità di rito, è stato associato al carcere di Catania Piazza Lanza così come disposto dall’Autorità Giudiziaria.  


SANTA MARIA di LICODIA  CT Donna picchiata ed abusata da ex compagno: Carabinieri stalker ai domiciliari.  La Procura Distrettuale della Repubblica, nell’ambito di indagini a carico di T.S. 26enne, indagato per i reati di maltrattamenti contro familiari, lesioni personali aggravate ed atti sessuali con minorenne commessi in danno della convivente, ha richiesto ed ottenuto la misura cautelare della custodia degli arresti domiciliari eseguita dai Carabinieri della Stazione di Santa Maria di Licodia  (CT).  Le indagini, coordinate dal pool di magistrati qualificati sui reati che riguardano la violenza di genere, hanno evidenziato una serie di eventi che hanno visto la donna patire dal 2012  ad oggi una vera e propria via crucis. Lui nel corso della convivenza familiare, oltre ad avere abusato sessualmente della compagna quando questa ancora non aveva compiuto i 14 anni, ha posto in essere una serie di condotte violente e vessatorie nei confronti della stessa aggredendola, in più occasioni, con calci e pugni e cagionandole delle lesioni (in un episodio le causava la perforazione del  timpano), costringendola a ricorrere innumerevoli volte alle cure di diversi presidi ospedalieri, il tutto allo scopo precipuo di volerla soggiogare al proprio volere, isolandola di fatto dal contesto di amici e soprattutto dalla famiglia di origine.  Il violento avrebbe tenuto poi condotte senza soluzione di continuità, anche dopo la decisione della ragazza di lasciare il compagno, costellate anche da insulti ledenti la dignità della persona offesa,  nonché minacce, tra le quali: “ti infilo un coltello nel collo” e “non ti fare vedere in giro con qualcuno perché ti metto sotto con la macchina”. La vittima, ormai esasperata, ha comunque trovato la forza di reagire denunciando l’ex ai carabinieri  fornendo agli inquirenti tutti gli elementi necessari a configurare  un quadro probatorio a carico dell’indagato che non ha lasciato alcun dubbio al giudice il quale, accogliendo la richiesta della Procura,  ha emesso la misura restrittiva.


BIANCAVILLA  CT- Carabinieri, in fondo agricolo trovano armi clandestine. Giuseppe SAPIA 37enne è stato rinchiuso in carcere, produceva in proprio le munizioni.  I Carabinieri della locale Stazione hanno bloccato nella flagranza il personaggio già gravato da precedenti specifici, poiché ritenuto responsabile di detenzione di armi clandestine, detenzione illegale di armi comuni da sparo, munizioni comuni e da guerra nonché  ricettazione. I  militari, al termine di una breve ma proficua attività info-investigativa, hanno avuto accesso al terreno di proprietà del soggetto, ubicato in località Guardia Maio del comune di Biancavilla, dove una approfondita ispezione dei luoghi ha consentito di rinvenire, sotto un cumulo di pietre creato ad arte dal reo, armi e munizioni: 1 fucile automatico calibro 12 marca “Franchi”, risultato oggetto di furto in una abitazione di Canosa di Puglia (BA) nel lontano giugno del 1991; 1 pistola a salve modificata in arma comune da sparo; 800 cartucce di diverso calibro; 3 kit completi per la produzione e ricarica di cartucce. Le armi sequestrate nei prossimi giorni saranno inviate agli esperti del R.I.S. di Messina per essere sottoposte a specifici esami tecnico-balistici che potrebbero stabilirne l’eventuale utilizzo in pregressi episodi criminosi.  L’arrestato, assolte le formalità di rito, è stato associato al carcere di Catania Piazza Lanza.


GIARRE Uccide ex moglie a pistolettate, lui muore in ospedale con 1 colpo arma. La vittima Sara Parisi 58enne è stata uccisa con colpi di pistola a Giarre in corso delle Province, vicino alla sua abitazione esplosi dall’ex marito Francesco Privitera 58enne. L'uxoridicio della ex sarebbe avvenuto in strada, a Giarre in corso delle Province, vicino all'abitazione della donna. L'ex marito muratore avrebbe sparato per pregresse situazioni passionali mai sopite, poi secondo una prima ricostruzione degli investigatori, si sarebbe sparato con la stessa arma. L’ex marito era separato da anni. Francesco Privitera è morto nell'ospedale Cannizzaro di Catania dove era  stato trasferito in codice rosso. Lui era stato sottoposto ad un delicato intervento chirurgico. I carabinieri stanno svolgendo indagini anche per accertare se si sia suicidato o se il colpo che l’ha attinto a morte sia partito accidentalmente durante una colluttazione con familiare della vittima.


SCORDIA  CT  - Blitz CC “Cacciatori” trovate armi clandestine e munizioni: 37enne insospettabile in manette. I militari della Stazione di Scordia e dello Squadrone Eliportato “Cacciatori di Sicilia” hanno arrestato nella flagranza un 37enne del posto, poiché ritenuto responsabile di detenzione di arma clandestina nonché detenzione illegale di armi comuni da sparo e munizioni. I tutori dell’ordine al termine di una breve ma proficua attività info-investigativa, hanno predisposto due dispositivi di intervento simultaneo, ieri pomeriggio facendo irruzione sia nell’abitazione del sospettato, ubicata nel centro cittadino, che nella residenza estiva di contrada Montagnola. I c”Cacciatori” nel  luogo, previa perquisizione, hanno  rinvenuto e sequestrato:  1 fucile cal.12 marca “Breda” con la matricola abrasa, canna e impugnatura mozzate, 2 carabine ad aria compressa, 50 proiettili cal. 9 x 21, 45 cartucce cal.12, delle quali 34 a pallettoni e 3 a palla unica. L’arma clandestina, inviata agli esperti del  R.I.S. Carabinieri di Messina è sottoposta agli esami tecnico-balistici che potrebbero stabilirne, oltre alla provenienza, l’eventuale utilizzo in pregressi episodi criminosi.  L’arrestato, assolte le formalità di rito, è stato associato al carcere di Caltagirone.


CATANIA -  Carabinieri Nas Catania a Picanello bloccano 2 falsi dentisti. I militari hanno sequestrato studio odontoiatrico abusivo nel centro urbano. L’attività dei Carabinieri del Nas di Catania è continua contro l’abusivismo sanitario nel settore odontoiatrico.  2 odontotecnici, fratelli gemelli  sono finiti sotto la lente d’ingrandimento, i quali hanno pensato bene di dedicarsi, oltre alla costruzione delle protesi dentarie, anche alla cura dei denti vera e propria. I militari, nel corso di servizi di controllo nel popolare quartiere di Picanello, avevano notato un flusso ingiustificato di persone all’interno di quello che doveva risultare un normale laboratorio odontotecnico, ma che poi si è rivelato essere un vero e proprio studio dentistico dotato di apparecchiature costose e di nuova generazione.  I carabinieri, al momento dell’intervento hanno notato che  la sala d’attesa era colma di pazienti  i quali attendevano di essere visitati, senza la minima percezione di trovarsi al cospetto di falsi dentisti e in un luogo che, pur avendone le sembianze, certo non era affatto uno studio odontoiatrico autorizzato. Le forze dell’ordine precisano che “la professione dell’odontoiatra è esercitabile solo ed esclusivamente dai medici iscritti all’Albo degli Odontoiatri ed in possesso del relativo titolo di laurea. E’ essenziale, infatti, che le figure professionali a cui il cittadino affida la cura dei propri denti siano veri e propri medici, perché debbono essere capaci di comprendere eventuali malattie del cavo orale, delle mascelle e dei relativi tessuti, ovvero di effettuare le appropriate diagnosi e terapie anche preventive, per la corretta riabilitazione odontoiatrica”. Gli ignari clienti presenti in sala d’aspetto stavano per affidarsi, invece, a soggetti che non erano abilitati a svolgere la professione di dentista e quindi senza il possesso di laurea in odontoiatria o medicina e senza  aver mai intrapreso percorsi formativi nel settore sanitario. I militari precisano come sia bene ricordare che i falsi dentisti non solo provocano enormi danni alla salute dei cittadini, ma generano anche costi alle casse dello Stato in termini di “cure riparatrici” e di evasione fiscale. L’esercizio abusivo, infatti, non garantisce il rispetto delle necessarie regole d’igiene ed è potenziale fonte di pericolose malattie come epatite, tubercolosi, hiv.  I  Carabinieri del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità, nel falso studio dentistico hanno apposto i sigilli, dopo aver posto sotto sequestro tutti i locali. I falsi medici sono stati denunciati alla Procura della Repubblica di Catania, che ha convalidato il sequestro del locale odontoiatrico per il reato di “esercizio abusivo della professione di odontoiatra”. I cittadini hanno oggi a disposizione importanti strumenti per verificare se i professionisti a cui si affidano per le cure siano muniti o meno di laurea e di abilitazione: è sufficiente consultare l’Albo online dell’Ordine dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri della propria provincia, o il portale della Federazione Nazionale raggiungibile all’indirizzo www.fnomceo.it .  Aspetto, non meno importante, è la verifica del preventivo di spesa e della successiva ricevuta fiscale, dove il nome di colui il quale emette  dovrà coincidere con il sanitario che ha praticato le cure. I controlli dei Carabinieri del NAS di Catania proseguiranno assiduamente su tutta l’area urbana, per tutelare   cittadini che, inconsapevoli o talvolta imprudenti non solo per esigenze di salute, ma anche economiche, si rivolgono a chi non sempre garantisce adeguati servizi sanitari.


BRONTE CT – ½ kg di canapa sativa in cena : 6 finiscono in ospedale. I Carabinieri hanno sequestrato il cibo preparato e la sostanza che ne ha causato gli effetti. 6 persone, 3 uomini e 3 donne, sono state ricoverate d’urgenza nell’Ospedale “Prestianni” di Bronte perché hanno accusato sintomi da grave intossicazione:  dolori addominali, torpore agli arti superiori ed inferiori e difficoltà nel deambulare. I  medici dalla prima anamnesi, hanno accertato che i sei avevano cenato insieme con  alimenti preparati in casa utilizzando, tra gli ingredienti, infiorescenze e foglie di canapa sativa. I Carabinieri della locale Stazione, intervenuti per approfondire la causa della grave intossicazione che aveva colpito le 6 persone ed in accordo con l’Autorità Giudiziaria, hanno posto sotto sequestro sia il cibo preparato che gli oltre 500 grammi di canapa sativa (tra infiorescenze e sostanza tritata), che, come disposto dal magistrato titolare dell’indagine, nei prossimi giorni sarà esaminata dai Carabinieri del L.A.S.S. del Comando Provinciale di Catania al fine di stabilire l’esatta qualità e il grado di tossicità.


MASCALI CT  Carabinieri sequestrano 138 capi bestiame potenzialmente infetti: denunciato titolare azienda zootecnica.  I Carabinieri del N.A.S. di Catania, durante i controlli svolti nei giorni scorsi ad attività e strutture dedicate all’allevamento di bestiame, le cui carni ed i prodotti derivati sono destinati alle tavole dei cittadini, hanno riscontrato delle irregolarità igienico-sanitarie in una azienda zootecnica di Contrada San Nicola a Mascali. I militari, coadiuvati dal servizio veterinario dell’A.S.P., al termine dell’ispezione, hanno evidenziato come il titolare dell’allevamento ovi-caprino non avesse: identificato i capi di bestiame,  sottoposti alla prevista profilassi – di conseguenza tutti sprovvisti di documentazione sanitaria – allevandoli in completa promiscuità. I veterinari hanno pertanto giudicato gli animali potenzialmente infetti e pericolosi per la salute pubblica. L’allevamento è stato posto sotto sequestro. I tutori dell’ordine stimano che gli animali sequestrati abbiano un valore di circa 50.000€.


 

NICOLOSI CT - Rapinò dottoressa guardia medica Nicolosi, condannato a 7 anni arrestato a Pedara. I Carabinieri della Stazione di Pedara hanno arrestato Giuseppe SIGNORELLI  38enne del posto, già agli arresti domiciliari, in esecuzione di un ordine per la carcerazione emesso dalla Corte di Appello di Catania, in ordine al reato di rapina aggravata in concorso. 2 soggetti, alle ore 4 del mattino il 23 febbraio 2016, travisati si erano recati nella guardia medica del Comune di Nicolosi e fingendo di necessitare di cure mediche si erano fatti aprire la porta dal medico di turno. I  due malviventi, appena all’interno sotto la minaccia di un’ascia, si erano fatti consegnare dalla dottoressa e da una sua amica che le faceva compagnia, i pochi soldi in loro possesso ed i telefoni cellulari. I  due rapinatori, visibilmente contrariati ed in preda ai fumi dell’alcool, non contenti del magro bottino racimolato, dapprima distrussero parte degli arredi dei locali  poi costrinsero le vittime a salire a bordo dell’auto  di proprietà di una delle due donne per recarsi in uno sportello bancomat ed obbligarono la dottoressa, sotto minaccia e dopo aver malmenato l’amica, ad  effettuare diversi prelievi per un totale di circa 500€ in contanti.  I malfattori, poi   abbandonarono le due donne in una zona isolata del comune pedemontano da dove, grazie al cellulare di un cittadino, riuscirono a chiamare i carabinieri. I due criminali furono quella stessa notte catturati dalle pattuglie dell’Arma attivate tramite il 112 del Comando Provinciale di Catania. Giudicato colpevole dai giudici di appello il reo dovrà scontare una pena equivalente a  7 anni  di reclusione L’arrestato, assolte le formalità di rito, è stato rinchiuso nel carcere di Catania Piazza Lanza.


CATANIA -   Polizia: 3 indiani fermati per abusi sessuali su 2 ragazzine minorenni alla Plaia. Gli agenti giorno di ferragosto hanno sottoposto a fermo di indiziato di delitto tre extracomunitari dell’India il  Kumar RAVINDER 26enne, Mand GURBAJ 41enne e Singh GUREET 28enne accusati del reato di violenza sessuale su minori.   Tre  volanti dell’UPGSP, impegnati in attività di prevenzione e repressione dei reati, nel pomeriggio intorno alle 16.45, sono intervenute sulla spiaggia libera nr.1, ubicata all’inizio di Viale Kennedy, a seguito di una segnalazione telefonica al 112 NUE nel corso della quale una donna riferiva di una aggressione a fini sessuali, ad opera di tre extracomunitari, ai danni della figlia e di una sua amica, entrambe minorenni.  Gli  Agenti operanti sul posto hanno accertato che poco prima i soggetti extracomunitari tutti e tre di nazionalità Indiana, sprovvisti di permesso di soggiorno e senza occupazione, avevano dapprima molestato verbalmente le due ragazzine e successivamente le avevano palpeggiate.  Il poliziotti operanti, grazie alle indicazioni delle ragazze, che si trovano in crisi di pianto ed evidente stato di shock, hanno individuato i tre extracomunitari, che si erano nascosti in uno spogliatoio del Lido, e provveduto a porli in stato di Fermo di P.G. per poi tradurli per disposizione dell’Autorità Giudiziaria, presso la Casa Circondariale Piazza Lanza di Catania.


CATANIA Marito violento picchia e maltratta moglie, manette dei Carabinieri. I militari della Stazione di Catania Piazza Verga, su richiesta della Procura della Repubblica di Catania, ieri pomeriggio,hanno eseguito una ordinanza di custodia cautelare in carcere - emessa dal G.I.P. del Tribunale di Catania - nei confronti di un mauriziano di 51enne residente a Catania, in ordine al reato di atti persecutori.  La vittima, anche lei di origini mauriziane, dopo vent’anni di matrimonio, ha trovato il coraggio di denunciare il marito ai carabinieri di Piazza Verga, dove da alcuni anni è attiva  una stanza dedicata all’ascolto delle fasce deboli, all’interno della quale ha raccontato il calvario patito negli ultimi cinque anni.  Il coniuge, quasi sempre in stato di ebbrezza alcolica, aveva sottoposto la donna ad ogni sorta di vessazione psicofisica, condotte per il quale  era stato già raggiunto da un provvedimento cautelare personale, che lo obbligava ad allontanarsi dalla casa coniugale. Il soggetto non avendo ottemperato, era ritornato a vivere con la moglie costringendola a soggiacere alle sue azioni dispotiche, tanto da indurre l’Autorità Giudiziaria, informata dai carabinieri,  a trasferire la donna in una struttura protetta. Le indagini, coordinate dal pool di magistrati che si occupa dei reati in danno delle fasce deboli e della violenza di genere, diretto dalla dott.ssa Marisa Scavo, ha consentito la ricostruzione della triste vicenda ed al contempo di fornire al giudice un approfondito quadro probatorio che ha consentito l’arresto del soggetto e la reclusione nel carcere di Catania Piazza Lanza.



 

(video scippo)

CATANIA – Scippatore seriale filmato mentre su auto scaraventa vittima a terra, preso da agenti. La Polizia di Stato ha bloccato Filippo Salvatore PAVONE 40enne, già noto ritenuto responsabile dei reati di tentata rapina, furto con strappo e rapina. La  Sala Operativa della Questura, alle 22.45 circa del  25 luglio, ha diramato la nota radio di un tentato scippo ai danni di 2 giovanissime turiste, da poco arrivate in città, precisamente lungo la via Naumachia. Uomini della Squadra Mobile Sezione “Contrasto al Crimine Diffuso” nel breve volgere di pochi minuti,  sono giunti sul luogo del fatto per acquisire dalle vittime informazioni utili all’identificazione dell’autore del reato. I poliziotti, dal racconto delle due donne, hanno  appreso che ad avvicinarle era stato un individuo, del quale hanno fornito precise descrizioni. Il malfattore era entrato in azione metre si trovava a bordo di una piccola utilitaria di colore azzurro. Gli investigatori hanno  appreso, inoltre, che durante le fasi dell’aggressione, il malvivente aveva minacciato di morte le sue vittime ma, a seguito delle loro urla, era fuggito facendo perdere le sue tracce.  Gli equipaggi della Squadra Mobile si sono messi alla ricerca della vettura segnalata ed  una successiva nota radio ha allertato le stesse pattuglie, di uno scippo appena consumato, ai danni di una coppia di turisti che si trovavano nella zona di via Androne. La donna, in particolare, ha riferito ai poliziotti intervenuti che, mentre era intenta a scaricare i bagagli dall’auto, aveva notato sopraggiungere una vettura, utilitaria di colore azzurro, a bordo della quale un individuo le strappava con forza la borsa che teneva in spalla, facendola rovinare per terra. Le descrizioni fornite dalla donna rapinata e dall’accompagnatore in ordine all’autore dello scippo corrispondevano a quelle acquisite qualche minuto prima in via Naumachia. Gli agenti della Squadra Mobile, dopo un accurato sopralluogo ed un attento screening della zona, hanno individuato un impianto di video-sorveglianza dalle cui immagini è emerso che l’autore del reato aveva agito a bordo di una KIA Picanto, di colore azzurro, priva della targa anteriore. La  Sala Operativa, alle ore 23.30 circa, ha comunicato alle pattuglie in zona che pochi minuti prima, presso gli uffici della locale Questura, una donna stava sporgendo denuncia di rapina, dichiarando che, mentre faceva rientro nella propria abitazione ubicata nella zona del centro storico cittadino, era stata avvicinata da un individuo il quale, dopo averla strattonata e scaraventata per terra, impossessatosi della borsa, si era dato alla fuga a bordo di una KIA Picanto di colore azzurro. La Polizia ha  attuato un piano preordinato di controllo del territorio in occasione di scippi -rapine, attuato dagli uomini della Sezione Contrasto al Crimine Diffuso in servizio moto-montato. La fitta rete di equipaggi dislocati sul territorio ha consentito di intercettare lungo via Plebiscito la vettura con alla guida lui soggetto rispondente alle descrizioni segnalate. Gli investigatori, da un attento controllo, all’interno del veicolo hanno rinvenuto 1 telefono cellulare, appartenente ad 1 delle vittime, e la targa anteriore dell’auto che Filippo Salvatore PAVONE aveva opportunamente smontato al fine di rendere difficoltosa l’individuazione. Altri  equipaggi, nel corso dell’attività, hanno recuperato anche il resto della refurtiva che veniva restituita alle vittime che si complimentavano con gli agenti. Filippo Salvatore PAVONE espletate le formalità di rito, veniva associato presso la Casa Circondariale di Catania - piazza Lanza.


 V.Questore Marcello La Bella    

(ascolta l'intervista)dirigente della Polizia postale di Catania

CATANIA - Minacce di morte su Facebook, Polizia Postale denuncia 1 catanese. Gli uomini del  Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni per Sicilia Orientale di Catania, hanno denunciato in stato di libertà alla locale Procura della Repubblica un 63enne, privo di pregiudizi penali, ritenuto responsabile di minacce nei confronti di un signore di 74 anni.  la  vittima ha  dichiarato alla Polizia di avere subito minacce di morte su Facebook da parte di un utente, che gli aveva mostrato  la foto di una pistola, scrivendo frasi con minacce di morte. La Polizia, riuscendo ad identificare l’autore delle minacce, si è recata immediatamente presso l’abitazione del personaggio, anche al fine di chiarire l’eventuale detenzione di armi.  Il soggetto ha ammesso di avere compiuto le minacce perché colto da un momento di forte gelosia. La fidanzata del denunciato sarebbe stata continuamente importunata dal denunciante il quale, l’aveva conosciuta precedentemente dutante una gita. Lui, infine,  ha mostrato ai poliziotti la pistola con la quale aveva minacciato la vittima, che  è risultata essere un’arma con tappo rosso per cariche a salve priva di potenzialità offensiva.



CATANIA -  Detenuto catanese ad Orvieto per rapina, non rientra da licenza premio, latitante arrestato a Librino. La  Polizia di Stato ha tratto in arresto

(video arresto):

 Sebastiano TRIPOLONE 36enne, latitante,  destinatario di ordine di esecuzione, emesso il  13 dicembre 2013 dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Catania. Ol personaggio deve espiare la pena complessiva di 15 anni, 2 mesi e 16 giorni di reclusione per i reati di associazione per delinquere finalizzata alla consumazione di rapine, rapina, estorsione, ricettazione e reati in materia di armi. Gli agenti nella tarda mattinata del decorso 28 aprile, a  seguito di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Catania hanno bloccato il latitante. TRIPOLONE, il 19 dicembre 2017, era  detenuto presso la Casa di reclusione di Orvieto (TR), dove stava scontando la  pena, ma a seguito di un permesso premio di 10 giorni concessogli dal Tribunale di Sorveglianza di Spoleto (PG) non ha fatto rientro, rendendosi irreperibile. Sebastiano TRIPOLONE, al termine di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Catania e condotte dal personale della Squadra Mobile - Sezione Reati contro il Patrimonio - Squadra Antirapine, è stato sorpreso in viale San Teodoro, nel rione di Librino. Il ricercato è stato tratto in arresto e, quindi, associato presso la Casa Circondariale di Catania a Piazza Lanza. 


CATANIA  - Polizia indaga per donna bulgara uccisa alla Plaia  col cranio fracassato e seminuda. La vittima Nikolina Marinova 30enne proveniente dalla Bulgaria è stata identificata dalle impronte digitali con procedura ASIS. Gli  investigatori erano intervenuti sul posto a seguito della segnalazione di una turista in transito al lungomare alla Playa di Catania.  Il  volto di Nikolina Marinova si presentava macchiato con sangue e terra. Il cadavere della vittima  era stato ritrovato  appoggiato accanto un muro del lungomare Playa di Catania   seduto vicino  un cumulo di spazzatura. La donna aveva addosso solo  un giubbotto,  era seminuda e sul posto non c’erano vestiti. L’esito dell’autopsia sul corpo trasferito in obitorio al Garibaldi Nesima dovrebbe svelare elementi sulla morte  col cranio fracassato e potrebbe fare emergere particolari importanti al fine di arrivare al giro delle conoscenze e l’autore del delitto.  Le indagini della Procura sono dirette dal sostituto Antonio Fanara.


(video vandali)

CATANIA  - 3 minorenni vandali mettono in rete  bullismo a “Borghetto Europa”. Agenti del Commissariato Borgo Ognina hanno denunciato all’Autorità Giudiziaria 3 minorenni che si sono resi responsabili di gravi atti di vandalismo alle strutture di piazza Europa e del “Borghetto Europa”, il centro di ritrovo posto al piano sottostante la piazza medesima. I fatti risalgono allo scorso 14 aprile, quando i vandali hanno preso di mira l’ascensore che mette in comunicazione il “Borghetto” con il sottostante parcheggio sotterraneo  , lanciarono dall’alto della piazza il newjersey in plastica che limitava l’accesso all’elevatore che, evidentemente, si trovava già fuori servizio. I giovani vandali (tutti tra i 14 e i 17 anni) non paghi della loro bravata,  che avrebbe potuto senz’altro mettere in serio pericolo l’incolumità di chi si fosse trovato sulla traiettoria del manufatto lanciato giù, hanno anche pubblicato la grave azione  su Instagram, probabilmente a mo’ di vanto. I poliziotti hanno proceduto ad accurate indagini presso gli esercenti del “Borghetto” i quali hanno denunciato ed evidenziato lo stato di quei luoghi, dove è facile vedere veri e propri “tappeti” di bottiglie e di cocci di vetro, risultato del poco intelligente uso, sempre da parte di giovani vandali di lanciare oggetti dall’alto, in direzione del centro commerciale. I minori sono stati identificati e denunciati per i reati di danneggiamento e getto pericoloso di cose. L’ammissione di 1 dei 3 ragazzi di fare uso di stupefacenti e di alcolici ha dato luogo alla segnalazione ai Servizi Sociali.


Catania Polizia ammanetta 25enne per ricettazione, furto ed evasione. Si tratta di Giuseppe TORRISI 25enne.  Nella di Agenti della Squadra di Polizia Giudiziaria del Commissariato Centrale, ieri sera, hanno rintracciato e tratto in arresto Giuseppe TORRISI. Il soggetto aveva a suo carico un Ordine di carcerazione, emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Catania, dovendo scontare la pena di 1 anno, 7 mesi e 24 giorni di reclusione, nonché la multa di  8.400€. Si tratta di un provvedimento di unificazione di pene concorrenti per reati di ricettazione, furto ed evasione, commessi nel 2013 a Catania.


CATANIA– Ministero, designa  dott. Fazzino Vicario Questore Catania.  Il Ministero dell’Interno ha indicato, il dottore Salvatore Fazzino, quale funzionario che assume  le funzioni vicarie dell’Autorità di Pubblica Sicurezza a Catania. Il  dott. Fazzino è stato già Capo di Gabinetto della Questura di Catania dal dicembre 2015, ed affianca adesso il Questore Alberto Francini nelle molteplici attività che interessano il capoluogo etneo. Il personale della Questura di Catania si congratula con il dottore Salvatore Fazzino per il nuovo incarico di Vicario del Questore. Le più fervide congratulazioni con sincera stima sono espresse anche dal nostro giornale.


CATANIA - Questura, dott. Sefarina Fascina promossa Dirigente Superiore. Tutto  personale della Questura etnea saluta con vive felicitazioni la promozione della dottoressa Sefarina Fascina, già vicario del Questore di Catania, alla qualifica di Dirigente Superiore della Polizia di Stato. La  dottoressa Fascina, per il nuovo prestigioso incarico, sarà presto destinata ad una nuova maggiore responsabilità che, tuttavia, il Ministero dell’Interno deve ancora indicare, così come non determinato rimane, ad oggi, il nome del funzionario che assumerà le funzioni vicarie dell’Autorità di Pubblica Sicurezza a Catania. La dottoressa Fascina ha ricoperto il suo incarico nella città etnea da circa due anni, provenendo dalla Questura di Palermo ed ha seguito costantemente le molte attività che hanno interessato il territorio catanese, anche sotto il profilo dell’ordine pubblico. Le  più fervide congratulazioni con sincera stima sono espresse anche dal nostro giornale.


CATANIA –  Estorsione in concorso, Carabinieri ammanettano 1 di Belpasso. I militari della Stazione di Catania Piazza Verga hanno eseguito un ordine di carcerazione emesso dalla Procura Generale della Repubblica del Tribunale di Catania nei confronti di Alfio LICCIARDELLO 56nne di Belpasso. Il personaggio è stato rintracciato a Belpasso,  poiché riconosciuto colpevole di estorsione in concorso, reato commesso dal novembre 2013 ad aprile 2014,  dovrà espiare la pena complessiva di 1 anno, 1 mese e 26 giorni di reclusione. L’arrestato, espletate le formalità di rito è stato associato nel carcere di Catania Piazza Lanza, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.


CATANIAColtellata in testa a fratello, CC Librino: 1 arresto.  I militari della Stazione di Catania Librino ieri sera hanno arrestato nella flagranza un catanese di 49 anni, poiché ritenuto responsabile di lesioni personali aggravate. Lui, nei pressi dell’abitazione della madre, ubicata in Viale Bummacaro, al termine di una lite scaturita da dispute sull’eredità della casa di famiglia, ha accoltellato al volto il fratello 46enne il quale, trasportato all’Ospedale Vittorio Emanuele di Catania è stato ricoverato per la “ferita da taglio alla regione periauricolare sx” e dichiarato guaribile in 30 giorni. Il coltello a serramanico utilizzato per l’aggressione è stato sequestrato mentre l’arrestato, in attesa della direttissima, è stato trattenuto in camera di sicurezza.  


CATANIA – 16 DASPO, a 7 e 8 anni, emessi da Questore Palermo per ultras Catania. II provvedimento è stato adottato  nei confronti di un gruppo di supporters catanesi che, il 1 dicembre dello scorso anno, in occasione dell’incontro di calcio “Trapani – Catania”, si erano resi autori di intemperanze, creando disordini a Palermo, con lancio di petardi e fumogeni. Il  Questore di Palermo ha quindi emesso i 16 “Divieti di accesso ai luoghi dove si svolgono manifestazioni sportive”, cd. DASPO. Tutti i provvedimenti emessi prevedono, per lo stesso arco temporale, anche il divieto di accesso a stazioni ferroviarie, caselli autostradali, scali aerei, autogrill ed ogni altro luogo interessato alla sosta, al  transito o al  trasporto  di  coloro  che  partecipino o  assistano alle competizioni sportive.  I  supporters rossazzurri  giunti a bordo di pullman ed auto  scortati dalla Polizia di Stato, diedero  vita a disordini in tre diversi episodi. Il primo all’altezza della rotonda di via Oreto, i supporter scesi dai mezzi, intralciarono per alcuni minuti la circolazione veicolare, ma furono prontamente fatti risalire a bordo dagli agenti in servizio d’ordine. I supporter successivamente,  all’altezza del sottopassaggio di via Pitrè,   arrivarono al primo scontro con le Forze dell’Ordine, essendo   scesi nuovamente dai mezzi bloccarono la circolazione stradale ingaggiando una sorta di “guerriglia urbana” contro i poliziotti che li “scortavano”. I facinorosi usarono bastoni, cinture, petardi e fiaccole. La Polizia anche in questo caso riuscì a contenere i disordini, salvaguardando principalmente l’incolumità di quanti si trovavano a transitare lungo quell’asse viario.  I  supporters si  frapposero alla tifoseria palermitana, nel frattempo intercettata dalla DIGOS e fermata prima che potessero crearsi eventuali attriti tra le due compagini. Gli  ultimi disordini da parte dei tifosi etnei si verificarono nei pressi dello svincolo di via Belgio, con analoghe modalità di via Pitrè ed anche in questo caso gli agenti della Polizia di Stato presenti riuscirono ad arginare le intemperanze dei supporters facendoli risalire sui mezzi e ripartire. La  DIGOS palermitana, a seguito di attività info-investigativa anche tramite il contributo del materiale video-fotografico realizzato dai Gabinetti di Polizia Scientifica di Palermo e di Trapani,  è riuscita ad individuare ed identificare i sedici supporters catanesi protagonisti degli eventi  e destinatari dei  DASPO. 8 sono stati posti a DASPO collettivo, per la durata di cinque anni, ad eccezione di 2 soggetti, recidivi, per i quali la durata del provvedimento è stata elevata, rispettivamente, a 7 ed 8 anni. Gli altri otto supporters, le cui singole condotte violente sono state specificatamente  circoscritte e documentate, sono stati colpiti da DASPO individuali. I tifosi catanesi destinatari dei  provvedimenti sono stati, inoltre, deferiti all’Autorità Giudiziaria per i reati di resistenza a P.U. (travisati con l'utilizzo di passamontagna, fasciacolli, cappucci e sciarpe ed armati di cinture e bastoni, si erano scagliati contro le Forze dell’Ordine), violenza privata (avevano occupato l'intera sede stradale con auto e mezzi del convoglio in transito verso lo stadio di Trapani impedendo la libertà di movimento e di circolazione di privati cittadini),  porto di oggetti atti ad offendere (mazze da baseball, aste, tubi in pvc -alcuni dei quali ripieni di materiale solido- spranghe di metallo, ecc), lancio di materiale pericoloso in luoghi interessati dalla sosta e dal transito di mezzi e persone in occasione di manifestazioni sportive (petardi, fiaccole, bottiglie di vetro, oggetti contundenti); tutti reati aggravati in quanto commessi da più di 10 persone travisate, alcune delle quali armate.


CATANIA - Tunisino picchia e rapina passante in Viale Africa, preso dai Carabinieri. Mohamed KORBI 28enne  è stato stanato e catturato nell’ex palazzo delle Poste. I Carabinieri del Nucleo Radiomobile del Comando Provinciale di Catania hanno ammanettato nella flagranza il tunisino senza fissa dimora, poiché ritenuto responsabile di rapina aggravata e resistenza a pubblico ufficiale. Il soggetto ieri mattina intorno alle 07:00, approfittando della giornata festiva, quindi della poca gente presente in strada a quell’ora,  ha preso di mira  in Viale Africa un impiegato catanese di 66anni il quale, appena sceso da un autobus di linea della AMT. Il rapinatore ha scaraventato in terra il malcapitato, l’ha preso a calci e pugni e costretto a consegnare lo zaino contenente 1 smartphone, del valore di circa 300 euro e il portafogli  con 50 euro in contanti. un Brigadiere dell’Arma, libero dal servizio, in quegli attimi stava passando in auto ed ha notato la scena ed è intervenuto mettendo in fuga il criminale, prestando soccorso al malcapitato che è stato trasportato in ambulanza all’Ospedale Vittorio Emanuele. Il carabiniere ha allertato la centrale operativa del Comando Provinciale di Piazza Verga e gli operatori, nel giro di pochi minuti, hanno inviato sul posto  due “gazzelle” consentendo ai colleghi intervenuti, dopo una violenta colluttazione,  la cattura del criminale, avvenuta all’interno dell’ex palazzo delle poste, sempre al Viale Africa.  Il  rapinatore si era nascosto nell’edificio per sfuggire all’arresto. La vittima,  medicata dai sanitari del pronto soccorso del nosocomio catanese, ha subito lesioni giudicate guaribili in una quindicina di giorni. La refurtiva è stata interamente recuperata e riconsegnata all’avente diritto mentre l’arrestato, in attesa della direttissima, è stato trattenuto in camera di sicurezza.



Mascalucia  CT-  Carabinieri Mascalucia e Comando Tutela Patrimonio Culturale recuperano dipinto del ‘700, rubato nel 2007. I ladri, 11 anni fa dalla locale chiesa “Santa Maria della Consolazione”, a Mascalucia avevano arraffato la pregiata tela. I Carabinieri agli ordini del Comandante del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale Palermo Maggiore Luigi Mancuso e della Sezione Tutela Patrimonio Culturale (TPC) di Siracusa, a conclusione d’indagini svolte con la Tenenza Carabinieri di Mascalucia guidati dal Comandante Rocco Schirripa, hanno recuperato un dipinto del XVIII sec., olio su tela, raffigurante la “Madonna”. Il quadro, di cui da tempo si erano perse le tracce, era stato rubato nel 2007. Il recupero del pregevolissimo dipinto è avvenuto grazie al costante monitoraggio del mercato antiquariale.   La  comparazione delle immagini di alcune opere poste in vendita da un esercente catanese, con quelle contenute nella Banca Dati dei Beni Culturali illecitamente sottratti, gestita dal Comando Tutela Patrimonio Culturale, rafforzate dagli approfondimenti investigativi dei Carabinieri di Mascalucia, ha reso possibile accertare che il dipinto in esame era proprio quello sottratto alla chiesa etnea, circa 11 anni fa.  Le  indagini, inoltre, non hanno fatto emergere responsabilità a carico dell’antiquario, il quale aveva regolarmente acquistato il dipinto da una donna catanese, denunciata per ricettazione. Questa vicenda, conclusosi positivamente con la restituzione del dipinto alla parrocchia di “Santa Maria della Consolazione”, mostra l’importanza della sensibilizzazione che il Comando TPC compie con gli Uffici Diocesani per divulgare, ai vari livelli. La pubblicazione “Linee Guida Per La Tutela Dei Beni Culturali Ecclesiastici”, del 2014, oltre a contenere consigli pratici per la difesa dei beni chiesastici da eventi predatori, diffonde e valorizza le iniziative di inventariazione e censimento che le Diocesi, con grande impegno, è condotta in ordine al proprio patrimonio culturale.


Catania – Mafia, eccidio 3  Carabinieri a San Gregorio, Commemorato   38° anniversario.   La  criminalità organizzata, il 10 novembre del 1979, al casello autostradale di San Gregorio di Catania,  uccise barbaramente tre servitori dello stato: il  Vice Brigadiere Giovanni BELLISSIMA 24 anni, gli Appuntati Salvatore BOLOGNA 41 anni e Domenico MARRARA 50 anni, in servizio al Comando Provinciale di Catania.  Il commando entrò in azione per liberare e uccidere, dopo qualche giorno, il boss  Angelo PAVONE, alias “faccia d’angelo”, che doveva essere trasferito dal carcere di Catania a quello di Bologna.  Il  Sindaco Carmelo Antonio CORSARO ed il Comandante Provinciale dei Carabinieri di Catania,  Colonnello Raffaele COVETTI, di mattina al casello autostradale di San Gregorio,  alla presenza di autorità civili e militari, hanno deposto una corona d’alloro nei pressi del monumento voluto dal comune in ricordo dei tre eroici militari.La cerimonia si è conclusa nella locale chiesa madre con la celebrazione di una santa messa, al termine della quale, il Colonnello COVETTI nel ringraziare gli intervenuti, ha ricordato i tre Carabinieri, decorati di M.O.V.C., i quali non esitarono a servire la Patria fino all’estremo sacrificio. Il primo cittadino ha ringraziato l’Arma dei Carabinieri per la quotidiana attività svolta al servizio della cittadinanza e dei più bisognosi. I  rappresentanti delle associazioni di carabinieri in congedo, liberi cittadini, rappresentanti del consiglio comunale e diversi studenti erano presenti alla commemorazione.


Catania Strage Nassiriya:Cerimonia e ricordo  vittime.   Il  tragico giorno, di 14 anni addietro, è divenuto “giornata della memoria per i caduti militari e civili nelle missioni internazionali per la  pace”. Le  vittime italiane, “ambasciatori di pace”, sono state ricordate dal Comandante Provinciale dei Carabinieri di Catania, Colonnello Raffaele COVETTI  alla presenza di familiari dei caduti. L’alto ufficiale ha voluto far visita nei cimiteri di Catania e Biancavilla e reso onore a due delle eroiche vittime,  l’Appuntato Horacio MAJORANA ed il Maresciallo Aiutante Massimiliano BRUNO, deponendo sulle loro lapidi 2 cuscini di fiori a nome di tutta l’Arma dei Carabinieri.  Le cerimonie sono state seguite da autorità civili e militari  ed hanno  avuto  momenti di commozione durante la benedizione delle tombe dei 2 caduti e la recita  della “Preghiera del Carabiniere”.


( video arresto)

CATANIAPoliziotti disarmano ed ammanettano rapinatore in azione. Si tratta di  Pasqualino RANNO   23enne, responsabile del reato di tentata rapina aggravata in concorso con altro soggetto, ai danni di un bar ubicato nel rione San Giorgio. Agenti della Squadra Mobile, Sezione “Contrasto al Crimine Diffuso”, a seguito delle numerose rapine registrate nelle ultime settimane nel rione San Giorgio da due soggetti che agivano seguendo il medesimo modus operandi (totalmente travisati ed armati di pistola), avevano predisposto un mirato servizio nei pressi di un bar rionale ritenuto possibile obiettivo, in quanto già oggetto di rapina alcuni giorni addietro. I poliziotti, dopo alcune ore di osservazione, hanno notato giungere dallo Stradale San Giorgio uno scooter Honda SH 300 di colore bianco, con la targa coperta, ad elevata velocità, con due soggetti a bordo. Le  fattezze fisiche risultavano corrispondenti a quelle dei rapinatori che nelle settimane scorse nel medesimo quartiere, avevano colpito entrambi travisati da passamontagna ed armati di pistola. Il passeggero, robusto e corpulento, in pochi attimi, è sceso dal mezzo e, puntando l’arma contro il titolare del bar e del personale dipendente, ha intimato loro di consegnare tutto l’incasso. Il complice, di corporatura più esile, invece, è rimasto all’esterno ed anch’egli con la pistola in pugno, ha impedito agli avventori di entrare nel bar,  tenendosi pronto per darsi alla fuga. Gli  agenti della Squadra Mobile, osservato quanto stava accadendo, sono intervenuti tempestivamente e mentre due operatori facevano ingresso nell’esercizio commerciale e affrontavano il rapinatore armato, disarmandolo e bloccandolo con difficoltà considerata la stazza e la sua violenta reazione; altri poliziotti hanno affrontato il soggetto rimasto all’esterno il quale, arma in pugno rivolta anche verso gli operatori, è riuscito a guadagnarsi la fuga a piedi. Pasqualino RANNO è stato dichiarato in arresto per tentata rapina aggravata in concorso e associato presso il carcere di Catania a piazza Lanza, sono in corso attive ricerche del complice.


 

(video operazione)

CATANIABlitz InterForze a San Berillo Vecchio, cinofili trovano droga, bloccato kosovaro irregolare.  L’attenzione della Polizia di Stato sulle problematiche del quartiere San Berillo Vecchio, è costante. I tutori dell’ordine, già nei gironi scorsi avevano effettuato mirati servizi Interforze predisposti in sede di tavolo tecnico, svoltosi nei locali della Questura Etnea, secondo le direttive impartite dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza per la riqualificazione delle aree urbane degradate. Uomini del Commissariato Centrale, delle  Squadre Cinofile Antidroga ed Antiesplosivo, del Reparto a Cavallo, del Reparto Mobile e del Reparto Prevenzione Crimine Sicilia Orientale, dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e della Polizia Locale, ieri, hanno svolto un’azione di controllo di tutta l’area, caratterizzata da un dedalo di vie e di vicoli e da abitazioni fatiscenti, spesso in stato di abbandono, i cui proprietari, a volte, risultano difficilmente reperibili. I tutori dell’ordine, a seguito dei controlli, hanno rinvenuto, grazie al fiuto del cane poliziotto Vite, numerosi involucri contenenti sostanza stupefacente del tipo marijuana ed hashish, per un peso complessivo di circa 100 gr., i quali erano ben occultati tra i rifiuti. Gli uomini InterForze, nel corso dell’attività hanno identificato 29 persone, elevato 8 verbali per violazione al C.d.S. per un totale di 2.400€, e chiuso 1 officina meccanica priva di qualsiasi autorizzazione. Gli agenti hanno censito diversi immobili della zona in evidente stato di abbandono. I tutori dell’ordine hanno bloccato ed accompagnamento in Ufficio per gli adempimenti del caso 1 cittadino extracomunitario proveniente dal Kosovo, non in regola con le norme in materia di soggiorno. Il soggetto è stato denunciato per inosservanza dell’ordine di espulsione dal Territorio Nazionale. L’attività espletata rientra in un piano di monitoraggio e controllo delle aree che evidenziano maggiori criticità sotto il profilo dell’Ordine e della Sicurezza Pubblica, che proseguirà con costanti servizi organizzati dalla Questura di Catania con il coinvolgimento di tutte le Forze dell’Ordine.

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BIANCAVILLA CT -  Carabinieri e Cacciatori trovano e sequestrano “Kalashnikov” in terreno abbandonato.  I militari del Nucleo Operativo della Compagnia di Paternò e dello Squadrone Eliportato Cacciatori di Sicilia, ieri pomeriggio nel corso di un servizio straordinario di controllo del territorio, hanno rinvenuto occultato in un terreno abbandonato adiacente alla palazzina ubicata al civico 40 di Via dell’Uva a Biancavilla, 1 fucile d’assalto “Kalashnikov” modello AK47, con colpo in canna, completo di caricatore con all’interno 6 cartucce calibro 7,62, nonché altre 5 cartucce dello stesso calibro, classificati come arma e munizionamento da “guerra” di provenienza clandestina. La Procura della Repubblica di Catania ha delegato le indagini ai militari del Nucleo Operativo della Compagnia di Paternò per risalire, oltre all’esatta origine, anche ai possibili detentori dell’arma, ed eventuale suo  utilizzo in pregressi episodi delittuosi. Lo Squadrone Carabinieri Eliportato Cacciatori Sicilia è composto da 57 uomini dello speciale corpo dell’Arma che sono comandati dal Comandante dello Squadrone Magg. Matteo Luigi CORCIULO ascolta intervista 

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