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LENTINI |
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Saracinesca
abbassata…..
di Gugliemo Tocco |
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Un grazie e tanti auguri a Luigi Lo Re
di
Guglielmo Tocco
Lentini - Da qualche giorno in via Garibaldi c’è un
negozio in meno. Lo studio fotografico di Luigi Lo Re
.
Per molti è successo “solo” questo. Un negozio (io continuo a
chiamarlo così, ma sbaglio: da noi il negozio di un fotografo è
uno “studio”) che ha cessato l’attività. Fisiologico. Ma per
tanti, tantissimi altri, quello che non c’è più era un luogo
importante: luogo di incontro, di appuntamenti, di ricordi. Per
tanti dire “vediamoci da Lo Re” era come dire “vediamoci alla
villa” o “vediamoci a tale bar”. E non da qualche anno, ma da
quarantacinque anni a questa parte. Un’istituzione, come si
dice. Agli inizi fu “Lorelan”, dove la Lan stava per Lanteri, il
noto Franco, anche lui apprezzato ed amato da tutti i lentinesi.
In quegli anni le macchine fotografiche non erano molto diffuse,
così i due giovani fotografi (entrambi cresciuti alla scuola del
mitico Orazio Cimino) venivano chiamati ad immortalare tutti i
momenti pubblici e privati di una certa importanza. Anche molti
giornalisti si rivolgevano a loro. Mi viene in mente una loro
splendida fotografia degli scontri tra polizia e braccianti nel
famoso sciopero del dicembre 1966, pubblicata sulla prima pagina
del Corriere di Sicilia a corredo di un magistrale articolo di
Carlo Lo Presti. Già da allora lo studio era punto di incontro
dei giovani più in vista di Lentini. Da osservatore, più che da
frequentatore, mi ricordo di alcuni personaggi che colpivano la
fantasia di noi più giovani: Pippo ed Elio Cardillo, il cantante
Nuccio Vilona, in arte Tony Vilon, l’irresistibile Pippo Saccà
(chissà dove si trova). Quando i due amici si separarono e lo
studio di fronte alla villa Gorgia rimase al solo Lo Re,
l’aspetto - diciamo così – sociale del negozio si accentuò. Il
carattere dolce, il perenne sorriso, l’inimitabile e bonaria
ironia di Luigi per oltre tre decenni ha attratto molti
appassionati di fotografia (dal prof. Emilio Mirisola all’ing.
Franco Vacanti, al prof. Mario Cormaci) ma anche molti politici
di sinistra (Luigi Boggio, Armando Anzaldo, Pippo Moncada, Santo
Ragazzi, Ferdinando Leonzio, …) e personaggi un po’ strani.
Credo che non ci sia lentinese che non abbia notato, almeno una
volta, davanti al negozio, ora un gruppo ora un altro di persone
intente a discutere animatamente di problemi, idee, soluzioni,
speranze e delusioni riguardanti la città. Tra le tante, una
presenza quasi fissa, quella di Enzo Ferraro, e con lui sempre
qualcuno della sua compagnia (Cavalieri, Polopoli ecc.). Luigi
Lo Re ha “chiuso bottega” mentre è ancora in splendida forma. E
gli auguriamo ottima vita anche da pensionato. Ma mentre lui
conserva il suo sorriso sornione, quella saracinesca abbassata
genera un po’ di tristezza e molta nostalgia. Ma c’è ancora
qualcosa da dire: situazioni di questo tipo non nascono per
caso. Nascono quando da parte del padrone di casa c’è
disponibilità, socialità, vocazione ai rapporti umani. Ma,
soprattutto, quando questi ha la consapevolezza che mettere un
“posto” a disposizione, direi, della città è un modo molto
efficace di aggiungere qualcosa alla propria comunità. Credo sia
sempre così. Che sia stato così per Luigi Lo Re ne sono più che
certo. C’è un modo per dirgli grazie. Nel giro di un paio di
settimane organizzeremo un incontro pubblico in un locale da
definire (quanto ci manchi, Antico Lavatoio!) durante il quale
consegneremo a Luigi una pergamena con le firme di tutti i
presenti. Sarà anche una bellissima occasione per raccontare
coralmente quarant’anni di storia lentinese così com’è stata
vista da quel particolare punto d’osservazione. Chi vuole
aderire, può farlo attraverso il giornale o il sito in cui legge
queste righe. Guglielmo Tocco

Fondazione
Pisano diventa
"onlus..."
rispetto "volere
testamentario"
di Guglielmo Tocco
Il Consiglio Comunale di Lentini si è
per deliberare, tra l’altro, anche lo statuto e poi il nuovo
Consiglio di Amministrazione della Fondazione Pisano. Non so chi
sarà chiamato a farne parte. Speriamo vada tutto bene e che
presto la Fondazione riprenda la sua attività. Da cittadino lentinese, però, spererei che i nuovi amministratori facessero
“qualcosina” di più per fare conoscere, ricordare e onorare la
persona che lasciò tutti i suoi beni al Comune di Lentini perché
le rendite di tali beni fossero destinate a borse di studio per
gli studenti bisognosi e meritevoli della Città. Penso ad un
librettino, ad un documentario, all’intestazione di una via
cittadina o di una scuola, all’erezione di una statua o ad una
targa in marmo nell’androne del Comune. I confronti sono sempre
incongrui, irrispettosi, crudeli, ma, credete che l’ing.
Vincenzo Pisano abbia fatto per questa Città molto meno di un
rispettabilissimo preside a cui è intestata una scuola cittadina
o di un giovane caduto in Iraq, o di uno studioso di statistica
a cui è intestata una via? Non ho nulla da opinare sulle scelte
che ho citato e su tante altre che non cito, ma mi chiedo perché
non considerare l’ing. Vincenzo Pisano degno della stessa
attenzione. Tra l’altro, onorando lui come merita,
automaticamente si onorerebbe il gesto: quello di donare
qualcosa alla propria Città. E questo, teoricamente, potrebbe
rappresentare motivo di emulazione da parte di altri. Non posso
pensare e non penso affatto che il problema sia proprio questo:
che la cultura del “dare” alla propria città strida troppo e,
quindi, evidenzi oltre il desiderato la cultura del “prendere”
dalla città molto in voga di questi tempi. L’ing. Vincenzo
Pisano nacque a Lentini nel 1876. Emigrò a 16 anni, dopo
un’infanzia durissima. Per mantenersi agli studi fece
innumerevoli disparati mestieri. Si laureò in ingegneria
ferroviaria ed iniziò la sua carriera come funzionario del
Ministero dei Trasporti. Gradino dopo gradino diventò capo del
dipartimento dei trasporti e Direttore Generale dei Trasporti.
Nel 1968, a 92 anni e pochi mesi prima di morire, redasse a
Nervi il testamento che tra l’altro diceva: “… lascio il
patrimonio e la rendita del mio patrimonio, costituito dagli
immobili di via Capoluogo, n. 32, 34, 36 con relativi terreni,
per erogazione di borse di studio a studenti meritevoli e
bisognosi delle classi superiori.”
GUGLIELMO TOCCO
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