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Messina - Frattura  naso a  poliziotto: “Pippo Bibita” ai domiciliari. Futili i motivi non altrettante le conseguenze. L’aggressione ai danni di un sovrintendente di Polizia e del fratello da parte del noto,

Giuseppe Cambria  63enne, più conosciuto come “Pippo Bibita”. è stata perpetrata ieri intorno alle 21.50 in Piazza Lo Sardo. All’arrivo la Volante, prontamente allertata dal poliziotto intervenuto in soccorso del fratello, trovava quest’ultimo sanguinante perché poco prima colpito al volto con un casco. I tentativi di allontanamento dell’aggressore non sortivano l’effetto desiderato, ed infatti nonostante la presenza degli agenti di Polizia e la consapevolezza che una delle vittime fosse un pubblico ufficiale,  Cambria all’improvviso ha colpito con una violenta testata all’altezza del naso il sovrintendente, che riportava una frattura pluriframmentata guaribile in gg. 30. Il soggetto è stato bloccato dai poliziotti e  posto agli arresti domiciliari in attesa di giudizio.


Messina - DIA confisca beni 28mln € ad imprenditore vicino ai clan “Barcellonese” e “Santapaola”. Gli uomini della D.I.A. di Messina  e del Centro Operativo di Catania, a conclusione di una attività investigativa, culminata nella proposta di applicazione di misura di prevenzione personale e patrimoniale a firma del direttore della D.I.A., Nunzio Antonio FERLA, in piena sinergia con la Direzione Distrettuale Antimafia di Messina, sta procedendo alla confisca dell’intero patrimonio nella disponibilità di Salvatore SANTALUCIA di Roccella Valdemone (ME), noto imprenditore ritenuto, nell’ambito di diverse inchieste giudiziarie, trait d’union tra le organizzazioni criminali mafiose operanti nel territorio a cavallo tra le province di Messina e Catania, per il controllo delle attività imprenditoriali di movimento terra, produzione di conglomerato cementizio e produzione di energia da fonti rinnovabili. Il compendio mobiliare ed immobiliare sottoposto a confisca, comprensivo anche di una serie di imprese, era già stato oggetto di sequestro da parte della D.I.A. con tre distinti provvedimenti eseguiti tra il dicembre 2015 e il marzo 2016.  SANTALUCIA, noto negli ambienti criminali con l’alias “Turi Piu”, è implicato in varie operazioni di Polizia e dagli atti di indagine dei procedimenti nei quali è coinvolto risulta strettamente legato alle note famiglie mafiose “SANTAPAOLA” di Catania - per il tramite di esponenti di vertice del clan “Brunetto” attivo nel versante jonico della provincia etnea - ed a quella “BARCELLONESE”, come confermato dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Carmelo BISOGNANO.  SANTALUCIA, infatti, in merito alle attività criminali finalizzate all’illecito controllo degli appalti, è stato indicato quale “referente” per la zona di Roccella Valdemone. L’attività imprenditoriale di SANTALUCIA ha registrato, nel tempo, un’anomala crescita esponenziale, tanto da guadagnarsi, nel periodo 2003/2010, la partnership con la società EOLO COSTRUZIONI S.r.l., impresa del Gruppo NICASTRI - riconducibile a NICASTRI Vito di Alcamo - leader in Sicilia nella realizzazione delle opere civili dei parchi eolici. L’Autorità Giudiziaria a quest’ultimo, oggetto di investigazioni da parte della D.I.A. di Messina e Palermo perché considerato soggetto in strettissimi rapporti con il latitante Matteo MESSINA DENARO, ha confiscato un patrimonio economico per oltre 1,5 miliardi di euro. Il complesso di beni, nello specifico, ha interessato:   4 aziende, operanti nel settore dell’agricoltura, dell’allevamento, del movimento terra, della produzione di calcestruzzo e delle costruzioni edili;   326 terreni, ubicati nei comuni di Roccella Valdemone (ME), Gaggi (ME) e Castiglione di Sicilia (CT), per l’estensione complessiva di circa 220 ettari;   23 fabbricati;   26 veicoli e vari rapporti finanziari del valore complessivo pari a 28,5 milioni di euro.


Messina -  Congolese arrestato per favoreggiamento immigrazione clandestina. La Squadra Mobile ha eseguito l’Ordinanza di custodia cautelare in carcere di  Yoka BIENUENUE 32enne  nato in Congo. I poliziotti della Squadra Mobile di Messina hanno eseguito ieri, in collaborazione con i agenti del Commissariato di P.S. di Caltagirone, hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Tribunale del Riesame di Messina, nei confronti di Yoka BIENUENUE, ritenuto responsabile di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.  Il soggetto, il 16 novembre scorso, a seguito dello sbarco presso l’area portuale di Messina, della nave “PHOENIX” con a bordo 339 migranti di varie nazionalità soccorsi in mare, ed al termine delle indagini espletate dagli investigatori della Squadra Mobile, era stato sottoposto a fermo di P.G. per avere effettuato, in concorso con altri ed in violazione delle disposizioni in materia di immigrazione, il trasporto di 22 stranieri nel territorio dello Stato italiano ponendosi al comando di un’imbarcazione non idonea a contenere  un tale numero di passeggeri in condizioni di sicurezza.


MessinaMarito violento ai domiciliari in altra abitazione. La vittima ha vissuto un inferno tra le mura domestiche. La polizia ha arrestato marito violento. Il matrimonio è durato 22 anni durante i quali la donna  ha subito ogni tipo di sopruso, sino a quando ha deciso di denunciare e chiedere aiuto alla Polizia. Le indagini portate avanti dai poliziotti delle Volanti hanno permesso di ricostruire una realtà quotidiana fatta di violenze e maltrattamenti. La vittima era costretta a subire percosse e insulti, violenze fisiche e verbali. Gli scatti d’ira del marito, improvvisi ed immotivati, spesso riconducibili all’abuso di alcool e sempre più frequenti, hanno avuto seguito anche dopo la separazione, nel 2016. Lui ha infatti continuato a perseguitare e molestare la donna. Il soggetto, ieri è stato dichiarato in arresto. Il violento su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, con ordinanza di misura cautelare,  è stato sottoposto agli arresti domiciliari presso domicilio diverso da quello familiare.


 

Messina  - Antidroga, Polizia sequestra marijuana, 1 arresto e 1 denuncia. Si tratta di Antonino FRASSICA 21enne messinese. Il personaggio teneva la droga in un locale adibito a deposito di vecchio materiale in disuso. I  poliziotti della Squadra Mobile di Messina hanno rinvenuto   più di 300 grammi di marijuana pronta ad essere smerciata insieme al necessario per il confezionamento. La  polizia nel corso di specifici servizi antidroga ha effettuato la perquisizione nel deposito in cui c’era 1 bilancino di precisione, carta alluminio, pellicola trasparente e sacchetti in cellophane. Il tutto ben nascosto sotto vecchie masserizie. Antonino FRASSICA  è stato arrestato in flagranza di reato per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente. Il personaggio su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, sarà giudicato  con rito direttissimo. Agenti delle Volanti    hanno  anche denunciato in libertà, durante un  controllo del territorio, un altro giovane messinese, 18enne. Il soggetto ieri, intorno alle 22.30, è stato notato dai poliziotti, nella zona Sud della città, insieme ad altri coetanei. I sospetti dei poliziotti generati da un evidente nervosismo ed un atteggiamento scostante del 18enne sono stati confermati dal rinvenimento di 1 sacchetto con dentro ciò che sembrava essere marijuana. Gli esami effettuati successivamente da  uomini del locale Gabinetto di Polizia Scientifica hanno confermato, anche in questo caso, che si trattava di sostanza stupefacente, un derivato della canapa indiana, peso complessivo 62,11 grammi. Il giovane ha ammesso di aver gettato via il sacchetto dietro alcuni vasi di piante in strada sperando di non essere notato dai poliziotti.


Barcellona P.G. ME -  Accoltella parente : 64enne  condannato a 4 anni per tentato omicidio.  Giuseppe ABBATE

  4enne

di Barcellona P.G. è stato arrestato per espiazione di pena definitiva da scontare :   4 anni e 14 giorni per  tentato omicidio. Agenti del Commissariato P.S. di Barcellona P.G. hanno dato esecuzione al provvedimento emesso dall’Ufficio Esecuzioni Penali della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Barcellona P.G., procedendo all’arresto di Giuseppe ABBATE,   per espiazione, a seguito di condanna definitiva, della pena di 4 anni e 14 giorni di reclusione per il reato di tentato omicidio. ABBATE  il   10 febbraio 2005, al culmine di una lite familiare, si era reso responsabile dell’aggressione di un congiunto e del suo ferimento mediante accoltellamento e, pertanto, nell’immediatezza era stato arrestato nella flagranza del reato di tentato omicidio. L’arrestato è stato associato presso la Casa Circondariale di Barcellona P.G. per l’espiazione della pena.


Messina -   Senegalesi picchiano e rapinano fidanzati in auto, CC 2 presi.  Una brutta serata quella appena trascorsa da due fidanzati messinesi. La coppia, quando era infatti ormai giunta la mezzanotte, era in quel momento ferma in via Don Blasco a bordo di un’utilitaria. I  giovani si sono visti improvvisamente materializzare innanzi al mezzo 2 individui che sono riusciti ad  aprire una delle portiere colpendo al volto il ragazzo. Il tentativo del malcapitato di difendersi a nulla è valso poiché è stato investito dai pugni subiti.   Gli  aggressori sono giunti addirittura a minacciare i malcapitati con un pezzo di legno acuminato, costringendoli a consegnare i pochi euro in contanti di cui disponevano. I  rapinatori, messo a segno il colpo, sono fuggiti a piedi. Le vittime nonostante lo stato di choc hanno trovato la forza di contattare telefonicamente i Carabinieri descrivendo gli aggressori.   Alcune  “Gazzelle” del Nucleo Radiomobile sono giunte immediatamente sul posto per prestare soccorso alle vittime, ed altre hanno proceduto alle ricerche dei rapinatori che davano subito frutti. I militari, poco distanti, hanno individuato due giovani corrispondenti alla descrizione data dalle vittime. I soggetti sono stati subito bloccati e perquisiti, ed a carico dei due venivano trovati chiari indizi di colpevolezza, risultando in possesso di qualche decina di euro, coincidente con l’ammontare di denaro sottratto alle vittime e di un frammento di legno acuminato di circa 15 cm analogo a quello descritto dalla coppia. i militari del Nucleo Radiomobile subito hanno condotto in caserma, ed identificato i fermati in due 18/enni senegalesi, giunti in Italia da qualche mese e residenti a Messina.   I  due, senza precedenti penali e dai primi accertamenti regolarmente soggiornanti in Italia,  sono stati ammanettati per rapina in concorso e trasportati, come disposto dalla Procura di Messina, presso il carcere di Gazzi.   il giovane picchiato ha riportato 4  giorni di prognosi per le escoriazioni subite durante l’aggressione, che avrebbe potuto avere conseguenze ancora più gravi.


Messina - Ruba auto e fugge verso Palermo, Polizia blocca folle corsa, denunciato 1 palermitano.  Il maldestro è stato e lo denunciato per furto e resistenza a Pubblico Ufficiale.   Il  furto di un’autovettura parcheggiata in centro città, ieri mattina, era stato denunciato dalla vittima di turno. Le  ricerche erano  immediatamente scattate, da parte degli agenti della Sezione Polizia Stradale di Messina. Il  veicolo rubato, era stato  localizzato in transito sull’autostrada A20 in direzione Palermo. Gli  agenti del distaccamento Polizia Stradale di Sant’Agata Militello, nei pressi dello svincolo di Brolo, hanno intimato l’alt al conducente, che non ottemperando all’ordine si dato ad un folle corsa. Il  tentativo di fuga è stato vano poiché si è concluso dopo qualche chilometro di inseguimento. Il conducente,   46enne palermitano, già noto alle forze di Polizia, è stato denunciato in   libertà, per i reati di furto e resistenza a Pubblico Ufficiale.


Messina – Nigeriano ospite a CARA Mimeo preso a Messina: spaccio ai semafori. Il giovane era munito di  tergivetro e bottiglia in mano, e così forse cercava di sviare qualsiasi sospetto sul suo conto. L’attività di lavavetri al semaforo era da copertura a quella più redditizia di pusher. Il 21enne, era arrivato dalla Nigeria con una richiesta di riconoscimento dello status di rifugiato politico, ma è stato fermato ieri dai Carabinieri del Nucleo Operativo di Messina Centro, al semaforo di Viale Giostra  incrocio via Garibaldi  e   trovato con 87 dosi da circa 0,5 grammi l’una di hashish. Il nigeriano con lo zainetto in spalla, partiva con cadenza quasi quotidiana alla volta di Messina, proveniente dal C.A.R.A. di Mineo, dove era temporaneamente ospitato. I militari avevano avuto sentore che ci fosse qualcosa di sospetto ed hanno iniziato numerosi appostamenti fintanto che i suoi movimenti non hanno lasciato più  dubbi. I militari hanno trovato quasi mezzo etto di hashish già pronto per essere spacciato al dettaglio, è stato sequestrato. il pusher 21enne dopo l’udienza per direttissima in ordine al reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, è stato tradotto in carcere.





 


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MESSINA


D.I.A. sequestra beni imprenditore BUCCERI  indicato da collaboratori anello ME e CT


ultimo aggiornamento

 

Patti Me Polizia scopre gang 8 rapinatori in villa, operazione “Linea d’Addio 2”.  7 sono gli esponenti raggiunti da misura cautelare in carcere: Gianluca TERRANA 30enne di Termini Imerese (ritenuto dagli inquirenti il capo della banda); Angelo INCARDONA 40enne  di Campofelice di Roccella; Giuseppe AUGETTO 29enne   di Termini Imerese; Francesco LAMIA 28enne  di Termini Imerese; Antonino LA BUA   27enne   di Termini Imerese; Robert Costantin AIOANI  21enne nato in Romania; Iulian Georgian HATOS  22enne nato in Romania. Destinatario di misura cautelare degli arresti domiciliari è: Franco GALATI RANDO 48enne, residente a Tortorici. Gli investigatori hanno chiuso il cerchio per i componenti della banda dei  responsabili di incursioni criminali in ville del messinese e del palermitano. La  Polizia ha scoperto una vera e propria associazione per delinquere finalizzata a rapine e furti. I  componenti della pericolosa banda, protagonisti di violente incursioni criminali in abitazioni del messinese e palermitano tra l’ottobre e dicembre scorsi sono stati definitivamente incastrati dalla Polizia. Gli investigatori sono giunti al brillante   risultato   a seguito di un minuzioso ed intenso lavoro investigativo svolto dai poliziotti del Commissariato di P.S. di Patti, coordinato dalla Procura della Repubblica di Patti. L’inchiesta   ha portato   ha     smascherato le gravi responsabilità in capo ad una banda, cha priva di alcun scrupolo e con violente scorribande, s’ingegnava  al fine di mettere a segno tutta una serie di colpi presso abitazioni private, per lo più ville isolate, del messinese e palermitano, spesso incutendo terrore alle loro vittime. I  poliziotti del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Patti, coadiuvati dai colleghi del Commissariato P.S. di Termini Imerese e del Posto Fisso di Polizia di Tortorici, all’alba hanno dato esecuzione all’ordinanza di misure cautelari emessa dal GIP, dr. Andrea La Spada, su richiesta del Sostituto Procuratore D.ssa Giorgia Orlando, con la quale risultano chiare le responsabilità degli 8 individui. L’inchiesta era stata avviata a seguito di una prima fase dopo la violenta rapina ai danni dei coniugi anziani di Ucria, sorpresi in piena notte nel sonno, nell’ottobre 2016, nella loro abitazione dai malviventi. I rapinatori   incappucciati ed armati di coltello e mannaia,   depredarono con violenza di tutto ciò che di valore i due possedevano in casa ed addosso, tenendoli, altresì, sotto sequestro. I  malviventi nel mentre raggiunsero e razziarono una seconda abitazione   a Capo D’Orlando. I  poliziotti riuscirono nello scorso mese di gennaio, a bloccare i pericolosi criminali, individuando a loro carico tutta una serie di responsabilità non solo per la prima rapina, ma anche per la commissione di altri furti in abitazione, messi a segno a Termini Imerese e a Sant’Agata di Militello.L’inchiesta da allora, grazie al prosieguo di un poderoso lavoro investigativo, incessantemente condotto dai poliziotti, ha permesso d’individuare e rivelare una pluralità di soggetti, risultati assiduamente impegnati in una frenetica attività di procacciamento di illeciti profitti. Gli inquirenti hanno  delineato i contorni di un sodalizio criminoso ben costituito ed organizzato,  ritenuto responsabile non solo dei primi fatti, ma di tutta una serie di nuovi atti, commessi anche attraverso violenza diretta alle vittime. L’attività investigativa sviluppata attraverso capillari operazioni di intercettazione telefoniche e di una attenta disamina dei tabulati telefonici, ulteriormente corroborate da preziosissimi elementi acquisiti, soprattutto in questa seconda fase, dall’analisi dei supporti telefonici sequestrati ai soggetti colpiti dalla prima ordinanza di misure cautelari (foto, messaggi vocali e conversazioni istantanee del tipo chat dell’applicativo whatsapp...), ha consentito di cristallizzare in capo ai malviventi una vera e propria associazione per delinquere dedita alla commissione di reati contro il patrimonio e la persona, facendo emergere la sussistenza di saldi legami tra gli associati, rafforzati da un stretta condivisione di interessi, da una assidua frequentazione personale, nonché da prassi operative condivise e reiterate. La polizia ha delineato un’organizzazione che passa attraverso un collaudato modus operandi che parte dalla condivisione informativa dei luoghi e delle abitazioni da colpire, passando poi dai relativi sopralluoghi fino al raggiungimento degli illeciti, emergendo, così, il sistematico ricorso a veri e propri “copioni”, messi in atto mediante il sapiente coordinamento dell’operato di più persone dislocate in posti diversi con specifica ripartizione di ruoli.  Gli investigatori hanno rilevato che   spicca, certamente, la figura di Gianluca TERRANA, a cui è attribuibile un ruolo carismatico. Il giovane sarebbe dotato, secondo gli inquirenti, di una evidente carica propulsiva rispetto alle attività illecite del sodalizio, e sarebbe il promotore ed organizzatore delle attività illecite imputabili alla banda. La polizia ritiene che il personaggio abbia svolto una funzione di minuziosa pianificazione e preparazione dei “colpi” da eseguire, sia tenendo i contatti a monte con i “basisti” INCARDONA E GALATI RANDO dai quali acquisisce le informazioni necessarie all’individuazione degli obiettivi che alla esecuzione degli illeciti, e sia procedendo ad accurati sopralluoghi preventivi sui luoghi prescelti, studiandone i relativi percorsi. Gli inquirenti ritengono che funga da raccordo delle attività dei sodali e, generalmente, rimanga all’esterno delle abitazioni delle vittime a coordinare le materiali condotte dei complici durante gli assalti criminali, rivolgendo loro precisi ordinativi che venivano eseguiti dagli stessi, recuperando gli uomini alla fine o nel momento della fuga. Il capo avrebbe accompagnato sui luoghi gli associati, da lui stesso ritenuti abili ed affidabili per operare nelle incursioni in case prescelte, decidendo addirittura l’abbigliamento da indossare. Il personaggio avrebbe disposto, organizzato e diretto attraverso un collaudato linguaggio metaforico, denominando le azioni criminali  come “campionato di calcetto”, ovvero definendo le stesse, soprattutto nella loro fase operativa, come “operazioni” mutuando chiaramente la terminologia dal gergo militare. La  personalità  e caratura criminale per gli inquirenti è facilmente intuibile laddove lo stesso, come estrapolato dall’analisi del proprio apparecchio telefonico, si ritrae fotografandosi, mentre ostenta un notevole quantitativo di banconote di grosso taglio, provento di una delle tante incursioni, sintomatico della sua spavalderia.  Gli investigatori ritengono che Antonino LA BUA, Francesco LAMIA e Giuseppe AUGETTO siano collaboratori perfettamente a conoscenza delle attività del sodalizio, cui partecipano di volta in volta fattivamente, conseguendone parte dei proventi.   I  fedeli collaboratori di TERRANA, quasi sempre presenti fisicamente nell’esecuzione dei colpi; mettono a disposizione i propri veicoli per gli spostamenti, per i sopralluoghi e per l’esecuzione dei delitti. Angelo INCARDONA per gli inquirenti sarebbe soggetto di vertice che, alla stregua di conoscenze imputabili ad attività personale o discendenti da qualificate relazioni con ulteriori fonti, dispone di un preciso patrimonio informativo connesso a selezionati obiettivi per le azioni criminali del gruppo e le mette a disposizione di esso dietro corrispettivo, interloquendo tendenzialmente con TERRANA. Il personaggio avrebbe  partecipato personalmente a taluni colpi e, comunque, interviene direttamente al bisogno per assicurare la fuga dei sodali. Franco GALATI RANDO,  è ritenuto dalla polizia altra figura di “basista” fonte di cui ci si avvale per la selezione di obiettivi per attività criminali da compiere nel messinese e segnatamente nel territorio nebroideo. I rumeni Robert Costantin AIOANI e Iulian Georgian HATOS  per gli inquirenti costituiscono manifestamente la pericolosa manovalanza delle cui attitudini ed abilità fisiche il sodalizio si sarebbe avvalso, disponendone secondo le esigenze, governandone i movimenti, conducendoli sui luoghi del delitto e recuperandoli a conclusioni delle operazioni criminali o in caso di fuga. L’intensa attività di indagine ulteriormente svolta ha permesso di evidenziare la pericolosità del gruppo e di individuarne le responsabilità dei sodali in relazione ad una serie infinita di scorribande, oltre quelle già evidenziate.  3 colpi in abitazione perpetrati nella notte tra il 2 ed il 3 dicembre scorsi a Lascari ed altro nella notte del 14 dicembre a Campofelice di Roccella, avrebbero evidenziato   chiare le modalità sistematiche di intervento del gruppo, che opera, con metodi ben definiti e tempistiche ravvicinate. La Polizia ha rilevato che l’organizzazione della banda e la sua pericolosità emergono ampiamente nella violenta tentata rapina in abitazione a Termini Imerese la sera del 10 dicembre, allorquando i malviventi, questa volta, armati di pistole e tutti travisati, con passamontagna scuri, sciarpe e guanti fecero irruzione in un’abitazione in zona di campagna. I malfattori intimarono, sotto la minaccia delle armi, alle tre donne anziane presenti di entrare nella stanza accanto. La riluttanza opposta da una delle donne, colpita da malore, scatenò l’aggressività dei criminali, che iniziarono a schiaffeggiare le malcapitate, scaraventandole per terra. La brutale azione criminosa veniva interrotta ed i tre erano costretti a darsi a precipitosa fuga nelle campagne circostanti, grazie alle grida lanciate dalle donne, che attirarono l’attenzione di parenti, vicini di abitazione, che intervenendo in soccorso, ritrovandosi anch’essi coinvolti nell’aggressione e ricevendo dai malviventi violente percosse. In questa occasione, un ulteriore elemento di carica criminosa è rappresentato dal nuovo e più evoluto modus operandi della banda, che, per la prima volta, dall’inizio dell’osservazione del sodalizio, ha fatto ricorso all’utilizzo di armi.


Messina -   Santapaola-Ercolano, DIA sequestra beni Pruiti nei Nebrodi. Uomini della Direzione Investigativa Antimafia di Catania, diretta dal Primo Dirigente della Polizia di Stato dr. Renato PANVINO, collaborata dalla Sezione Operativa di Messina, dalle prime ore della mattinata stanno eseguendo il decreto di sequestro beni emesso dal Tribunale di Catania - Sezione Misure di Prevenzione, su proposta avanzata dal Direttore della D.I.A. Nunzio FERLA, in stretta sinergia con il Procuratore Distrettuale Antimafia dr. Carmelo ZUCCARO, nei confronti di Giovanni PRUITI  41enne (attualmente detenuto), soggetto ritenuto reggente del clan mafioso operante a Cesarò e gerarchicamente inquadrato alle dirette dipendenze del noto Salvatore CATANIA, quale referente territoriale per la zona di Bronte e territori limitrofi della famiglia  catanese “Santapaola”.Gli approfondimenti investigativi avviati dalla D.I.A. di Catania in stretta sinergia con la Procura Distrettuale Antimafia di Catania e quella di Messina, in seguito al noto attentato subìto dal Presidente del Parco dei Nebrodi – Dott. Giuseppe ANTOCI, hanno avuto ad oggetto anche le cospicue erogazioni di contributi AGEA nei confronti di soggetti collegabili direttamente o indirettamente ad associazioni mafiose operanti nel territorio nebroideo, con la svolgimento di mirate indagini patrimoniali. La  D.I.A. tra i numerosissimi soggetti monitorati ed analizzati ha evidenziato la figura di Clelia BONTEMPO, convivente del noto Giovanni PRUITI, fratello dell’ergastolano Giuseppe condannato per associazione mafiosa ed omicidio. Giovanni PRUITI è stato condannato nel 2005 con sentenza n. 392/05 emessa dal GIP presso il Tribunale di Catania per il reato di partecipazione ad associazione di stampo mafioso, associazione diretta da Salvatore CATANIA ed operativa nei territori di Bronte, Maniace, San Teodoro e Cesarò.  Giovanni PRUITI  il 14 febbraio 2017 nel frattempo secondo gli investigatori avrebbe assurto a capo del clan di Cesarò dopo l’arresto del fratello Giuseppe, ed è stato sottoposto a fermo, insieme al noto boss  Salvatore CATANIA, inteso Turi, ed altri, nell’ambito di un’operazione di polizia giudiziaria (cd. operazione Nebrodi) tesa a disarticolare le consorterie mafiose di Cesarò e Bronte. Gli investigatori ritengono che il legame con Salvatore Turi CATANIA abbia consentito al clan di Cesarò, capeggiato dai PRUITI, espressione della potente e pericolosissima famiglia catanese dei Santapaola-Ercolano, di cui il CATANIA costituisce elemento di spicco a capo del clan di Bronte, affiliato alla famiglia Santapaola, di  garantire gli affari illeciti nel territorio che da Bronte si espandeva fino ad Adrano e Paternò. Le  investigazioni hanno tracciato i rapporti con il famoso boss catanese Vincenzo AIELLO e gli emissari dei noti boss palermitani di Cosa Nostra LO PICCOLO. I tutori dell’ordine in particolare, da tale indagine hanno appurato come, in presenza di maggiori controlli e requisiti per ottenere l’affidamento di terreni demaniali (in seguito alla stipula del protocollo di legalità da parte del Presidente dell’Ente Parco, subordinato al rilascio della certificazione antimafia), i clan mafiosi si siano adoperati, con intimidazioni tipiche del metodo mafioso, per avere il controllo di terreni privati tramite i quali ottenere i relativi benefici economici. Le attività investigative della DIA svolte in quel contesto consentivano di documentare come il sodalizio riconducibile a Salvatore Turi CATANIA riuscisse ad ostacolare con il metodo mafioso ogni libera iniziativa agricola-imprenditoriale e condizionare fortemente il libero mercato. Il gruppo criminale avrebbe operato in prima istanza su tutti gli aspiranti acquirenti provocandone il recesso dalle trattative in corso, anche mediante concrete intimidazioni.Le evidenze investigative emerse dalle svariate indagini condotte nel tempo sul conto dei clan mafiosi operanti nel territorio dei Nebrodi, suffragate dalle condanne pronunciate in via definitiva dall’Autorità Giudiziaria, confermano l’elevato spessore criminale della famiglia PRUITI, i cui affari ruotano intorno all'accaparramento dei terreni agricoli in affitto, degli allevamenti e al controllo del settore della commercializzazione della carne. Le indagini condotte dalla D.I.A. si sono sviluppate principalmente sulla ricostruzione reddituale e patrimoniale di Giovanni PRUITI e del proprio nucleo familiare.La DIA in particolare ha evidenziato la sproporzione tra i redditi dichiarati ed il patrimonio acquisito nel corso dell’ultimo decennio, nonostante la cospicua percezione di contributi erogati da parte della Comunità Europea che, tra l’altro, non potevano essere assegnati a soggetti destinatari di misure di prevenzione e dei loro familiari, il patrimonio rilevato dalle investigazioni è risultato frutto di investimenti di gran lunga superiori ai flussi finanziari regolarmente dichiarati. Il Tribunale di Catania, accogliendo la proposta avanzata dal Direttore della D.I.A., ha disposto il sequestro dell’ingente patrimonio di cui  PRUITI risulta disporre direttamente od indirettamente, consistente in imprese operanti prettamente nel settore agricolo (allevamento e coltivazione dei fondi), numerosi terreni agricoli, fabbricato ubicato in Cesarò (ME), diversi veicoli, titoli ordinari AGEA e rapporti finanziari in corso di quantificazione. Il provvedimento è il completamento di una attività più ampia espletata dalla D.I.A. di Catania, che aveva determinato, con la proposta avanzata dal Direttore della D.I.A., l’esecuzione, il  17 marzo 2017, di un decreto di sequestro del patrimonio nella disponibilità di Giuseppe PRUITI, fratello di Giovanni.


 Messina - Polizia blocca presunto responsabile sparatoria villaggio Matteotti. Gli investigatori ritengono si tratti del personaggio già noto  Giacomo SANTAMARIA, messinese 39enne. La  Squadra Mobile della Questura di Messina, ieri pomeriggio ha eseguito la misura nei confronti  di SANTAMARIA Giacomo ritenendolo   l’autore della gambizzazione avvenuta sabato notte su viale Annunziata. L’attività investigativa dei poliziotti è stata tempestiva ed ha permesso di risalire al personaggio che dovrà rispondere dell’efferato gesto. SANTAMARIA è stato raggiunto dai poliziotti presso la sua abitazione dove nascondeva l’arma utilizzata per la commissione del fatto e gli indumenti indossati quella notte oltre che un fucile a canne mozze. Il personaggio è  stato condotto presso la locale Casa Circondariale di Gazzi in attesa di giudizio.


Barcellona PG  - 15enne arrestato per droga. I poliziotti del Commissariato, impegnati in servizi mirati al contrasto di attività illecite in materia di sostanze stupefacenti,  lo scorso 26 maggio a Barcellona Pozzo di Gotto, hanno avvicinato il pusher in via Risorgimento, il ragazzo è scappato abbandonando in un bidone della spazzatura 4 involucri, risultati poi contenenti droga. Gli agenti hanno rinvenuto altra sostanza stupefacente a casa del quindicenne, nascosta in uno zainetto, per un totale di 33,3 grammi di cocaina e 23,5 grammi di marijuana. Rinvenuto e sequestrato in mansarda anche materiale per il taglio ed il confezionamento delle singole dosi tra cui attrezzi, contenitori e sostanza da taglio. Il giovane è stato quindi arrestato e, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, trasferito presso il Centro di Prima Accoglienza di Messina.


Messina -  80enne picchiato e rapinato in casa, agenti ammanettano donna e 17enne del palermitano. I  2 traditi da un pizzino. Si tratta di Angela PORCARO 30enne nata a Termini Imerese ed un ragazzo di 17 anni. I  2 sono stati arrestati dalla Polizia di Patti perché ritenuti i responsabili della grave aggressione ai danni di un ultraottantenne di Gioiosa Marea. La  donna ed il diciasettenne dovranno rispondere di tentato omicidio e rapina aggravata. I 2 maldestri hanno agito con premeditazione e con incredibile violenza per cui sono accusati del tentato omicidio e della rapina ai danni di un ultra-ottantenne aggredito  la sera  dello scorso 15 aprile.  I  fatti si sono verificati a  Gioiosa Marea, in contrada Palombaro, in aperta campagna, dove la vittima vive.  L’anziano stava mungendo una capra nell’ovile, adiacente alla sua abitazione, quando è stato raggiunto da uno dei due autori dell’aggressione: un diciassettenne, originario di Corleone. Il maldestro    ha colpito il malcapitato ripetutamente alle spalle con un bastone.   La  vittima ha tentato di reagire ma sarebbe entrata in scena la complice, Angela PORCARO, già nota per minacce, molestie ed oltraggio a pubblico ufficiale, che non ha esitato a colpire violentemente l’ultraottantenne con delle pietre. Gli aggressori hanno quindi sfilato il portafogli e le chiavi di casa all’uomo che li teneva in tasca e sono scappati via, lasciandolo   esanime a terra con una frattura al cranio, numerose ferite lacero contuse ed escoriazioni nel resto del corpo. I  poliziotti del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Patti, sono risaliti ai due responsabili attraverso un capillare lavoro investigativo, partendo da un “pizzino”. La  traccia era stata lasciata dal 17enne che aveva già avvicinato la vittima nella stessa giornata dell’aggressione. Il maldestro si era  presentato in casa dell’anziano nello stesso pomeriggio con un bimbo di pochi anni, chiedendo dell’olio da comprare. La vittima  aveva fatto accomodare il carnefice  al quale aveva offerto da bere ed aveva anche dato un dolcetto al bambino. L’anziano ignaro della trappola aveva chiesto poi al diciassettenne di lasciargli il numero di telefono per poterlo contattare una volta trovato il venditore d’olio. Il maldestro diciassettenne ha scritto su un foglietto il suo numero di telefono  ed   indicato il nome di battesimo ed il luogo di origine. La articolata attività investigativa condotta dai poliziotti, attraverso la descrizione fornita dalla vittima, che, anche se sorpreso alle spalle, era riuscito a riconoscere nell’aggressore il ragazzo accolto in casa poche ore prima, insieme alle testimonianze di alcuni vicini ed ai riscontri calligrafici ha permesso l’emissione di due distinte misure cautelari a carico degli autori del grave episodio criminale. La prima, misura emessa dal GIP presso il Tribunale di Patti, dottor Andrea La Spada, su richiesta del Sostituto Procuratore della Repubblica, dottoressa Giorgia Orlando, è a carico di Angela PORCARO e ne ha disposto il trasferimento in carcere presso la casa circondariale di Palermo. La seconda, è stata emessa dal GIP presso il Tribunale per i minorenni di Messina, dottor Michele Saya, su richiesta del Sostituto Procuratore, dottor Andrea Pagano, ed ha disposto la detenzione del diciassettenne presso l’Istituto di Custodia per Minorenni di Palermo. Le  misure sono state seguite all’alba stamani dagli agenti del Commissariato di Patti, con la collaborazione dei poliziotti dei Commissariati di Termini Imerese e di Corleone.


Messina Carabinieri trovano droga occultata in vano ascensore  al rione Bisonte. I controlli operati dai Carabinieri di Messina nelle aree più sensibili della città continuano a dare risultati operativi. I militari della Compagnia di Messina Sud e del Nucleo Radiomobile, dopo il rinvenimento di munizioni nel quartiere di S. Lucia Sopra Contesse ed il sequestro di armi e droga a Mangialupi, operate nel mese di aprile hanno ispezionato  il rione di Bisconte.   Gli  uomini della Compagnia di Messina Centro, qualche giorno fa hanno espletato una massiccia azione di controllo condotta nei confronti di soggetti gravati da misure restrittive e nell’ambito di diversi immobili ritenuti di interesse operativo. I carabinieri, nel vano corsa di un ascensore di un immobile di Bisconte veniva rinvenuto 1 involucro in plastica contenente circa 15 grammi di cocaina. Il  sacchetto era poggiato alla base del supporto metallico del telaio, ed era stato perfettamente occultato ma non è sfuggito all’occhio attento dei militari che, avvalendosi dell’ausilio di una squadra dei Vigili del Fuoco di Messina, hanno avuto modo di cercare anche dove qualcuno pensava non si potesse arrivare. I tutori dell’ordine,   poco dopo, nel vano ascensore di un altro stabile di Bisconte,  hanno trovato un altro involucro in plastica contenente questa volta circa 150 grammi di marijuana, occultato con le stesse modalità del primo. Lo stupefacente è stato sequestrato.


Barcellona PG – Ai domiciliari col braccialetto tiene ½ kg droga  in cappa cucina. Marco Coniglio 37enne nato a Priolo Gargallo, aveva infilato la marijuana in sacchetti comunemente utilizzati per surgelare gli alimenti e poi li aveva nascosti nella cappa della cucina di casa. I poliziotti del Commissariato di P.S. di Barcellona Pozzo di Gotto hanno trovato lo stupefacente nel filtro della cappa. 5 sacchetti per un totale di 542 grammi di sostanza stupefacente. Il trentasettenne, già noto per associazione finalizzata al traffico illecito di sostanza stupefacente, detenzione di sostanza stupefacente e spaccio, in atto sottoposto agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, è stato arrestato e, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, trasferito presso la Casa Circondariale di Barcellona Pozzo di Gotto.


MessinaAutostrade, Dia scopre elargizione incentivi progettuali non spettanti ad alcuni dirigenti. Uomini della DIA della Sezione Operativa di Messina e del Centro Operativo di Catania, dalle prime ore della mattina, a seguito di una complessa attività investigativa,  coordinata dalla locale Procura della Repubblica, hanno dato esecuzione, con il supporto dei Centri Operativi di Reggio Calabria, Palermo e Caltanissetta, ai provvedimenti per l’applicazione di misure cautelari personali e reali nr. 32/15 R.G.N.R. - nr. 750/15 R.G.GIP, emessi rispettivamente il  30 marzo e 11 aprile 2017 dal G.I.P. del Tribunale di Messina. I provvedimenti sono stati emessi, su richiesta del Proc. Agg. Sebastiano ARDITA e del Sost. Proc. Stefania LA ROSA della Procura della Repubblica di Messina, a seguito di una laboriosa indagine svolta, oltre che con i tradizionali metodi investigativi, anche con l’utilizzo di moderni sistemi tecnici di captazione, che ha  consentito di accertare l’indebito percepimento di incentivi progettuali gestiti dal C.A.S. per attività di specifica competenza e mai portate a termine, ovvero esistenti solo sulla carta, ed in forza delle quali venivano distribuite “a tavolino” somme di denaro non spettanti ad un gruppo ristretto di dipendenti del citato consorzio. Le attività investigative,  della DIA hanno accertato che il Consorzio ha a disposizione ingenti somme di denaro da destinare all’elaborazione ed esecuzione di lavori e progetti sulla rete autostradale di competenza. Gli investigatori hanno appurato e che in tale contesto si inseriscono sostanziosi “incentivi” da assegnare a diverse figure professionali previste per la realizzazione delle opere stesse, nonché a propri dipendenti per le proprie competenze tecniche ed il ruolo che svolgono quali “struttura di supporto”, hanno permesso di dimostrare come gli incentivi progettuali siano stati ad appannaggio di un circoscritto gruppo di dipendenti, diversificato per mansione e professionalità, prescindendo dall’effettivo contributo dato nell’ambito di ogni gruppo di lavoro, mentre, di volta in volta, venivano inseriti, in un numero minore di incentivi e comunque a rotazione, altri dipendenti, ai quali veniva fatto riconoscere una quota parte di incentivo progettuale al di là delle prestazioni effettivamente rese o necessarie. Le condotte illecite riscontrate dalla DIA sono il frutto di un sistema collaudato di alcuni Dirigenti in servizio al C.A.S. che, ricoprendo in taluni casi il ruolo di R.U.P. (Responsabile Unico del Procedimento) hanno strutturato un collaudato sistema di elargizione degli incentivi progettuali ad una ristretta cerchia di dipendenti al fine di garantirsi, nel tempo, lauti guadagni ed altre utilità personali, il tutto attraverso la predisposizione di decreti dirigenziali palesemente falsi, comportando così un considerevole danno economico al “Consorzio per le Autostrade Siciliane”.

Il Presidente CAS Rosario Faraci sulla vicenda ha dichiarato:”Profondamente rammaricato per gli sviluppi della vicenda giudiziaria su fatti risalenti al 2012 e 2013 – manifesta, anche a nome della Amministrazione e della Direzione Generale, la totale fiducia nell’operato della Magistratura. Il CAS procederà, secondo legge, ad adottare ogni conseguente provvedimento, come per legge, nei confronti dei dipendenti in servizio destinatari delle misure interdittive disposte dal Magistrato”.

Il  presidente della commissione Ambiente e Territorio dell’Ars, Mariella Maggio dice :

   “Basta con le polemiche inutili, i pregiudizi e i giochetti politici: il Consorzio autostrade siciliane così com’è strutturato non funziona. L’inchiesta della Dia di Messina, che coinvolge ben 57 dipendenti e che ha svelato il folle sistema degli incentivi al personale per progetti a volte inesistenti, lo conferma ancora una volta. Nonostante gli sforzi dell’attuale management di migliorarne l’assetto il Cas continua a produrre perdite e non è in grado di adempiere alla sua mission, quella di realizzare le opere fondamentali per rendere efficiente la rete autostradale e garantire la sicurezza degli automobilisti. Faccio appello a tutte le forze politiche ed al governo Crocetta affinché si valuti con molta attenzione il progetto di fusione del Cas con l’Anas, contenuto nella norma che è stata bocciata in commissione Bilancio. La Sicilia deve avere una società efficiente che si occupi delle autostrade, non può continuare ad avere un’azienda che si è rivelata spesso un carrozzone, comodo per lucrare sulla pelle dei cittadini. In questi giorni cruciali per la manovra finanziaria, governo e Ars dialoghino in maniera serena e concreta: occorre un salto di qualità, la politica non può permettersi in questa situazione di far finta di niente. Agire e subito. Senza tentennamenti”.


Messina - Picchia genitori, 46enne in manette per lesioni e violenze. La Polizia ha arrestato il messinese, inarrestabile nella spirale di violenza famigliare.  Un  46enne messinese, già precedentemente sottoposto agli arresti domiciliari, ieri è stato condotto in carcere dai poliziotti del Commissariato Nord, diretti dalla d.ssa Di Nuzzo. L’ultima vittima in ordine di tempo è stata il padre del turpe. L’anziano è stato sentito a sommarie informazioni negli Uffici di Polizia, mentre portava ancora addosso i segni della violenza subita poco prima. L’anziano genitore infatti aveva evidenti escoriazioni al viso provocate, come da sua stessa ammissione, dal figlio. Vessazioni e percosse, calci e pugni all’ordine del giorno nei confronti di entrambi i genitori, questa la condotta dell’individuo. Tra i precedenti anche la frattura scomposta della tibia ai danni della madre. Un’escalation di aggressività consumata all’interno delle mura domestiche che ieri, grazie alla sinergica collaborazione tra Forze dell’Ordine e magistratura, ha avuto fine.


Messina  - CC scoprono associazione culturale e  night club che maschera prostituzione: ragazze minacciate e sfruttate. I   Carabinieri hanno  sgominato un’associazione per delinquere dedita allo sfruttamento e al favoreggiamento della prostituzione. 3 personaggi  identificati, dopo le formalità di rito: Mauro ABBADESSA 34enne è stato associato presso la Casa Circondariale di Messina Gazzi, mentre  Daniele GALANO 37enne è stati  posto agli arresti domiciliari. Un terzo soggetto colpito da provvedimento restrittivo è risultato, al momento, irreperibile ed è attivamente ricercato. I  Carabinieri della Compagnia di Sant’Agata di Militello in collaborazione con i colleghi pugliesi, nella notte di giovedì 6 aprile, a Sant’Agata di Militello e Foggia, hanno tratto in arresto 2 persone in esecuzione ordinanza di applicazione di misura cautelare personale emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Patti su richiesta della Procura della Repubblica per il reato di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento e allo sfruttamento della prostituzione. I Carabinieri hanno condotto complesse ed articolate attività d’indagine che hanno consentito di ricostruire e documentare l’esistenza di una strutturata e ben coordinata consorteria criminale dedita allo sfruttamento ed al favoreggiamento della prostituzione. I presunti capi dell’organizzazione, tratti in arresto dall’Arma, avevano registrato come associazioni culturali senza scopo di lucro, attività commerciali destinate ad essere adibite a night club, nei quali, con intimidazioni, minacce e violenze, costringevano le ragazze a prostituirsi. Gli indagati, dietro la copertura di una fittizia associazione denominata “Lady Hairon” finalizzata a promuovere “l’organizzazione di manifestazioni e incontri con lo scopo precipuo di migliorare le comunicazioni sociali in modo libero e nell’assoluto rispetto della sensibilità altrui” avrebbero gestito, di fatto, nel centro di Capo d’Orlando un vero e proprio locale notturno all’interno del quale venivano consumati rapporti sessuali a pagamento tra le ragazze, reclutate dagli indagati ed usate come oggetto, ed i clienti. Le donne, formalmente registrate come socie dell’associazione privata, di fatto erano vere e proprie lavoratrici retribuite con importo fisso giornaliero e, in base agli accordi raggiunti, con quota a percentuale sulle prestazioni extra, consistenti dal semplice intrattenimento del cliente con consumazione di bevande ai servizi sessuali richiesti, che i gestori concordavano con i clienti. I rapporti sessuali venivano consumati nei privé allestiti all’interno del locale notturno oppure all’esterno, previo pagamento ai profittatori della tariffa pattuita. Gli arrestati, insieme all’atto sessuale, potevano procurare, a chi lo richiedesse, anche sostanza stupefacente dietro pagamento di un surplus sul servizio offerto. Le indagini hanno preso le mosse dai controlli eseguiti dai Carabinieri. I militari  hanno accertato difformità tra l’oggetto sociale delle associazioni “promuovere il tempo libero attraverso l’attuazione di iniziative e lo svolgimento di iniziative di natura culturale, ludica e ricreativa”, e le pubblicità presenti in rete. Immagini  dai contenuti espliciti, richiami sessuali ed erotici con fotografie di donne svestite in atteggiamenti decisamente provocanti erano apparsi anche sui social. Le investigazioni svolte dai militari, supportate da attività di intercettazione, hanno consentito di acquisire elementi probanti a carico degli indagati. Gli investigatori, nel corso delle attività, hanno evidenziato chiare ed inconfutabili prove che documentavano le condotte poste in essere dagli indagati, gravi episodi delittuosi ed il fine assolutamente criminoso della consorteria criminale costituita. L’Autorità Giudiziaria ha concordato con le risultanze investigative dei Carabinieri, portando in evidenza episodi di particolare crudeltà, violenza ed aggressività usata dagli indagati nei confronti di alcune ragazze. Le vessazioni inflitte dagli aguzzini erano finalizzate a costringere le donne a prostituirsi, creando nei loro confronti un stato di perenne intimidazione e soggezione, che le induceva a non ribellarsi al volere dei “protettori” per paura di ritorsioni. Le giovani, infatti, venivano sottoposte a stringente controllo anche fuori degli orari di lavoro, limitazioni della libertà personale, violenze fisiche e psicologiche, fino al sequestro dei documenti di riconoscimento per impedire la fuga.


Patti ME - Interdonato a vertice Commissariato. Il Vice Questore Aggiunto d.ssa Giuseppina INTERDONATO è il nuovo Dirigente del Commissariato P.S. di Patti. La  funzionaria è entrata nella Polizia di Stato nel 2002 dopo aver frequentato il 92° corso di formazione per Commissari presso l’Istituto Superiore di Polizia a Roma, la D.ssa Interdonato ha diretto, quale primo incarico, l’Ufficio Primo del Compartimento Polizia Ferroviaria di Cagliari. Trasferita nel 2003 presso la Questura di Ragusa con l’incarico di Dirigente dell’Ufficio del Personale, è approdata nel 2008 alla Questura di Messina dove con elevata professionalità, senso del dovere e devozione al lavoro, ha rivestito gli incarichi di Funzionario Addetto all’U.P.G. e S. P., di Dirigente del Commissariato P.S. Messina-Sud, di Funzionario addetto presso la Squadra Mobile e, per ultimo, di Vice Capo di Gabinetto e Portavoce del Questore.


Messina -  Consacrata  Cappella “Virgo Fidelis”. L’Arcivescovo Ordinario Militare per l’Italia, S.E. Mons. Santo Marcianò, il 7 febbraio 2017, alle ore 10.00, a Messina  nella storica Caserma di via Concezione, intitolata al “Capitano Medaglia d’Oro al Valor Militare Antonio Bonsignore”, ha celebrato il rito liturgico di consacrazione della Cappella “Virgo Fidelis”, ubicata all’interno del Comando Interregionale Carabinieri “Culqualber”. La cerimonia, articolata e ricca di significati, presieduta dall’Arcivescovo Ordinario Militare per l’Italia, è stata concelebrata dai Cappellani Militari Mons. Vincenzo Pizzimenti, Vicario Episcopale per l’Arma dei Carabinieri presso il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri, Mons. Mario Ranieri della Guardia di Finanza, Sac. Andrea Di Paola della Marina Militare, Sac. Salvatore Falzone dei Carabinieri per la Sicilia Occidentale, Sac. Santo Battaglia Segretario dell’Ordinario Militare, Sac. Rosario Scibilia dei Carabinieri per la Sicilia Orientale, nonché dai sac. Orazio Anastasi, rogazionista, in rappresentanza del Rettore della Basilica Minore di Sant’Antonio di Messina, e Sac. Giovanni Lombardo, della Cattedrale di Messina.Il rito ha avuto inizio con la processione, preceduta da due Carabinieri in grande uniforme, dall’ingresso di via Concezione all’interno della Cappella, dove con l’acqua benedetta è stata aspersa tutta la chiesa lungo il suo perimetro. La manifestazione religiosa è proseguita con la benedizione dei fedeli, la liturgia della Parola e quindi il rito di dedicazione dell’altare.  Il momento centrale della celebrazione, è stato solenne con la successiva unzione, l’incensazione della Chiesa e  la copertura e l’illuminazione dell’altare e di tutta l’aula liturgica. La cerimonia ha suscitato, tra i presenti, particolare emozione quando Sua Eccellenza ha consacrato l’altare mediante unzione crismale e vi ha posto all’interno le reliquie dei Santi Annibale Maria di Francia e Santa Florentie Vergine e Martire.L’Ordinario Militare nell’omelia ha sottolineato l’importanza dell’altare come segno della presenza di Dio e fonte di comunione per il popolo sacerdotale che celebra il mistero pasquale di Cristo. Una  targa marmorea, al termine della funzione religiosa è stata scoperta a ricordo della solenne consacrazione dell’Altare ed intitolazione della Cappella alla “Virgo Fidelis”, Celeste Patrona dell’Arma dei Carabinieri. L’intera cerimonia è stata accompagnata, nei diversi momenti della funzione, dai canti intonati dal Coro Virgo Fidelis diretto da Padre Giovanni LOMBARDO. Rappresentanze istituzionali hanno assistito : la dott.ssa Francesca Ferrandino, Prefetto di Messina, autorità del mondo accademico, autorità militari, nonché Ufficiali, Marescialli, Brigadieri, Appuntati e Carabinieri in servizio della sede. Il Comandante Interregionale Carabinieri “Culqualber”, Gen. C.A. Silvio GHISELLI, al termine della cerimonia, ha evidenziato come la Cappella completi la funzionalità del Comando nell’assistenza spirituale, quale luogo di raccoglimento, preghiera e riflessione per tutti i Carabinieri alla ricerca di un momento di pace, utile a superare le difficoltà quotidiane che sono chiamati ad affrontare ed ha ringraziato tutti coloro che hanno collaborato alla riuscita dell’evento.


Messina - CC bloccano sudanese per furto, mette Caserma a soqquadro durante identificazione. I  Carabinieri del Nucleo Radiomobile di Messina, erano stati chiamati ad intervenire nella zona sud della città per sventare un furto. La  Centrale Operativa del Comando Provinciale di Messina ha ricevuto la segnalazione di un furto in corso in un supermercato di Tremestieri. 3 “Gazzelle” sul posto  hanno notato un giovane allontanarsi frettolosamente dal supermercato. I  militari hanno bloccato il sospettato ed hanno   appurato che si era introdotto nei locali sfondando la vetrina con un blocco di cemento da diversi Kg trovato per terra. I carabinieri ritengono che verosimilmente il ladro intendesse appropriarsi di generi alimentari. I tutori dell’ordine avendo la necessità di accertare l’identità del giovane, l’hanno portato in caserma per tutte le operazioni del caso, prima fra tutte l’acquisizione delle impronte digitali. Il  giovane quando però si è reso conto di quanto stava accadendo, si è opposto con una strenua resistenza ai Carabinieri, strattonandoli, gettandosi per terra, rovesciando attrezzature anche delicate, tanto da danneggiarle irrimediabilmente. I  militari per riportare il soggetto alla calma e procedere così alla sua identificazione hanno dovuto utilizzare tutte le capacità di convincimento. I carabinieri hanno appurato si trattava di un sudanese  28enne, in Italia senza fissa dimora e gravato da un decreto di espulsione. L’Autorità Giudiziaria ha disposto l’arresto per resistenza a P.U. e che il reo venisse accompagnato presso il carcere di Gazzi, oltre al deferimento per furto e danneggiamento, come disposto in sede di convalida dal magistrato.


Messina  - Favorì rapina in gioielleria, catanese ai domiciliari. I  poliziotti della Squadra Mobile di Messina ieri sera hanno arrestato ai domiciliari Alfio Alessandro PUGLISI 43enne nato a Catania. Gli  arresti della Polizia di Stato per le rapine messe a segno a Messina nei mesi scorsi salgono a cinque. Gli agenti hanno assicurato alla giustizia il quinto uomo ricercato. Il personaggio è stato raggiunto da misura cautelare eseguita ieri all’alba dalla Polizia di Stato. La misura, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Messina, dott.ssa Daniela Urbani, su richiesta del Sostituto Procuratore, dr. Piero Vinci, ha permesso l’arresto di quattro pericolosi rapinatori e del Puglisi, considerato responsabile del reato di favoreggiamento reale, perpetrato a Messina il  3 settembre 2016, due giorni dopo la rapina messa a segno in una gioielleria del centro città. Le indagini della Polizia, coordinate dalla Procura della Repubblica hanno infatti dimostrato che fu lui, il quinto uomo, ad accompagnare uno dei rapinatori,  Salvatore Di Paola, presso un laboratorio gioielleria messinese chiedendo la stima di due bracciali “tennis” e di un anello “solitario” con ancora tanto di cartellino, trafugati due giorni prima. Il personaggio, come da ordinanza, è stato sottoposto agli arresti domiciliari.


Messina - CC blitz  ad imbarcaderi Caronte : arrestati latitante armato e compagna. Il ricercato aveva addosso 1 pistola con colpo in canna. I Carabinieri della Compagnia di Messina Sud hanno messo fine alla latitanza del 46enne messinese, già noto, resosi irreperibile dal mese di aprile dello scorso anno, in quanto gravato da provvedimento cautelare per associazione a delinquere finalizzata alle truffe, al riciclaggio ed alla ricettazione. Il personaggio è stato bloccato agli imbarcaderi della “Caronte” dai militari dell’Arma insieme alla compagna 48enne, anch’ella già nota alle Forze dell’Ordine.  I  due soggetti, all’atto della cattura, erano anche in possesso di 2 pistole con matricola abrasa, di cui una con colpo in canna e cane armato e di numerose munizioni. I particolari dell’operazione illustrati in una conferenza stampa, nella mattinata, presso il Comando Provinciale Carabinieri di Messina.


Messina Trova ladro in auto, proprietario picchiato: 1 ammanettato da poliziotti. La Polizia ha eseguito ordine di carcerazione nei confronti di Claudio SIGNORINO 35enne messinese. Il personaggio dovrà rispondere di tentata rapina, danneggiamento pluriaggravato e possesso ingiustificato di chiavi alterate o grimaldelli. I  poliziotti delle Volanti, stamane, hanno eseguito l’ordine di carcerazione, emesso dal G.I.P. presso il Tribunale di Messina d.ssa Monia De Francesco, nei confronti di Claudio SIGNORINO, ritenuto responsabile dei reati di tentata rapina, danneggiamento pluriaggravato e possesso ingiustificato di chiavi alterate o grimaldelli. Il  trentacinquenne, il 3 dicembre scorso, nei pressi di villa Dante, si era infilato in un’auto in sosta, dopo averne mandato in frantumi il finestrino, ed aveva già tirato via dalla sua sede il display dell’impianto stereo e navigatore satellitare quando è stato sorpreso dal proprietario. Il soggetto, dopo un’accesa colluttazione con la vittima, era riuscito a scappare a bordo di una bicicletta elettrica.  Gli agenti delle Volanti impegnati nel controllo del territorio sono intervenuti sul posto  ed hanno ricostruito la vicenda risalendo all’identità del responsabile, personaggio noto alle forze di polizia. Gli agenti a seguito dell’attività svolta, hanno sequestrato 1 tenaglia e 3 giraviti. I poliziotti sulla pedana della bicicletta elettrica con cui il personaggio era fuggito inizialmente e che poi aveva abbandonato scappando a piedi hanno rilevato i cocci di vetro, verosimilmente appartenenti al finestrino dell’auto scassinata.


Sant’Agata di Militello CC Operazione “Affari di famiglia” 12 misure cautelari. Il  GIP del Tribunale di Messina ha ribadito le seguenti misure cautelari nei confronti dei 12 indagati. Misura cautelare in carcere: Francesco CONTI MICA; Mirko TALAMO; Alessandro TALAMO; Andrea CALA’ CAMPANA; Sebastiano GALATI MASSARO; Giuseppe BARBAGIOVANNI; Michele BONTEMPO VENTRE; Tutti già ristretti presso la Casa Circondariale di Messina Gazzi, fatta eccezione per Andrea CALA’ CAMPANA ristretto presso il carcere di Siracusa;  Misura cautelare agli arresti domiciliari Luisa BONTEMPO; Antonino CONTI MICA; Carmelo CALA’ CAMPANA; Antonino COSTANZO ZAMMATARO; Salvatore MARINO GAMMAZZA. I Carabinieri della Compagnia Sant’Agata di Militello hanno eseguito 12 misure cautelari nell’Operazione “Affari di Famiglia” passano nella competenza della DDA di Messina. I tutori dell’ordine in relazione all’operazione “Affari di famiglia” scattata nella giornata del  6 giugno 2014, con l’esecuzione da parte dei Carabinieri della Compagnia di S. Agata Militello di  22 misure cautelari, hanno proceduto nella mattinata all’esecuzione di una misura cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Messina, su richiesta della DDA del capoluogo. Il giudice ha confermato il teorema accusatorio sulla sussistenza del vincolo associativo a carico di 12 indagati. La sussistenza era stata già espressa nella pregressa misura cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Patti, su richiesta della locale Procura.  Di fatti, la suddetta Autorità Giudiziaria, aveva contestato i vari capi di imputazione, e dichiarato la sua incompetenza funzionale per il reato associativo ex. art. 74 del D.P.R. 309/90, rimettendo il fascicolo ai Magistrati  del Capoluogo di provincia. Il  P.M. della Direzione Distrettuale di Messina ha proposto la nuova richiesta di misura cautelare ritenendo concordanti i gravissimi indizi sui componenti dell’aggregato criminale caratterizzato da una struttura di persone e mezzi che gestivano il traffico di droga nella provincia di Messina, gravitante nei contesti della cosca dei “batanesi”. Gli investigatori hanno evidenziato punto direttivo nel comune di Tortorici e connessioni operative rilevate anche nella provincia di Catania e Palermo dove i sodali si sarebbero riforniti dello stupefacente che poi immettevano sul mercato.


Barcellona P.G. - Carabinieri filmano ed arrestano badante estortore, ai domiciliari. I  Carabinieri della Stazione di Falcone non credevano ai loro occhi quando hanno avuto modo di accertare come l’autore di alcune inquietanti lettere di minaccia con richieste di denaro ricevute da un ottantacinquenne del luogo, fosse proprio il badante dell’anziano. Le manette ai domiciliari, nei giorni scorsi, sono scattate per  Filippo Munnia 46enne, posto agli arresti domiciliari in esecuzione di ordinanza cautelare emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Patti per tentata estorsione aggravata, furto aggravato ed illecito utilizzo di carta bancomat ai danni di un uomo di ottantacinque anni che accudiva quotidianamente come badante. L’arresto, scattato a conclusione di fulminea ma complessa attività investigativa condotta dai Carabinieri, è scaturita dalla denuncia presentata dai parenti del pensionato i quali, preoccupati da quelle lettere minacciose ricevute dall’anziano familiare, avevano deciso di contattare la Stazione Carabinieri del posto. I congiunti hanno riferito come il parente, in pochi giorni, avesse ricevuto più lettere anonime dal contenuto inquietante.   L’anonimo mittente con le missive, chiedeva un vero e proprio “pizzo”: 200 euro al mese da versare in corrispondenza con la percezione la pensione, richiesta che, ovviamente causava nell’anziano un legittimo timore per la propria incolumità e quella della sua famiglia, che nelle lettere anonime veniva esplicitamente minacciata. I  Carabinieri per individuare l’ignoto estorsore hanno deciso di assecondarne apparentemente le richieste : proprio come indicato nelle missive, l’anziano, percepita la modesta pensione, ha deposto 200 euro in banconote, non vere ma fotocopiate, in una busta da lettera, depositandola poi nella propria cassetta della posta, proprio sotto casa. Il  denaro naturalmente era costituito da banconote fotocopiate.  Un  soggetto non è passata più di qualche ora, con fare circospetto, si avvicinato alla cassetta postale cercando, ed anche aiutandosi con un ramo, di estrarre la busta con il presunto “pizzo”.   La  sorpresa è stata duplice: da un lato, infatti, il malfattore si rendeva conto che nella lettera non vi erano soldi veri ma soltanto banconote fotocopiate e, dall’altro, e poi ha trovato i Carabinieri, che intanto assistevano alla scena, grazie ad alcune telecamere collocate sul posto su autorizzazione della Procura, e lo riconoscevano. L’ignoto estorsore in realtà era Filippo Munnia, il fidato ed insospettabile badante che da tempo, godendo della piena fiducia della vittima e dei suoi parenti,  assisteva l’anziano in tutte le sue faccende quotidiane, compreso lo spostamento da casa all’Ufficio postale per il ritiro della pensione. Il prosieguo delle indagini dei carabinieri aggravava ulteriormente la posizione del Munnia, dato che la conseguente perquisizione condotta presso la sua  abitazione ha  consentiva ai militari di rinvenire a casa dell’indagato ulteriore documentazione attestante che lo stesso, in passato, aveva sottratto all’anziano anche la carta bancomat ed aveva eseguito illeciti prelievi per quasi 2000 euro ai danni dell’ignaro vecchietto, che aveva sempre considerato quest’ultimo uno  di fiducia. L’arrestato, come disposto dall’ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. del Tribunale di Patti, Andrea La Spada, su richiesta del Sost. Proc. Giorgia Orlando, che ha diretto e coordinato le indagini dei Carabinieri di Falcone, è stato portato agli arresti domiciliari presso la sua abitazione. Per la risoluzione del caso, decisivo è stato il sostegno della FAI – Federazione delle Associazioni Antiracket e Antiusura Italiana e in particolare dell’A.C.I.O. (Associazione commercianti e imprenditori orlandini) di Capo d’Orlando presso la quale si è rivolta la figlia dell’anziano derubato ed estorto.L’Associazione non soltanto l’ha aiutata a rivolgersi ai Carabinieri ma fornirà anche assistenza legale nel corso del processo che seguirà.


Falcone Me 60enne tenta violenza sessuale di promoter 21enne. I militari della Stazione Carabinieri di Falcone (ME), alle ore 13.00 circa di ieri, hanno tratto in arresto ai domiciliari un pensionato 60enne, incensurato, ritenuto responsabile di tentata violenza sessuale. La vittima, una ragazza di 21 anni, era entrata in casa dell’arrestato per promuovere a titolo informativo alcune tariffe inerenti la fornitura di luce e gas della società presso cui lavora. L’aggressore, dapprima ha finto di mostrare interesse per la cosa, invitando la ragazza ad accomodarsi in casa, e successivamente le ha messo le mani addosso, immobilizzandola e gettandola su un letto.  La ragazza è fortunatamente riuscita a divincolarsi ed a rompere una finestra urlando “aiuto”. Le grida sono state sentite dalla sua collega che si trovava in una casa vicina, e che è accorsa immediatamente in aiuto dell’amica ed ha chiamato il 112.  la pattuglia dei Carabinieri, in servizio nel medesimo centro abitato nel giro di pochissimi minuti, è giunta sul posto ed ha tratto in arresto il malintenzionato.  La  violenza sessuale fortunatamente non si è consumata e la ragazza se l’è cavata con qualche lieve lesione e molta paura. Per il pensionato, invece, sono scattati gli arresti domiciliari, come disposto dal P.M. di turno presso la Procura della Repubblica di Patti.


Messina Presa donna evasa dai domiciliari. Maria DE LUCA 35enne era stata, da circa quindici giorni, posta ai domiciliari presso l’abitazione del compagno, dopo essere stata arrestata con l’accusa di tentata estorsione e lesioni personali aggravate nei confronti della madre che si rifiutava di mantenerla. La donna, dopo un litigio in famiglia, aveva abbandonato la casa dove era ristretta senza avere autorizzazione e senza informare il Comando di polizia. I tutori dell’ordine, avevano avviato le ricerche. Gli  equipaggi del Radiomobile l’hanno trovata proprio a casa della madre, sua precedente vittima, la quale da un paio di giorni sembrava avesse riaccolto la figlia, nonostante quanto le aveva causato in precedenza. La donna è stata immediatamente arrestata, in seguito alla celebrazione ieri mattina del rito direttissimo presso il Tribunale di Messina, e dopo la convalida dell’arresto ha subito una condanna per il reato di evasione, appena commesso, a 7 mesi di reclusione, con i benefici del rito abbreviato. Per Maria DE LUCA è stata ripristinata la precedente misura cautelare, ed è  stata posta nuovamente agli arresti domiciliari.


Milazzo - Carabinieri ammanettano 23enne per rapina ufficio Postale. Si tratta di Giulio GIANNITTO  23enne, residente a Santa Marina Salina ma di fatto domiciliato in zona  Milazzo che deve rispondere anche  di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale, porto illegale di armi, danneggiamento. I militari di notte alle ore 03.30 circa,  hanno  udito scattare l’allarme dell’ufficio Postale di Milazzo che ha un collegamento automatico con la Centrale Operativa della Compagnia di Milazzo. I carabinieri della stazione di Milazzo, agli ordini del neo Comandante Maresciallo Capo Tommaso La Rosa, stavano effettuando una pattuglia nel territorio ed in pochi minuti sono arrivati per controllare cosa stesse succedendo. I carabinieri sono stati incuriositi da una piccola finestrella posta in alto, sul retro dell’ufficio postale. L’apertura presentava alcuni segni di effrazione.  I tutori dell’ordine hanno deciso di controllare l’interno della Posta. Uno  sconosciuto,  mentre gli uomini della Benemerita stavano procedendo al controllo, ha aperto la porta d’emergenza antipanico del retro e si dato alla fuga.  I  carabinieri hanno inseguito il fuggitivo per diverse centinaia di metri. Gli inseguitori hanno   “chiuso”  il maldestro in un vicolo cieco. Il  malintenzionato a quel punto si è avvicinato ad uno dei due militari e puntandogli un grosso pugnale alla gola ha cercato di divincolarsi. I carabinieri, con grande freddezza e professionalità, nel corso breve colluttazione, sono riusciti a disarmare il malintenzionato ed ammanettarlo evitando ulteriori e più gravi conseguenze. Uno  dei militari, al termine della colluttazione, ha riportato lievi ferite ad una mano ed  un ginocchio. I carabinieri, da un successivo sopralluogo nell’ufficio postale hanno notato che erano state forzate tutte le casse automatiche ed i cassetti delle scrivanie, erano stati danneggiati diversi arredi e porte interne.   Il  malintenzionato niente  era riuscito a portare via con se. GIANNITTO tratto in arresto in flagranza per rapina impropria, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale, porto illegale di armi, danneggiamento, è stato ristretto nel carcere di Messina Gazzi a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.


Milazzo Carabinieri centauri inseguono e bloccano 2 con  droga su moto rubata. 1 giovane è stato arrestato per spaccio di droga e 2 denunciati per ricettazione, resistenza e guida senza patente. Il Nucleo Radiomobile della Compagnia di Milazzo, agli ordini del Maresciallo Capo Angelo Floramo, da qualche giorno  nei servizi ordinari di pattugliamento, sta impiegando anche una squadra di motociclisti, a bordo di moto BMW 850. L’impiego dei veicoli a due ruote, particolarmente utili soprattutto nel traffico cittadino, ha portato   subito a risultati positivi. I  Carabinieri motociclisti: a Torregrotta, hanno intimato l’alt ad uno scooter, con a bordo 2 giovani. I due hanno finto di fermarsi ed improvvisamente si sono dati alla fuga sulla statale 113, con slalom tra i veicoli nel traffico. I fuggitivi con manovre pericolose per gli altri utenti della strada hanno tentato di dileguarsi. I due Carabinieri motociclisti, dimostrando perizia e capacità di guida, hanno inseguito lo scooter e dopo un breve inseguimento, sono riusciti a bloccarlo, evitando incidenti e danni ad altri automobilisti ed ai pedoni. Lo scooter, da accertamenti, è risultato rubato il 7 maggio nella zona di Messina Gazzi. Il veicolo  posto a sequestro, è in attesa di essere restituito al legittimo proprietario. I militari a bordo dello scooter hanno fermato: l’autista, un 16enne rumeno, senza patente perché mai conseguita, ed il passeggero un 19enne di Messina, già noto alle forze dell’ordine. I Carabinieri hanno perquisito i due, rinvenuto e sequestrato anche circa 5 grammi di Marijuana. I Carabinieri al termine dell’intervento hanno denunciato: il solo autista per guida senza patente ed entrambi per ricettazione in concorso dello scooter rubato, resistenza a pubblico ufficiale e possesso di stupefacente per uso personale. I tutori dell’ordine a Milazzo, hanno controllato ed ammanettato in flagranza per possesso di stupefacente ai fini di spaccio Mario Grasso, 50enne di Pace del Mela, già noto alle forze dell’ordine. I Carabinieri motociclisti, insospettiti dal comportamento del 50enne l’hanno perquisito, sia personale che veicolare, rinvenendo nella sua disponibilità 10 grammi circa di sostanza stupefacente tipo “marijuana” e la somma in contanti di 400€,  in banconote di vario taglio, provento di attività di spaccio. Il soggetto, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria a norma dell’art. 121 delle norme di attuazione del c.p.p. veniva messo in libertà in attesa dell’udienza di convalida  dell’arresto.  


 


 

LAV

          

NON ABBANDONARLI



Barcellona P.G. Me   - Polstrada blocca e sequestra 2 ambulanze in servizio senza requisiti.  Gli Agenti del Distaccamento della Polizia Stradale di Barcellona P.G., nell’ambito dei servizi specifici mirati alla sicurezza della circolazione ed in particolare al controllo dei veicoli adibiti al trasporto sanitario di emergenza, hanno sottoposto a fermo amministrativo due ambulanze. Gli  Agenti, in due distinte operazioni hanno proceduto, prima a Patti e successivamente ad Oliveri, al controllo di 2 mezzi di soccorso al fine di verificarne i requisiti. I poliziotti, nel primo caso a Patti hanno accertato che un’ambulanza, di proprietà di una società privata, con a bordo il personale preposto, al momento del controllo stava effettuando un servizio senza che il mezzo fosse coperto dalla relativa polizza assicurativa. L’ambulanza per tali motivi è stata sottoposta a fermo amministrativo e la società privata, proprietaria del mezzo di soccorso, sanzionata con  1600€.Gli  Agenti successivamente ad Oliveri, hanno proceduto al controllo di un’altra ambulanza, di proprietà stavolta di una cooperativa, che stava espletando un servizio con personale al seguito. I tutori dell’ordine in tale circostanza hanno accertato che il mezzo stava circolando senza essere stato posto al  prescritto controllo di revisione. La Polstrada anche in questo caso ha proceduto al fermo amministrativo dell’ambulanza elevando ulteriori sanzioni a carico della cooperativa.


Taormina ME -  G7 Taormina, CC blitz ed antidroga, presi 3.  Il controllo del territorio operato dall’Arma dei Carabinieri in tutto il circondario di Taormina attraverso i militari della locale Compagnia e i Carabinieri delle varie componenti specialistiche che sono giunte a supporto in vista del prossimo G7 continua senza sosta. La massiccia presenza di Carabinieri si sta concretizzando in controlli sempre più frequenti ed interventi ancora più efficaci, che nelle ultime ore hanno consentito di trarre in arresto 3 soggetti, 1 persone per oltraggio, violenza e lesioni gravi a pubblico ufficiale e 2 per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Un italiano, nato in Colombia, senza un apparente motivo, si era scagliato contro un agente della Polizia Municipale di Furci Siculo procurandogli lesioni al setto nasale ed escoriazioni. Il soggetto è stato bloccato dall’intervento dei militari della Compagnia jonica. Il ferito è stato portato al Pronto soccorso del Policlinico Universitario di Messina, mentre l’aggressore è stato dapprima trattenuto in camera di sicurezza e poi giudicato per direttissima. I Carabinieri a Santa Teresa di Riva hanno tratto in arresto un campano 37enne, per detenzione ai fini di spaccio. Il soggetto che già da tempo era seguito da militari della locale Arma è stato sorpreso in casa con diversi grammi di sostanza stupefacente del tipo eroina suddivisa in 20 dosi e 10 grammi di sostanza stupefacente del tipo marijuana ben occultata nella tasca di un giubbotto posto nell’armadio. Il giovane è stato trattenuto  presso le camere di sicurezza della Stazione di Taormina in attesa di essere giudicato con rito direttissimo.    I  miliari dell’Aliquota Operativa della compagnia di Taormina unitamente alle Compagnie di Intervento operativo di Palermo e Bari, appositamente giunte per il G7,  a Santa Teresa di Riva, hanno tratto in arresto un  italiano 55enne, già conosciuto   e deferito in stato di libertà la sua consorte per detenzione ai fini spaccio in concorso. I coniugi in seguito ad una perquisizione personale e domiciliare sono stati colti nella flagranza del reato poiché detenevano 2 grammi di sostanza stupefacente del tipo cocaina e 100 grammi di hashish ben occultata all’interno di un cassetto.  L’arrestato è stato trattenuto presso le camere di sicurezza della Stazione di Giardini Naxos in attesa di essere giudicato con rito direttissimo innanzi alla competente Autorità Giudiziaria di Messina.  30 militari dell’Arma locale e di rinforzo e 18 vetture CC di sono stati impiegati nel servizio.


Milazzo ME- CC, sequestro area 8000 mq adibita a discarica abusiva. I  Carabinieri della Stazione di Monforte San Giorgio ieri, a conclusione di una complessa attività investigativa hanno deferito in stato di libertà 2 soggetti, 1 allevatore italiano  D.G. 49enne, ed suo dipendente S.M. 50enne, ritenuti responsabili a vario titolo di aver costituito una discarica abusiva. L’attività d’indagine è stata condotta in collaborazione col Nucleo Operativo Ecologico Carabinieri di Catania, ha consentito di appurare che i soggetti, mediante lo sversamento illecito e non autorizzato del letame avevano dato luogo ad una discarica abusiva che si estendeva lungo la vallata della contrada Liparano sita nel Comune di Monforte San Giorgio. L’allevatore, titolare di un’azienda zootecnica operante nel settore dell’allevamento di capi di bestiame, prettamente bovini, già dal 2014 aveva realizzato una discarica abusiva riversando il letame e lo sterco in una vallata adiacente all’azienda. L’area interessata, circa 8000 mila metri quadri è stata sottoposta a sequestro preventivo in attesa delle determinazioni dell’Autorità Giudiziaria.


S. Filippo del Mela ME CC, scoperta concussione per parco commerciale: sindaco e vice ai domiciliari.  I carabinieri del R.O.S. hanno notificato questa mattina 2 ordinanze cautelari di sottoposizione agli arresti domiciliari, emesse dal GIP del Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto su richiesta di quella Procura della Repubblica a carico di: Pasquale ALIPRANDI, attuale sindaco del comune di San Filippo del Mela (ME); Giuseppe RECUPERO, vice sindaco del comune di San Filippo del Mela (ME). Le indagini, erano state  avviate nel 2010 con la D.D.A. di Messina e successivamente coordinate dalla Procura di Barcellona Pozzo di Gotto, nella persona del Procuratore, dott. Emanuele Crescenti, e del Sostituto dott. Alessandro Liprino, sono state condotte anche attraverso servizi di intercettazione ed hanno consentito di raccogliere gravi indizi relativi alle ipotizzate attività di concussione per induzione in occasione dell’iter autorizzativo del Parco Commerciale, denominato “La città della moda, del commercio e della tecnologia”, destinato a sorgere nella contrada Archi del comune di San Filippo del Mela (ME). I carabinieri hanno evidenziato, in particolare, come l’iter autorizzativo del progetto, presentato dalla società AREA s.r.l. nel dicembre del 2006, avesse subito una lunga fase di stallo. La consulenza tecnica disposta dal pubblico ministero ha evidenziato che il piano di lottizzazione - approvato dal Consiglio Comunale di San Filippo del Mela con la delibera n. 26 del 12 dicembre 2011 - era dimensionato con indici e parametri non corrispondenti a quelli definiti dall'art. 10 delle norme tecniche di attuazione del P.R.G. e sprovvisto della necessaria valutazione di impatto ambientale; inoltre, il progetto del realizzando centro commerciale era sovradimensionato e non rispettoso dei parametri urbanistici ed edilizi, oltre che non compatibile con le specifiche caratteristiche ambientali del contesto in cui l'opera avrebbe dovuto inserirsi). I militari hanno rilevato che una significativa accelerazione del procedimento amministrativo si sarebbe registrata proprio in concomitanza con i fatti oggetto d’indagine. In tale contesto si sarebbe inserito, infatti, Giuseppe GIUFFRIDA, imprenditore di origini catanesi ma operante nel messinese (deceduto nel novembre 2014) che, previa stipula di un contratto di assistenza e consulenza con la società progettista, avrebbe mediato i rapporti con le amministrazioni interessate all’iter autorizzativo. Le  attività investigative dei militari del ROS avrebbero permesso di documentare dazioni di somme di denaro, materialmente eseguite dal GIUFFRIDA anche per conto e nel comune interesse di AREA s.r.l., in favore dell’ALIPRANDI (all'epoca dei fatti Vice Sindaco), del RECUPERO (all’epoca assessore al commercio) e di altri esponenti di quell’amministrazione comunale. Gli investigatori avrebbero evidenziato che si giungeva, in tal modo e nonostante le anomalie progettuali, al completamento del procedimento amministrativo, vincendo la resistenza opposta dai pubblici amministratori, in modo tale da indurre i promotori dell'iniziativa alla corresponsione dell'illecito compenso. Un passaggio di particolare interesse veniva documentato il 20 settembre 2011 a bordo dell'autovettura del GIUFFRIDA, quando si registrava una conversazione  tra lo stesso ed un soggetto successivamente identificato in Giuseppe RECUPERO, dalla quale emergevano espliciti riferimenti ad una contestuale dazione di denaro da parte di GIUFFRIDA in favore dell'interlocutore, il quale agiva anche nell'interesse dei propri sodali. Gli investigatori hanno rilevato un particolare indicativo dell'illiceità della situazione che si andava delineando, nel fatto che gli stessi GIUFFRIDA e RECUPERO, a bordo dell'autovettura del primo, si spostassero dal centro di San Filippo del Mela al locale cimitero, luogo evidentemente più riservato; inoltre, il GIUFFRIDA si sarebbe premurato di non portare con sé il telefono cellulare, all'evidente fine di evitare possibili localizzazioni. GIUFFRIDA avrebbe consegnato al RECUPERO la somma di 12.000€  in contanti (Va bene... sono 12... aspetta, minchia... sono stati contati.... ), perché li dividesse con i propri sodali. Tale conclusione avrebbe trovato conferma nel corso dell'intercettazione ambientale immediatamente successiva, quando GIUFFRIDA riferiva testualmente: "...gli toccano tremila euro l'uno ....ne fanno l'uso che vogliono insomma....", con ciò confermando che la somma di 12.000 euro appena consegnata al RECUPERO avrebbe dovuto essere equamente divisa tra quattro persone. Gli investigatori avrebbero avuto uno snodo fondamentale nella complessa vicenda il 12 dicembre 2011 quando il consiglio comunale di San Filippo del Mela approvò a maggioranza (nonostante alcune perplessità avanzate dal presidente del medesimo organo collegiale) la deliberazione proposta dall'Area Gestione Territorio datata 9 dicembre 2011, riguardante il progetto di piano di lottizzazione dei terreni siti in località Sorgente - Frazione di Archi, presentato dalla Società AREA s.r.l. Il  progetto, dopo l'approvazione della  delibera n. 26/2011 da parte del Consiglio Comunale di San Filippo del Mela (avvenuta il 12 dicembre 2011), superò favorevolmente il vaglio della Conferenza dei servizi. I carabinieri hanno acclarato, infine, che il 29 febbraio 2012, a bordo dell' autovettura in uso al GIUFFRIDA, questi riferiva di avere già versato 12.000 euro e che, ciò nonostante, avrebbe dovuto versare ulteriori somme, cosa che, tuttavia, non aveva intenzione di fare: “3000 glieli devo portare a quelli del Comune........non gli porto niente a nessuno!'!....erano 2500, 3000 no? Dovevo liquidizzarlo, portarlo a 3000 e darglieli a quelli del comune…  già 12 glieli avevo dati e 3 facevano 15 e poi c'era ....inc...”.


Messina CC preso latitante, nascosto in casa balneare con la compagna.  I  Carabinieri di Messina Sud hanno  arrestato Luciano SCIPILLITI.  

La  latitanza di Luciano SCIPILLITI, 32enne messinese   ricercato dall’ 11 aprile scorso è finita verso le 19.00 di lunedì 24 aprile 2017. Il  personaggio  era improvvisamente evaso dal regime della detenzione domiciliare, a cui era sottoposto per gravi reati contro il patrimonio,  venendo così colpito da ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Messina, che con successivo provvedimento ne aveva dichiarato lo stato di latitanza. Le  ricerche dei Carabinieri, dal momento dell’evasione, non si sono mai interrotte e sono diventate via via sempre più intense con il passare del tempo, facendo stringere sempre di più il cerchio intorno al giovane. La fotografia del latitante era a bordo di ogni auto dei Carabinieri in servizio di pattuglia, mirati posti di controllo venivano continuamente predisposti nelle zone e sugli itinerari che si pensava potessero essere battuti da SCIPILLITI i carabinieri   soprattutto hanno eseguito numerosi servizi di osservazione/pedinamento e perquisizioni domiciliari a carico dei  familiari e di tutte le persone in qualsiasi modo riconducibili al ricercato. I Carabinieri della Stazione di Messina Tremestieri unitamente personale del Nucleo Operativo di Messina Sud in particolare,  avevano istituito una vera e propria “task force” di militari incaricati a dedicarsi alle ricerche ed alla cattura del latitante. Gli investigatori hanno svolto l’accurata analisi di tutte le informazioni disponibili, con l’elaborazione di una precisa strategia che veniva quotidianamente aggiornata sulla base dei risultati e delle novità di ogni giorno e l’organizzazione scrupolosa e metodica del lavoro, nulla è stato lasciato al caso ed ogni possibile pista è stata approfondita. I  controlli e le perquisizioni a casa o nei locali di pertinenza di chi risultava potesse fornire supporto od ospitare il latitante ricercato, hanno assunto una consistenza numerica ed una frequenza quasi assillanti, sia di giorno e in piena notte, creando una forte pressione negli ambienti legati al ricercato. Gli investigatori, nel pomeriggio del 24 aprile, hanno avuto la certezza che il latitante si trovasse nascosto in un immobile abbandonato adibito, proprio al fine di sottrarsi alla cattura,  ad abitazione di fortuna, sito nei pressi della stazione marittima di Messina. I militari della Stazione di Messina Tremestieri  e  del Nucleo Operativo di Messina Sud hanno fatto un fulminea irruzione, bloccato e dichiarato in arresto SCIPILLITI, il quale al momento della cattura si trovava con la con la compagna. Il soggetto si è complimentato con i Carabinieri per essere riusciti a localizzarlo e per non avergli lasciato alcuna possibilità di sottrarsi alla cattura. Luciano SCIPILLITI, dopo le formalità di rito, è stato ristretto presso la Casa Circondariale di Messina Gazzi, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.


 

MessinaArmi illegali, polizia 1 in  manette. I poliziotti delle Volanti hanno arrestato, in flagranza di reato, Giuseppe Ruggieri 53enne messinese, ritenuto responsabile del reato di porto e detenzione illegale di armi comuni da sparo e munizioni.  Una  segnalazione alla sala operativa, la sera del 10 aprile u.s., ha avvisato che, in località Mili Marina, un soggetto armato di pistola aveva esploso alcuni colpi. Gli agenti delle Volanti, giunti immediatamente sul posto, hanno identificato il personaggio che nel frattempo si era disarmato. I poliziotti hanno svolto un accurato controllo tra le siepi adiacenti al luogo dove il sospetto era  stato fermato ed hanno  rinvenuto e sequestrato 1 pistola Beretta Cal. 22, ancora col cane armato ed un colpo in canna, che da un successivo controllo è risultata essere stata denunciata come oggetto di furto il  15 maggio 2015. La perquisizione effettuata consecutivamente dagli agenti presso l’abitazione ha permesso di  ritrovare, nel garage occultate in un sacchetto per i rifiuti, altre 2 pistole revolver, 1 Smith & Wesson cal. 38 e 1  antica F.Tettoni Brescia senza matricola. L’arrestato, su disposizione del Sostituto Procuratore dr.ssa Annalisa Arena, è stato condotto presso la Casa Circondariale di Gazzi.


Taormina  -  CC scoprono 3 pusher e stupefacente. L’attività antidroga dei Carabinieri si è conclusa con 1 arresto e 2 denunciati a piede libero. I militari dell’Aliquota Radiomobile e dell’Aliquota operativa, nell’ambito dei servizi tesi alla prevenzione e repressione dei reati in genere, ma soprattutto di quelli inerenti gli stupefacenti disposti dal superiore Comando di Taormina, hanno arrestato un 30enne italiano residente a Giardini, 30enne, per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente del tipo Marijuana. I Carabinieri  già da tempo seguivano il sospetto. I militari, durante un controllo alla circolazione stradale, hanno fermato il personaggio  sottoponendolo a perquisizione personale, veicolare e domiciliare. I  tutori dell’ordine, nel corso delle attività di polizia giudiziaria hanno rinvenuto:  prima sulla persona circa 10 grammi di sostanza e  successivamente con perquisizione 1 bilancino di precisione, 1 involucro di chellophane contenente circa 130 grammi di altra sostanza di tipo marijuana ed 1 busta di plastica contenente ulteriore 115 grammi di sostanza stupefacente sempre del tipo marijuana. L’arrestato espletate formalità di rito è stato trattenuto presso le camere di sicurezza della Compagnia di Taormina in attesa di essere giudicato con rito direttissimo innanzi alla competente Autorità giudiziaria.  I Carabinieri in una medesima operazione, qualche giorno prima avevano denunciato in libertà di 2 soggetti italiani, taorminesi,  27enne e 34enne per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente del tipo cocaina. I due con informativa a parte sono stati deferiti alla competente Autorità Giudiziaria.  


TaorminaRapina banca zona Taormina : CC identificano catanese. Si tratta di

 

 Massimiliano Biffi  33enne. I Carabinieri Compagnia di Taormina hanno eseguito un’Ordinanza di custodia cautelare in carcere per rapina in Banca. 2 rapinatori il 15 maggio dello scorso anno  fecero irruzione nella filiale della Banca intesa di Gaggi. I due giovani costrinsero i dipendenti a farsi consegnare il denaro in cassa ed i soldi che avevano nei portafogli. le povere vittime furono costrette a rimanere in un ripostiglio sul retro della banca vivendo attimi di terrore  per un bottino assai misero. I  rapinatori  a fine colpo fuggirono con poche centinaia di dollari americani e pochi euro sottratti ai poveri malcapitati. I carabinieri in borghese dell’aliquota operativa e quelli della stazione di graniti subito dopo la fuga dei rapinatori giunsero sul posto ed effettuarono un accurato sopralluogo alla ricerca di tracce utili all’identificazione. I Carabinieri della Compagnia di Taormina per quella rapina, hanno eseguito nei giorni scorsi un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dall’Autorità Giudiziaria messinese nei confronti di Massimiliano Biffi  33enne catanese. Il personaggio è stato raggiunto presso la Casa Circondariale di Agrigento dove si trova detenuto per altri motivi. Il provvedimento  eseguito  è scaturito dalle articolate attività d’indagine avviate a seguito di quell’episodio dall’aliquota operativa della Compagnia di Taormina e dai Carabinieri del R.I.S. di Messina. La sinergia tra i reparti dell’Arma ha consentito di creare un quadro indiziario completo. I militari su un sacchetto che era stato abbandonato nella banca hanno evidenziato ed estrapolato tracce biologiche ed impronte digitali che hanno incastrato il giovane catanese, non nuovo a reati di questo tipo. Gli investigatori nel frattempo sono   passati all’analisi delle immagini di tutte le telecamere utili. Gli  elementi raccolti come se fossero pezzi di un grande puzzle,  hanno fornito un decisivo riscontro in merito alle responsabilità dell’arrestato nella commissione di quella rapina e di un altro episodio avvenuto nella provincia di Catania nel 2013. L’azione sinergica e l’importante esito operativo ancora una volta hanno consentito di assicurare alla legge il presunto autore di reati molto gravi. Ora gli inquirenti  stanno vagliando tutti gli elementi per l’individuazione del complice.



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