I miti e la
stagione poetica-letteraria
di
Santi Martorino
Santi
Martorino, scrittore e giornalista, di Floridia (SR), dove vive
ed opera, presenta in un CD dal titolo “Alcantara”, uno
spaccato di tutta la sua produzione lirica – narrativa sulla
sua terra, la Sicilia. Raccogliamo con interesse le sue
liriche, i romanzi, le novelle, le tragedie e le commedie
sull’onda degli scrittori più in voga, partendo con modulazioni
differenti, tra cui Borges, Pound, Verga, Pirandello Eduardo,
Ibsen e Sciascia per scoprire il nesso tra uomo e poesia e tra
uomo e scrittura, dove coralità è canto dell’etnos e scripto è
radici e memoria ed insieme costituiscono antropologia e
frammento di mito. Poesia che ci memorano quel che secondo
Martorino siamo, chiunque, possa essere. Molto eloquenti, per
cogliere il suo punto di vista sulla condizione umana da storia
dolorosa: destinati a morire/sotto gli occhi di chi
nasce/sospinti da un Dio sconosciuto/ad un passaggio doloroso e
vano/sul palcoscenico oscuro del mondo. E’ ampia la gamma delle
modulazioni: nostalgia, stupefazioni, pathos, di colpo cedono il
passo all’uomorismo /. Rido dell’arte e rido anche dell’uomo/dei
canti, dei versi, dei tempi e delle torri/. “I giorni
dell’allegria” e “Il paese delle nenie” sono i due romanzi
contenute nella raccolta. Nel primo è narrata la storia di un
uomo che percorre tutte le strade dell’esistenza, ritrovando
infine l’amore per la propria natura. L’allegria l’abbiamo
cercata con la fanciullezza, anche se spesso il destino è
fatalità. Tutto torna al gioco, al gioco primitivo che nasce
spontaneo, come a “nascondino” dal quale inizia la genuina
tradizione dell’allegria che precede la propria gioventù e la
vera passione per l’impegno civile. Cosa sono invece le nenie?
Esse sono il favoleggiare intorno alla morte attraverso una
retrospettiva che lo porta a viaggiare sulla concezione della
morte pre-cristiana e cristiana. Il filo rosso di tale romanzo
apre alla prospettiva che la vita va narrata insieme alla morte
atavica dei propri avi che con le nenie rivivono nella memoria
collettiva. Le vicende narrate nelle novelle da Martorino –
sono personaggi che le popolano in modo sapiente e incarnano
l’eterna lotta tra le forze del bene in una società segnata da
profonde disuguaglianze e drammatiche lacerazioni. A conferma
della sua vocazione di scrittore, mito e poesia insieme nascono.
Il termine greco mythos, significa parola. I miti, ai quali la
psicanalisi tanto deve all’analisi dei processi mentali-
inconsci come personificazioni di stati, anche dicotomici, del
vivere, sono senza tempo. I miti riemergono dagli strati più
profondi della nostra psiche ed irrompono nella nostra
smemoratezza quotidiana, ricordandoci, che nonostante la nostra
scienza, diversi non siamo, né mai saremo, dell’uomo del tempo
primordiale.
Santi Martorino
I fatti che
avvennero durante il periodo preistorico e cioè in tempi assai
remoti non si conoscono Rimangono copiosi resti appartenenti al
Neolitico, che dimostrano l'importante ruolo avuto in tale
periodo dalla Sicilia per la sua posizione al centro del
Mediterraneo. Note sono il diversificarsi degli aspetti
culturali delle Eolie e della Sicilia nord-orientale, della
Sicilia sud-orientale e di quella occidentale. Tra queste
importante sono importanti le influenze della facies
nella zona della Conca d'Oro, delle facies eoliana e di
quelle di Castelluccio, i villaggi evoluti del periodo di
Thapsos e, nel Bronzo tardo, l'imponente "megaron" di Pantalica.
Omero nell’Odissea (libro IX) fa approdare Ulisse nell'isola
delle capre (Aegades) e la sua descrizione dell’isola riesce
somigliante. Con l'Età del Ferro si ha sviluppo dell'isola
verso forme di organizzazione socio-politica interrotto dalla
fondazione di colonie greche nella parte orientale e fenicie in
quella occidentale. Abitata anticamente da Siculi, Sicani ed
Elimi (nelle zone orientale, occidentale e nord - occididentale),
la Sicilia si aprì presto a insediamenti di coloni fenici e,
più tardi, anche greci. I Sicani provenienti dalla penisola
iberica(vennero a contatto con i lestrigoni una popolazione
vicina ai Ciclopi), presero il nome di Sicani, dall’illustre
ed eroico capo che li guidò che si chiamava Sicano.
Secondo quanto
riferisce
lo storico Tucidide,
i Sicani
abitavano nella Sicilia centrale e sud-occidentale, mentre i
Siculi e gli Elimi
nella
parte orientale, ma vi è presenza di quest’ultimi anche nella
parte occidentale dell’isola... Nella zona nord-occidentale
dell’isola si erano attestati i cartaginesi.
Quando i Siculi, dalla penisola passarono in Sicilia,
spinsero i Sicani, che avevano già contatti con gli Elimi,
(provenienti dalla Turchia), e costituivano inizialmente un
unico gruppo, verso i corsi del Salso e del Platani. La
presenza del Sicani è certa nell’area gelese, dell'agrigentino e
nella parte occidentale dell'isola. Il tiranno di Agrigento
Falaride riuscì a sottomettere il loro primo re Cocalo). Essi
vennero in Sicilia verso il 1200 a.C. e cambiarono la
denominazione di Trinacria in Sicania e divenuta Sicilia con i
Siculi provenienti dalla valle del Tevere. La Sicilia venne poi
occupata dai corsari di Cuma., ma furono i primi Greci che
posero piede nell'isola e ne impedirono la venuta di altri
popoli, chiamando secelioti quelli esistenti. I Fenici,
soprattutto cartaginesi, fondarono città che Panormo, Solunto e
Mozia che permise una stretta alleanza tra i cartaginesi e gli
indigeni Elimi, i cui centri erano invece Segesta, Erice ed
Entella. Le colonie greche non costituirono mai un'unità
politica e anzi furono spesso in guerra tra loro. Esse divennero
però molto prospere e stabilirono intense relazioni con le
città dell'Italia meridionale., con Cartagine e Roma. La
struttura sociale favoriva la classe dei proprietari terrieri,
discendenti degli antichi colonizzatori, a danno del
proletariato, composto invece dai gruppi indigeni e dagli
immigrati recenti. Ci furono lunghe lotte intestine risolte con
l'avvento di regimi tirannici, quali quello di Panezio a Lentini
, di Falaride ad Agrigento, e di Ippocrate a Gela, che costituì
un forte Stato . Gelone, presa Siracusa riuscì anche a bloccare
a Imera il predominio dell’isola da parte dei Cartaginesi.
Gerone, suo fratello e successore fece ancora di più, sconfisse
gli Etruschi nelle acque di Cuma ed estese poi la sua influenza
anche sul mondo greco dell'Italia meridionale.. Questo
espansionismo di Siracusa fu fermato da un moto insurrezionale
dei Siculi guidato da Ducezio (l’epoca dei tiranni era
tramontata e la democrazia si affermava sull’esempio di Atene.
E’ in questo clima socio-politico che Ducezio, di Mineo, il più
grande condottiero dei Siculi, concepisce il suo disegno di
respingere l’invasione greca e di costruire lo Stato dei Siculi,
indipendente e sovrano) e, più tardi dalla famosa spedizione di
Sicilia promossa da Atene che vedeva minacciati i suoi commerci
con gli Etruschi. L'impresa si risolse per Atene con un
disastro, ma Siracusa ne uscì indebolita. Ne approfittò
Cartagine che riprese i tentativi di penetrazione in Sicilia
predando città fiorenti come Selinunte, Imera, Agrigento, Gela
che vennero in parte distrutte. L'avvento del tiranno Dionigi a
Siracusa valse però a salvare l'ellenismo della Sicilia dai
cartaginesi. dopo una lotta durata, con varie vicende.. Dopo i
cartaginesi cui si erano alleati i siracusani per difendersi dal
predominio di Roma, la Sicilia divenne provinciali Roma che
estese il suo dominio su tutta l'isola. Si ribellarono masse di
schiavi che furono a stento domate, ma successivamente anche i
Siciliani ottennero la cittadinanza romana al pari di tutti gli
abitanti dell'Impero romano. La decadenza dell'Occidente romano
colpì a fondo l'isola e la espose a una serie di rovinose
incursioni e all'occupazione, dapprima parziale, poi totale da
parte dei Vandali stanziati in Africa divenuti una grande
potenza marinara. Alla dominazione vandalica, duramente
vessatoria succedette la dominazione degli Ostrogoti. L'età ostrogotica riportò nell'isola una relativa tranquillità e la
Sicilia riassunse il suo antico ruolo di grande riserva di
grano. Dalla Sicilia ebbe inizio la riconquista imperiale
dell'Italia promossa dai Bizantini che già aveva abbattuto il
regno dei Vandali in Africa. L'isola divenne un valido baluardo
militare governata per più di tre secoli dal dominio bizantino.
Questa seconda ellenizzazione della Sicilia si fa risalire al
progetto di fare dell'isola il centro dell'impero, col breve
trasferimento della capitale da Costantinopoli a Siracusa. I
Siciliani reagirono a più riprese sostenendo vari tentativi di
governatori bizantini di sottrarsi al potere imperiale, che
provocò, l'intervento degli Arabi e la loro occupazione. Già
apparsi più volte come corsari, gli Arabi intrapresero
l'invasione della Sicilia, dando all'impresa carattere di guerra
santa. Aspramente contrastati, ne vennero a capo agli inizi del
sec. X. La colonizzazione di (Val di Mazara) (Val di Noto) e
(Val Demone), si stabilì con metodi e risultati diversi da luogo
a luogo e gravò in misura diversa sugli isolani. Non mancarono,
rivolte che non appoggiate da adeguati interventi bizantini,
furono represse. Gli Arabi diedero impulso all’isola che divenne
un centro d'irradiazione della civiltà intellettuale e artistica
islamica. A indebolirla e farla crollare furono i
Normanni(venuti dal Nord) già affermati nell'Italia meridionale
sorretti nella loro iniziativa antimusulmana e dallo spirito
della riforma e avviata all'apogeo gregoriano. L'intervento
normanno era condotto sia contro gli Arabi che contro i
Bizantini. I Normanni introdussero in Sicilia il regime
feudale Con la caduta dei Normanni subentrano gli Svevi che
riuscirono a domare una ribellione di Arabi e portarono a
compimento l'ordinamento assolutistico, centralizzato e
burocratico del regno instaurato dai re normanni . La catastrofe
degli Svevi commosse i Siciliani e provocò anche una
sollevazione antifrancese (gli angioini). In questo quadro il 31
marzo 1282 scoppiò l'insurrezione dei Vespri in tutta l'isola e
venne adottata la bandiera giallo-rossa, con al centro la
Trinacria e che diverrà il vessillo di Sicilia La rivoluzione
del Vespro, fu possibile perchè vi furono alcuni uomini forti
che organizzarono la rivolta in segreto. L'esecuzione capitale
di Gualtiero di Caltagirone, il capo della cospirazione anti
aragonese, segna il trionfo degli Aragonesi e la fine delle
aspirazioni repubblicane. Il Vespro fu una spontanea
sollevazione popolare che sfuggì ai cospiratori, che anzi ne
furono travolti. Basti pensare che nessuno dei capi storici è
alla testa del popolo inferocito contro i francesi nella notte
del terrore. Gualtiero di Caltagirone invece non partecipò alla
congiura antiangioina, ma si opposte ai nuovi dominatori
dell'isola, agli Aragonesi, che si rivelarono inclini a
ricalcare le orme dei cacciati e deprecati angioini. Per
Gualtiero la guerra del Vespro si fermava ai confini dell'isola,
mentre per gli aragonesi la Sicilia era solo una prima tappa di
conquista dell'antico regno svevo. Questo cozzo di idee segna la
sua fine. Personaggio nobile e potente sotto il regno degli
angioini, si ribella per pura idealità di pace e benessere che
voleva conseguire per il popolo siciliano. Ma quando si accorse
che questi ideali venivano meno, anzi calpestati, anche dal
governo aragonese da lui auspicato e favorito, ecco che egli si
ribella pure ai nuovi dominatori, pagando con la morte la sua
ribellione. Quando le corone d'Aragona e di Sicilia,
tradizionalmente separate furono unite instaurò in Sicilia il
governo dei viceré. Per gli aragonesi l’Isola costituì una
valida base per la conquista del regno di Napoli degli Angioini
e ricomposero l'antica unità del Mezzogiorno insulare e
continentale d'Italia. Scaduta a vicereame la Sicilia reagì e
se alla lunga il dominio spagnolo fu causa di conseguenze
negative per l'aggravarsi delle condizioni interne della Spagna
con la Pace di Utrecht l’isola passò, temporaneamente ai Savoia,
per essere assegnata poi all'Austria e riunita al Napoletano.
Nel 1734, infine, sempre unita al Mezzogiorno, i Borboni di
Spagna ebbero il sopravvento e ricostituirono il regno delle
Due Sicilie. Di qui i moti separatisti e la sollevazione dei
siciliani che proclamarono la decadenza dei Borboni, offrendo la
la corona ai Savoia, sollevazione domata nel 1849. Si ebbe poi
l’arrivo di Garibaldi e la rapida liberazione dell'Isola, conclusasi col plebiscito del 21 ottobre 1860 e il passaggio
all'unione alla monarchia costituzionale del Regno d’Italia. Le
condizioni economiche e sociali dell'Isola furono all'origine di
gravi agitazioni i moti dei fasci siciliani repressi nel 1894
con lo stato d'assedio, e la conseguente emigrazione dei
contadini. Con la prima guerra mondiale le condizioni economiche
dell’Isola si aggravarono. Soltanto alla fine del secondo
conflitto e lo sbarco anglo-americano riprese la vita politica
dell'intero Paese; la Sicilia, scelse la via del separatismo. Il
fenomeno mafioso si espanse, come quello del brigantaggio anche
se quest’ultimo venne debellato. Il 15 maggio 1946 veniva
istituita la Regione e l'Isola era così inserita di fatto nella
vita del Paese e mentre il fenomeno separatista subiva una seria
battuta d'arresto e il problema della mafia si ramificava in
gran parte della penisola.
Santi Martorino
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