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LENTINI |
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Denuncia
in Procura:
"troppe morti sospette per
leucemia" |
LENTINI
- L’associazione per bambini leucemici “Manuela
e Michele” ha incaricato l’avvocato Santi Terranova di presentare una dettagliata denuncia alla
Procura della Repubblica di Siracusa per avviare un’nchiesta sulle morti
“Bianche” : le leucemie che nel territorio tra Lentini Carlentini e
Francofone si verificano con preoccupante ed elevata incidenza.
L’avvocato Santi Terranova ha presentato una dettagliata denuncia
indirizzandola sia al. Procuratore della Repubblica Dr. Roberto CAMPISI
che al Sost. Proc. della Repubblica Dr. Maurizio MUSCO. Si tratta di un
documento di grande valenza, sia dal punto di vista storico, per gli
eventi che sono citati dal noto professionista Santi Terranova che per i
collegamenti tra i fatti che nel tempo si sono susseguiti sul territorio
“incriminato”. E’ per nulla togliere all’opera del professionista e
dell’incessante impegno dell’associazione “Manuela e Michele” è
necessario riportare integralmente quanto ha denunciato l’avvocato Santi
Terranova alla Procura della Repubblica dopo avere ricevuto il
qualificante mandato……..
C’è
poco da dire- ancora un bimbo morto di leucemia –Guarda
che cielo stasera; è chiaro, è intenso, è vivo! Sembra che questo mondo
sia buono per davvero. Eppure, è la purezza dell’aria che si celebra
solamente, e ci emoziona la stessa aria inafferrabile ed infida che ci
sta ammazzando. Cosa vuoi ragazzo mio, c’è poco da dire ormai; ciò che è
stato, è stato! Dei tuoi sedici anni ne parleremo ancora un po’ per dire
che è un peccato; ma, le lacrime che non finiranno sono negli occhi dei
disperati che quest’aria mentitrice ha ferito (Salvatore
Caruso - Lentini)
LA DENUNCIA
:” Ill.mi Sigg. Procuratori della Repubblica, ho ricevuto incarico
dall’Associazione “Manuela-Michele” per bambini leucemici di Lentini, in
persona del suo Presidente pro-tempore Sig.ra CARDILLO Lucia in Laezza,
di predisporre un atto di denuncia che stimoli le LL.SS.ILL.ME all’avvio
di una indagine giudiziaria allo scopo di accertare e reprimere
comportamenti dolosi o colposi connessi con il fenomeno dello
sconsiderato aumento di casi di leucemia, soprattutto infantile, che si
registra nel territorio di Lentini e paesi limitrofi da almeno un
ventennio. Consapevole della attenzione che Codesta Procura ha rivolto,
da diversi anni, alla repressione dei reati c.d. ambientali e nella
convinzione che i timori nutriti dall’Associazione Manuela - Michele
circa la concreta possibilità che i numerosissimi casi di leucemia
possano essere causati dalla commissione di reati contro l’ambiente
siano fondati, mi determino, anche quale socio sostenitore della
predetta Associazione (della quale condivido gli scopi e le finalità), a
sottoporre alla Vostra Autorevole attenzione le seguenti considerazioni
che traggono spunto dall’approfondimento di alcune vicende che si sono
verificate nel territorio di Lentini nell’arco dell’ultimo ventennio. A
Lentini, in Sicilia, si muore di morte naturale come in ogni altra parte
del mondo. Ma, a Lentini, in Sicilia, i bambini soprattutto, muoiono di
leucemia più che in ogni altra parte d’Italia. E’ questo il dato,
tragico ed inquietante, che si ricava dall’Atlante delle mortalità per
tumori e per patologie cronico degenerative in provincia di Siracusa
istituito nel 1995 a cura del Registro Territoriale di Patologia dell’ASL
8 di Siracusa sotto l’egida della Provincia Regionale di Siracusa e
dell’Istituto di Igiene dell’Università degli Studi di Catania.“In
provincia di Siracusa si è osservato, negli ultimi anni, un aumento
della mortalità per leucemia nel sesso maschile ed un andamento
stazionario in quello femminile. Rispetto al quinquennio 95-99,
estendendo l’osservazione ad 8 anni (95-2002) i TSI (Tassi
Standardizzati sulla popolazione Italiana) provinciali si attestano
intorno a quelli regionali e nazionali, ad eccezione del Distretto di
Lentini dove si osservano TSI di gran lunga maggiori rispetto a quelli
nazionali e regionali e RSM (Rapporto Standardizzato di Mortalità)
dotati di significativa statistica in entrambi i sessi. [ ] Nell’ultimo
triennio (99-2002) si è osservato un forte trend in crescita a Lentini
tra i maschi.[ ]” Questo dato, per quanto ci è dato sapere, nell’ultimo
periodo di osservazione (2003-2004) non solo si è consolidato, ma è
cresciuto e sembra ineluttabilmente destinato a crescere.Siamo, dunque,
consapevoli che a Lentini, più che in ogni altra parte della Regione e
della Nazione, si muore per leucemia e lo siamo, sconsolatamente, da
molto, troppo tempo. Nel mese di Marzo 1991, il drammatico fenomeno
aveva spinto alcuni cittadini di Lentini a dar vita all’Associazione
“Manuela-Michele per bambini leucemici” , che accoglie – per la maggior
parte - genitori di bambini morti per leucemia, con lo scopo di
stimolare gli organi competenti all’avvio di una indagine conoscitiva
sulle cause del fenomeno stesso. Nell’ottobre del 1994, il Ministero
della Sanità e dell’Ambiente era stato interessato dall’On. Puccio
Forestiere con una interpellanza parlamentare che denunciava la forte
crescita delle mortalità per patologie tumorali nella zona nord della
provincia di Siracusa e, in particolare, di quelle per leucemia nella
zona del triangolo Lentini – Carlentini - Francofonte. Negli anni
successivi, diversi organi di stampa nazionali e locali hanno mantenuto
viva l’attenzione sul singolare e nefasto fenomeno. Nulla, però, è
cambiato. Anzi. A Lentini si continua a morire per leucemia più che in
ogni altra parte dell’Italia. Ma che cos’è la leucemia e quali sono le
cause che la scatenano? << Si tratta di una patologia relativamente
rara, ma l'aumento graduale degli ultimi anni l'ha resa sempre più
rilevante. Le ragioni dell'aumento sono di due tipi: l'effettivo aumento
di incidenza ma anche il miglioramento delle tecniche diagnostiche. In
termini generali la leucemia linfatica acuta colpisce quasi
esclusivamente i bambini e gli adolescenti (età media alla diagnosi 10
anni), la forma mieloide acuta soprattutto l'età adulta, assai rara
prima dei 40 anni e con picchi di incidenza che crescono col progredire
dell'età. Le forme croniche, invece, tendono a prevalere in età
avanzata, con un maggior picco di incidenza intorno ai 35-50 anni fino
agli 80-84 anni per la forma linfatica cronica. Quest'ultima è
caratterizzata da un andamento lento, risponde abbastanza bene alla
chemioterapia e in alcuni gruppi di pazienti presenta lunghi periodi di
assenza durante i quali non vi è necessità di alcun trattamento. La
mieloide cronica ha invece il suo picco di incidenza intorno ai 60 anni
ed è caratterizzata da una lunga fase cronica seguita da improvvise fasi
acute di replicazione. Per quel che concerne, invece, i numeri delle
singole forme di leucemia, quella acuta promielocitica è la più rara: si
contano, infatti, 100 casi all'anno in Italia. La leucemia linfatica
acuta esiste in varie forme ed è quella dove si sono registrati i minori
progressi terapeutici; quella cronica, invece, registra 1200 casi annui.
La leucemia mieloide acuta registra 8 nuovi casi l'anno per 1.000.000 di
bambini di età inferiore a 15 anni. Regredisce facilmente nel 75% dei
casi, in seguito alla terapia d'urto iniziale. In Italia il numero di
nuovi casi di leucemia mieloide cronica è di 600 all'anno con un picco
in età adolescenziale. “In tutto il mondo l'incidenza della leucemia
nelle sue varie espressioni cliniche è in continuo aumento. L'Italia,
tra l'altro, nell'ambito dei paesi occidentali, vanta il poco
invidiabile primo posto nell'incidenza della malattia con 10-12 nuovi
casi all'anno ogni 100.000 abitanti. >> Ma quali i principali fattori
di rischio? << Nonostante gli enormi progressi nel trattamento della
leucemia, la causa della malattia e le modalità di prevenzione sono
ancora sconosciute. I ricercatori ritengono che la malattia sia legata
ad una complessa interazione di fattori genetici individuali e
biochimici con la possibile partecipazione di agenti virali. Si
tratterebbe cioè di modificazioni nella struttura dei geni, localizzati
nei cromosomi all'interno di ogni cellula, che determinano una crescita
incontrollata dei globuli bianchi. Ecco i principali fattori considerati
responsabili: Fattori ereditari Possono rendere certe persone più
predisposte. Aumentano, per esempio, le probabilità che il gemello di un
leucemico si ammali. Anomalie congenite Alcune anomalie non ereditarie
come la Sindrome di Down sono associate ad un più alto rischio di
leucemia. Esistono inoltre alcune patologie come la Sindrome di Fanconi
e l'atassia a loro volta associate a una maggiore incidenza della
malattia. Raggi x Possono aumentare in alcuni casi la suscettibilità
alla leucemia. Lo stesso dicasi per altre forme di radiazioni, come
possono confermare gli esiti tragici della bomba atomica in Giappone e
del disastro di Chernobil, che hanno confermato la responsabilità delle
radiazioni nucleari nell'insorgenza delle leucemie. Virus Si tratta in
particolare di virus erpetici e di retrovirus. Sono sospettati poiché
correlati a certi tipi di leucemie negli animali e perché possono
causare mutazioni genetiche. Irritanti chimici La presenza di sostanze
inquinanti nell'aria, per esempio il benzene, altri idrocarburi e i
pesticidi, appaiono oggi una causa determinante dell'aumento dei casi di
leucemia. Noi dell’Associazione lentinese “Manuela e Michele per bambini
leucemici” non abbiamo alcuna competenza medico-scientifica per
affermare che la morte dei nostri figli sia dipesa dall’una anziché
dall’altra delle cause più sopra descritte. Tuttavia, in quanto
cittadini di quel centro nel quale si registra il più alto tasso di
mortalità per leucemie del territorio nazionale, riteniamo di poter
ragionevolmente escludere almeno tre dei cinque principali fattori di
rischio sopra elencati. L’ereditarietà, le anomalie congenite o
l’attacco di virus erpetici o di retrovirus (peraltro non individuate
come cause della morte di alcuno dei nostri congiunti), come fattore di
rischio, non si conciliano affatto con la “concentrazione” dei
numerosissimi casi di leucemia proprio nella nostra zona: piuttosto, si
registrerebbe un dato statistico, pressoché omogeneo, su tutto il
territorio nazionale. Ci sembra ragionevole, quindi, propendere per uno
dei fattori di rischio che abbia a che fare con l’ambiente in cui
viviamo, in cui i nostri figli sono cresciuti e morti, in cui altri
nostri figli tuttora vivono e crescono ed altri vivranno e cresceranno.
E’ per loro che, lungi da noi la volontà di creare allarmismi (per
raggiungere quale scopo, poi?), intendiamo, con la presente denuncia,
stimolare un’indagine che dia una risposta ai nostri interrogativi. VI
E’ RADIOATTIVITA’ NOCIVA A LENTINI? Anche se Lentini non è Chernobil e
non vi è mai esplosa alcuna bomba atomica, possiamo escludere la
radioattività nell’ambiente che ci circonda? J. W. Gofman, autore del
libro “Radiation and human health ha svolto un’indagine sugli effetti
della radioattività. Alla conoscenza dell’opera di tale illustre
scienziato siamo giunti attraverso una pagina di una non meglio
identificata rivista di medicina che, in epoca che non sappiamo
precisare, pubblicò un articolo del seguente tenore“…Il 21.1.1968 un
bombardiere B-62 americano che trasportava quattro bombe H cadeva sul
ghiaccio della Groenlandia disintegrandosi e spargendo rottami
radioattivi su un’area vastissima di terra e di mare. Subito dopo
vennero organizzati i lavori per eliminare i frammenti radioattivi dal
suolo e dal ghiaccio e a questi lavori parteciparono centinaia di operai
dalla Danimarca e dalla Groenlandia, spesso con la sola protezione di un
paio di guanti. […] da allora la Groenlandia è diventata un posto
malsano. Già l’anno successivo la mortalità era raddoppiata, e quando
sono arrivati i tumori si è formata un’associazione fra gli operai che
parteciparono ai lavori. La malattia che ha colpito di più in
Groenlandia è la leucemia, che normalmente si associa al plutonio. [… ]
Anche in Italia c’è poco da stare allegri. Non si sa, per esempio, che
effetto avrà sul sistema immunitario dei siciliani di Lentini la
radioattività delle scorie nucleari nascoste dagli americani nel suolo.”
Per l’approfondimento di tale “notizia” l’articolo, poi, rimanda allo
studio eseguito dal Prof. J. W. Gofman nel trattato citato. Quanto
appreso ci spinge ad una riflessione: si parla di “scorie nucleari”
nascoste dagli “americani” nel suolo e, se si parla dei “siciliani di
Lentini” non c’è dubbio che si fa riferimento a noi ed alla nostra
città. Ma cosa lega Lentini agli americani? La risposta è semplice: la
base militare di Sigonella, o SAIGONELLA, come la chiamano gli ottomila
militari americani che, da oltre quarant’anni, ci vivono e lavorano. E
di quali “scorie nucleari” si parla? Qualcuno ha mai indagato sulla
veridicità di tale “notizia” che, per la peculiarità e continua presenza
degli americani in territorio di Lentini, sembra essere quanto meno
“plausibile”? Nel 1968, in Groenlandia, precipitò un aereo americano
carico di bombe H e, nel giro di qualche anno, le persone che erano
venute a contatto con i rottami sparsi in una vastissima area si
ammalarono di leucemia. Ed in quel luogo la leucemia divenne una delle
più frequenti cause di morte. Anche a Lentini, il 12.7.1984, precipitò
un aereo americano. Un quadrigetto C141B “Starlifter” dell’US Air Force
si schiantò in C.da Sabuci-S.Demetrio, alle porte di Lentini, dopo
essersi levato in volo da Sigonella diretto a Nairobi in Kenia e
nell’impatto morirono 9 militari americani. Gli americani giunsero sul
posto qualche minuto dopo lo schianto ed ostacolarono militarmente
l’intervento dei mezzi di soccorso locali e fu sottratta l’indagine alle
Autorità italiane. Le autorità USA mantennero il massimo riserbo sul
carico trasportato dal velivolo ma alcuni organi di stampa ipotizzarono
la presenza a bordo di armi nucleari. << Quel giorno ero ospite di un
mio parente nella sua casa di campagna in C.da Bonvicino – ci racconta
un nostro amico - allorquando sentì il rumore di un aereo che volava a
bassa quota. Ci affacciammo tutti nel giro di qualche istante. Io presi
la macchina fotografica e riuscì a scattare qualche fotogramma appena
qualche secondo dopo l’assordante boato. Notai che il luogo in cui era
appena caduto l’aereo era sorvolato da un elicottero americano. Nel
breve volgere di alcuni minuti giunsero sui luoghi i mezzi di soccorso
americani. Ricordo che da un automezzo dei pompieri, forse per il forte
calore che emanavano i resti del velivolo, esplose un serbatoio
contenente una sostanza schiumosa investendo un po’ tutti quelli che
erano accorsi. Un militare americano, armato di un grosso fucile a
pompa, accortosi che io stavo scattando delle foto, si avventò verso di
me tentando di strapparmi dalle mani la macchina fotografica. Non vi
riuscì perché ebbi il tempo di scappare. La zona venne circondata dai
militari americani che impedirono l’accesso a chiunque, anche ai
Carabinieri, agli Agenti di Polizia ed ai Pompieri che intervennero
circa un quarto d’ora dopo l’incidente. Conservo ancora le foto che
scattai quel giorno e ve le consegno per tutto quello che potrà
servire>> La zona dove precipitò l’aereo americano venne transennata e,
per almeno una quarantina di giorni, la SS 194 che collega Catania a
Ragusa, fu interdetta al traffico veicolare. Un altro incidente aereo,
del quale però abbiamo solo scarne notizie, si verificò nel Giugno del
1985. Un aereo dell’aviazione americana, in volo verso la base di
Sigonella, perse quota sui cieli di Lentini. Il pilota riuscì ad evitare
l’abitato, dirigendosi in campagna. L’aereo si schiantò al suolo e i
militari che si trovavano a bordo persero la vita. L’area rimase
invalicabile, per diversi mesi, fino a quando tutti i pezzi del velivolo
precipitato non furono raccolti. Identico protocollo, come si vede,
adottato in occasione dell’incidente avvenuto nel Luglio del 1984. Cosa
trasportavano i due aerei americani sui cieli di Lentini? Oltre ai
velivoli e, purtroppo, agli uomini che perirono nei due incidenti,
cos’altro precipitò sul suolo di Lentini? <<Da quando è nata, la Base
Militare di Sigonella ricopre un ruolo fondamentale nello stoccaggio e
nella manutenzione di testate e munizioni delle unità della VI flotta ed
i reparti del’aviazione USA e NATO. Nella base opera, infatti, il
“Weapons Department” con militari che movimentano annualmente armi per
80 milioni di libbre (una libbra corrisponde a circa 450 grammi).
L’infrastruttura è classificata dai vertici militari statunitensi quale
“Special Ammunitions Depot” (Deposito di munizioni speciali), in quanto
è a Sigonella che viene effettuato lo stoccaggio delle bombe nucleari
del tipo B57 utilizzate per la guerra antisottomarino. Essa è l’unica
base aeronavale degli USA nel Mediterraneo preposta a questo scopo e le
bombe antisom custodite sono stimate intorno alle 100 unità. Esse
vengono messe a disposizione oltre che ai P-3C “Orion” della Us Navy,
anche agli aerei britannici da pattugliamento marittimo “Nimrod MR.2”
che operano nel bacino in ambito NATO. Una ventina circa di queste
testate nucleari sono destinate ai velivoli “Atlantic” debitamente
preposti in forza al 41° stormo dell’Aeronautica Italiana che ha sede
presso l’aeroporto di Sigonella. Il numero delle testate nucleari
ospitate a Sigonella cresce in particolari periodi di esercitazioni o di
crisi internazionale, quando la base aeronavale funziona da centro di
manutenzione per le armi nucleari destinate alle unità navali della VI
flotta ed ai velivoli aerei imbarcati. Periodicamente vengono dislocate
a Sigonella anche le testate nucleari del tipo B-43, B-61 e B-83 con
potenza distruttiva variabile da 1 Kiloton a 1,45 Megaton, in dotazione
ai caccia dell’US Air-Force operativi nelle basi tedesche e britanniche
e presso la base aerea di Aviano (PN) e che vengono periodicamente
trasferiti nel Mediterraneo.>> Questi brevi cenni, che abbiamo
estrapolato dall’ottimo lavoro di Antonio Mazzeo più volte citato,
consentono o non di ritenere verosimile la concreta possibilità che il
nostro territorio, quello di Lentini, si trovi, da lunghissimo tempo,
notevolmente esposto agli effetti diretti della radioattività? Gli
avvenimenti citati e le circostanze denunciate circa la potenzialità
altamente inquinante della base di Sigonella, a Lentini, sono in
rapporto di causalità con l’elevatissimo tasso di mortalità per
leucemie? Sembrerebbe di sì. E c’è di più. Secondo le fonti di
informazione più volte citate sembra verosimile che la base di Sigonella
smaltisca i rifiuti prodotti in enorme quantità nell’ampio complesso
militare proprio in territorio di Lentini, in C.da Armicci. E’ questa
un’area, trasformatasi in una vera e propria bomba ecologica, nella
quale confluiscono anche i rifiuti prodotti dai comuni di Lentini,
Carlentini, Francofonte ed Augusta. Nel passato, anche recente, la DIA
di Catania ha avviato numerose indagini allo scopo di accertare e
reprimere reati di natura ecologica, quali quelli attinenti alle
discariche abusive, ed in più di un caso sono stati accertati forti
interessi della mafia. Quello delle discariche abusive è un problema che
attanaglia il territorio di Lentini da moltissimo tempo. E nell’ambito
di questo nostro ricorso a Codesta Autorità Giudiziaria, non possiamo
esimerci dal fare riferimento a quelle discariche abusive scoperte nel
territorio di Lentini nel Giugno del 1988 in C.da Biviere (alle cave di
tufo dismesse, per intenderci) in C.da Serravalle, in c.da
Scalpello-Armicci e in c.da Nasche di Zanne. Il 13.6.1988 i CC di
Lentini segnalarono alla competente Autorità Giudiziaria (l’ex Pretura
Circondariale di Lentini) il rinvenimento in C.da Scalpello-Armicci di
Lentini di un TIR e di due containers stracolmi di rifiuti c.d.
“speciali” (rifiuti ospedalieri). La Magistratura, per quello che ci
risulta dalla allegata
certificazione rilasciata dalla Cancelleria del Tribunale di Siracusa -
Sezione distaccata di Lentini, avviò diversi procedimenti: Quello
iscritto al n.1716/1988 “Atti relativi al rinvenimento di due containers
contenenti rifiuti speciali ospedalieri in C.da Scapelllo-Armicci”
(Segnalazione dei CC di Lentini prot. n.166 del 13.6.1988); Quello
iscritto al n.1718/88 “Atti relativi al sequestro di due discariche
abusive in C.da Serravalle” (Prot. n.14519 del 25.6.1988 dei CC di
Lentini; Quello iscritto al n.1894/88 “Atti relativi alla segnalazione
dell’Uff. Sanitario del Comune di Lentini relativa alla discarica
abusiva sita in C.da Nasche di Zanne” (Prot. USL 28 n.494 del 24.6.1988.
Nel contesto di tali indagini furono individuati alcuni soggetti a cui,
verosimilmente, potevano ricondursi le “gestioni” delle diverse
discariche abusive rinvenute: tali DI MARTINO Giovambattista, PAGANO
Sebastiano e GUERCIO Filippo, questi ultimi due amministratori della
Coop. BLOCCHI FIUMEFREDDO. L’esito dei predetti procedimenti, e di altri
eventualmente aperti dalla Procura di Siracusa (a cui i predetti
fascicoli furono trasmessi, per competenza, nell’Ottobre del 1989), non
ci è noto. Ci è noto, invece, e vieppiù è noto alle Forze dell’Ordine
operanti (CC, VV.UU., Vigili Sanitari) che nelle discariche scoperte
nelle C.da Scalpello-Armicci, Serravalle, Nasche di Zanne, venivano
stoccati abusivamente rifiuti ospedalieri provenienti da diverse USL del
Nord Italia. La “scoperta” destò molto scalpore anche in ambito
nazionale. I mass media tennero viva l’attenzione su quella che molti
considerarono una vera e propria “vergogna italiana” ma, nel giro di
poche settimane, sulla vicenda calò una coltre di silenzio. In molti di
noi, lentinesi e genitori di bambini morti per leucemia, il ricordo di
quello “scempio” è ancora vivo nella memoria. Tonnellate di scatole di
cartone contenenti viscere ed organi umani, flebo, siringhe, buste di
plastica dalle quale fuoriuscivano liquami maleodoranti, cartelle
cliniche, lastre radiografiche e chissà quant’altre specie di rifiuti
delle sale operatorie e dei reparti di radiodiagnostica delle USL del
Nord Italia venivano, chissà da quanto tempo, scaricate nelle cave di
tufo dismesse alle porte di Lentini. Un nostro amico, all’epoca dei
fatti reporter e corrispondente di alcune testate giornalistiche, ci ha
raccontato: <<Intervenni sui luoghi del rinvenimento pressoché
immediatamente (i CC erano giunti da pochissimo. C’erano due grossi
containers, il rimorchio di un TIR e, poco distante, la motrice del TIR.
Il M.llo Frangipane, all’epoca comandante della Stazione dei CC di
Lentini si accorse subito della pericolosità del carico contenuto in
quei cassoni ed avvertì, se mal non ricordo, l’Ufficio Igiene
dell’Università di Catania. Giunsero sul posto alcuni tecnici che
rilevarono, con i contatori “geiger”, la presenza di un alto tasso di
radioattività sia in prossimità dei contenitori, sia in tutta l’area
della discarica. Scattai numerose fotografie e riuscì anche a riprendere
il contatore “geiger” che misurava la radioattività. Ricordo che ai
piedi della discarica vi era una porcilaia dove un considerevole numero
di suini pasturava fra i rifiuti (ne ho visto uno che ingurgitava una
matassa di tubicini di plastica). In quei pressi notai anche alcune
carcasse di suini. Intervenne anche l’Ufficiale Sanitario del Comune di
Lentini, il Dr. Luigi Briganti che, assieme ai tecnici dell’Ufficio
Igiene e ad un tale Prof. Sciacca di Catania, constatò la presenza di
radiottività segnalata dai contatori “geiger” sia nei pressi dei
contenitori dei rifiuti, sia nell’area della discarica. Il giorno del
loro rinvenimento i contenitori non furono ispezionati se non
dall’esterno. Il giorno successivo ricordo che intervennero altri
Tecnici (forse dell’ENEA?) i quali provvidero a rilievi analoghi a
quelli effettuati il giorno prima dai tecnici dell’Ufficio Igiene: i
loro contatori, però, non rilevarono alcuna traccia di radioattività. La
notizia destò stupore soprattutto fra quei soggetti, me compreso, che il
giorno prima avevano preso atto che altri contatori “geiger” segnalavano
la presenza di forte radioattività. Successivamente i contenitori furono
svuotati del loro carico ed i lavori andarono avanti per alcuni giorni
anche di notte. Riuscì a scattare alcune foto ed a ritrarre diversi
uomini in tuta bianca e mascherina che ispezionavano, scatola per
scatola, il contenuto del TIR e dei due containers. L’odore era acre e
nauseabondo. Pacchi di colore bianco e giallo ricolmi di viscere umane,
di flebo (ricollegai alle flebo quella matassa di tubi di plastica che
il giorno prima avevo visto essere il pasto di uno dei grossi suini che
pasturavano nella discarica), di lastre radiografiche. Moltissimi pacchi
recavano la scritta “Rifiuti ospedalieri trattati”, altri “Halipac –
Rifiuti speciali”, altri erano anonimi. Notai, senza essere visto, che
gli operatori indossavano costantemente tuta bianca, guanti e stivali e
che essi, prima dell’avvicendamento con altri operatori, sostavano su
un’area di “decontaminazione” per essere irrorati da altri colleghi con
una sostanza spruzzata con delle pompe. I lavori durarono parecchi
giorni e potei seguire il loro svolgimento per la circostanza che
parecchi degli operatori alloggiavano a Lentini nell’albergo, a quell’epoca,
gestito da mio padre. Con alcuni di loro mi intrattenni più volte a
parlare delle discariche abusive scoperte. Mi dissero che il loro era un
lavoro altamente rischioso per il pericolo di venire contaminati da
sostanze radioattive sicuramente contenute in quei pacchi. Vi consegno,
per quanto potrà esservi utile, le fotografie da me scattate in quel
periodo.>> Fra le fotografie che ci ha consegnato il nostro amico ce ne
sono due che potrebbero assumere una interessante valenza ai fini
investigativi perché corroborano un elemento, messo a nostra
disposizione da un “anonimo” simpatizzante della nostra Associazione,
costituito da una ricevuta bancaria della CCRVE che documenta un
accredito di £.57.325.665 effettuato in data 4.3.1988 sul conto corrente
n.0038806/20 intestato a MOTTA Alfio via IX Traversa n.11 BELPASSO:
dette foto ritraggono un soggetto che indossa una canottiera blu con il
logo “MOTTA SERVIZI N.U.”. Il rinvenimento di quella contabile bancaria,
per come ci riferisce l’anonimo nella lettera allegata, fra i rifiuti
della discarica alcuni giorni dopo la scoperta del carico di rifiuti
ospedalieri, potrebbe significare qualcosa? Se le discariche “scoperte”
erano, per come riteniamo effettivamente che fossero, “abusive” che
significato assume la presenza su quei luoghi di soggetti appartenenti
ad una ditta che si occupa, o si occupava, di servizi di N.U. che ha
avuto la dabbenaggine di disfarsi di un documento contabile di sicura
rilevanza proprio in una discarica abusiva in territorio di Lentini?
Supposizioni fantasiose da “Sherlock Holmes della domenica” o concreti
punti di partenza per una seria indagine da parte della Magistratura?
Una cosa è certa: i rifiuti ospedalieri di grosse USL del Nord Italia
sono stati rinvenuti nel nostro territorio in diverse discariche
abusive. E’ proprio l’abusività delle discariche che ci fa pensare ad un
commercio losco, inquietantemente illecito, che – a quanto pare – ha
comportato (e comporta?) guadagni rilevantissimi. Cosa ne è stato delle
diverse centinaia di tonnellate di quei rifiuti accumulati nelle
discariche abusive installate nel nostro territorio chissà da quanto
tempo prima della loro scoperta? Si è mai provveduto alla bonifica dei
luoghi? Si è mai saputo se la USL 67, la USL 25 o la Regione Veneto
fossero consapevoli che i loro rifiuti speciali ospedalieri venivano
depositati a Lentini, in Sicilia? Quale era il tragitto che tali rifiuti
facevano per giungere a Lentini? Siamo in grado di riferire un’altra
informazione per tentare di risolvere quest’ultimo interrogativo. Il
nostro amico reporter ci ha |