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Palermo - “Florete flores”, il racconto del Festino, proiettato in Cattedrale.  Proiezione di due foto show venerdì 11 e sabato 12 luglio nel piano antistante le absidi della Cattedrale. Il primo intitolato "Florete Flores" è una meditazione ed una preghiera a Santa Rosalia che prende spunto dalla sacra rappresentazione realizzata nel 2007 nel piano della Cattedrale e dalla catechesi tenuta da don Salvatore Pagano davanti all'Altare della Santa protettrice di Palermo nella Chiesa della Concezione al Capo. Il secondo è stato realizzato con le immagini dei festini delle edizioni che vanno dal 1998 al 2007. I due foto show richiamano alla necessità di una conversione dei cuori e delle menti che per i non credenti è un richiamo alla riscoperta dei valori della giustizia, della legalità, della solidarietà ed in uno del rispetto della dignità della persona umana. A partire dalle ore 21.30, sono proiettati i foto show.

 

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  PALERMO


   Santa Rosalia


La vita

 

SANTA ROSALIA - Rosalia Sinibaldi, nacque nel 1130 e morì ancora giovane, nel 1166 nella grotta ove oggi si erge il santuario. Secondo alcuni studi di agiografi locali, Rosalia, figlia del duca Sinibaldo di Quisquina delle Rose, nipote per parte di madre di re Ruggero d’Altavilla, crebbe nel XII secolo alla corte dello zio, a Palermo. La giovane e molto bella Rosalia suscitava interessi, fra tanti ed anche del principe Baldovino. In quel tempo il potente nobile era alla corte di Ruggero. La leggenda narra che, durante una battuta di caccia grossa, sul monte Pellegrino, la montagna sopra Palermo, un leone stava per uccidere re Ruggero. Il principe Baldovino, coraggiosamente, salvò  il re uccidendo il leone. Il reale Ruggero chiese a Baldovino di indicare egli stesso un premio per la sua eroica azione. Naturalmente Baldovino chiese la mano di Rosalia, che, in seguito alla proposta di matrimonio, fuggì gettando nello sconforto la madre, lo zio e l’intera guarnigione di stanza a Palazzo Reale dei Normanni. Rosalia visse, poco tempo alla corte di Ruggero II: in seguito alla morte del re, chiese ed ottenne il permesso di vivere da eremita in una grotta sul monte Quisquina. Rosalia trascorse dodici anni della sua vita da sola. Successivamente, Rosalia si trasferì in una grotta sul monte Pellegrino, dove visse “a vita di contemplazione” fino alla morte. Rosalia si ritirò sul monte, presumibilmente da monaca,  per condurre la vita da eremita, rinunciando alla ricchezza ed agli agi della nobiltà normanna. Da allora nessuno mai seppe la fine di questa nobile fanciulla.  Il culto di Santa Rosalia si collega ad un evento particolare accaduto, il 7 maggio del 1624, a Palermo in occasione di un’epidemia di peste. Nel porto di Palermo attraccò un vascello proveniente da Tunisi, che in precedenza era approdato a Trapani e lì era stato sequestrato perché l’equipaggio era stato sospettato di essere stato contagiato dal morbo. Ben presto era stato dato l’allarme ma il viceré, mal consigliato, si lasciò convincere e facendo scaricare la mercanzia dal vascello. Il comandante Maometto Cavalà ed il guardiano del porto, si recarono a Palazzo Reale per portare i doni a Sua Altezza Serenissima: cammelli, leoni, gioielli e pelli conciate, inviate dal re di Tunisi. Già “si vedeva per tutta la Città per tutto il mese di maggio, fino al 15 giugno, che moriva un  gran numero di persone affette dal morbo”. Palermo si trasformò in un lazzaretto sotto il cielo. La storia si mescola con la leggenda, il mito ed il prodigio. Le preghiere della cittadinanza e le processioni, delle quattro Patrone della Città: Santa Cristina, Santa Ninfa, Sant’Oliva e Sant’Agata si susseguivano. La peste continuava a mietere vittime. Il miracolo, fu attribuito alle reliquie di Santa Rosalia, le quali, furono portate in processione, ed impedirono l’ulteriore diffondersi dell’epidemia. Secondo le testimonianze storiche, infatti, Vincenzo Bonelli, un saponaio di via dei Pannieri, che aveva perduto per la pestilenza la moglie, salì sul monte Pellegrino per una passeggiata. Il saponaio si smarrì in seguito ad un temporale. Nel contempo apparve a Vincenzo Bonelli la visione di Rosalia che, in dialetto palermitano, gli chiese di avvertire il vescovo, cardinale Giannettino Doria, che le ossa ritrovate poco tempo prima nella caverna dove ella era vissuta da eremita, erano le sue: e se fossero state portate in solenne processione lungo le strade della Città, la peste sarebbe scomparsa. Poste in un sacco, tra fiori, candele accese e canti, i resti mortali di Santa Rosalia, furono portati per le vie della Città, ed avvenne il miracolo. L’etnologo dell’800 Giuseppe Pitrè così descrive la processione delle Reliquie della Santa, ritrovate il 15 luglio 1624: “Al loro passaggio il male si alleggeriva, diventava meno intenso, perdeva la sua gravità. Palermo, in breve, fu libera e per attestato di riconoscenza a tanto beneficio, si votò a lei, celebrando in suo onore feste annuali che ricordassero i giorni della liberazione. La grotta del Pellegrino divenne Santuario, ove la pietà d’ogni buon devoto si ridusse a venerare l’immagine della Patrona”. Da allora la processione si ripete ogni anno  con il fine di proseguire nei secoli il rituale di liberazione dai mali che affliggono l'umanità.

384° Festino Santa Rosalia: dedica a Città e vittime sequestri nel mondo

Palermo - Mi è particolarmente gradito tornare in questo storico Palazzo di Città, casa comune di tutti i palermitani, per iniziare con voi le celebrazioni del 384° “Festino” di Santa Rosalia, festa della nostra Palermo e della “Santuzza” alla quale la devozione popolare e il ricordo grato dei cittadini non cessano di rendere omaggio. Venire al Palazzo delle Aquile è per me un gesto significativo che mette in luce come la nostra Città sia legata alla sua Patrona, e quanto le Istituzioni curino, con il dovuto rispetto e con la massima attenzione, che la “Santuzza” sia sempre più segno visibile della benedizione di Dio, sempre benedetto nei suoi santi. È come se, con la semplicità della sua santità, Rosalia entrasse oggi anche qui, in questo luogo in cui la nostra Città viene amministrata in un concreto servizio alla collettività, e – santa palermitana a palermitani chiamati alla santità – cercasse di proporre un messaggio chiaro a partire dalla sua scelta di vita. Il “Festino” – non dimentichiamolo – è fondamentalmente festa religiosa, nel ricordo della Santa che rispose totalmente e generosamente, con una coraggiosa scelta di vita, all’invito nuziale rivoltole da Cristo Gesù. Ascoltando la lettura del Cantico dei Cantici ne abbiamo percepito il riflesso: “Alzati amica mia, mia tutta bella e vieni!” Così Rosalia, che vive in mezzo ai fasti della corte normanna del sec. XII, abbandona le “scelte di palazzo”, fatte di sfarzo mondano e abili compromessi. Il suo cuore inquieto ed assetato di infinito cerca valori più grandi e solidi su cui fondare la sua felicità. Ella comprende che a corte non può realizzarsi nel progetto di santità che Dio ha da sempre pensato per lei. Non può consentire che le oscurità degli orpelli mondani e degli interessi materiali e calcolati soffochino la luce che ella è chiamata a rifulgere. 2. “O Dio tu sei il mio Dio, all’aurora ti cerco, di te ha sete l’anima mia, come terra deserta, arida, senz’acqua” (Sal 62). Così abbiamo pregato con il salmo responsoriale, facendo nostro il desiderio della vergine Rosalia, del cuore che, fatto per il Signore, come ci insegna Sant’Agostino, rimane inquieto ed arido fin quando non giunge, alla realizzazione dell’incontro con Dio ed a riposare sul suo amore. Non è difficile rendersi conto che tale profondo desiderio di Dio – che è desiderio di pace, grazia, felicità, luce, vita – è ontologicamente impresso nel cuore dell’uomo e non può non essere sentito e sperimentato da chi cerca con sincerità risposta ai grandi interrogativi della propria vita e del significato della storia. Rosalia ha ascoltato. Rosalia ha cercato il disegno del suo Sposo. Poi ha deciso di donarsi totalmente a lui. Di rispondere con generosità. Non sappiamo da chi è stata aiutata a scoprire la volontà di Dio su di lei, ma possiamo esser certi che nel maturare le sue scelte la comunità ecclesiale ha avuto un ruolo determinante per scoprire la sua vocazione e per corrispondere in modo così nobile al piano che Dio aveva su di lei. Credo che il compito delle Istituzioni consista proprio in questo: accompagnare l’uomo – si tratta di una creatura umana prima ancora che di un cittadino – a muovere i suoi passi verso la pienezza della vita che per essere tale non può non aprirsi agli orizzonti della fede, come ci ha insegnato il Signore: «Sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza» (Gv 10,10); «Questa è la vita eterna: che conoscano te, Padre, l'unico vero Dio, e colui che hai mandato» (cf. Gv 17,3). E’ un compito non facile. Altamente impegnativo. Un compito nel quale ciascuna delle Istituzioni, nella missione che le è propria ed in una serena visione di complementarietà del vivere sociale, deve sentirsi responsabilmente impegnata, perché dinanzi a Dio e agli uomini non prevalgano mai le logiche di potere e di sopraffazione, le abilità di compromesso e le ingiustizie sottilmente mascherate. Il bene comune, che altro non è se non il bene di tutti e di ciascun cittadino, sia la bussola ed il costante metro di giudizio del nostro pensare e del nostro agire. 3. In un momento in cui tutti sperimentiamo con viva trepidazione, che assume in alcuni casi i connotati di una vera angoscia, l’acuirsi di una crisi economica e sociale che sembra incombere inesorabilmente nel futuro dell’umanità, l’odierna celebrazione ci invita ad elevare lo sguardo verso il Monte Pellegrino, per cercare nella testimonianza di vita di Santa Rosalia chiavi di lettura e solidi principi che possano orientare le nostre scelte ed ispirare i nostri propositi. Ma dal Monte Rosalia ci invita tutti a guardare la Città e scendere in mezzo al popolo per dare un fattivo contributo alla pacifica convivenza ed al progresso sociale. Rosalia, mossa dalla grazia e forte della sua fede, sceglie di far prevalere i valori dello spirito su quelli della materialità e, con radicale sobrietà e trasparente semplicità, si distacca dal suo mondo ritirandosi nella povertà delle spelonche della Quisquina e poi sul Monte Pellegrino. Quale insegnamento può lasciare per gli uomini e le donne della nostra Città, specie per quanti intendono amministrarla con dedizione e coscienza?  Non è difficile cogliere nella nostra realtà sociale i segni della crisi che coinvolge tutti, soprattutto le famiglie che spesso non riescono a sostenersi da sole, come pressate dalle esigenze e dalle emergenze che si fanno urgenze ben prima dell’arrivo a fine mese. Nell’ambito di questa crisi, nessuno può dirsi estraneo alla possibilità di contribuire a dare segni efficaci di una cultura e di uno stile che testimoni la scelta di una maggiore austerità, di un allontanamento da ogni forma di spreco o di investimento non utile ed efficace a promuovere il bene comune e la crescita della nostra Città. Tale sfida è rivolta a tutti. Ritengo che ciascun onesto cittadino debba sentirsi responsabilizzato nel promuovere questo stile che può aprire orizzonti di condivisione e solidarietà, e che può far crescere nell’accoglienza reciproca e nei valori trasmessi alle generazioni future, che può farci sentire tutti più uniti nell’affrontare e condividere le nostre scelte di vita. 4. Contemplando questa mattina in preghiera il volto di Rosalia, mi permetto di rivolgermi agli Amministratori della nostra amata Palermo, qui presenti come da tradizione, per stimolarli ad assumere più decisamente uno stile di sobrietà e di oculatezza di investimento, nota visibile di servizio autentico ai cittadini, specie nei confronti delle fasce più deboli e svantaggiate. Un impegno civico seriamente e serenamente oculato non significherà soltanto continuare a ricercare con rinnovato e creativo slancio valide soluzioni per gli endemici problemi sociali come, per esempio, la mancanza di posti di lavoro, la carenza di case, l’accoglienza di quanti, alla ricerca di un futuro migliore per i loro figli, lasciano la loro patria e bussano alle porte di casa nostra.  Ma agli occhi di tutti emergono in maniera sempre più evidente nuovi disagi, nuove sofferenze e nuove povertà che, purtroppo, si riscontrano ormai in tutte le zone della nostra Città, non soltanto nelle periferie o nel Centro Storico.  Basti pensare ai drammi che vivono tanti minori che abbandonano in maniera sempre più numerosa la scuola d’obbligo, rimangono spesso coinvolti in tante forme di sfruttamento, e arrivano financo ad essere vittime dell’insensato ed esecrabile comportamento morale degli adulti. Non possiamo non pensare all’inarrestabile crescita del consumo della droga, che non risparmia alcun ceto sociale; al dilagarsi dell’abuso dell’alcool che in Italia trova sempre più numerosi adepti anche tra i minori, come hanno segnalato le recenti statistiche europee; alla crescita di ogni forma di gioco che brucia l’economia di tante povere famiglie ed apre ampi spazi al mondo del vizio e dell’usura. A tutto ciò è necessario rispondere in modo puntuale, attraverso il sostegno economico immediato, le cui risorse vanno ricercate nel quadro di una esigente e trasparente gestione economica delle pubbliche amministrazioni, che – soprattutto in tempi di crisi – deve attenersi a rigorosi criteri di priorità oggettivamente definiti e condivisi. 5. Quasi seguendo le tracce di Rosalia il missionario laico Biagio Conte ci ha dato, in tanti anni, una chiara testimonianza del suo amore verso il Signore, del suo coinvolgimento nella storia di questa Città e della sua generosità nel curare una delle piaghe che affliggono la nostra Palermo.  Con un gesto altamente significativo, nei giorni scorsi, egli ha chiesto di ottenere certezze giuridico-amministrative per i luoghi in cui da tempo la Missione lodevolmente svolge la sua attività caritativa, ed ha avuto già alcuni immediati esiti positivi dalle Istituzioni. E in questa occasione esprimo il mio apprezzamento per quanto è stato fatto nel dare una risposta alle sue legittime richieste. Con la sua azione Biagio Conte ha voluto però anche richiamare l’attenzione e riaccendere i riflettori mediatici e politici su quanto ancora poco si fa nei confronti delle povertà presenti nel nostro territorio. Auspico dunque che le Amministrazioni locali possano lealmente impegnarsi per attingere a tutte le loro possibilità, al fine di attivare percorsi concreti di sostegno e di solidarietà nei confronti di tutte quelle istituzioni che già operano a favore del tessuto sociale e che tornano utili alla crescita della collettività.  6. Santa Rosalia desidera essere ricordata, venerata e festeggiata proprio così. Questa deve essere la sua Palermo. Una Città che non affida fatalisticamente ai Fuochi di liberarla dai mali, piuttosto che si muove, si attiva, si responsabilizza per creare le condizioni nelle quali la grazia di Dio benedice gli sforzi umani.  Questa deve essere la Palermo che – ad ogni livello politico, sociale, privato – non sta ad aspettare inerte la liberazione dalle sue pestilenze, ma che già nel suo cuore forte e generoso, nelle sue virtù alte e nobili, nei valori trasmessi dalle generazioni passate, cerca di liberarsi dall’atavica pestilenza dell’immobilismo e della rassegnazione, per aprirsi a sentieri di riscatto e di libertà vera, in cui la dignità dell’uomo esprima l’amore di cui Dio lo ha amato come figlio prezioso ai suoi occhi. Amen.

Preghiera a Santa Rosalia

O ammirabile Santa Rosalia, che risoluta di ricopiare in voi stessa l'immagine più possibilmente perfetta del vostro unico bene, il Redentore Crocifisso, vi applicaste a tutti i rigori della più aspra penitenza nella solitudine di una spelonca, in cui faceste sempre vostra delizia l'estenuare colle veglie ed i digiuni, il macerar coi flagelli la vostra innocente carne, impetrate a noi tutti la grazia di domar sempre coll'esercizio dell'evangelica mortificazione tutti i nostri ribelli appetiti, e di far sempre pascolo del nostro spirito la meditazione la più devota di quelle cristiane verità, che solo ci possono procurare il vero benessere in questa vita e l'eterna beatitudine nell'altra. Pater, Ave e Gloria

 

IL FESTINO, come viene denominata la festa, è dal 1624 un appuntamento fisso per i palermitani: la festa della Patrona di Palermo è il 15 di Luglio, ma inizia due giorni prima. L'apice della manifestazione è la processione del 15 Luglio. Commovente l'uscita di un favoloso carro trainato da buoi o altri animali (nel seicento erano Elefanti) che portano in trionfo la statua della Santa ed i suoi resti lungo il percorso storico: dalla Cattedrale di Palermo fino al Foro Italico attraverso Corso Vittorio Emanuele, già detto Cassaro all'epoca in cui avvenne la liberazione dalla peste. L'Arcivescovo di Palermo ed il Sindaco della Città aprono il corteo. I partecipanti sono centinaia di migliaia e riempiono totalmente ogni centimetro di spazio delle strade interessate al corteo. Ogni anno viene proposto un nuovo tema per la processione. Si programmano manifestazioni e spettacoli allegorici all'aperto che si svolgono intorno al carro. E’ un grande spettacolo di religiosità, folklore, cultura palermitana, che coinvolge colui il quale transita per Palermo durante i giorni della festa.

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