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SICILIA |
Aiuti
regionali
per calamità
in
agricoltura
Palermo
- La giunta regionale, su proposta dell’assessore all’Agricoltura,
Giovanni La Via, ha
approvato la delibera che dichiara la grave crisi del settore agrumicolo
in Sicilia a seguito di diverse calamità naturali negli anni 2007/2008,
verificatesi in alcuni comuni delle province di Palermo, Catania,
Messina e Siracusa. “La delibera - spiega l’assessore La Via - sarà ora
inoltrata al ministero per le Politiche agricole e forestali in modo
tale da poter far sospendere le sanzioni previste, dai regolamenti
comunitari, a carico dei produttori che, per cause di forza maggiore,
non sono riusciti a rispettare i contratti di fornitura di agrumi con le
imprese di trasformazione”. Secondo la stima degli uffici
dell’assessorato il danno per gli agricoltori, nella campagna 2007/2008
è stato superiore al 40%. In particolare, gli eventi naturali che hanno
causato danni alle produzioni riguardano i venti sciroccali in
provincia di Siracusa (Buccheri, Buscemi, Carlentini, Cassaro, Ferla,
Francofonte, Lentini, Palazzolo Acreide), dal 23 al 26 giugno 2007,
limitatamente alle produzioni agrumicole. Ed ancora le alte
temperature che dal 22 al 27 giugno 2007 hanno coinvolto la
provincia di Catania (Aci Bonaccorsi, Aci Castello, Aci Catena,
Aci Sant’Antonio, Acireale, Adrano, Belpasso, Biancavilla, Bronte,
Calatabiano, Caltagirone, Castel di Judica, Catania, Fiumefreddo di
Sicilia, Giarre, Grammichele, Gravina di Catania, Licodia Eubea, Mascali,
Mascalucia, Mazzarrone, Militello Val di Catania, Mineo, Mirabella
Imbaccari, Misterbianco, Motta Sant’Anastasia, Palagonia, Paternò,
Piedimonte, Ramacca, Randazzo, Riposto, San Giovanni La Punta, San
Gregorio di Catania, San Michele di Ganzaria, San Pietro Clarenza,
Sant’Agata Li Battiati, Santa Maria di Licodia, Santa Venerina, Scordia,
Trecastagni, Tremestieri Etneo, Valverde, Viagrande, Vizzini, Zafferana
Etnea), per le produzioni agrumicole.che hanno colpito: la provincia di
Messina, dal 19 giugno al 30 agosto 2007, limitatamente alla
produzione di limoni; la provincia di Palermo (Altavilla Milicia,
Bagheria, Campofelice di Roccella, Casteldaccia, Collesano, Ficarazzi,
Lascari, Marineo, Misilmeri, Palermo, Santa Flavia, Termini Imerese,
Trabia, Villabate, Villafrati), dal 18 al 27 giugno 2007, solo per la
produzione di mandarini. E poi le piogge alluvionali: del 2 e
3 novembre 2007, in provincia di
Siracusa (Avola e Noto) per le colture agrumicole; del 25 ottobre
2007, in provincia di Messina
(Alì, Alì Terme, Fiumedinisi, Furci Siculo, Itala, Mandanici, Nizza di
Sicilia, Pagliara, Roccalumera, Scaletta Zanclea), per le colture
agrumicole. E ancora le gelate: dal 16 al 19 febbraio 2008 in
provincia di Catania (Adrano, Belpasso, Biancavilla, Bronte,
Caltagirone, Castel di Judica, Catania, Grammichele, Licodia Eubea,
Mazzarrone, Militello Val di Catania, Mineo, Mirabella Imbaccari,
Misterbianco, Motta Sant’Anastasia, Palagonia, Paternò, Ramacca,
Randazzo, San Michele di Ganzaria, Santa Maria di Licodia, Scordia), per
le colture agrumicole, dal 17 al 19 febbraio 2008,
in provincia di Siracusa (Francofone, Lentini e Carlentini),
per le colture agrumicole.
3milioni
€
da Regione
a Consorzio Catania
per reti irrigue
PALERMO – Per reti irrigue 3 milioni € sono stati finanziati dalla
Regione al Conzorzio di Catania: 3 i lavori. Si tratta di somme che
serviranno per la ricostruzione delle centrali di sollevamento a
servizio delle reti irrigue "Cavazzini II Area Due e Tre" a Ramacca
(876mila euro); ricostruzione del nuovo impianto elettrico della
centrale di sollevamento a servizio della rete irrigua Gerbini III
sempre a Ramacca (949mila e 600 euro); costruzione dell'adduttore
irriguo Gerbini - Magazzinazzo e completamento del sistema di
impermeabilizzazione della vasca di compenso da 144.000 metri cubi a
Paternò (1,195 milioni). Tutto si inquadra nel via libera ad un piano di
finanziamenti per le reti irrigue siciliane. L’assessore regionale
all’Agricoltura, Giovanni La Via, ha firmato il provvedimento che destina 9,2 milioni di
euro, di risorse comunitarie e nazionali, a 13 interventi di
manutenzione sparsi in tutta l’Isola, Sei i Consorzi di bonifica
coinvolti (Agrigento, Caltagirone, Catania, Messina, Palermo e Siracusa)
più l’Agenzia regionale per i rifiuti e le acque. “Si tratta di piccoli
interventi - spiega La Via - ma essenziali per il completamento delle
reti irrigue e quindi fondamentali per gli agricoltori siciliani.
Abbiamo deciso di non procedere al finanziamento di nuove opere, ma di
sistemare quelle già esistenti, per evitare perdite di acque e quindi
migliorare il servizio di irrigazione”. “Gli interventi finanziati -
afferma il dirigente generale del Dipartimento Interventi
Infrastrutturali dell’assessorato, Dario Cartabellotta - sono già tutti
dotati di progettazione esecutiva e quindi entro la fine dell’anno si
potrà procedere con le gare d’appalto che verranno esperite direttamente
dai Consorzi e dall’Agenzia per i rifiuti e le acque.” Quattro i
progetti finanziati al Consorzio di Agrigento: adeguamento della
rete di distribuzione del "Distretto G" a Bivona (315mila euro);
adeguamento della rete di distribuzione dei subc-omprensori "Arancio" a
Sambuca di Sicilia e "Basso Belice" a Castelvetrano, in provincia di
Trapani (325 mila euro); adeguamento dei sistemi di misura e controllo
nel comprensorio "Garcia-Arancio-Castello" a Sambuca di Sicilia, Menfi,
Ribera e Castelvetrano (320mila euro); rifacimento di alcuni tronchi
degli adduttori e ammodernamento dei sistemi di misura a servizio della
rete di distribuzione "Piana Magone" a Ribera (310mila euro). Due gli
interventi al Consorzio di Caltagirone, in provincia di Catania:
ammodernamento della centrale di sollevamento - V lotto - a Caltagirone,
Grammichele e Mineo (850mila euro); maanutenzione straordinaria della
centrale di sollevamento - IV lotto – a Palagonia, Grammichele, e Mineo
(650mila euro). Al Consorzio di Messina finanziata la
manutenzione straordinaria e il completamento della rete irrigua
dell'impianto “S. Paolo” a Francavilla di Sicilia (270mila euro). Al
Consorzio di Palermo si procederà al miglioramento dell'efficienza
della rete irrigua del comprensorio irriguo Jato - "I Lotto sollevato" -
nei comuni di Partinico, Balestrate, Borgetto e Trappeto (975mila euro).
A Siracusa l’intervento riguarderà il ripristino degli impianti
di sollevamento della centrale "Mezzabotte"(1,282 milioni). Ultimo
progetto quello dell’Agenzia per i rifiuti e le acque con il quale
avverrà la manutenzione straordinaria, con lavori urgenti di
consolidamento della vasca di Pizzi della Croce a Ribera (900mila euro).
Regione: Piano
assetto
idrogeologico del Simeto
PALERMO
- La giunta regionale siciliana, presieduta
da Raffaele Lombardo, ha approvato ieri il Piano stralcio per l'assetto
idrogeologico del fiume Simeto. L'obiettivo è quello di aggiornare solo
la parte del Piano che riguarda Pantano d'Arci, territorio in cui è
localizzata l'area di sviluppo industriale di Catania. Il piano
stralcio è una disposizione transitoria, in attesa che, nei prossimi
mesi, gli uffici dell'assessorato regionale al Territorio e Ambiente
procedano alla revisione dell'intero Piano per l'assetto idrogeologico
del bacino del Simeto che, per la cronaca, è stato approvato nel
settembre del 2006. “Con questo provvedimento - sottolinea l'assessore
regionale al Territorio e Ambiente, Pippo Corbello - il governo della
Regione viene incontro alle esigenze manifestate dal mondo
dell'imprenditoria catanese. Si tratta di una scelta delicata che
abbiamo adottato con il supporto dell'università di Catania e dei
tecnici che operano negli uffici dell'assessorato al Territorio”.
All'aggiornamento del Piano di bacino del Simeto si è arrivati grazie
anche alla disponibilità di ulteriori dati idropluviometrici e
all'aggiornamento dei dati morfometrici dei corsi d'acqua presenti nel
territorio. A ciò si sono aggiunte le continue segnalazioni circa la
particolare situazione in cui è venuta a trovarsi l'area di sviluppo
industriale di Catania dopo la pubblicazione del Piano di assetto
idrogeologico del Simeto. Tale classificazione, ritenuta necessaria alla
luce delle valutazioni idrogeologiche e idrauliche effettuate, ha
determinato l'impossibilità di utilizzare i terreni che ricadono
nell'area di Pantano d'Arci. “La consapevolezza delle notevoli
limitazioni nello sviluppo delle attività industriali esistenti nella
zona di Pantano d'Arci, con i conseguenti danni economici indotti - si
legge nella relazione tecnica che accompagna il provvedimento approvato
dalla giunta - ha pertanto suggerito ai tecnici dell'assessorato al
Territorio e Ambiente di procedere ad un parziale aggiornamento del
Piano di assetto idrogeologico del Simeto”. Il provvedimento adottato
ieri dalla giunta si avvale di uno studio effettuato dal dipartimento di
Ingegneria civile e ambientale dell'Università di Catania. Si tratta di
un'analisi sulla pericolosità idraulica, con riferimento a possibili
esondazioni che potrebbero verificarsi nella zona di Pantano d'Arci. Lo
studio, eseguito dall'Università di Catania, è stato commissionato dal
Consorzio per l'area di sviluppo industriale (Asi) della città etnea. Lo
studio giunge alla conclusione che, nella situazione attuale, l'intero
tratto del Simeto tra la confluenza del fiume Dittaino e la foce non è
interessato da gravi esondazioni. Lo stesso studio precisa, inoltre, che
“i volumi di esondazione dei fiumi Dittaino e Gornalunga, espandendosi
in destra idraulica del Simeto, non possono naturalmente interessare il
territorio dell'area industriale”. Il lavoro si sofferma pure sull'esondazione
che potrebbe verificarsi sul Simeto, in contrada Maniace: evento,
questo, si legge sempre nella relazione, che potrebbe “interessare
l'area industriale in modo smorzato, senza generare pericoli”. Nella
relazione si sottolinea che la revisione del Piano stralcio del Simeto
richiederà un notevole impiego di tempo e di personale. Tempi tecnici
“non compatibili con le necessità dell'area di sviluppo industriale,
attualmente penalizzata dal vincolo imposto dal Piano di assetto
idrogeologico del Simeto”. Da qui l'esigenza di una riperimetrazione
transitoria che anticipi la revisione del Piano stralcio di bacino. “In
considerazione delle forti ricadute economiche che il vincolo imposto ha
avuto ed ha tuttora sullo sviluppo delle attività industriali presenti
nell'area di Pantano d'Arci - si legge sempre nella relazione che
accompagna il provvedimento approvato dalla giunta - l'assessorato al
Territorio e Ambiente, in via del tutto transitoria, ritiene opportuno
riperimetrare la pericolosità attualmente prevista nell'area, nelle more
della revisione del Piano stralcio di bacino per l'assetto idrogeologico
del Simeto”. Non mancano le prescrizioni. “Nell'area di Pantano d'Arci -
si legge sempre nella relazione di accompagnamento alla delibera varata
dalla giunta - esistono problemi di alluvionamento dovuti principalmente
all'insufficienza idraulica dell'esistente rete di drenaggio la cui
manutenzione non viene effettuata nei tempi e nei modi necessari”. Da
qui l'invito dell'assessorato al Territorio e Ambiente, rivolto ai
“soggetti preposti” (Genio civile, Comune, Consorzio Asi, ecc), ad
effettuare “la manutenzione ordinaria e straordinaria di tutti i canali
di drenaggio esistenti nell'area di Pantano d'Arci”. Idem per “gli
interventi, strutturali e no” che si renderanno necessari”, compresi
quelli di “messa in sicurezza” per mitigare “i livelli di rischio
atteso” e di “pericolosità esistenti”.
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